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Pedofilia – Abusi – Violenza –


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Pedofilia: chiesti 14 anni di carcere per (don) Vito

Pedofilia, violentato per un decennio «Condannate don Vito a 14 anni»
È la richiesta della procura nei confronti di padre Vito Beatrice, 72 anni, in passato ospite anche del convento di Sant’Alessio all’Aventino. Nel 2010 la vittima, dopo aver subito abusi dai nove anni fino alla maggiore età, ha tentato di suicidarsi.La eventuale condanna lo raggiungerà in contumacia, ma è difficile che sulla vicenda cali il silenzio che sembra desiderare la confraternita religiosa alla quale appartiene e che da anni lo nasconde alla procura di Roma. Il 72enne francescano Vito Beatrice rischia 14 anni di carcere per i dieci anni di abusi sessuali compiuti su un ragazzo che gli era stato affidato, fino a spingerlo al suicidio. Continua a leggere


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Pedofilia: compera una bambina e ne abusa! Condannato a sei anni.

Il Giustiziere degli Angeli

Leggo, riporto e vomito bile!


Il falso papà era un orco Condannato per pedofilia

Falso padre adottivo condannato a sei anni di carcere per abuso su minore e a 2 anni e 4 mesi per alterazione di stato (quest’ultimo reato già però coperto da indulto). Si è chiusa con una sentenza severa, pronunciata dal gup di Busto Arsizio Alessandro Chionna, la nota, quanto drammatica vicenda, che ha avuto inizio il 19 febbraio 2009 in una paese del Basso Varesotto con l’arresto da parte della squadra Mobile di Varese di un agricoltore di 57 anni.

L’uomo era accusato di aver abusato sessualmente della figlioletta di soli 4 anni. Le manette, in seguito, avevano fatto emergere una vicenda terribile. L’uomo e la moglie, una donna di origine brasiliana anche lei cinquantenne e con figlie già grandi avute da un’altra relazione, si erano sposati “tardi” dopo essersi incontrati attraverso un’agenzia matrimoniale. Dal matrimonio non era arrivata prole e la coppia era volata in Brasile dove aveva acquistato una neonata di pochi giorni; la madre naturale aveva ceduto la bambina in cambio di denaro, spinta dalla necessità. La piccola era stata registrata all’anagrafe brasiliana come primogenita della coppia; una volta rientrati in Italia marito e moglie aveva depositato il certificato ottenuto in terra Carioca. L’uomo, intanto, guardava la piccola crescere: gli abusi sarebbero durati per oltre un anno.

A squarciare il velo di orrore, è stata una familiare della coppia alla quale la piccola era stata affidata mentre marito e moglie si godevano una serata fuori. La bambina, durante il bagnetto, aveva mostrato comportamenti erotizzanti impensabili per un infante. Da lì erano partite la denuncia e l’indagine condotta anche attraverso intercettazioni. La polizia ha inoltre raccolto alcune testimonianze. Quella della madre adottiva, che avrebbe dichiarato che il marito le aveva detto di essere “malato” solo nell’ultimo periodo. Tanto che lei, dopo aver iniziato ad avere dei sospetti, evitava di lasciare la piccola sola con lui. Quindi una baby sitter, che aveva dichiarato di aver trovato l’uomo nudo nel letto con la figlia, anche se non la stava toccando. Quindi la piccola che sottoposta a perizia è risultata vittima da “stress post traumatico di origine sessuale” e non ha accettato di essere sottoposta ad una visita completa. Infine il cinquantasettenne: l’uomo ha parzialmente ammesso gli abusi. Ieri il pm Roberto Pirro ha chiesto una condanna complessiva a 7 anni e 2 mesi di carcere. «Abbiamo cercato di ottenere il risarcimento maggiore per la piccola – ha detto Grazia Cesaro, presidente della camera minorile di Milano e curatrice della piccola in seno al procedimento – Abbiamo chiesto e ottenuto il sequestro conservativo dei beni dell’imputato. Ci auguriamo che la bimba possa ottenere tutta la giustizia di cui oggi ha bisogno».

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Pedofilia: Don Marco Baresi in attesa della sentenza d’appello.

Il Giustiziere degli Angeli

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«L’imputato don Marco Baresi deve essere condannato». Lo chiede con tono e volume perentori il sostituto pg Domenico Chiaro. Gli elementi raccolti nel corso delle indagini, tradotti in una sentenza di condanna a sette anni e mezzo in primo grado, si prestano a suo giudizio ad una sola lettura: devono portare la Corte d’appello (presieduta da Rosaria Genalizzi) ad una conferma del verdetto a carico dell’ex vicerettore del Seminario accusato dal 2007 di violenza sessuale a danno di un seminarista all’epoca dei fatti quattordicenne e di detenzione di materiale pedopornografico.

L’accusa ripassando in rassegna i motivi di appello presentati dai difensori del parroco, gli avvocati Gino Frattini e Stefano Lojacono, ha sostenuto la credibilità della giovane persona offesa, ha ritenuto giustificabili quelle che per la difesa sono manifeste illogicità e cercato di spiegare come tra l’ex vicerettore del Seminario e il giovane si fosse venuto a creare un rapporto di intimità illecita, testimoniato da alcune lettere scritte dall’educatore al suo alunno. Il pg Domenico Chiaro ha motivato la tardiva denuncia dei fatti finiti al centro dell’incriminazione di don Baresi affidandosi a quella che ha definito la legittima vergogna provata dalla persona offesa. Il pg ha giustificato l’accettazione da parte di quest’ultima del ripetersi degli abusi con il «compiacimento fisico psichico inconsapevole provato dal giovane» a cui si era appellato anche il Tribunale. Quanto alla perizia sul computer di don Baresi l’accusa ha definito controproducente «il tentativo di dimostrare che l’imputato non fosse davanti al suo portatile quando scaricava file pedopornografici».

L’avvocato Gino Frattini ha motivato la sua richiesta di annullamento della condanna di primo grado sulla base delle incongruenze, delle differenti versioni fornite dal giovane e dell’assenza di riscontri oggettivi. «Dai presunti abusi alla denuncia sono passati tre anni – ha detto il legale di don Baresi – da lì al dibattimento il racconto non è mai stato lo stesso. Sono in tutto otto le versioni riferite dal giovane e sono tutte differenti. Diverse inoltre le illogicità. Una su tutte. Perché farsi promettere dalla madre, raccontandole le presunte violenze, di non cambiare atteggiamento nei confronti di don Baresi? C’è solo una risposta: il ragazzo sapeva di aver incolpato un innocente». Domani la sentenza.


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La madre uccide i suoi due figli di uno e tre anni: è sposata con un pedofilo!!

Il Giustiziere degli Angeli


Spagna, la madre assassina di Lloret de Mar è sposata con un pedofilo britannico

La donna che ieri ha confessato di aver ucciso i suoi due bambini nella cittadina spagnola di Lloret de Mar è la moglie di Martin Antony S., il 44enne ricercato da tre anni nel Regno Unito per pedofilia e catturato due settimane fa a Barcellona.

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Padrone accusa il gatto di pedofilia… il gatto risponde… mavaf…

Il Giustiziere degli Angeli

Il gatto saluta il suo ex padrone

Il gatto saluta il suo ex padrone

Pedofilo scarica file con foto bambini ma dà la colpa al gatto

Pedofilo e pessimo bugiardo, e tutto pur di evitare l’arresto. Lo hanno pizzicato con un bel po’ di file pornografici pedofili sul suo computer, e lui cosa ha fatto? Ha dato la colpa al gatto. Il quale, ovviamente, non è pedofilo, ma avrebbe per sbaglio premuto tasti che non doveva premere.

Il tutto è successo a Jensen Beach, in Florida, dove la polizia s’è presentata a casa di Keith Griffin per un’indagine su uno dei reati più odiosi in assoluto. Qui gli agenti hanno scoperto più di mille immagini di pedopornografia. “Scarico soltanto musica, ma il gatto salta spesso sulla tastiera – ha cercato di spiegare lui – soprattutto quando non sono nella stanza. E quando torno, ci sono sempre delle cose strane sullo schermo”.

Ma una mezza verità, alla fine, l’ha detta: di tanto in tanto quelle immagini se le guardava. La polizia lo ha arrestato con l’accusa di pedofilia, giovedì scorso. Il magistrato ha fissato la cauzione in 250mila dollari e, quindi, appare abbastanza probabile che sia destinato a trascorrere un bel po’ di giorni in carcere, sicuramente fino al momento del processo. Il gatto, invece, è libero.

Articolo asylumitalia.it

Articolo nowpublic.com

Keith Griffin

Keith Griffin


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Malato di HIV contagia ignari adulti e ragazzi minorenni.

Il Giustiziere degli Angeli

Malato di HIV contagia ignari adulti e ragazzi minorenni. I primi consenzienti ma ignari della malattia, i secondi abusati dal pedofilo che forse gli ha anche consegnato una cartolina per l’inferno. In questa storia l’orrore che accompagna l’abuso su minorenni tinge di nero ancor peggio paventando l’aver contratto una malattia terribile come l’AIDS. In questa follia disumana non ci sono confini valicabili dove poter trovare un barlume di guarigione per le vittime di questo essere spregevole. Non ci sono parole di solidarietà che possano aiutare gli adulti che sono venuti in contatto con questo verme e non ci sono parole d’amore che possono consolare i bambini di cui l’ignobile ha abusato.

ARTICOLI TRATTI DA ilsecoloxix

Pedofilo e “untore”di Hiv, chiede gli arresti domiciliari.
L’allarme è scattato per caso, dopo che un avvocato ha presentato all’ufficio del giudice per le indagini preliminari l’istanza per far scarcerare un cliente. Il problema è che quel cliente è un quarantenne finito in carcere poco tempo fa per violenza sessuale e pedofilia. E – come risulta dalle carte dell’inchiesta chiusa temporaneamente con il suo arresto – ha avuto rapporti non protetti con numerosi partner, fossero maggiorenni o minorenni, consenzienti o meno.

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Preso il pedofilo di Napoli: aveva precedenti specifici su una bambina ma…

Il Giustiziere degli Angeli

E’ stato presa la bestia che ha violentato nei vicoli di Napoli un bambino di 12anni. Adesso vaffa, pedofilo di mer…

LINK all’altro articolo) Emergono dei particolari raccapriccianti su come questa bestia ha violentato il bambino e, mi dispiace, ma lasciatelo ai parenti ed al popolo napoletano che lo rimettono a pezzettini nelle fogne!

da Libero.news – Preso il pedofilo di Napoli – Ha precedenti per abusi

È stato fermato il presunto responsabile della violenza sessuale su un ragazzino di 12 anni avvenuta l’altra sera nel centro di Napoli. Si tratta di Pasquale Modestino, è un dipendente comunale (fognatore, già sospeso dal servizio) di 53 anni, con una vita “regolare”. Conviveva con la nonna di un amico della vittima. L’uomo avrebbe già precedenti specifici per reati sessuali: tre anni fa fu fermato per presunte violenze su una bimba, ma il gip negò l’incidente probatorio e Modestino tornò in libertà (il procedimento è ancora in corso). A inchiodare l’uomo, oltre al riconoscimento da parte della vittima, anche le impronte trovate dalla Scientifica lungo la discesa di via Biagio Miraglia, a poche decine di metri dalla sede della Polizia Stradale. Rinvenuto anche un residuo biologico e un manico di scopa utilizzata per le sevizie al ragazzo.
Secondo i racconti del ragazzino, l’uomo lo ha costretto a seguirlo nel vicolo con un ricatto: prima gli ha chiesto l’oram quindi gli ha rubato l’orologio. Infine il ricatto: “Se lo rivuoi seguimi”. A questo hanno fatto seguito le botte e la violenza sessuale.
Mentre usciva dalla Questura per essere trasferirlo al carcere di Poggioreale la folla che si era accalcata all’esterno dell’edificio lo ha aggredito con sputi e insulti. E pugni e calci sono stati tirati contro la macchina della polizia su cui viaggiava il pedofilo.
Intanto D. è stato dimesso nel pomeriggio dall’ospedale Santobono di Napoli: le sue condizioni di salute sono migliorate. Secondo quanto si è appreso il minore ha avuto anche colloqui con esperti e psicologi.