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Abusi Asilo Abba di Brescia: confermata condanna al bidello.

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Abusi all’Abba, una nuova condanna. Tredici anni al bidello accusato di aver abusato di alcuni bimbi.

«Un calvario. Un calvario senza fine». I familiari del bidello bresciano condannato ieri in appello a Milano a tredici anni per abusi su alcuni bambini della scuola materna comunale Abba non trovano un’altra espressione per descrivere gli ultimi undici anni della loro vita. E non accettano il verdetto di ieri, perché speravano che il loro calvario potesse finalmente finire, speravano che il loro caro potesse riprendere una vita normale, dopo una lunga detenzione, gli arresti domiciliari e anche un arresto per evasione.

Perché quando nel 2202 la polizia portò il bidello in prigione, con l’accusa di aver toccato e abusato, nascondendosi in alcuni locali dell’asilo, alcuni bambini della scuola dove faceva il custode, la moglie, la figlia e i fratelli accusarono il colpo, ma non dubitarono mai. «È innocente» hanno sempre sostenuto i familiari del bidello. Lo fecero anche pubblicamente, contestando punto su punto le accuse che venivano mosse dalla procura. «Dicono di aver trovato materiale pedopornografico in acsa ? lo difese la moglie ? ma si trattava di una cassetta sul kamasutra allegata in una rivista per famiglie, nulla di pornografico, nè tanto meno di pedofilo».

E anche ieri i familiari non hanno vacillato, ma la condanna inflitta dai giudici milanesi riporta il processo indietro di otto anni, quando venne condannato in appello la prima volta. Fa ripiombare a quel freddo dicembre del 2004 quando i giudici della prima sezione penale di Brescia (era presidente allora Enrico Fischetti) condannarono il bidello a 15 anni di reclusione. E con lui il verdetto colpì anche un’altra bidella. Poi il primo processo in appello e lo sconto di due anni: tredici anni di pena.La stessa di ieri, otto anni dopo e dopo due processi d’appello terminati con l’assoluzione «perchè il fatto non sussiste», scrissero i giudici nel giugno del 2011, ma rispediti al «mittente» dalla Cassazione.

E il 19 giugno scorso l’accusa ha chiesto ai giudici milanesi una condanna a tredici anni per il bidello difeso dagli avvocati Patrizia Scalvi, Maria Grazia Lanzanova e Guglielmo Gulotta. Ieri, dopo tre ore di camera di consiglio, i giudici hanno accolto la richiesta del procuratore gerale: 13 anni. Fra 90 giorni le motivazioni. E un nuovo ricorso in appello. Il calvario continua. Sia per l’imputato che per le presunte vittime.

Fonte: Il Corriere


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Asilo Abba di Brescia: assolto il bidello accusato di abusi sui bambini.

Il Giustiziere degli Angeli

Correva l’anno 2002! Processi – condanne, processi – assoluzioni, ri-processi e sono passati quasi 10 anni dai fatti contestati. Ieri l’assoluzione per il bidello accusato di abusi sessuali su quattro bimbi dell’asilo Abba di Brescia: la procura generale ha ancora la possibilità di ricorrere in appello e l’assoluzione di ieri non è definitiva. “Quanto e come ha pesato nel giudizio l’assoluzione nell’altro asilo bresciano Sorelli?” qualcuno si domanda. E poi “era stata chiesta una perizia psico-diagnostica sulla bambina (ora ragazza) che aveva mosso le prime accuse, ma il perito incaricato aveva stabilito che non era possibile stabilire se dieci anni fa la piccola fosse stata in grado di testimoniare”. Vorrei solo capire “se e come” si è stabilita la testimonianza dei bambini. Vorrei capire cosa hanno stabilito le perizie sui piccoli, cosa hanno raccontato con le loro parole, cosa è stato stabilito dalle perizie medico-legali… Ma immagino che i bambini siano stati etichettati come “bugiardi” o come bambini programmati da “genitori ansiosi” con dei falsi ricordi. Questa è la verità di un processo! La verità dei fatti risiede in luoghi segreti e, nè con condanne nè con assoluzioni, a noi ci sarà mai data di sapere…. la sanno solo loro.

Milano, assolto il bidello ”Nessun abuso all’Abba”

Assolto perchè il fatto non sussiste. I giudici della terza sezione della corte d’appello di Milano hanno assolto il bidello accusato di aver abusato di quattro bambini che frequentavano la scuola materna comunale «Abba» dell’Oltremella. Per i giudici milanesi nella scuola materna non c’è stato alcun abuso, il bidello non è l’«orco» che per l’accusa meritava una condanna a 15 anni. IL VERDETTO è stato pronunciato ieri pomeriggio, poco dopo le 15, dopo un paio d’ore di camera di consiglio. Ad attendere la sentenza i difensori del bidello, gli avvocati Patrizia Scalvi, Maria Grazia Lanzanova e Guglielmo Gullotta, mentre l’imputato – provato da un iter giudiziario che si protrae da quasi dieci anni – non se l’è sentita di raggiungere la corte d’appello nel tribunale di Milano e ha preferito attendere a casa l’esito dell’ennesimo processo d’appello. Erano da poco trascorse le 15 quando il telefono ha squillato a casa del bidello: la moglie e la figlia sono sobbalzate, per tutti questi anni hanno fatto coraggio al loro caro, hanno fermamente creduto nella sua innocenza. È stata la signora ad afferrare per prima il ricevitore. E subito è scoppiata in lacrime. «TI HANNO ASSOLTO» ha urlato al marito che a sua volta si è commosso. La notizia ha subito fatto il giro dei parenti, dei fratelli del bidello che non gli hanno mai negato il loro sostegno e che per tutto il tempo dell’inchiesta e dei processi hanno cercato di mettere in evidenza le contraddizioni delle indagini, l’assoluta mancanza di prove. Ieri per tutti è stata una vittoria. Anche se la procura generale ha ancora la possibilità di ricorrere in appello e l’assoluzione di ieri non è definitiva. L’avvocato Patrizia Scalvi confida che il processo di ieri sia l’ultimo: «Spero che questa assoluzione sia l’ultima pronuncia dei giudici su una vicenda incredibile». L’INCUBO per il bidello dell’«Abba» aveva preso il via nel 2002: il 22 marzo gli uomini della squadra Mobile avevano bussato alla porta di casa e l’avevano portato via in manette. Destinazione Canton Mombello, cella di isolamento per le accuse infamanti. L’inchiesta che aveva portato all’arresto del bidello aveva preso il via quando la mamma di una bambina, che frequentava una sezione della scuola materna dell’Oltremella, aveva sporto denuncia preoccupata per i comportamenti anomali della piccola. Il bidello era finito tra i sospettati: piccolo, con capelli e baffi scuri, occhiali fumè per nascondere un problema a un occhio, doveva aver colpito negativamente alcuni dei bambini che frequentavano la scuola. A peggiorare la situazione del bidello aveva contribuito anche il difficile rapporto che si era creato nell’ambiente di lavoro. Il dipendente comunale era spesso oggetto di critiche da parte delle insegnanti, gli contestavano esecuzioni di lavoro non perfette. Lo stesso bidello non amava lavorare all’asilo e aveva chiesto più volte, ma senza successo, di essere trasferito ai servizi cimiteriali. SUL BANCO degli imputati il bidello era finito insieme alla coordinatrice scolastica e a due ausiliarie. In primo grado, il 3 dicembre del 2004, il bidello era stato condannato a 15 anni, una delle ausiliarie a 10 anni e 6 mesi, mentre le altre due imputate erano state assolte. In appello – il primo – la pena del bidello era stata ridotta a 13 anni, mentre l’ausiliaria era stata assolta. Era venuta a cadere l’accusa di abusi di gruppo sui bambini dell’asilo, il bidello era rimasto l’unico «mostro» dell’inchiesta. Nel settembre 2007 la Cassazione aveva accolto il ricorso dei difensori e disposto un nuovo appello. Il bidello era ricomparso davanti ai giudici della corte d’appello di Brescia (una sezione diversa da quella del primo appello) ed era stato assolto. La procura generale aveva presentato ricorso in Cassazione contro l’assoluzione. Nel maggio del 2010 i giudici romani avevano accolto il ricorso della procura generale disponendo un nuovo appello. Il terzo. Appello a Milano per il bidello, quindi, non essendoci altre sezioni disponibili nella corte d’appello di Brescia.

IL PROCESSO MILANESE era iniziato con un immediato rinvio lo scorso ottobre. A febbraio le parti erano tornate in aula: era stata chiesta una perizia psico-diagnostica sulla bambina (ora ragazza) che aveva mosso le prime accuse, ma il perito incaricato aveva stabilito che non era possibile stabilire se dieci anni fa la piccola fosse stata in grado di testimoniare. Il 24 maggio il pg aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Ieri l’assoluzione, la seconda in appello. Dopo dieci anni di profondo incubo. LINK


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Pedofilia asilo Abba di Brescia: il bidello sarà riprocessato.

Il Giustiziere degli Angeli

IL CASO DELL’ABBA. La Cassazione annulla con rinvio la sentenza di assoluzione per l’unico imputato nella vicenda. Pedofilia, nuovo processo. Per i giudici della Corte Suprema è tutto da rifare il procedimento di appello che aveva assolto il bidello

Una nuova bastonata per il bidello condannato e poi assolto per i presunti abusi alla scuola materna comunale Abba nell’Oltremella. La mazzata alle dieci di sera quando i giudici della Cassazione hanno deciso che la sentenza di assoluzione è da annullare e che per giudicare il bidello serve un altro processo. Un nuovo appello: il terzo.

Il giudizio della Cassazione è arrivato a tarda sera, il caso discusso nel primo pomeriggio dai legali di fiducia del bidello, l’avvocato Patrizia Scalvi e Guglielmo Gulotta. L’accusa ha concordato con il legale sull’inammissibilità del ricorso presentato dalla procura generale contro la sentenza d’assoluzione. Pareva che la decisione fosse già scritta, che potesse essere messa la parola fine alla vicenda «pedofilia» che era scoppiata nel 2002, facendo finire in cella il bidello, un uomo di 57 anni, con problemi di vista piuttosto pesanti a un occhio a causa di un infortunio in acciaieria e riconvertito, da invalido, a un lavoro nel settore pubblico. Ma la decisione degli ermellini ribalta di nuovo tutto. E per il bidello inizia un nuovo calvario. Un calvario che credeva di aver superato quando nel processo d’appello del giugno 2008, esattamente un anno fa, era stato assolto perchè il fatto non sussiste, perchè alla materna non c’erano stati abusi.

LA VICENDA risale, come detto al 2002. All’Abba il bidello non si trovava bene, non gli piaceva il rapporto con i bambini, nè con le maestre che, a suo dire, trovavano sempre qualche motivo per riprenderlo. Più volte il bidello aveva chiesto di essere trasferito, di passare a un’altra attività e aveva anche indicato la sua preferenza: lavorare nel settore dei cimiteri. Non è stato accontentato, c’erano problemi per i trasferimenti e il bidello si era chiuso in se stesso, era diventato ombroso. Forse il carattere, forse l’aspetto lo hanno posto tra i primi sospetti quando una mamma, nel 2002 ha sporto la prima denuncia, allarmata per alcuni comportamenti insoliti e preoccupanti della sua bambina.

Parlando con gli altri genitori, come sostenuto dai giudici del secondo appello, gli adulti si erano autosuggestionati a vicenda, le denunce si erano moltiplicate e nella scuola era cominciata la caccia ai mostri. Nel mirino degli inquirenti erano finiti il bidello, due ausiliarie e la coordinatrice scolastica. Pesantissime le accuse: abusi sui bambini fuori dalla scuola e anche nello scantinato dell’istituto scolastico.

IL BIDELLO era finito anche in carcere. Per quasi un anno, poi il legale era riuscito a fargli ottenere gli arresti domiciliari.

Nel processo di primo grado il bidello era stato condannato a 15 anni, 10 anni e sei mesi anche per una delle due ausiliarie, mentre le altre due imputate erano state assolte. Nelle motivazioni il bidello era stato definito «turpe e immorale, pronto a minacciare i bambini, disposto a tradire la fiducia dei genitori che affidavano alle sue cure i piccoli e capace di accusare una bambina di 5 anni di “provocarlo” e in grado di muoversi bene sia per scansare il lavoro che per raggiungere più agevolmente gli immondi scopi prefissati».

Nel processo d’appello la tesi accusatoria aveva retto: i giudici avevano confermato la condanna per il bidello, riducendo la pena a 13 anni, mentre l’ausiliaria era stata assolta. Il bidello era diventato, di colpo, l’unico «mostro» della scuola. Per il bidello un duro colpo, ma erano arrivati in suo soccorso i giudici della Cassazione che nel settembre 2007 avevano annullato la sentenza d’appello disponendo un nuovo processo. La prima boccata d’ossigeno con l’appello bis, nel giugno del 2008, quando i giudici hanno sentenziato che nella materna Abba non c’è stato alcun abuso e il bidello è stato assolto. Ieri il bidello sperava in una conferma, sperava nell’assoluzione definitiva. Si attendeva una nuova boccata d’ossigeno, ma la decisione dei giudici della Cassazione è stata un uragano. Il bidello, che si è sempre dichiarato innocente, pensava di svegliarsi oggi da uomo libero e innocente. Ma la parola fine non c’è ancora. Saranno altri giudici a decidere il suo destino.

Fonte: Brescia Oggi