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Pedofilia – Abusi – Violenza –


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La ragazza stuprata: “Mi volevano uccidere”

“Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere”. Ha detto così la ragazza di 21 anni che è stata brutalmente aggredita 1 vicino la discoteca ‘Guernica’ di Pizzoli, in provincia dell’Aquila, la notte tra sabato e domenica scorsi 2. Originaria di Tivoli, la ragazza si è confidata con i suoi familiari. In queste ore sta cercando di ricostruire quanto accaduto. L’avvocato Enrico Maria Gallinaro la assiste e cerca di proteggerla da questa “orribile vicenda che l’ha fatta diventare un oggetto”, ha detto il penalista. 

L’avvocato ha aggiunto: “la natura e la gravità delle lesioni riportate dalla giovane rendono il quadro indiziario estremamente grave. La mia assistita è stata abbandonata semi nuda e gravemente ferita, alle tre del mattino, in un parcheggio, nella neve e nel ghiaccio. E’ stato un miracolo che si sia riuscita a salvare”. Ma “ringrazio, a nome di chi vuole veramente bene alla mia assistita, i medici dell’ospedale dell’Aquila, il pubblico ministero, i carabinieri. Tutti stanno cercando di avere il massimo rispetto”, ha detto Gallinaro invitando “gli organi di stampa al massimo rispetto”.

 Oggi è stata dissequestrata l’auto del giovane militare aquilano coivolto insieme ad altre tre persone nello stupro. Dei quattro, tre, due campani e un aquilano, sono militari del 33esimo reggimento artiglieria Acqui, mentre la quarta è una giovane, forse fidanzata dell’aquilano. Nel provvedimento si evidenzia che gli investigatori hanno terminato di rilevare le tracce, di sangue e biologiche, per ricostruire il fatto e stabilire se sia avvenuto o meno nell’auto. I quattro sono stati infatti fermati dal gestore del locale e dai buttafuri che avevano trovato la ragazza seminuda e infreddolita. 

Nella mattinata di oggi i carabinieri hanno continuato un nuovo giro di interrogatori, sentendo per la seconda volta, dopo domenica, i militari che avrebbero una posizione meno grave:il campano e l’aquilano di stanza al 33/mo reggimento artiglieria Acqui. I due sostanzialmente hanno ribadito di non avere avuto a che fare con l’aggressione.Non si sa se sarà interrogato anche il terzo militare indagato, della provincia di Avellino.

 E’ su quest’ultimo che si riversano i sospetti più gravi. L’uomo era stato bloccato con la camicia e una mano sporca di sangue dal gestore del locale e dai buttafuori subito dopo il ritrovamento fuori dalla discoteca della giovane svenuta in mezzo alla neve e insanguinata. Dai primi risultati degli esami del Ris di Roma è emerso che il sangue è della giovane studentessa, come le tracce biologiche trovate su camicia, mano e braccialetto da polso del 21enne militare, iscritto sul registro degli indagati da ieri.

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Violenza sessuale: abuso’ di ragazza disabile, condannato

(ANSA) – RAVENNA, 18 FEB – Ha violentato una giovane disabile e con gravi problemi cognitivi attirandola in casa con la scusa di darle un regalo, un mattino nel quale la ragazza era scesa da sola in giardino con il cane. E’ il quadro accusatorio che ieri mattina e’ costato a Ravenna la condanna (con rito abbreviato) a tre anni di carcere per un pensionato ravennate ultrasettantenne finora incensurato, vicino di casa della ragazza. La Procura aveva chiesto cinque anni. Il Gup ha anche condannato l’uomo a risarcire in separata sede la ragazza.


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Padre Fedele Bisceglia: 9 anni e 3 mesi la condanna per stupro di una suora.

Il Giustiziere degli Angeli

Si è riacceso il clamore attorno al caso dell’irascibile padre Bisceglia! Pochi giorni orsono il primo grado del processo a suo carico si è concluso con una condanna a 9 anni e 3 mesi per violenza sessuale ai danni di una suora (oltre alla condanna a 6 anni e 3 mesi per il suo fido segretario Antonio Gaudio).

Ma soprattutto il clamore è dato dalle sue rumorose esternazioni! A nulla è valsa neanche la costante presenza dei suoi sostenitori con la maglietta bianca con la scritta sull’innocenza dell’ex “don” per calmarlo dopo la lettura della sentenza. All’uscita dal Tribunale, vestito con saio bianco e rosso in viso, ha inveito contro le monache presenti venute a sostenere la loro consorella e contro tutti: giudici, preti, avvocati e chi più ne ha più ne metta! “Vergognatevi tutti, magistrati, suore e preti perchè è stato condannato un innocente. Nei miei confronti è stata commessa un’enorme ingiustizia. Hanno trionfato la menzogna e la calunnia. Pentitevi tutti perchè per tutti voi un giorno, per il male che mi avete fatto, si spalancheranno le porte dell’inferno.” Eppure solo qualche giorno prima della sentenza, con una missiva, diceva alla suora che lo ha accusato: Cara Sorella, siamo figli di Dio e quindi bisognosi di reciproco rispetto. Desidero e voglio tramutare la rabbia in amore fraterno e sincero. Ecco perché ti offro il mio incondizionato perdono. Spesso ho avuto rabbia, non rancore e mai odio. Inoltre voglio benedire il collegio giudicante, il PM, i tuoi e i miei avvocati, i testi che hanno deposto il falso, tutti.

Il 23 giugno del 2006 l’arresto dell’ormai ex frate francescano (è stato sospeso a divinis ed allontanato dall’ordine dei frati cappuccini) e del suo segretario fece un grande scalpore. La suora, suor Tania Alesci, denuncia di essere stata violentata all’interno della struttura “l’Oasi Francescana di Cosenza”, (struttura voluta dallo stesso padre Fedele per dare ospitalità ai poveri ed agli immigrati). La suora racconta nella sua sofferta denuncia: la prima volta, mi fece entrare nella sua stanza con la forza. Erano poche ore prima che padre Fedele partisse per l’Africa. La seconda, il giorno successivo al suo rientro. La terza, ricordo che era il giorno prima del suo onomastico. La quarta era il compleanno di mia madre. Per un paio di volte i violentatori pagarono dei soldi, 160 mila e 100 mila euro. Il giorno della seconda violenza nella stanza erano in tre. La suora fu picchiata e sulla violenza fu girato un video, scattate foto. Del terzo episodio la donna ricorda: Padre Fedele mi legò i polsi alla sponda di ferro del letto con dei lacci emostatici perché così non mi sarebbero rimasti i segni. Sono stata bendata. Non ho visto la persona che mi ha violentata. Poi l’ultima offesa: È stato sul lettino ginecologico dello studio medico.

Ci sono state poi altre donne, tutte di nazionalità straniera, che hanno raccontato di come Bisceglia otteneva i loro favori sessuali in cambio del permesso di soggiorno e, all’occorrenza quando opponevano resistenza, con minacce di ogni genere!

Per lei, la suora che ha fatto condannare padre Fedele Bisceglia, si è trattato di una battaglia sostenuta per tutte le donne vittime di violenze.

Padre Fedele Bisceglia è sempre stato noto ai più per la presenza in TV come ultras del Cosenza ma nessuno sospettava la sua doppia vita. Da rileggere QUI alcune intercettazioni telefoniche che lui sminuisce come “innocenti conversazioni scherzose”.

Il giorno seguente il frate si è presentato davanti alle porte del Tribunale di Cosenza deponendo sulle scale un mazzo di crisantemi con una scritta: Avete ucciso la giustizia a Cosenza. Ve lo ricordero’ finche’ vivrò!

 


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431 anni di carcere per Phillip Garrido: rapì, segregò e violentò Jaycee per 18anni.

Il Giustiziere degli Angeli


Ho deciso di non essere qui oggi perchè mi rifiuto di sprecare un altro secondo della mia vita in vostra presenza. Ho preferito farvi leggere queste righe da mia madre. Phillip Garrido, sei sbagliato. Non sono mai riuscita a dirtelo, ma ora ho la libertà e ti dico che sei un bugiardo e tutte le tue cosiddette teorie sono sbagliate. Tutto quello che mi hai fatto era sbagliato e spero che un giorno te ne renderai conto. Quello che tu e Nancy avete fatto è stato riprovevole. Non c’è nessun Dio nell’universo che possa perdonare le vostre azioni. A te, Phillip, dico che sono sempre stata un oggetto del tuo divertimento. Ho odiato ogni secondo di quei 18 anni a causa tua e delle perversione sessuali in cui mi hai coinvolto. A te, Nancy, non ho nulla da dire. Entrambi potete risparmiare le vostre scuse e le vostre parole vuote. Per tutti i crimini che avete commesso, spero che avrete tante notte insonni così come le ho avute io. Sì, ripenso a tutti quegli anni e sono arrabbiata perchè avete rubato la mia vita e quella della mia famiglia. Fortunatamente ora sto bene e non vivo più in un incubo. Ho una famiglia meravigliosa e splendidi amici che mi circondano. Questo non potrete più togliermelo.

Questa lettera è stata scritta da Jaycee Lee Dugard ai suoi due aguzzini: Phillip Garrido e la sua degna moglie Nancy rapirono Jaycee quando aveva solo 11 anni. L’hanno tenuta segregata per 18 lunghi anni sottoponendola ad indicibili violenze, soprattutto quelle sessuali di Garrido. Jaycee non ha voluto partecipare all’udienza di condanna dei suoi due aguzzini ed ha fatto leggere in aula la lettera da sua madre. Oggi Jaycee vive in località segreta insieme alle sue due figlie adolescenti nate dalla violenza.

Sono stati condannati ieri nel tribunale di Placerville, in California: 431 anni di carcere per Phillip, il principale responsabile di tutto quello che è successo, mentre per sua moglie Nancy è stata stabilita una pena che va dai 36 anni di carcere all’ergastolo.

QUESTO LINK riporta ad un articolo di questo blog sul caso.


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Controllare un pedofilo in libertà costa troppo!!

Il Giustiziere degli Angeli

Tempo di vacanze, tempo di sole e mare! Ma questo evidentemente non è tempo di riposo per una cronaca dell’orrore che in questi giorni ci ha comunque raccontato di violenze sessuali, di abusi su bambini, di badanti impazzite che picchiano gli anziani a loro affidati, di omicidi di donne e mogli alle prese con uomini impazziti diventati assassini. Intanto io, come tanti, in vacanza non ci vado ma (scioccamente) ho pensato che sotto il sole di Agosto non potesse accadere così tanto “male”. Mi tengo stretta le mie certezze, la mia famiglia, e mi occupo di loro e per loro rendendogli ogni giorno almeno un sorriso. Ma poi vengo qui e leggo e mi si contorce lo stomaco! Questa piattaforma di WordPress ogni giorno mi fornisce delle informazioni circa le visite al mio blog stilando sia una lista degli articoli letti che dei termini di ricerca che qualcuno digita nel web. Questo fa sì che ogni giorno leggo quali sono lo schifo di ricerche che i “soggetti pedofili” fanno. Vi basti sapere che questa notte qualcuno cercava “bambine bionde” e tralascio il resto! Si muovono sul web come serpi striscianti ed io maledico ogni giorno la loro lorda esistenza. Questa mattina hanno arrestato un nigeriano a Vicenza che ha abusato sessualmente di una bambina di 6 anni (LINK articolo Unione Sarda) e (qualche giorno fà) è toccato ad un uomo bellinzonese accusato anch’esso dello stesso reato (LINK articolo Ticinolibero). Nell’appena passato 4 agosto è stata la volta di un padre che costringeva suo figlio di appena 5 anni a subire rapporti orali (LINK articolo Ansa). Appunto non solo mancati assurdi ed efferati omicidi (LINK-1 IlGiornale & LINK-2 Ansa ), violenze sessuali (LINK-3 ResetItalia) e tentate violenze scampate (LINK-4 Ansa).

Intanto apprendo anche che (leggendo CrimeBlog e il TheSun) che in Inghilterra sono alle prese con un problema economico! spendono circa 200mila euro al mese per controllare un pericoloso pedofilo appena uscito dal carcere e l’elevato costo li ha indotti a diradare i controlli…

Anthony Knowles, ha 49anni ed  un record di 34 anni di abuso di giovani: vive vicino tre scuole e un parco! E’ stato in carcere per abusi sessuali su bambini dai 18mesi ai 9 anni ma adesso, seppur con misure restrittive, è libero! Dovrebbe essere rinchiuso per sempre secondo il mio parere soprattutto perchè è un pedofilo recidivo e pericoloso che potrebbe in futuro decidere di abusare di altri bambini ed eliminarli per non dover finire di nuovo dietro le sbarre. Quale può essere una soluzione alternativa? di certo un elenco pubblico, accessibile a tutti, che indichi i pedofili che sono liberi mettendo così in guardia le famiglie da eventuali reali pericoli per i loro piccoli. Basta mettere la testa sotto la sabbia, siano marchiati a vita per quante anime di piccoli angeli hanno ucciso!


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Evelyn Moreiro: quale ed a quando la verità sulla sua morte?

Il Giustiziere degli Angeli

Evelyn Moreiro, 19 anni, sogni ingenui e sogni grandi. Un viso dolce, pulito, che parlava di bontà ed altruismo ma che nel profondo dei suoi grandi occhi nascondeva dei segreti, dei dolori incancellabili che cercavano conforto nell’amore di qualcuno. Da quando e da dove partono queste scie grige e nere che ne segnano la strada forse non lo sapremo mai: lei non può più parlarci e noi non possiamo più renderle quello stesso altruismo per aiutarla. Doveva essere una ragazza dalle mille capacità se è così ben riuscita a non far trasparire la tempesta che l’agitava, se è riuscita a guardare avanti così a lungo dopo che (come scrisse lei stessa nel suo diario) subì delle violenze sessuali da parte di un ragazzo di Rignano Flaminio. Furono quei momenti che spezzarono i suoi sogni? O qualcos’altro, qualche altro motivo, la spingeva già allora a rifugiarsi nella fuga? Perché sentiva il bisogno di allontanarsi ed isolarsi? Da quella prima violenza erano passati quasi quattro anni e lei era andata avanti, aveva la famiglia, gli affetti, la scuola, gli amici e nuovi amori! Quali sono allora gli altri accadimenti che la sprofondarono nel buio? Sappiamo che Evelyn amava scrivere i suoi pensieri in un diario e questo potrebbe raccontare molto altro di lei, soprattutto dei tempi che precedono la sua morte. Come tutti i giovani usava il computer ed il telefonino ed anche in questi si potrebbe trovare il filo di Arianna che conduce alla verità. A distanza di mesi solo oggi appaiono strani ed importanti gli elementi che furono rinvenuti in quel luogo dove trovò la morte, una casa di “accoglienza” di Viterbo dove lei cercò conforto e protezione e che invece “accolse” il suo ultimo respiro di vita. Io non sono certa che il destino di ognuno di noi sia scritto nelle stelle e neanche sempre nel nostro libero arbitrio ma spesso nelle mani della casualità di altri che attraversano il nostro cammino! Cara Evelyn, sorridi alla fallibilità degli uomini che non videro ed attendi con pazienza, dal luogo in cui ora vivi, che si mettano le parole di “verità e giustizia” sul tuo cuore e su quello di tutti quelli che ti hanno amato.

Viterbo – L’esito degli esami tossicologici non sarà disponibile prima del 20 agosto – Evelyn, si attendono i risultati dell’autopsia

Viterbo – 4 agosto 2010 – ore 1,50

Caso Evelyn, attesa per gli esami tossicologici.

Non sono ancora arrivati i risultati dell’autopsia eseguita sulla salma di Evelyn Moreiro, la 19enne di origini sudamericane trovata morta nel novembre scorso, in una casa di accoglienza di Viterbo.

Prima di avere un quadro completo sulla morte della ragazza, gli inquirenti aspettano di avere in mano l’esito degli esami tossicologici eseguiti sul cadavere della giovane il 16 luglio scorso, all’ospedale di Montefiascone.

Proprio quel giorno il pm Massimiliano Siddi autorizzò la riesumazione del cadavere della ragazza per eseguire l’autopsia, affidando l’incarico al medico legale Ricci.

Gli accertamenti irripetibili dovranno servire a fugare ogni dubbio sulla dinamica della morte di Evelyn.

Le precedenti ricostruzioni, infatti, non convincono il pm Siddi. A trovare il corpo della 19enne, la mattina del 27 novembre 2009, fu una delle religiose della casa di accoglienza dove Evelyn aveva trascorso la notte e dove fu trovata cadavere. Da quel momento in poi, per mesi, l’ipotesi principale è stata quella del suicidio e, in particolare, dell’impiccagione.

Ma alcuni indizi trovati dagli investigatori (come la sciarpa strappata e il biglietto accanto al corpo di Evelyn) hanno portato a una brusca virata delle indagini, suggerendo agli inquirenti la pista dell’omicidio. Da qui l’autopsia, sull’esito della quale il medico legale non si pronuncerà prima del 20 agosto, quando, con tutta probabilità, i risultati degli esami tossicologici arriveranno sulla scrivania del pm.

Solo allora sarà possibile capire se Evelyn si sia impiccata o se, al contrario, sia stata uccisa da un misterioso assassino, tutt’ora a piede libero.

Link Articolo Originale


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Luca Delfino: da assassino a uomo di “fede”.

Il Giustiziere degli Angeli

Ho già detto tanto su Luca Delfino ed a questa ennesima presa per i fondelli passo la mano!

LINK LUCA DELFINO archivio

Luca Delfino, lettere dal carcere: «Prego e spero»

«Avvocato, io prego sempre, giorno e notte. Sempre». Lo scrive Luca Delfino, l’uomo che l’8 agosto del 2007 nel pieno centro di Sanremo uccise con 40 coltellate la sua ex fidanzata Antonella Multari, 32 anni, e sotto processo per il delitto di un’altra ex, la 36enne Luciana Biggi. I suoi pensieri sono stati affidati a lettere che il 33enne genovese – in carcere a Sanremo dove sconta la pena definitiva di 16 anni e 8 mesi per il delitto Multari – ha inviato, a partire da gennaio e con cadenza mensile al suo legale, l’avvocato genovese Riccardo Lamonaca.

Nelle missive, Delfino spiega di avere ritrovato lucidità di pensiero, fede in Cristo e speranza per il futuro. «Io scrivo!!, o meglio, io sono riuscito finalmente a scrivere!! Per questo grande avvenimento, io devo dire a lei, come sempre, grazie avvocato» scrive Delfino in una lettera datata 4 gennaio. Nelle successive lettere cita per esteso la «Preghiera del carcerato» di papa Paolo VI e una poesia intitolata pace del poeta cinese Li Tien Min che recita così: «Non importa che tu sia uomo o donna, vecchio o fanciullo, operaio o contadino, soldato o studente o commerciante; non importa quale sia il tuo credo politico o quello religioso; se ti chiedono qual è la cosa più importante per l’umanità rispondi prima dopo sempre: la pace!». (Nota MammaDolce: importa a Dio se sei un assassino?)

E citando Paolo VI Luca Delfino scrive: «Siamo tutti umani di questo mondo infelice. Ma siamo, o Signore, tue creature, tuoi simili, tuoi fratelli, o Cristo; abbi pietà di noi» (Nota MammaDolce: tu Delfino hai avuto pietà per MariaAntonietta?). In una delle sue lettere l’assassino di Antonella Multari rivela di nutrire speranze per il futuro. A Genova è sotto processo di fronte alla Corte d’Assise: ha sempre negato di avere ucciso Luciana Biggi. «Io non devo assolutamente perdere il controllo. Speriamo. Io sono in carcere da 2 anni, 6 mesi e 6 giorni, chiuso 24 ore su 24 in cella. Non ho mai smesso di pensare alle Sue parole. Grazie!».

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