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Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

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Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

 

«I nostri bambini avevano ragione». Queste le uniche parole pronunciate dai genitori degli alunni dell’istituto Santa Teresa. Ieri sera per la monaca peruviana è arrivata la sentenza di condanna ad otto anni, un anno e quattro mesi per le altre due suore imputate, assoluzione invece per il giovane fotografo e il muratore. A pronunciare la sentenza nella tarda serata di ieri il presidente del tribunale di Vallo della Lucania Elisabetta Garzo.
 

Suor Soledad è stata condannata per molestie sessuali sui piccoli alunni dell’istituto religioso di Vallo, le altre due suore avrebbero favorito la novizia con posizioni di comodo. La sentenza è arrivata dopo una lunga giornata di attesa. In mattinata si è svolta l’arringa degli avvocati Guglielmo Gulotta e Gaetano Di Vietri difensori di due degli imputati. Poi nel pomeriggio intorno alle 15.30 il collegio giudicante, terminata la discussione, si è ritirato in camera di consiglio per deliberare. Solo dopo sei ore di attesa in un’aula gremita e densa di tensione tra l’emozione generale il presidente Garzo ha pronunciato la sentenza.


«È finito un incubo» le dichiarazioni di Pantaleo Rinaldi, papà del giovane fotografo Antonio. Pianti di liberazione anche per i familiari del muratore Aniello La Bruna. La sentenza ha condannato suor Soledad e le altre due suore, ma ha riconosciuto la non colpevolezza degli altri due imputati. «Il tribunale ha confermato la fondatezza della richiesta di archiviazione originariamente formulata dal procuratore Alfredo Greco ed ingiustamente disattesa – dichiara l’avvocato Franco Maldonato legale del muratore – liberando da ogni responsabilità coloro che sono stati tratti a giudizio solo per effetto della immaginazione infantile indebitamente avvalorata e talvolta strumentalizzata da genitori in preda al panico». «Siamo usciti a rivedere le stelle – aggiunge Gaetano di Vietri avvocato del fotografo – è stata la conclusione logica di un di una vicenda che aveva il destino segnato, nascendo il dibattimento da una ordinanza di imputazione coatta su una richiesta di archiviazione già formulata nel 2008 dal Procuratore. Dibattimento che nel suo percorso quasi biennale non ha aggiunto alcunché ai dati e agli elementi che già errano stati acquisiti».


L’intera vicenda è partita sei anni fa quando i genitori di una quarantina di bambini dell’istituto Santa Teresa di Vallo accusarono la monaca peruviana di molestie sessuali. La sentenza di ieri sera è arrivata dopo due anni di dibattimento e dopo aver ascoltato oltre 200 testimoni. «Aspetteremo che siano rese note le motivazioni della sentenza – sottolinea l’avvocato Vincenzo Cannavacciuolo che insieme a Gulotta ha difeso le suore -impugneremo la sentenza». «All’affermazione della penale responsabilità di suor Soledad – ribadisce invece Riccarco Ruocco legale di una delle famiglie coinvolte – si unisce comunque la vicinanza a tutte le famiglie coinvolte dal momento che ciò che sino che ad oggi rientrava nell’alveo del sospetto si è invece rilevato essere corrispondente alla verità. Tutte queste famiglie, che sino a poco tempo fa’ venivano reputate visionarie e suggestionate, purtroppo avevano invece, sulla base della decisione resa dal Tribunale di Vallo perfettamente ragione. Va dato atto e merito al Tribunale di aver concluso una complessa vicenda in tempi relativamente brevi rispetto ad un contesto storico in cui la giustizia in generale sta attraversando momenti non poco felici».


«I miei assistiti – aggiunge l’avvocato Nicola Suadoni – sono tra quelli a cui è stato riconosciuto il risarcimento danni». Solo undici famiglie delle oltre venti costituitesi parte civile hanno ottenuto il risarcimento danni con un approvvigionamento ad effetto immediato di diecimila euro.

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One thought on “Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

  1. Non riesco a capire come si possa dire “tempi relativamente brevi”.
    In certe situazioni in cui molti bimbi hanno sofferto bisogna “correre”!
    Povera Italia!

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