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Pedofilia e Chiesa: violentò una ragazzina ma dice ancora messa!

1 Commento

Il Giustiziere degli Angeli

A volte anche io faccio i copia-incolla dal web perchè spendere delle parole a seguito di certi fatti diventa ripetitivo al punto che mi viene il mal di mare con conseguente forte nausea. La notizia riportata da Leggo è una di quelle che non ti dispongono bene ad affrontare la giornata e che ti indispongono contro una certa categoria. Che dire? Buongiorno mondo, svegliamoci!!!

Don Michele De Masi: da notare le foto sullo sfondo!

ABUSÒ DI 15ENNE IN AUTO: PRETE DICE MESSA A NAPOLI

Abusò di una quindicenne ma continua ad esercitare la funzione di parroco, in altra sede. Per M.D.M. la Curia non ha adottato alcun provvedimento sanzionatorio, anzi. Per certi versi la misura di trasferimento può essere interpretata come una promozione. Il parroco sarebbe stato trasferito dalla parrocchia di San Giorgio a Cremano (paese del vesuviano) ad un’altra situata nel salotto della Napoli bene. Il prete pedofilo, di recente, avrebbe anche celebrato un matrimonio. Ed è proprio in quella occasione che qualcuno degli invitati l’ha riconosciuto, essendo abitante a San Giorgio a Cremano. «L’ho visto e mi sono sentito mancare. Possibile che un prete che ha abusato di una ragazzina continui a dire messa?».
Indignazione e incredulità da parte dei Verdi e delle associazioni antipedofilia. Indignazione ad indignazione. Da un parroco pedofilo trasferito ad un altro, don Aniello Manganiello prete anticamorra che la Chiesa ha allontanato da Napoli senza nessuna motivazione e che proprio domenica celebrerà l’ultima messa.
Il caso del parroco di San Giorgio destò molto scalpore. Leggo, in esclusiva, raccontò che M.d.M. fu sorpreso dalla polizia stradale con una quindicenne, sulla tangenziale di Capodimonte, mentre consumava un rapporto orale. L’abito talare fu dietro i sedili posteriori, i poliziotti capirono subito che si trattava di un prete, non la ragazzina che raccontò di averlo conosciuto in chat, spacciandosi per professore. Don M.D.M. non fu arrestato soltanto perché i genitori della ragazzina non vollero sporgere denuncia.
Intanto il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ed il Presidente dell’ associazione antipedofilia Vincenza Calvi hanno chiesto spiegazioni alla Curia: «Il parroco di San Giorgio a Cremano che nel luglio scorso era stato scoperto dalla polizia con una 15enne nel pieno di un rapporto sessuale risulterebbe ancora in servizio come sacerdote. Diversi fedeli, infatti, ci hanno segnalato che attualmente opera in una chiesa di Napoli. Se la notizia fosse confermata la vicenda sarebbe di una gravità incredibile, per questo abbiamo chiesto chiarimenti alla Curia anche perché il nome del Sacerdote risulta ancora inserito nel sito internet ufficiale della Chiesa di Napoli».
Effettivamente sui siti della Curia M.D.M. risulta ancora parroco a tutti gli effetti: «Già il suo mancato arresto all’ epoca dei fatti – continuano Borrelli e Calvi – ci indignò. Adesso se questo parroco non è stato giudicato da nessun tribunale e addirittura ha ripreso la sua attività sarebbe uno scandalo. A questo punto ci domandiamo anche se don M. sia ancora un prete. Ci auguriamo soltanto che le segnalazioni che ci sono arrivate sono sbagliate e che la Chiesa si sia dimenticata di cancellare il suo nome dal sito internet ufficiale e sopratutto che questo prete sia stato spogliato del suo abito talare e che sarà giudicato e condannato, come tutti i cittadini, per l’ orrendo reato che ha commesso».

LINK Leggo.it

LINK sulla storia del caso

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One thought on “Pedofilia e Chiesa: violentò una ragazzina ma dice ancora messa!

  1. Allora.. non ci ripetiamo, l’urlo della vergogna, dello sdegno, dello schifo, Santa Madre Chiesa permettendo, si levi da ogni gola di buona volontà e di “provata fede”! Non da qui. Un piccolo commento di nessun conto se deposto ai piedi dell’immensa struttura ecclesiale, uno zerbino..
    Di tutto conto se deposto ai piedi della Croce del Cristo!
    Signore che hanno fatto della tua chiesa?
    Sarai sacerdote per sempre, alla maniera di Melchisedek! Chi era costui, ruminava tra sé don Abbondio, pardon, il don Abbondo.. le brame morbose, perverse. che manco se lo legge più il breviario, occupato com’è a visionare i siti piccanti su Internet, il breviario dei pronografi, dei necrofili, dei pedofili, di tutto il pattume della terra che si solleva come una nera marea assai poco virtuosa, ne manco virtuale. Ormai!
    Le vocazioni! Qui sarebbe da metterci un poco di riflessione. Trascorsi i tempi oscuri dei vasi di coccio tra i vasi di ferro, ci si domanda, a che serva la tonaca quando ogni uomo oggidì può vantare, esprimere il sé al meglio a prescindere dall’estrazione sociale o culturale. Se in anni trascorsi la veste sacerdotale poteva conferire quella dignità o quell’autorevolezza a chi di natali scadenti destinato per lo più alla terra o al servaggio, in anni recenti, culturalmente superata la divisione delle classi sociali come i vasi non comunicanti, a che giova la veste talare?
    A dare autorevolezza o dignità, o magari la copertura al diktat predatorio, venuto a sosituire il diktat dell’apostolato? In altre partole i “siate pescatori di anime”, si traduca nel siate predatori di
    Anime?
    E la vocazione? Rinunciare al mondo, meglio il “modo” di goderci la vita, è attualmente per un giovane una scelta di altissima spiritualità oltre che di rinuncia. Una rinuncia che prevede per contraltare l’unione spirituale con il Cristo ragione e principio della vocazione. Vocare vuole dire chiamare, la vocazione non nasce dunque dall’interno o l’ego, o la coscienza del chiamato, viene dall’esterno, dall’alto. L’uomo si trova di fronte alla scelta, ascoltarla o non ascoltarla.
    Dire non l’acolto non costituisce reato, il padri di famiglia non son certo da meno del sacerdote.
    Dire l’ascolto non prevede l’operazione magica della sparizione istantanea di tutte le sacrosante pulsionalità presenti in un animo, sessualità in cima, prevede soltanto la presa di responsabilità di immolarle alla rinuncia, dolorosamente e saguinosamente al fine di raggiungere l’unione con il “Maestro” e le sue sofferenze.
    Ora, i giovani vocati lo sanno, chi gliela fa fare se non hanno la forza di mettersi su questo cammino? Il noviziato non dura due mesi, ma anni e bene a questo serve. Allora?
    E vada per il prete che dopo anni di astinenza e macerazione, uomo come tutti gli altri, esposto come e più degli altri alle sollecitazioni ovunque occhieggianti, si abbandona a un poco sacrosanto congresso carnale con signora compiacente, magari i giorni successivi trascorsi a battersi il petto e infliggersi ammende corporali.. nessuno osi giudicarlo, chi è senza peccato eccetera. Più che mai un “povero cristo!”
    Non è da approvare, ma neppure offendere, perché l’atto non mette in discussione lo spirito della sua vocazione. L’uomo è caduto preda di una tentazione, tuttavia non ne ha fatto principio esistenziale. Se il Maestro è caduto tre volte sotto la croce, chi di noi non cadrà?
    Osserva Oscar Wilde, il solo modo di resistere a una tentazione è cedervi.
    Ma non dice il solo modo di resistere a una tentazione è cedere la parola tentazione alla parola prassi. O alla parola liceità, o infine “regola”
    Sovvertendo la regola o il principio medesimo della vocazione. Invertendo i fattori il risultato non cambia? Quando il prete pervertito decide di promuovere la sua perversione e al tempo mantenere la sua condizione sacerdotale, egli deve pervertire la regola e, con la regola, pervertire la propria vocazione, la chiamata. Altrimenti se ne ritornerebbe allo stato laicale. Se non si tura le orecchie gettando la tonaca alle ortiche, allora risponde a un’altra chiamata, quella che viene dal basso! Se diamo per possibile la chiamata divina, dobbiamo dare per possibile la chiamata infernale.
    Per finire tale sacerdote continua a rappresentare sulla terra il suo Dio, sarai sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedec, ma d’un dio pervertito e pervertitore.
    Ecco dunque avanzare l’ipotesi che l’immane tragedia della pedofilia sacerdotale e non solo la pedofilia.. si possa ritradurre una immensa ritualità orgiastico-satanica. Una spaventosa messa nera! Perché non va dimenticato le mani sacrdotali che violano le carni innocenti di centinaia di bambini elevano la carne del Cristo sull’altare. Sono esse il mezzo umano della transustanziazione. Chi pregano questi criminali mentre si fanno parte attiva della trasformazione del pane nel corpo e sangue di Cristo sull’Altare? Lo stesso dio, mi permetto, a cui coloro che sgraffignano le ostie consacrate le offrono insieme ad altra carne umana sacrificata sull’altare del.. demonio, signori!
    Satana.
    Tertium non datur!
    Essi non sono sacerdoti di Cristo, non sono sacerdoti del cazzo, sono sacrdoti di Satana.
    Ora, domando, dalla patetica mia ingenutià, per attingere a tanta perversione chi ha pervertito le anime allora che sospinte al noviziato dalla tal chiamata vi sono giunte? E giunte alla termine del noviziato perché offrire i voti perpetui e non ritornare allo stato laicale se ritenuta la chiamata non autentica, frutto di suggestione, o ossessione religiosa o altro che non manca nelle false vocazioni?
    E’ più facile fare il carabiniere per fame, che non il prete!
    Il pedofilo potrebbe essere per lo più il portatore di un abuso. Non sempre, anzi oggi sembra la pedofilia una vocazione tardiva tenuto conto il massiccio turismo sessuale di signori uomini di ogni età i quali non credo tutti portatori di traumi da abuso infantile e adolescienziale
    Tuttavvia il pedofilo può essere il portatore di un abuso subito in giovane età.
    Detto questo mi sorge una domanda circa gli usi o ab..usi, i costumi adottati nei seminari, negli istituti scolastici, i collegi, insomma le strutture ecclesiali dedicate al giovane, alla sua istruzione laica e religiosa. Una vera e propria sorgente, pura fresca e abbondante, a cui attingere a piene mani.
    Non serve dire altro, ne posso, mancandomi i dati, le prove, le conoscenze dei fatti. La mia è solo una deduzione, logica e ovvia, la quale tutti noi, soprattutto quelli tra di noi cattolici, uomini e donne di fede, amanti di Nostro Signore Gesù Cristo, fedeli alla sua parola, derisa offesa e villipesa da tanto malcostume da tanto orrore da tanta vergogna, ma che dico da tanta criminalità a cielo chiuso, di cui non responsabili. Sia pure irresponsabili, di non parlare apertamente, di non porci dei quesiti, di non urlare a voce spiegata alla chiesa “ma che stai facendo della chiesa di Cristo? Ridotta a una spelonca di ladri, di pedofili, di pervertiti, di assassini, di Massoni, di Satanisti, mentre la parte ancora sana gira gli occhi altrove e protegge i criminali anziché stanarli, consegnarli al braccio secolare e a giudizio avvenuto provvedere alla pena ficcandoli in qualche cella nuda e murandoceli vivi? Come la povera Monaca di Monza che a paragone di questi signori era una anima santa, una vittima del malcostume come penso tanti giovani preti pervertiti dai loro superiori e ridotti a servire l’abisso, vittime del male prima di diventarlo essi stessi.
    Si blatera da quasi un secolo del terzo segreto di Fatima, quand’eccolo, sotto i nostro occhi, dispiegato il suo orrore.
    Ai piccoli abusati e le mamme in sofferenza ricordo, sotto la Croce vi erano le donne. Maria e le discepole. Una prostituta, la Maddalena. Il solo uomo era il giovanissimo Giovanni, poco più che un ragazzino. Gli uomini erano fuggiti, i forti, i detentori del potere sulla terra. Rimasero solo i deboli della terra, donne e bambini, gli abusati, gli offesi, i perseguitati nei secoli dei secoli. Allora Gesù guardando la madre e il giovane Giovanni disse, donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre.
    Da queste parole nasce la chiesa. A che le rivolge il Cristo? A una donna e un giovane, simboli dei bambini e la madri, i perseguitati di tutti i tempi. E in tutti i tempi essi SONO LA CHIESA.

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