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Pedofilia – Abusi – Violenza –


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Luca Delfino e l’omicidio di Luciana Biggi: la scena del delitto contaminata.

Il Giustiziere degli Angeli

Ha avuto inizio il nuovo processo contro Luca Delfino accusato di aver ucciso nei vicoli di Genova la povera Luciana Biggi. Luca Delfino è già in carcere condannato per l’uccisione di MariaAntonietta Multari, colpita da numerose coltellate in strada e davanti a diversi testimoni. Luciana Biggi, che come MariaAntonietta aveva frequentato Delfino, non ha ancora trovato pace consegnando il suo assassino alla giustizia. Una giustizia comunque iniqua visto che a Delfino sono stati inflitti SOLO 16 anni per l’omicidio della Multari! Questo processo vorrebbe far luce sulla morte di Luciana ma la scena del crimine fù fortemente contaminata da un andirivieni di personale medico, di polizia e di curiosi. Non solo. A quanto risulta da una testimonianza di uno spazzino, in quei momenti egli stesso raccolse diverse bottiglie rotte mettendole in uno scatolone e gettandole poi nei raccoglitori. Essendo stato accertato dall’autopsia che Luciana fù sgozzata con un vetro frastagliato è molto probabile che l’arma del delitto fù gettata nella spazzatura dall’ignaro operatore ecologico. In aula quindi sono sorti molti dubbi su Delfino in quanto non si hanno elementi oggettivi su cui basare la sua colpevolezza. E quindi in aula Luca Delfino si gira verso il crocifisso e, facendosi il segno della croce ed inviando un bacio, ringrazia Dio. Domani si terrà un’altra udienza! Posso aggiungere altro? Sì, posso aggiungere che io ringrazierò Dio nel momento in cui avrò la certezza che Delfino non percorrerà mai più nessuna strada del mondo!

(AGI) – Genova, 21 ott. – Durante l’udienza di oggi del processo a Luca Delfino in Corte d’assise, dei nove testimoni citati, otto sono stati interrogati dal pg Enrico Zucca. Continua a leggere

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Denise Pipitone: nel giorno del suo decimo compleanno in Tribunale…

Il Giustiziere degli Angeli

Ieri, nel giorno del decimo compleanno della piccola Denise Pipitone (a cui giungono da me e da ogni parte del mondo milioni di auguri) si è tenuta udienza per il processo per rapimento della piccola. Il processo è a carico di Jessica Pulizzi e del suo ex Gaspare Galeb. Denise non aveva neanche quattro anni quando scomparve e da allora su di lei non ci sono state più notizie certe. La madre, Piera Maggio, ha sempre dimostrato una tenacia che non ha eguali cercando di riportare a casa la piccola pensandola sempre viva ma lontana. Una costanza ed un coraggio che ogni giorno deve alzare la voce e lo sguardo per non farsi schiacciare da quanti l’hanno ferita e da quanti non l’hanno supportata ed aiutata in questa immensa tragedia. Giustamente (mi associo completamente alle sue parole) condanna Jessica Pulizzi e sua madre Anna Corona a prescindere dalla loro colpevolezza nel rapimento di Denise. Le due donne hanno sempre scelto la via del silenzio, il famoso “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”, che non aiuta né nella ricerca della verità né nella dimostrazione della loro non-colpevolezza. Queste le sue parole: A Denise in questo giorno posso dire solo che mi manca un mondo e che non vorrei essere qui senza di lei, mentre a chi è indagato dico che Piera Maggio li ha già condannati, perchè in questi sei anni non hanno chiarito la loro posizione, nascondono tanto. E durante l’udienza la tensione è salita quando a voce alta Piera Maggio ha chiesto alla Corte di far smettere Jessica Pulizzi dal fissarla ossessivamente con malanimità. Anche qui, cosa aggiungere? Guardo la faccia di Jessica e…. mi avvalgo della facoltà di non rispondere!


Denise, udienza rinviata tensioni fra madre e Jessica Il 20 dicembre saranno ascoltati cinque testi, tra cui Antonino Pipitone, marito di Piera Maggio, Giacoma Russo e Maria Francesca Arena. Continua a leggere


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Michele, Sabrina e Cosima: chi è la belva?

Il Giustiziere degli Angeli

Era il 26 agosto 2010. E’ già nel passato quel giorno, nel passato di una ragazzina, Sarah Scazzi, che non avrà più futuro. La sua vita ha cessato di essere tale in una manciata di minuti, tra il terrore ed il pianto, tra l’istinto di sopravvivere e la sopraffazione di mani che le hanno tolto il respiro, l’ultimo. Ha visto gli occhi di chi la uccideva? I suoi occhi hanno chiesto pietà? Dove sono cadute le sue lacrime di bambina? Nella polvere di una cantina o sulle mani della belva? Non oso chiedermi altro perché mi sento sopraffatta dallo stesso dolore, dalle stesse lacrime… Oggi in tanti, in TV e sui giornali, continuano a lamentare la messa in angolo di Sarah rispetto a quanto stà avvenendo sul lato pratico delle indagini. No, non è proprio così, dico io. Quanto è accaduto a questo angelo non è dimenticato e né si dimenticherà mai e penso che tutti si stà vivendo un lutto senza fine e senza pace che ci ritroverà spesso a rivedere il volto di LEI. Sarah lascia in tutti una traccia indelebile ma oggi si ha la necessità di sapere CHI l’ha uccisa e PERCHE’ affinchè la giustizia fermi per sempre le mani ignobili che hanno fermato per sempre il suo percorrere la vita.

ORA ABBIAMO BISOGNO DI SAPERE CHI E’ LA BELVA!



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Pedofilia: condannati due “baby sitter” attempati. Nove anni di carcere!

Il Giustiziere degli Angeli

Bimba violentata, il verdetto: inflitti 18 anni ai due baby sitter.


Coppia di Dueville ritenuta colpevole degli abusi sessuali. I giudici di Corte d’appello hanno condannato marito e moglie a 9 anni di reclusione ciascuno e ad un forte risarcimento danni.

Vicenza. È la pena più pesante mai emessa per violenza sessuale nei confronti di una donna vicentina: 9 anni di carcere. La sentenza dei giudici d’appello di Venezia ha completamente ribaltato il verdetto assolutorio dei giudici di Vicenza, che l’avevano ritenuta non responsabile degli abusi. La baby sitter Maria Luigia Peruzzo, 56 anni, di Dueville, dove risiede in via Molinetto, è stata ritenuta colpevole di avere partecipato alle violenze sessuali durate un paio d’anni, assieme al marito Guido Rigon, contro la bambina che era stata loro affidata dai genitori. I giudici l’hanno condannata anche al pagamento di un forte risarcimento danni. La stessa pena era stata inflitta nel giugno 2008 dal tribunale di Vicenza, che all’epoca però l’aveva assolta, al marito Rigon, 60 anni. Al quale sono stati confermati i 9 anni di carcere. La corte, dunque, ha accolto in pieno il ricorso del procuratore generale di Venezia che ha parlato di una vicenda ignominiosa, terribile quanto a modalità e conseguenze sulla psiche della minorenne. È una storia allucinante, ha insistito l’inquirente, venuta fuori quando i genitori, che risiedono nell’Alto Vicentino, avevano iniziato a notare un profondo cambiamento nella bambina. Era diventata silenziosa, scontrosa, abulica. I chiari sintomi, come era emerso dopo una prima visita specialistica in un centro del Nord Italia, di abusi sessuali proseguiti nel tempo. La madre aveva iniziato ad allarmarsi quando aveva trovato delle strane macchie di sangue su un indumento intimo della figlioletta. La denuncia alla squadra mobile della questura aveva dato il via alle indagini che avevano portato in carcere l’uomo nel corso del 2004. A coordinare le indagini era stato il pm Giorgio Falcone (ora in servizio alla procura di Padova) che al processo di primo grado conclusosi il 18 giugno 2008 aveva sollecitato 7 anni di carcere per l’uomo e 4 per la donna. A suo avviso la baby sitter aveva avuto non solo un concorso morale col marito, ma avrebbe partecipato ai giochi a sfondo erotico. «Il suo coinvolgimento è pieno», disse rimarcando la richiesta di condanna. Il tribunale, invece, da un lato aveva ritenuto responsabile l’uomo infiggendogli 9 anni di reclusione, ma dall’altro aveva assolto la donna sostenendo che non era emersa la prova piena della sua partecipazione ai rapporti sessuali avuti dal marito con la vittima. Sulla stessa linea di Falcone si erano mossi gli avvocati Girolamo Coffari e Maria Tardino per conto dei genitori della minore. «È un verdetto che fa giustizia», ha detto l’avv. Coffari. È stata una lunga battaglia giudiziaria che, come succede in queste drammatiche vicende, si chiuderà in Cassazione, dove i difensori di Rigon e Peruzzo dello studio Rando di Schio sperano di ribaltare il pesante verdetto d’appello. Secondo i giudicanti la baby sitter avrebbe avuto non solo un ruolo di copertura a sostegno delle malefatte sessuali del marito, ma lei stessa avrebbe avuto un ruolo attivo negli abusi Le pene diventeranno esecutive solo se saranno confermate in Cassazione a Roma. In quel caso i coniugi, che beneficiano di 3 anni di indulto perché i fatti sono del 2001, entreranno in carcere.

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Pedofilia: compera una bambina e ne abusa! Condannato a sei anni.

Il Giustiziere degli Angeli

Leggo, riporto e vomito bile!


Il falso papà era un orco Condannato per pedofilia

Falso padre adottivo condannato a sei anni di carcere per abuso su minore e a 2 anni e 4 mesi per alterazione di stato (quest’ultimo reato già però coperto da indulto). Si è chiusa con una sentenza severa, pronunciata dal gup di Busto Arsizio Alessandro Chionna, la nota, quanto drammatica vicenda, che ha avuto inizio il 19 febbraio 2009 in una paese del Basso Varesotto con l’arresto da parte della squadra Mobile di Varese di un agricoltore di 57 anni.

L’uomo era accusato di aver abusato sessualmente della figlioletta di soli 4 anni. Le manette, in seguito, avevano fatto emergere una vicenda terribile. L’uomo e la moglie, una donna di origine brasiliana anche lei cinquantenne e con figlie già grandi avute da un’altra relazione, si erano sposati “tardi” dopo essersi incontrati attraverso un’agenzia matrimoniale. Dal matrimonio non era arrivata prole e la coppia era volata in Brasile dove aveva acquistato una neonata di pochi giorni; la madre naturale aveva ceduto la bambina in cambio di denaro, spinta dalla necessità. La piccola era stata registrata all’anagrafe brasiliana come primogenita della coppia; una volta rientrati in Italia marito e moglie aveva depositato il certificato ottenuto in terra Carioca. L’uomo, intanto, guardava la piccola crescere: gli abusi sarebbero durati per oltre un anno.

A squarciare il velo di orrore, è stata una familiare della coppia alla quale la piccola era stata affidata mentre marito e moglie si godevano una serata fuori. La bambina, durante il bagnetto, aveva mostrato comportamenti erotizzanti impensabili per un infante. Da lì erano partite la denuncia e l’indagine condotta anche attraverso intercettazioni. La polizia ha inoltre raccolto alcune testimonianze. Quella della madre adottiva, che avrebbe dichiarato che il marito le aveva detto di essere “malato” solo nell’ultimo periodo. Tanto che lei, dopo aver iniziato ad avere dei sospetti, evitava di lasciare la piccola sola con lui. Quindi una baby sitter, che aveva dichiarato di aver trovato l’uomo nudo nel letto con la figlia, anche se non la stava toccando. Quindi la piccola che sottoposta a perizia è risultata vittima da “stress post traumatico di origine sessuale” e non ha accettato di essere sottoposta ad una visita completa. Infine il cinquantasettenne: l’uomo ha parzialmente ammesso gli abusi. Ieri il pm Roberto Pirro ha chiesto una condanna complessiva a 7 anni e 2 mesi di carcere. «Abbiamo cercato di ottenere il risarcimento maggiore per la piccola – ha detto Grazia Cesaro, presidente della camera minorile di Milano e curatrice della piccola in seno al procedimento – Abbiamo chiesto e ottenuto il sequestro conservativo dei beni dell’imputato. Ci auguriamo che la bimba possa ottenere tutta la giustizia di cui oggi ha bisogno».

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Prete pedofilo salvato… con la “prescrizione”! La bambina aveva solo tre anni…

Il Giustiziere degli Angeli

Non riuscirò mai a darmi pace su come finiscono certe storie.

Era il 15 luglio di quest’anno quando, attraverso i giornali, ci rendevano noto un processo a carico di un certo sacerdote (solo le iniziali A.G.S.M) di Soverato, in provincia di Catanzaro. Si lesse che il pubblico ministero Carlo Villani chiese SEI anni di reclusione per il “don” per atti di libidine violenta su una minorenne (bambina di tre anni) che sarebbe stata baciata, toccata, e costretta ad altri atti sessuali in diverse occasioni, avvenute in un periodo compreso tra il 1995 ed il 1996. Il religioso non avrebbe solo baciato la piccola sulla bocca ma in un’occasione le avrebbe alzato la maglietta toccandole i seni oltre a prenderle la mano per portarla verso le sue parti intime. In un’altra occasione sempre il prete, essendo la bambina al letto ammalata, ha spostato le coperte e messo una mano sotto il suo pigiamino per toccarle le parti intime.

In questi lunghi anni però il collegio giudicante è cambiato per ben SEI VOLTE e quindi si è arrivati alla sentenza di primo grado di ieri con la “PRESCRZIONE DEL REATO”. Questo la dice lunga su come siamo messi in questa nostra nazione: siamo un paese del QUARTO MONDO.

Catanzaro. Prete accusato di pedofilia: interviene la prescrizione Catanzaro. La lunghezza di un processo, tanto per cambiare, ha dato luogo ad una sentenza di non luogo a procedere. Questa volta non si conoscerà la verità in relazione ad un caso di pedofilia. Sul banco degli imputati il prete 75enne di una parrocchia dell’area periferica di Catanzaro, accusato di aver commesso in tre distinti episodi atti di libidine ai danni di una bimba di tre anni. Una vicenda che risale al periodo a cavallo tra il 1995 ed il 1996 ed il cui processo che ne è seguito, grazie alle continue interruzioni dovute all’avvicendamento dei giudici della Corte, si è protratto per otto anni. La pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Carlo Villani aveva richiesto una pena pari a 6 anni di carcere. I legali del prete, gli avvocati Rosario Chiariano e Sergio Rotundo, hanno caldeggiato, al contrario la sua assoluta innocenza. Furono i genitori della piccola a presentarsi dai magistrati per denunciare il parroco.

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Abusi su minori: la chiesa tollera ancora don Michele. I cittadini NO!

Il Giustiziere degli Angeli

Ricevo, con preghiera di diffusione, la seguente mail e volentieri la riporto. Questo soprattutto perchè è la dimostrazione che simili comportamenti della chiesa non sono tollerati dai cittadini comuni, cristiani od atei che siano, e che la reazione e l’azione sono delegati al singolo. Ringrazio da parte mia e da parte di tanti Angeli il signor Alberto.

Gentile MAMMA DOLCE , vi invio la lettera aperta che ho spedito al Cardinale Sepe, riguardo il maldestro tentativo della Curia di Napoli di reinserire, in una chiesa del centro di Napoli, il focoso don Michele, prete di San Giorgio a Cremano, sorpreso in un auto con una quindicenne, mentre consumavano un rapporto sessuale. Se questa è la tolleranza zero richiesta da Papa Ratzinger, bisogna assolutamente andare sotto lo zero. Distinti saluti, Alberto Senatore.

 

Don Michele De Masi

 

 

Napoli, chi ha visto don MICHELE ?

Lettera aperta al Cardinale di Napoli CRESCENZIO SEPE.

Dov’è adesso Don Michele ?

Spett. Le Cardinale SEPE sono Alberto Senatore, classe 1964, di fede cristiana, sposato felicemente e padre di due figli. Le scrivo riguardo le affermazioni del Suo vicario Don Gennaro Matino, rilasciate in un’intervista a Paolo Russo, giornalista del Mattino, pubblicate domenica 10 ottobre, riguardanti la questione di Don Michele, “ sorpreso ” a dire messa nella parrocchia di Santa Lucia a Mare. La sorpresa non è che il prete celebri la messa, ma che il prete celebrante non sia in “ area di santità ”. Procediamo con ordine. Chi è Don Michele ? Un sacerdote di San Giorgio a Cremano (Napoli ), che tre mesi prima, esattamente il 5 luglio, era stato “ sorpreso “ in flagranza di reato, dagli agenti della Polizia Stradale, sulla tangenziale di Capodimonte, mentre in auto consumava un rapporto sessuale completo con una ragazzina quindicenne.

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