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Pedofilia: confessa e resta in carcere l’arbitro varesino.

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Il Giustiziere degli Angeli


Pedofilia, l’arbitro resta in carcere – “Sì, ho incontrato quel ragazzino”

VARESE E’ comparso davanti al gip di Varese Cristina Marzagalli il settantenne varesino accusato di aver abusato sessualmente di almeno quattro minorenni. Un uomo con un piano per l’accusa: prometteva “diventerai una star”, in cambio di favori sessuali da ragazzini.

In sede di udienza di convalida l’uomo, che in gioventù allenava ragazzi del settore giovanile di squadre calcistiche della zona e che prima dell’arresto militava come arbitro, ha parlato per oltre un’ora. Ammettendo uno soltanto dei quattro episodi contestatigli del pm varesino Massimo Barlado. Il fatto risale all’8 giugno 2010 quando il settantenne, denunciato dalla cognata, era già sotto inchiesta. L’episodio, del resto, non avrebbe potuto smentirlo: la squadra mobile di Varese ha registrato con intercettazione ambientale il fatto documentandolo al di là di ogni ragionevole dubbio. L’arbitro, però, precisa che quella fu l’unica volta; con lui un quindicenne, e si limitò a palpeggiamenti. Mai l’anziano, nel corso dell’inchiesta, avrebbe consumato un rapporto completo con una delle vittime. Gli altri episodi contestati il settantenne li ha negati con fervore: fu solo quella volta, l’8 giugno scorso, e con un quindicenne curioso.

L’anziano avrebbe fornito spiegazioni anche su quella telefonata intercettata dalla cognata. Quella conversazione dai toni assolutamente intimi con un ragazzino che ha spinto la familiare a denunciarlo come pedofilo. L’uomo avrebbe asserito davanti al gip che quella volta era al telefono sempre con lo stesso quindicenne con il quale la mobile l’ha intercettato in auto l’8 giugno scorso.

In ogni caso, trattandosi di un minore, le cose cambiano poco. La procura sta ora vagliando il modus operandi del settantenne. Da sempre l’uomo avrebbe bazzicato l’ambiente del calcio giovanile, mettendo a punto nel tempo una strategia efficace per agire. Ai ragazzini prometteva “un provino in una squadra importante”. “Ti porto a Milanello”, diceva al ragazzino con il quale era al telefono quando la cognata l’ha denunciato dopo aver sentito chiare offerte sessuali in cambio “del provino”. Questo era il piano: l’uomo lusingava il ragazzino di turno come se si trattasse di un ragazzo di vita alla Pasolini. Millantava di avere conoscenze “in alto” in ambito calcistico, prometteva “provini con i grandi club”, “Ti faccio giocare in una grande squadra”, garantiva ai ragazzini.

Poi, dopo averne conquistato la fiducia con lusinghe da serie A, li incuriosiva. Ai minorenni chiedeva se avevano mai avuto esperienze sessuali, mostrava loro filmati hot, fumetti hard, riviste per adulti. Chiedeva gusti e fantasie sino a giungere alla richiesta di sesso. Tutto in fiducia, tutto in famiglia, tutto sognando una serie A, dove forse gli abusati avrebbero finalmente trovato delle Veline invece di un settantenne molto espansivo. Al termine dell’interrogatorio il difensore ha chiesto la scarcerazione o, in subordine, gli arresti domiciliari per l’anziano. La procura potrebbe esprimere parere negativo al fatto. Simona Carnaghi

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