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Una madre rivuole le sue figlie: la storia di Katia mamma di Marianna e Simona

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Il Giustiziere degli Angeli

L E G G E T E     E     D I V U L G A T E

(per tutta la storia su questo caso: LINK al SITO)


SE PER QUALUNQUE MOTIVO LA PROCURA DOVESSE ARCHIVIARE LA MIA DENUNCIA,

IN NOME DI DIO FARÒ QUALCOSA DI DRASTICO.

È IMPOSSIBILE PER ME VIVERE SENZA POTER RIABBRACCIARE MARIANNA E SIMONA!

LETTERA APERTA

a Chiunque vuole conoscere la vicenda che ha stravolto la vita delle mie figlie,

a Chiunque può darmi un aiuto per fermare l’INGIUSTIZIA:

l’adozione delle mie creature già date in affido ad una coppia di coniugi di San Benedetto del Tronto dal Tribunale per i Minorenni di Ancona, con il supporto compiacente di assistenti sociali, di specialisti orbitanti nell’ambiente sociale, giudiziario e istituzionale che hanno prodotto relazioni compiacenti, di magistrati che non hanno visto il marcio nel loro ambiente, che hanno permesso che le mie creature mi fossero rubate e che si perpetrasse un’ingiustizia, che non vogliono rimediare all’ERRORE!

LA VICENDA

La vicenda che ha coinvolto le mie due creature, Marianna e Simona Scialdone, ha avuto inizio improvvisamente nel 1998. Interventi dei servizi sociali, iniziative giudiziarie, una incredibile serie di provvedimenti e infine quando sembrava che tutto volesse finire nel 2003 e le mie figlie stavano tornando a casa, come ci avevano assicurato alcune assistenti sociali oneste, dopo un percorso seguito diligentemente da me e dal padre, improvvisamente, senza alcun preavviso, le mie figlie furono affidate a una coppia di coniugi ricchi e potenti residenti a San Benedetto del Tronto, i quali avevano fatto richiesta di affido e adozione proprio di “due sorelline”.

Non si è mai capito e nessuno ha mai spiegato perché le bambine non dovevano tornare a casa, perché dovevano andare a vivere presso quelle due persone sconosciute, perché non veniva rispettato quanto già relazionato dai servizi sociali che ci avevano seguito fino ad allora e ci avevano assicurato di poter riavere le figlie. Una delle assistenti sociali, sorpresa per il cambiamento avvenuto nel provvedimento del giudice, infastidita dal fatto che la sua relazione scritta a nostro favore non era stata rispettata, incuriosita anche dal fatto che questa coppia era venuta fuori dal nulla per prendersi Marianna e Simona, volle fare delle indagini e si adoperò per prendere informazioni sulla coppia. Fu gentile a farmi rapporto e mi disse: “State attenti, la signora non riesce ad avere figli suoi, ha già avuto qualche aborto, hanno i soldi e hanno chiesto due sorelline da adottare!”

Appena Marianna e Simona entrarono in quella casa, la signora “…” le costrinse a chiamarla “mamma”. Le mie figlie si opponevano, piangevano, non volevano ubbidire. Ricordo il pianto e la rabbia di Simona che le rispondeva “No, io la mamma già ce l’ho”. E così, ebbe inizio una continua lotta per vederle, la donna si inventava sempre nuove scuse per non permetterci di incontrare le nostre figlie, finché arrivò un nuovo provvedimento che ci proibiva di vederle. Non si è mai saputo perché, per quale ragione le nostre figlie dovevano essere affidate alla coppia di coniugi ricchi e non potevano ritornare dalla loro mamma.

Il 12 maggio 2004 è stato l’ultimo giorno che ho visto le mie creature. Ricordo lo sguardo triste che mi hanno rivolto quando le ho abbracciate per salutarle per l’ultima volta: le piccole già sapevano, già “alcuni” avevano detto alle mie figlie che non potevano tornare a casa. Rivedo la scena straziante di loro due che si voltano e mi guardano con gli occhi imploranti. E così è iniziata la parte più dura e dolorosa del mio calvario. Gli incontri con gli avvocati, le lettere ai giudici, le preghiere per avere almeno il permesso di sentirle al telefono, di avere notizie di loro, di poter far avere loro un regalo ogni tanto. Tutto mi è stato negato. Non dovevo fare più nulla per loro, né comprare un gioco, né comprare un vestito, né avere notizie sulla loro salute, perché quella donna pretendeva di diventare la loro mamma e non accettava che io potessi ancora pensare alle mie figlie. Voleva cambiarle, voleva che Marianna e Simona diventassero le bambole con cui giocare: subito dopo che le hanno portate in casa sua, senza dirmi niente e senza che loro volessero, lei ha fatto tagliare i capelli a tutte e due. Quando le vidi con i capelli corti, le guardai sorpresa e loro, dispiaciute per me, povere piccole mi dissero: “mamma, è stata “…” che ha voluto tagliarci i capelli”, come per scusarsi del loro cambiamento.

Da quel giorno “la signora …” si è impadronita delle mie figlie, le ha plagiate, ha fatto credere loro che la vera mamma non le cercava più, ha preteso e insistito che Marianna e Simona la chiamassero “mamma” contro la loro volontà. Già nei primi tempi che le erano state concesse in affido, “…” si infastidiva se le bambine avevano un pensiero gentile per me e quando tornavano nella sua casa, dopo l’incontro con noi genitori, lei si faceva trovare piangente, si mostrava dispiaciuta ai loro occhi per farle sentire in colpa, per provocare sentimenti di pena nei suoi confronti. Questo è quanto Marianna e Simona mi raccontavano quando riuscivo a rivederle nei nostri incontri. Le mie figlie sono state usate per accontentare una “povera donna egoista” che tentava invano di avere figli propri; sono servite per rendere felice la coppia di coniugi ricchi e potenti che avevano ordinato e preteso le “due sorelle” ai servizi sociali di … ; hanno subito il lavaggio del cervello affinché diventassero “le figlie” della coppia, hanno subito nella loro psiche una sottile e rischiosa manovra che pian piano, sin dalla fine del 2003, le ha portate a “dimenticare” la famiglia d’origine, costrette inconsciamente a tagliare qualunque legame con i genitori, il fratello maggiore, i nonni materni e paterni.

Intanto io, la loro mamma, vivo con una grande pena nel cuore, perché so che Marianna e Simona, non conoscendo la verità, continuano a credere che non le ho volute, non le ho cercate, che le ho abbandonate. Io giuro e le mie figlie devono saperlo che la legge cieca e assurda, i maledetti provvedimenti del giudice, le falsità dei servizi sociali compiacenti, in accordo con la coppia che ha preteso e fatto di tutto per avere in affido proprio loro “due sorelle”, mi hanno proibito fin dal 12 Maggio 2004 di avvicinarmi a loro.

Marianna e Simona Scialdone hanno il diritto di conoscere la verità sulla tragedia che le ha coinvolte. Prego Dio che loro possano rendersi conto che dal mese di Maggio dell’anno 2004 la mamma sta lottando per loro e per avere giustizia ad ogni costo. E sto lottando anche contro il tempo, perché temo che le mie figlie possano essere adottate da un giorno all’altro, costrette a loro insaputa e senza che se ne rendano conto a cambiare il loro cognome.

Purtroppo il Tribunale per i Minorenni di … ha già dichiarato l’adottabilità delle mie figlie. Né io madre, né il padre siamo stati chiamati per essere ascoltati sull’adozione, come se del padre e della madre si volesse negare l’esistenza, ma “stranamente” mio figlio maggiore è stato ascoltato perché vorrebbero concludere con la richiesta di adozione avanzata dalla coppia di coniugi che insistono per adottarle. “Stranamente”, è stato detto a mio figlio che le sorelle Marianna e Simona stanno bene dove stanno e “la cosa più importante è che avranno una eredità”. Mio figlio ha risposto che le sorelle non hanno bisogno dell’eredità di quelle persone. Io vorrei aggiungere che Marianna e Simona Scialdone hanno bisogno dell’amore della loro mamma, hanno bisogno di essere restituite alle loro origini, origini che sono state calpestate ingiustamente da chi ha voluto favorire quei signori che pretendono di essere genitori adottivi di due ragazze che hanno i genitori viventi, hanno una mamma incensurata e onesta, hanno i nonni e tutti i parenti che attendono il loro ritorno. Perché Marianna e Simona sono condannate a vivere con due estranei ai quali è stato permesso di coinvolgerle nella loro vita, mentre potrebbero vivere bene e agiatamente nella mia casa, nel calore della loro mamma? Io, Katia Milano, ho le possibilità di dare alle mie figlie tutto il necessario, una bella casa, una vita agiata, un ottimo futuro e tutto l’amore di cui sono capace in quanto madre.

Dopo aver atteso invano dal 2004 che Marianna e Simona tornassero da me, dopo aver lottato a lungo, sofferto e tribolato, sperando che la giustizia fosse giusta e rimediasse agli errori, ai danni e ai reati commessi da assistenti sociali compiacenti, da diverse persone orbitanti nell’ambiente sociale, giudiziario e istituzionale di … e di … , dopo una irragionevole e ingiusta sentenza del Tribunale per i Minorenni di … che mi toglieva il diritto di essere madre delle mie due creature per darle alla coppia di coniugi di …, il 25 ottobre 2008 ho presentato denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila contro coloro che reputo responsabili: 1) contro la coppia che ha ottenuto le mie figlie come se fossero merce per …, 2) contro una serie di assistenti sociali che hanno prodotto false relazioni sullo stato di affidabilità prima e adottabilità dopo delle mie figlie, 3) contro gli specialisti che hanno prodotto relazioni compiacenti, 4) contro i magistrati che forse hanno preferito non vedere il marcio nel loro ambiente e hanno emesso l’assurda sentenza che ha permesso che le mie creature mi fossero rubate.

Da oltre un anno la Procura della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila ha in esame la mia denuncia, la mia memoria e le mie richieste. Solo da pochi mesi sono stata invitata ad esporre la mia causa in Procura a L’Aquila, sono stata ascoltata e ora sono in attesa che il Procuratore Capo di L’Aquila, dopo aver esaminato gli atti che finalmente il Tribunale per i Minorenni di … gli ha consegnato, si pronunci per incriminare e processare i responsabili dell’assurda irragionevole ingiustizia che mi ha strappato le figlie per consegnarle quasi come “pacco postale” nella casa dei signori che ne avevano fatto richiesta.

Ora tutte le mie speranze sono riposte nelle mani del Procuratore Capo della Procura presso il Tribunale di L’Aquila. Sarà lui a decidere se fermare il Tribunale per i Minorenni di … ed aprire un capitolo nuovo per ridarmi le mie figlie e la mia vita. Intanto vivo ogni giorno in trepida attesa di una buona notizia da parte della PROCURA di L’AQUILA e nella speranza che mi sia ridata la gioia di abbracciare finalmente le mie figlie, mi si dia la possibilità di incontrarle e parlare con loro, per rassicurarle che nessuno della famiglia le ha mai abbandonate, tanto meno questa madre.

Solo così Marianna e Simona sapranno la verità, potranno finalmente capire che quella donna che ha preteso di essere chiamata “mamma”, che ha carpito egoisticamente con l’inganno la loro fiducia, che ha approfittato del fatto che loro erano piccole e dovevano per forza soccombere agli eventi programmati con astuzia, quella donna, oltre al fatto che le ha sottratte all’affetto dei genitori e all’amore infinito della madre che le ha partorito, ha oltremodo manovrato la loro giovane vita, ha tolto loro la gioia di stare in contatto con il fratello maggiore, le ha derubate dell’affetto degli zii e dei nonni, che rappresentano un vero punto di riferimento per i nipoti, le ha sottratte anche all’affetto di una bisnonna, la mia nonna materna, che darebbe la vita per stringerle fra le braccia: le ha derubate delle loro origini.

MARIANNA E SIMONA SCIALDONE HANNO SUBITO UNA GRAVISSIMA INGIUSTIZIA: SONO STATE DERUBATE DELLE LORO ORIGINI. Questo sarebbe “forse” ammissibile se io, la loro madre, fossi mai stata una delinquente, una criminale, un’assassina, una drogata, una terrorista, una prostituta, una truffatrice, una nullafacente, una violenta, una ladra, una persona deviata e senza amore per i propri figli. MA IO NON SONO MAI STATA NIENTE DI TUTTO QUESTO! Sono una donna onesta e incensurata, materna e affettuosa.

SE PER QUALUNQUE MOTIVO LA PROCURA DOVESSE ARCHIVIARE LA MIA DENUNCIA, IN NOME DI DIO FARÒ QUALCOSA DI DRASTICO. È IMPOSSIBILE PER ME VIVERE SENZA POTER RIABBRACCIARE MARIANNA E SIMONA!

Katia Milano

OPPOSIZIONE ALL’ADOZIONE DI MARIANNA E SIMONA

Mercoledì 24 febbraio 2010 la Corte d’Appello del Tribunale di Ancona si è riunita in Camera di Consiglio per ascoltare i genitori che si oppongono all’adozione di Marianna e Simona Scialdone. Ho voluto presentare la mia MEMORIA-OPPOSIZIONE con la speranza di tentare e riuscire a fermare l’ingiustizia che si sta perpetrando nel Tribunale dei Minorenni di Ancona!

Il documento che ho depositato e che pubblico su questo sito sicuramente sarà valutato dai GIUDICI. Lo pubblico per farlo conoscere alle persone oneste, di alta levatura morale e di buona volontà! Comunque sono molto perplessa dal comportamento in Camera di Consiglio e dalle parole messe in essere dalla signora Gabriella Ceneri, che di professione fa l’avvocato, che è stata nominata da qualche anno “tutore delle mie figlie”, mentre mi sembra che la stessa faccia da tutore alla donna che mi ha rubato le figlie.

Purtroppo ha potuto parlare soltanto il mio avvocato. A me è stato proibito, perché i Giudici hanno detto che “non avevano tempo” (… da dedicare a una madre che da sei anni non vede le sue figlie). Ripeto, spero che i Giudici almeno leggano il documento di cinque pagine in cui ho sintetizzato la verità dei fatti.

Rappresentata da un avvocato, si è costituita in Camera di Consiglio Gabriella Ceneri “tutore di Marianna e Simona”, a nome suo e a nome delle mie figlie, che “lei tutela” per incarico del Tribunale per i Minorenni di Ancona!

ADDIRITTURA Gabriella Ceneri mi ha accusato che io avrei nientepopodimeno comunicato alle mie figlie, tramite web, che io sono la loro mamma e che le ho sempre cercate!

(SPERO CHE NESSUNO CHIEDERÀ LA MIA CONDANNA A MORTE PER QUESTO!)

Katia Milano, madre di Marianna e Simona Scialdone

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5 thoughts on “Una madre rivuole le sue figlie: la storia di Katia mamma di Marianna e Simona

  1. Per troppo la vicenda della madre che ha subito queste abuso giudiziario no me stupisce. Anche la nostra nipotina ha stato strapata delle affetto della sua mamma, nostra figlia e della nostra famiglia. Adesso vive in Francia e la madre in Italia. La giustizia non esiste. Comunque, consigliere a la madre di marianna e simona di fare dinuncia al Consiglio Superiore della Magistratura contra la corte responsabile di questa monstrosita con la acusa di abuso di ufficio e anche la corte europea per il diritti umani.

    Buona fortuna.

    L. Velazquez
    Nonna

  2. Ho letto tutta la documentazione, sono sconcertato, non posso dire di essere stupito che queste cose possano accadere in Italia, perchè quando ad essere coinvolti sono Tribunali ed assistenti sociali, so che tutto è possibile, anche l’assurdo e l’inverosimile, come appunto questa vicenda. Tutta la mia solidarietà ai veri genitori, spero che le bimbe ritornino presto a casa,

    • Caro Raffaele, credimi che questa madre ha bisogno di tutto il nostro aiuto. Ovunque puoi divulga la sua storia perchè questa mamma e le sue bambine si sentano meno sole ed abbiano le possibilità che gli stanno negando. Sò che tu sei una persona molto attenta e sensibile ed affido anche alle tue mani questo caso. Un abbraccio.

  3. Scusatemi..perche’ le bambine sono state tolte alla famiglia?
    Non trovo le motivazioni,eppure,per quanto opinabili e ingiuste,ci saranno. per favore vorrei conoscere la storia completa. Un abbraccio a Katia.

    • Potrai leggere tutta la documentazione sul caso andando al link del sito di Katia. Lo trovi all’inizio dell’articolo.

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