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Stupro Montalto di Castro: è stata una ragazzata! Una mannaia su quelle parole.

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Il Giustiziere degli Angeli

Stupro Montalto, sospesa messa in prova – Martedì riprende il processo al “branco”

Decisione Cassazione dopo ricorso della vittima, offesa in tv da parenti e concittadini degli 8 imputati: «Fu una ragazzata»

VITERBO (3 luglio) – Riprenderà martedì, davanti al Gup Debora Tripiccione, il processo agli otto ragazzi di Montalto di Castro accusati di stupro ai danni di una quindicenne, la notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 2007. E’ la conseguenza della decisione della Corte di Cassazione di accogliere il ricorso della procura generale del tribunale dei minori di Roma contro la messa in prova” concessa agli otto. Il procedimento era stato sospeso in fase di udienza preliminare nel maggio 2009.

Lo stupro? Una ragazzata. L’intervento della procura generale era stato sollecitato dall’avvocato della famiglia della ragazzadopo che, durante la trasmissione Domenica 5 del 25 ottobre 2009, un gruppo di compaesani degli imputati insultarono pesantemente la vittima dello stupro e difesero con veemenza gli stupratori, peraltro rei confessi. Il genitore di uno degli stupratori arrivò a definire il gesto del figlio «solo una ragazzata». Il legale, segnalò alla procura generale che il clima di solidarietà, al limite della complicità verso gli indagati non era idoneo a favorire il loro ravvedimento e il loro recupero sociale. Tesi accolta dai magistrati e confermata dalla Cassazione.

La messa in prova prevede la sospensione del processo a carico di minori e il loro affidamento ai servizi sociali dell’amministrazione della giustizia che, anche in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali, svolgono nei loro confronti attività di osservazione, sostegno e controllo. Alla fine del periodo, in questo caso fissato in 28 mesi, se l’esito viene giudicato positivo, il reato viene dichiarato estinto.

Nel 2007 si abbattè una bufera sul sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai, che decise di pagare le spese legali ad alcuni degli imputati. Il comune prestò infatti 5 mila euro a testa ad alcuni degli otto ragazzi, allora tra i 15 e i 17 anni. Carai finì sotto accusa anche all’interno del costituendo Pd.

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