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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Bambini scomparsi: si riaprono le indagini dopo 33 anni dalla scomparsa di Mauro Romano. Ecco perchè solo ora!

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Il Giustiziere degli Angeli

Il 21 giugno 1977 scompare, a Racale nel salento, un bimbo di soli 6 anni: era Mauro Romano. Ora la Procura di Lecce riapre le indagini su questa misteriosa e tragica scomparsa. Quando il procuratore capo, Cataldo Motta, ha ascoltato le parole della madre del piccolo (<Viviamo solo per sapere la verità su nostro figlio>)  non ha potuto non sentirsi egli stesso un padre, un uomo, una persona che “vuole la verità” ed ha deciso di riaprire le indagini affidandole ad un magistrato di comprovata abilità e puntigliosità: Giuseppe Capoccia.


Mauro era un bambino solare, vivace, testardo e viveva con l’innocente convinzione, tipica dell’età, che degli adulti ci si poteva fidare. Ma di certo è proprio un adulto che si nasconde dietro la sua sparizione e, forse, uno di quegli adulti che qui siamo abituati a chiamare “orchi”, quelli che abusano dei bambini per saziare la loro infamità sulla loro carne. Ed anche qui, in questo mistero da svelare, una traccia del 1998 portava al nome di una persona molto vicina alla famiglia del piccolo, un uomo che frequentava quella casa e che faceva salire il bambino e suo fratello sulla sua Vespa blu “per fargli fare un giro in paese”! Un testimone (deceduto in un incidente stradale circa 10anni fà) disse di aver visto qul giorno quell’uomo far salire Mauro sulla sua Vespa e che il motivo era da ricercare nel denaro promessogli da qualcuno per avere il bambino! Forse ora finalmente quell’uomo sarà ascoltato, forse si comincerà ad aggomitolare quel filo che porta alla verità. Una verità dove, ancora una volta, connivenza ed omertà hanno avuto la meglio sul “sapere”, sul conoscere il destino di un bambino di soli sei anni. Ma come posso scrivervi ciò che provo di fronte alle dichiarazioni di una madre che ha perduto suo figlio senza offendere nessuna sensibilità religiosa? La metto giù così come la leggo dai due unici giornali che ne parlano… I genitori di Mauro erano e sono Testimoni di Geova. Nonostante quella testimonianza ricevuta ed i forti sospetti sull’uomo con la Vespa, essi non sporsero denuncia in quanto anche lui faceva parte della stessa congregazione. Queste le loro parole “Non sporgemmo denuncia – scrivono i coniugi Romano – perché la nostra religione non lo permetteva e non lo permette. La nostra religione, infatti, non consente ad un fratello di portare in giudizio un altro fratello della stessa religione. Quel vincolo oggi però è caduto: quell’uomo non fa più parte della congregazione”.

Vi prego di perdonarmi se non capisco, se non condivido il pensiero di nessuna religione quando non si occupa dei propri figli fino in fondo, proteggendoli da ogni male… anche da quello che si annida nelle stesse fila di preghiera. Lo scriviamo ogni giorno in migliaia di righe, lo gridiamo nelle piazze, lo stracciamo dai fogli insulsi della politica: L’INNOCENZA NON SI TOCCA. Abbiamo visto quanti volti e quanti abiti nascondono gli orchi-pedofili, sono ovunque si abbia facile accesso ai bambini e se una dottrina religiosa o di comunità non spazza via dal proprio interno il male… allora si rende complice del crimine più orribile. Mi rivolgo ora al paese di Racale ed a tutta la comunità: qualsiasi cosa sappiate, pensiate o sospettate sulla scomparsa di Mauro ditela agli inquirenti: è importante per tutti.

Lecce, dopo 33 anni riaperta inchiesta su bimbo scomparso.

LECCE – Il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, ha riaperto l’inchiesta sulla scomparsa di Mauro Romano, avvenuta 33 anni fa a Racale, nel Basso Salento. Mauro aveva sei anni ed era nella casa dei nonni materni, la sera del 21 giugno 1977, quando si persero le sue tracce. L’allarme fu dato subito dalla zia del bambino, Virginia Colaianni, allora quattordicenne. Mauro era stato affidato ai nonni dai genitori, Gianni Romano e Bianca Colaianni, partiti all’improvviso due giorni prima per partecipare ai funerali di un parente in un paese del Napoletano.

La decisione della procura – l’inchiesta è stata affidata a Giuseppe Capoccia, un magistrato considerato attento e puntiglioso, già in forza alla direzione distrettuale antimafia – è venuta dopo una denuncia dei genitori nella quale vengono fatti i nomi di alcune persone che potrebbero essere coinvolte nella vicenda. In particolare, Motta è stato colpito dalle parole e dal dolore della mamma di Mauro («Viviamo solo per sapere la verità su nostro figlio»).

E’ un «caso freddo», cioè in attesa di soluzione, come si dice nel gergo investigativo la storia di Mauro, un bambino forte, intraprendente e amante delle avventure. Così lo descrive il fratello maggiore Antonio, tipografo a Ginevra e autore di un racconto in ricordo di Mauro. «Era testardo e capace di saltare un muro di due metri pur di esplorare un giardino che attirava la sua attenzione». Antonio, il pomeriggio del 21 giugno, era con Mauro. Poi lo lasciò alle cure della zia Virginia per poter assistere alla conclusione di una gara ciclistica. Per questa storia, Antonio si porta con sè un senso di colpa. «Se fossi rimasto con lui, forse si evitava la tragedia».

L’intera comunità di Racale si mobilitò, la sera stessa della scomparsa. Paese e campagna vennero divisi in zone setacciate da gruppi composti da carabinieri e volontari.

Una zona in particolare, Castelforte, è diventata una sorta di collina dei misteri. Qui i cani poliziotto dei carabinieri recuperarono tracce della presenza di Mauro, lungo un percorso che unisce due trulli. In uno di questi trulli, fu trovato un batuffolo di ovatta forse utilizzato per narcotizzare il bambino.

«Preghiamo Dio perché aiuti i magistrati», ha detto Bianca dopo aver appreso la notizia. «Siamo convinti che sia coinvolto un giro di individui, a cominciare da una persona che noi abbiamo accolto sempre come uno stretto amico di famiglia». Antonio ha rivelato che questa persona invitava spesso lui e Mauro a salire in vespa per un giro nel paese. Il sospetto di Bianca e Gianni Romano è che Mauro, la sera della scomparsa, sia stato invitato a salire sulla vespa con la promessa di qualcosa. Sospetto aggravato dalle presunte rivelazioni di un ex compagno di scuola di Mauro, figlio dell’uomo della vespa: «Giocavamo insieme quando Mauro è stato portato via da un uomo grosso, con i capelli e il becco neri».

La vicenda di Mauro fa pensare ad altri «casi freddi», conclusosi in tragedia: Elisa Claps, in testa, ma anche la terribile storia di Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina trovati morti in un pozzo.

I coniugi Romano, testimoni di Geova, hanno detto di avere presentata la denuncia dopo tanti anni a causa della regola della congregazione che impedirebbe di ricorrere contro i fratelli della comunità religiosa. «Ora siamo liberi di agire, anche la persona che ogni giorno stava con noi era un testimone di Geova».

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Mistero di Racale, si torna a indagare dopo 33 anni

Dopo la denuncia presentata dai genitori di Mauro Romano, il bambino scomparso a Racale il 21 giugno del 1977, la Procura di Lecce ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine.

Trentatré anni dopo la Procura torna a indagare sulla scomparsa di Mauro Romano, il bambino di sei anni svanito nel nulla a Racale la sera del 21 giugno 1977. una storia che vien fuori dagli abissi del tempo. Oggi un nuovo fascicolo d’inchiesta contro ignoti campeggia sulla scrivania del sostituto procuratore della repubblica di Lecce Giuseppe Capoccia. Al momento non ci sarebbe alcun nome iscritto nel registro degli indagati, ma nei prossimi giorni il piemme titolare del procedimento dovrebbe sentire alcune persone. A dare avvio ai nuovi accertamenti la denuncia presentata al procuratore capo Cataldo Motta, alcune settimane fa, dai genitori della persona scomparsa, i coniugi Natale Romano e Bianca Colaianni. Loro, in tutti questi lunghissimi anni, non hanno mai dimenticato, hanno continuato a vivere nelle menti e nei cuori una scomparsa dolorosa e un vuoto incolmabile, provando a dare una spiegazione ed un volto all’autore di un simile gesto. Una ferita mai rimarginata neanche dai decenni trascorsi, un arco di tempo lunghissimo che è servito a provare a ricostruire, tassello dopo tassello, un mistero mai risolto.

A far luce sulla vicenda potrebbe essere stato il racconto, nel 1998, di un amico dei genitori di Mauro, morto poi in un incidente stradale circa dieci anni fa. L’uomo, testimone di Geova come i coniugi Romano, riferì che a rapire il bambino era stato una persona vicina ai genitori, che all’epoca della scomparsa di Mauro frequentava la loro casa assiduamente. Il motivo del rapimento era da ricercarsi nel denaro promessogli da qualcuno in cambio del bambino. “Non sporgemmo denuncia – scrivono i coniugi Romano – perché la nostra religione non lo permetteva e non lo permette. La nostra religione, infatti, non consente ad un fratello di portare in giudizio un altro fratello della stessa religione”. Quel vincolo oggi però è caduto: quell’uomo non fa più parte della congregazione.

Quel 21 giugno del 1977 era un pomeriggio caldo, afoso, pieno di luce e di mistero come ogni solstizio d’estate. Mauro con il fratello Antonio, di pochi anni più grande, si trovava a casa dei nonni materni, in vico Immacolata a Racale. Natale Romano e Bianca Colaianni, infatti, erano partiti per Poggiomarino, un piccolo comune in provincia di Napoli, per assistere ai funerali del papà di Natale. Antonio si allontanò in compagnia di uno zio per assistere ad una gara ciclistica. Mauro, invece, scomparve nel nulla. Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Taviano, grazie anche all’ausilio di alcuni cani, indirizzarono le ricerche nella località denominata “Castelforte”. Qui in un trullo, precisamente su un giaciglio di erba secca, fu trovato un batuffolo di ovatta, usato, presumibilmente, come tampone narcotizzante. Pochi giorni dopo la scomparsa, i genitori di Mauro ricevettero diverse richieste di riscatto, pari a circa 30 milioni delle vecchie lire. Le indagini in tal senso portarono all’arresto di Antonio Scala, che raccontò che il piccolo Mauro era nella località di Castelforte, in custodia presso una donna con i capelli biondi. Tale riscontro non ebbe però alcun esito.

Oggi si torna a indagare su una scomparsa che in paese nessuno ha dimenticato. Neanche il tempo, gran cerimoniere dell’inerzia e dell’oblio, può cancellare la voglia di raccontare tipica di ogni piccola comunità. Ed è tracciata sull’asse Racale-Castelforte, con ogni probabilità, la soluzione di un mistero che ha sconvolto un’intera comunità, facendo leva su omertà e connivenze. Forse, come sostengono nella denuncia i genitori di Mauro, la chiave di questo caso è proprio nella figura di quell’uomo, così vicino alla famiglia Romano, che potrebbe aver portato via il loro bambino a bordo di una Vespa blu. Sospetti e accuse che toccherà alla procura fugare, magari ascoltando, per la prima volta in 33 anni, quest’uomo misterioso.

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12 thoughts on “Bambini scomparsi: si riaprono le indagini dopo 33 anni dalla scomparsa di Mauro Romano. Ecco perchè solo ora!

  1. Ciao mammadolce, sono Antonio il fratello maggiore di Mauro scomparso il 20 giugno 1977. Vorrei con questo mio piccolo commento ringraziarti d’aver messo in questo blog un articolo che parla della scomparsa di mio fratello. Ben presto la verità sarà scoperta. Antonio Romano.

    • Caro Antonio, è una bella emozione leggerti. Mi permetto ancora di dirti che sono vicina a te ed alla tua famiglia con tutto il cuore e che il mio pensiero più bello è per Mauro. Io voglio veramente che la verità sulla sua scomparsa sia finalmente scovata e che i responsabili paghino finalmente. Qui, in questo mio blog, sei a casa tua e qualsiasi novità su Mauro scrivila. Un grande abbraccio, Antonio, a te ed a tutti i tuoi famigliari. MammaDolce

  2. I casi irrisolti di “Quarto Grado”
    Dal 5 settembre su Retequattro
    L’emissione andrà in onda il 5 settembre ore 21;25.
    Chi vorrà saperne di più su mio fratello Mauro scomparso il 20 giugno 1977 sarà l’occasione giusta.
    Un saluto a tutti. Antonio Romano

  3. @Romano Antonio – questa sera seguirò senz’altro la storia di suo fratello Mauro sperando col cuore che questo sia l’avvio giusto alla soluzione della sua scomparsa. Ribadisco quindi ai miei lettori che, questa sera su rete4 dalle 21 in poi a Quarto Grado, seguiamo il caso della scomparsa di Mauro Romano.
    Un abbraccio ad Antonio ed alla sua famiglia tutta.
    MammaDolce

    Dopo l’ottimo risultato della scorsa stagione, torna “Quarto Grado”, il programma di approfondimento giornalistico della testata Videonews, in onda ogni domenica, in prima serata, a partire dal 5 settembre, su Retequattro.

    Nella prima puntata, due casi di uomini che odiano le donne: Ramon Berloso, meglio conosciuto con l’appellativo di killer della balestra, reo confesso dell’omicidio di due escort,morto suicida in carcere lo scorso 20 agosto, e Gianfranco Stevanin, uno dei serial killer più feroci della storia della cronaca italiana, arrestato nel 1994 e attualmente recluso nel carcere di Sulmona, per aver soffocato 6 donne durante atti di sesso estremo.

    La seconda parte prosegue con la storia di Mauro Romano, il bimbo scomparso a Racale, il 20 giugno 1977, all’età di sei anni, e mai più ritrovato. I genitori, che appartengono alla congregazione dei Testimoni di Geova, all’epoca della scomparsa non avevano collaborato alle indagini ma, recentemente, hanno chiesto di far riaprire il caso.

    A condurre il programma, confermata la presenza di Salvo Sottile,un giornalista che ha vissuto in prima persona i più gravi fatti di cronaca degli ultimi vent’anni, e Sabrina Scampini.

    Come di consueto, al centro di ogni puntata gialli irrisolti della cronaca più recente e cold case, arricchiti da immagini, interviste e documenti inediti sui grandi e piccoli casi che hanno appassionato e diviso l’opinione pubblica. Confermato anche lo stile del programma: con un linguaggio nuovo e semplice, senza inutili ed astrusi tecnicismi, Quarto Grado si propone di offrire al telespettatoreun elemento in più di riflessione, un particolare poco considerato, uno spunto trascurato dalla cronache, che permetta di arrivare ad un nuovo, personale, grado di giudizio, non necessariamente coincidente con quello della Giustizia.

    Quarto Gradoè un programma firmato da Videonews, testata diretta da Claudio Brachino, a cura di Siria Magri, Sabrina Scampini e Salvo Sottile. Alla regia, Ermanno Corbella. Produzione esecutiva di Simona Lazzarini.

  4. Salve,
    premetto che non posso ne voglio sostituirmi al lavoro dei magistrati che spero risolveranno il caso, anche se questo non riporterà indietro il povero Mauro che oggi avrebbe la mia età (e per questo mi tocca ancor di più) ma almeno si farebbe giustizia.
    Io sono un testimone di Geova ed ho anche prestato servizio come anziano (termine che indica coloro che sono predisposti a coordinare le varie attività e non a SOVRINTENDERE alla vita delle persone) per qualche anno, ma per motivi familiari poi ho lasciato questo incarico in quanto non potevo dedicargli il tempo che avrei voluto.
    Quindi, posso dire la mia visto che conosco bene “la materia”. Non è ASSOLUTAMENTE vero che un “fratello” non possa denunciare un altro “fratello” se ci sono prove che consentano di farlo, specie in questi casi. Perciò, SE a quel tempo gli anziani veramente hanno detto una cosa del genere, hanno FORZATO queste persone a non espletare un loro diritto scritturale e morale abusando della loro posizione. Sono certo che al riguardo saranno state prese (o saranno prese, visto che è di recente data la riapertura del caso) azioni concrete nei riguardi dei (se tali saranno) colpevoli di questa mancata denuncia.
    Termino questo mio intervento precisando però che fin quando non saranno chiari tutti i passaggi, nessuno può incolpare nessuno; fatto sta che se le cose stanno come sono state raccontate, allora nei riguardi di quegli anziani saranno presi provvedimenti anche e soprattutto legali.
    Quando tra le nostre file accadono atti del genere, le persone coinvolte non vengono semplicemente “spostate” di città….ma vengono allontanate dalla congregazione…evitando così di “spargere il male”…(e, se necessario (come in questo caso) denunciate alle autorità)
    Spero si faccia al più presto chiarezza al riguardo.
    Salve

  5. Ho 50 anni e sono T di G da 35. In questi 35 anni, 22 li ho dedicati a ricoprire l’incarico di anziano in 7 congregazioni dalla Sicilia alla Lombardia. NON E’ AFFATTO VERO CHE NON SI DEVE PORTARE UN FRATELLO DAVANTI AI GIUDICI UMANI SE HA FATTO UN GRAVE ERRORE PUNIBILE DALLA GIUSTIZIA UMANA. Se gli anziani hanno pilotato la famiglia Romano ad una scelta sbagliata, se la vedranno col Creatore. Vi posso assicurare (ho esperienze personali vissute in prima persona) che l’organizzazione dei T di G è ben convinta di denunciare fatti gravissimi alle autorità competenti qualora ne fosse necessario. Sono vicinissimo al dolore della famiglia Romano sia come padre di 2 bimbi, sia come uomo e sia come T di G.

    • Grazie per i vostri commenti, ma devo ribadire che abbiamo dimenticato dire che anche gli anziani sono testimoni del dire del ragazzo. Hanno udito con le loro orecchie queste rivelazioni sconcertanti del rapimento di mio fratello Mauro. Non illudetevi nel dare la colpa solo agli anziani, non sono solo loro che dovrebbero assumere le responsabilità. L’intimazione di non portare denuncia è stata principalmente ribadita dalla società. Il contenuto della lettera che la nostra famiglia ha ricevuto è la prova delle assurdità della Watchtower. Era sotto questo comando che i miei genitori hanno messo tanto tempo per denunciare la situazione alle autorità. In teoria è vero che Non è ASSOLUTAMENTE vero che un “fratello” non possa denunciare un altro “fratello” ma in pratica è l’opposto. Grazie d’essere vicino al dolore della famiglia, ma non dimenticatevi che per nessuna ragione al mondo oserei diffamare alcuno, saremmo stati subito denunciati se avessimo inventato questa storia. Mettetevi la mano sul vostro cuore, analizzate bene, e fatevi le proprie conclusioni, e aiuterete voi stessi. Che siate anziani o no poco importa, dovete solo capire che il problema non è lo sbaglio di quest’ultimi, ma da chi dirige. Avete capito cosa ha detto il ragazzo che ha visto il rapimento di Mauro? I testimoni di Geova li hanno minacciati. Farebbe bene a non dire delle cose tanto gravi se non potrà dimostrarle. Questa fa la differenza di quello che vi ho detto poco prima. Le prove. Antonio Romano.

      • Caro Antonio, almeno io avevo perfettamente chiaro che te e la tua famiglia non avreste rischiato di prendervi una denuncia per “calunnia”. E poi, voi tutti ci avete messo la faccia e non di certo “altri”. Guardare tua madre negli occhi E’ CAPIRE che non c’è menzogna ed a me tanto basta. Nella trasmissione ho capito che la famiglia del ragazzo stesso lo ha minacciato di “diseredarlo” di tutto e non posso aggiungere commenti su tale famiglia per non cadere in trappola 🙂
        Per quanto riguarda la lettera e gli altri testimoni della “confessione” del ragazzo… bene! la verità ha le carte in regola per essere scoperta.
        Ti abbraccio

    • Mi dispiace ma queste parole sono troppo facili dette in questo modo.
      Se la vedranno col Creatore? Scusa, ma la giustizia del mondo approvata da Dio a cosa serve?

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