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Pedofilia: Don Marco Baresi in attesa della sentenza d’appello.

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Il Giustiziere degli Angeli

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«L’imputato don Marco Baresi deve essere condannato». Lo chiede con tono e volume perentori il sostituto pg Domenico Chiaro. Gli elementi raccolti nel corso delle indagini, tradotti in una sentenza di condanna a sette anni e mezzo in primo grado, si prestano a suo giudizio ad una sola lettura: devono portare la Corte d’appello (presieduta da Rosaria Genalizzi) ad una conferma del verdetto a carico dell’ex vicerettore del Seminario accusato dal 2007 di violenza sessuale a danno di un seminarista all’epoca dei fatti quattordicenne e di detenzione di materiale pedopornografico.

L’accusa ripassando in rassegna i motivi di appello presentati dai difensori del parroco, gli avvocati Gino Frattini e Stefano Lojacono, ha sostenuto la credibilità della giovane persona offesa, ha ritenuto giustificabili quelle che per la difesa sono manifeste illogicità e cercato di spiegare come tra l’ex vicerettore del Seminario e il giovane si fosse venuto a creare un rapporto di intimità illecita, testimoniato da alcune lettere scritte dall’educatore al suo alunno. Il pg Domenico Chiaro ha motivato la tardiva denuncia dei fatti finiti al centro dell’incriminazione di don Baresi affidandosi a quella che ha definito la legittima vergogna provata dalla persona offesa. Il pg ha giustificato l’accettazione da parte di quest’ultima del ripetersi degli abusi con il «compiacimento fisico psichico inconsapevole provato dal giovane» a cui si era appellato anche il Tribunale. Quanto alla perizia sul computer di don Baresi l’accusa ha definito controproducente «il tentativo di dimostrare che l’imputato non fosse davanti al suo portatile quando scaricava file pedopornografici».

L’avvocato Gino Frattini ha motivato la sua richiesta di annullamento della condanna di primo grado sulla base delle incongruenze, delle differenti versioni fornite dal giovane e dell’assenza di riscontri oggettivi. «Dai presunti abusi alla denuncia sono passati tre anni – ha detto il legale di don Baresi – da lì al dibattimento il racconto non è mai stato lo stesso. Sono in tutto otto le versioni riferite dal giovane e sono tutte differenti. Diverse inoltre le illogicità. Una su tutte. Perché farsi promettere dalla madre, raccontandole le presunte violenze, di non cambiare atteggiamento nei confronti di don Baresi? C’è solo una risposta: il ragazzo sapeva di aver incolpato un innocente». Domani la sentenza.

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