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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Pedofilia e Chiesa: si sapeva che Don Ruggero abusava dei ragazzi…

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Il Giustiziere degli Angeli

Pedofilia, le accuse a don Ruggero e i silenzi del vescovo Reali

«Sono a conoscenza di una ipotetica violenza sessuale subita da tale….per averlo appreso dalla sorella dell’interessato circa 5 o sei anni fa. La sorella mi disse che suo fratello (un ragazzo di 13 anni, n.d.r.) durante il campo estivo aveva accusato Don Ruggero Conti di avergli messo le mani addosso per molestarlo. I genitori venivano a conoscenza dell’accaduto e non credendo al figlio lo obbligarono a chiedere scusa a don Ruggero in parrocchia. Successivamente, concordavo di accompagnare questo ragazzo dal Vescovo Monsignor Gino Reali. …I genitori si erano ricreduti sul racconto del figlio.

Dal vescovo il ragazzo racconta che le molestie sessuali in parola erano avvenute durante un campo estivo allorquando il fanciullo era da solo in tenda o in un container. Gli si sarebbe avvicinato don Ruggero dopo essersi sdraiato accanto avrebbe incominciato ad accarezzarlo, palpeggiarlo e baciarlo sul collo. Il ragazzo respingeva le avances. Per quanto mi risulta non ci sono stati sviluppi di questa vicenda..» «Frequentemente ci trovavamo nell’abitazione di don Ruggero per cenare, guardare film e, previa autorizzazione dei nostri genitori che richiedeva direttamente don Ruggero, rimanevamo a dormire. In una di queste circostanze, nottetempo, mentre dormivano tutti, don Ruggero si alzava e veniva all’interno della nostra stanza, mi accarezzava svegliandomi e mi prendeva per mano portandomi nella sua camera. Mi faceva sedere a bordo del suo letto, mi tirava giù la tuta insieme alle mutande, prendeva il mio pene tra le mani ed iniziava a masturbarmi. Subito dopo prendeva il mio sesso in bocca…

Lo scorso anno, insieme con la mia ragazza, ho scritto una lettera al Vescovo narrando questi fatti. Io personalmente mi recavo nella diocesi di Santa Rufina, sita in Roma zona Cassia. Ivi giunto venivo ricevuto da un segretario e poi dal vescovo… dopo circa un mese venivo richiamato dalla segreteria del vescovo che mi invitava a sporgere denuncia ai carabinieri, cosa che io non facevo per non dare dispiacere ai miei familiari, ferventi cattolici». «Sono un sacerdote…sono a conoscenza di una denuncia fatta da don Claudio Peno Brichetto per fatti di pedofilia, direttamente al vescovo Gino Reali, nell’anno 2006. In quella circostanza io venni convocato dal vescovo a cui facevo le stesse dichiarazioni fatte a voi circa il comportamento molto espansivo di don Ruggero. In quella circostanza il vescovo mi disse di riferire a don Ruggero di limitare i rapporti confidenziali verso i ragazzi del nostro oratorio…».

In aula, davanti ai giudici di piazzale Clodio, il vescovo di Roma Gino Reali dovrà spiegare perché sul caso di don Ruggero Conti, il parroco manager ora alla sbarra per pedofilia (Conti fu anche portavoce per le politiche della famiglia del sindaco Alemanno) si comportò come Ponzio Pilato di fronte a tali accuse, circostanziate e dirette come testimoniano gli stralci sopra pubblicati dei verbali contenuti nel fascicolo del pm. Gli avvocati delle vittime domani chiederanno l’incriminazione formale per favoreggiamento dell’alto prelato anche alla luce anche di quanto risposto poi Reali al pm durante l’interrogatorio. Alle domande incalzanti del pm, come quella dove gli è stato contestata la segnalazione fatta da quel don Brichetto, che aveva visto don Ruggero con le mani in mezzo alle cosce di un fanciullo, nel confessionale, il Vescovo si è giustificato dicendo di aver ricevuto soltanto notizie generiche. «Erano voci – ha detto Reali al pm Scavo.

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