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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Pedofilia Rignano Flaminio: la cucina bianca e rossa eiste! I bambini non mentono!!!!

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Il Giustiziere degli Angeli

I bambini di Rignano Flaminio hanno raccontato di abusi subiti all’asilo. E nei loro racconti sono stati fatti i nomi di maestre, bidelle ed altri su cui ora pende un “rinvio a giudizio” che porterà ad un inizio del processo il 27 maggio prossimo. Tanti sono stati i particolari di questi racconti e spesso veniva menzionata una “cucina bianca e rossa” in un “castello degli orchi” dove venivano consumati gli abusi. Ora la “cucina bianca e rossa” non è più parte di una fantasia di bimbetti indotti alla menzogna! ora la “cucina bianca e rossa”  è una realtà ritrovata grazie al paziente lavoro degli inquirenti che senza sosta da oltre due anni indagano… Ora la “cucina bianca e rossa” ha i fornelli tutti accesi in attesa di bruciarci sopra gli orchi cattivissimi del castello cattivissimo che hanno strappato l’animo a questi ANGELI.

LINK Articoli Archivio sul caso Rignano Flaminio

Rignano, trovata la cucina rossa

Trovata dai carabinieri in una cascina vicino al paese. I bambini coinvolti nell’inchiesta l’avevano descritta spesso

ROMA – Una cucina bianca e rossa. I bambini di Rignano Flaminio l’avevano descritta spesso, raccontando gli abusi subiti dagli orchi. E i carabinieri l’avevano a lungo cercata nel corso di oltre due anni d’inchiesta: nelle case delle maestre, nelle villette, nei casolari sparsi in campagna. I «castelli cattivissimi» indicati di piccoli alunni della Olga Rovere come i luoghi delle violenze sessuali. Ora, con il processo alle porte, emerge che la cucina bianca e rossa non è stata un’invenzione dei bimbi. Esiste davvero, si trova in una cascina vicino al paese. Lì dentro sono state individuate impronte digitali che in questi giorni vengono confrontate con quelle dei piccoli.

I bimbi coinvolti in questa seconda fase dell’inchiesta sono sette: alcuni hanno già testimoniato nella prima tranche, altri no, perchè i genitori hanno presentato le denunce più tardi. Il casolare che hanno riconosciuto è disabitato e non è intestato a nessuno degli imputati. Perciò manca la prova che sia stato usato dalle maestre rinviate a giudizio. Tuttavia per la procura di Tivoli è un riscontro decisivo, la cui importanza crescerà se emergerà che le impronte digitali corrispondono a quelle dei piccoli. «Almeno – fa notare una fonte – si avrà la prova che gli abusi ci sono stati». Perchè, in questa storia avvelenata, non solo si discute della responsabilità degli imputati, ma anche del fatto che le violenze e i maltrattamenti siano avvenuti davvero.

Oltre al casolare, quattro bimbi della Olga Rovere hanno riconosciuto come luogo degli abusi anche una villetta della frazione Montelarco: per anni ci ha abitato in affitto una bosniaca, che poi è tornata nel suo Paese. In quest’altro «castello cattivissimo» i carabinieri hanno sequestrato dei giocattoli, per confrontare eventuali tracce di dna con il codice genetico dei piccoli. L’inquilina è finita sul registro degli indagati per violenza sessuale e sequestro di persona. Oggi l’avvocato Pietro Nicotera chiederà al tribunale l’autorizzazione a citare come responsabili civili il Comune di Rignano e il ministero dell’Istruzione. Se l’istanza sarà accolta, rischieranno di dover pagare gli eventuali risarcimenti dei danni al temine del processo, che inizierà il 27 maggio contro le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, il marito di quest’ultima, Giancarlo Scancarello e la bidella Cristina Lunerti.

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