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Scuola di Adro: cittadini solidali con il benefattore che ha pagato la mensa!

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Il Giustiziere degli Angeli

BRESCIA – LE MAMME EXTRACOMUNITARIE DELLA SCUOLA HANNO SCRITTO UN TESTO PER RINGRAZIARLO

L’Italia che sta con il buono di Adro – Lettere di sostegno al benefattore della mensa. «Consola nel Paese dei furbetti»

MILANO — Forse è solo un caso che Adro si trovi a metà strada tra Bergamo e Brescia, vale a dire a cavallo delle due province da cui provenivano Giovanni XXIII e Paolo VI, i papi del cattolicesimo solidale. Ma questo dettaglio regala una pennellata simbolica alla vicenda del paese in cui il sindaco leghista vuole negare il pasto ai bambini che non pagano la retta scolastica e dove un imprenditore ha messo mano al portafogli per coprire quel debito a scongiurare che nessuno scolaro restasse digiuno.

Leghismo e slanci di solidarietà sembrano diventati i «Don Camillo e Peppone» del terzo millennio, due atteggiamenti che convivono nelle medesime comunità se non nelle medesime persone. Resta il fatto che, dopo tanto parlare di quest’angolo d’Italia per fenomeni di egoismo e chiusura, ecco che la generosità di quell’imprenditore ha scatenato un fenomeno a catena: tanti italiani, in ogni regione e di ogni orientamento politico si sono identificati nel benefattore (che tutti ad Adro conoscono, ma che ha chiesto di rimanere senza volto) e hanno ritrovato speranza. Lo testimoniano le tante mail e lettere arrivate al Corriere dopo la pubblicazione della storia. A colpire non è solo l’atto di regalare del denaro, ma anche l’accorata lettera con cui l’imprenditore l’ha accompagnato: «Dobbiamo ricordarci chi siamo e da dove veniamo».

«Vorrei esprimergli il mio incondizionato rispetto e ammirazione — scrive Teodolinda Cattaneo — per il contenuto etico della sua lettera. Mi sono riconosciuta nei sentimenti e nel pathos del messaggio: ultimamente mi sono sentita sola in questo marasma di malaffare, furbetti e approfittatori».

C’è un’Italia insomma che si riscopre al tempo stesso generosa e discreta, che ama agire senza fare clamore. E che nel «mister X» di Adro ha visto il suo eroe e simbolo. «Il meglio di tutti noi — ecco le parole di Luca Frati, cinquantenne fiorentino — può venir fuori non dall’odio e dall’arroganza ma dal rispetto per gli altri in un senso collettivo soprattutto verso i più deboli».

La riconoscenza si è espressa in varie forme. Ieri davanti alla scuola di Adro Aziza Houas, una mamma extracomunitaria ha letto un messaggio di ringraziamento indirizzato al benefattore: «Siamo orgogliosi di lei e di tutti gli adrensi che ci rispettano». E al municipio del paese bresciano piovono anche nuovi bonifici: uno è arrivato da una donna marocchina residente a Roma, un altro da Trento mentre una donna di Chiari, titolare di una pensione minima ha spedito 70 euro.

Tornando alle mail, Salvatore Portincasa auspica per l’imprenditore un futuro in politica: «Se potessimo avere una classe dirigente di tale specie il nostro paese risorgerebbe». I ringraziamenti sono bipartisan («Non appartengo alla parte politica di questo signore, ma voglio esprimergli la mia ammirazione», Maurizio Gimbo) e distribuiti in tutta Italia («Nel caso venisse in Puglia saremmo lieti di ospitarlo», Giuseppe Carrieri, Bari). E’ insomma il paese che non si rassegna, ma che ha bisogno di esempi e messaggi positivi, per dirla con Stefano Gardelli: «Questa è l’Italia: persone di buona volontà e coscienza civica, il popolo silenzioso che “tira la carretta”!».

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3 thoughts on “Scuola di Adro: cittadini solidali con il benefattore che ha pagato la mensa!

  1. I discorsi sulla solidarietà dovrebbero far ripensare un po’ meno acriticamente i modelli aziendali dei servizi pubblici

  2. sono una scrittrice italiana che ha vissuto anni all’estero, avrei piacere di essere invitata nella vostra scuola e poter parlare con tutte le mamme, confrontando le nostre esperienze.Conosco bene gli emigrati italiani all’estero (che sono 28 milioni, forse le mamme di Adro non lo sanno e non ne deducono quindi che se cacciassimo i tre milioni e mezzo di stranieri e gli altri ci ributtassero in braccio i nostri emigrati, affonderemmo). Il mio non è un discorso buonista, ma di buon senso.
    Non nascondo la mia preoccupazione profonda per il livello di incomprensione che si è creato, desidero capire cosa succede al mio paese,dato che sono italiana e all’estero ovunque mi chiedono cosa stia succedendo a questo che era un tempo il paese che nell’immaginario mondiale veniva considerato il più cordiale. Dalle piccole cose nascono le grandi tragedie e io non vorrei stare alla finestra a guardare. Vi prego di rivolgere questa mia richiesta a tutta la scuola, grazie. Ovviamente, verrei a mie spese. serena luciani

  3. Ammiro moltissimo quel signore che ha pagato la mensa per quei bambini per le famiglie dei quali voglio esprimere la mia solidarietà.
    Desidero partecipare anch’io con un gesto simile, spero che me ne venga data l’opportunità.
    Un pensiero per queste famiglie: sotto queste punte di iceberg di cattiveria c’è un popolo dove la bontà fa parte del proprio dna.
    La provvidenza non mancherà mai.

    Maurizio, pensionato di Gussago

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