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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Pedofilia: iniziato il processo contro Don Ruggero Conti. Polemiche sulla non costituzione di parte civile da parte del comune di Roma.

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Il Giustiziere degli Angeli

Al via il processo verso Don Ruggero Conti (Link) accusato di atti sessuali su minori su almeno 7 ragazzini. Come al solito, come ad ogni processo verso accusati di pedofilia che hanno avuto a che fare con molti bambini e ragazzi, si presentano delegazioni e comitati a dare il loro conforto all’accusato: sin da subito innocente! E, come al solito, le vittime se ne stanno in silenzio, in disparte con molti macigni di dolore a cui aggiungere l’accusa degli sconosciuti che gli danno dei bugiardi sobillatori e sobillati. Ed anche in questo processo spuntano le magliette di incoraggiamento verso l’imputato (da ricordare la maglietta con scritto “Free Don” al processo contro Don Marco Baresi (Link) condannato a maggio a 7anni e mezzo in primo grado) con su scritto “Don Ruggero, ti vogliamo bene”.

INIZIATO IL RITO IMMEDIATO CONTRO IL SACERDOTE EX GARANTE PER LA FAMIGLIA DI ALEMANNO

Processo a don Conti, il sindaco: siamo parte civile. Ma una lettera lo smentisce – In un documento, Alemanno nega l’atto del Comune contro il sacerdote accusato di pedofilia.

Una lettera. Per dire che no, il Comune di Roma non ha alcuna intenzione di costituirsi parte civile nel processo contro Don Ruggero Conti e i suoi abusi sui ragazzini della sua parrocchia a Selva Candida. E per dire no pure a quel Mario Staderini, dei Radicali, ex consigliere comunale, che da libero cittadino ha voluto costituirsi parte civile in vece del Campidoglio. Così come previsto dall’art. 9 dello Statuto comunale. Firmato Gianni Alemanno, sindaco di Roma, 4 giugno 2009.


IL PROCESSO – È cominciato martedì 16 giugno, con prossima udienza il 7 luglio, il processo a don Ruggero Conti, parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, accusato dal pm Francesco Scavo di abusi sessuali avvenuti tra il 1998 e il 2008 su almeno 7 minorenni, alcuni dei quali di età inferiore ai 14 anni. Il parroco, 56 anni, era stato arrestato il 30 giugno 2008 mentre era in procinto di partire per Sydney per partecipare, con alcuni ragazzi, alla Giornata mondiale della gioventù. Atti sessuali con minorenni aggravati, riduzione in schiavitù aggravata, prostituzione minorile continuata e aggravata, violenza sessuale. Sono alcuni dei reati contestati a don Conti. Nonostante la lettera-rifiuto di Alemanno, il Comune di Roma risulta essere parte civile nel processo. Per la richiesta, accolta, del radicale Staderini. Ma subito, ad apertura di udienza, scoppia un caso.

IL CASO – Alemanno, appena il processo comincia, fa dichiarare al suo portavoce Simone Turbolente: «Il Comune di Roma si è regolarmente costituito parte civile nel processo a carico di don Ruggero Conti. È quindi destituita di ogni fondamento qualsiasi notizia contraria». I giudici gli danno torto e, dopo due ore di camera di consiglio, dicono: no, il Comune di Roma non è parte civile contro don Conti. Però al suo posto c’è il cittadino Mario Staderini che diventa parte civile in vece del Comune di Roma, come rivela il pm Francesco Scavo: «È stata accolta la richiesta di costituzione del cittadino elettore Mario Staderini in quanto il Comune di Roma non ha fatto richiesta di costituzione di parte civile». Però il sindaco poi ci ripensa. Anzi fa di più. Rimuove dal suo incarico la responsabile del Dipartimento Promozione dell’infanzia, famiglia e gioventù del Comune di Roma Rita Campilli rea di «aver deciso di non far costituire il Comune di Roma parte civile nel processo contro Ruggero Conti con propria determina dirigenziale».

«FALSITA’» – Il sindaco, spiega in una nota l’ufficio stampa del Campidoglio, «ha dato mandato al Segretario Generale del Campidoglio, di rivedere la determina in questione per procedere alla costituzione di parte civile del Comune nel processo contro Ruggero Conti». Non solo, continua la nota, il sindaco «ha richiesto al Comitato di Direzione – Segretario Generale, Direttore Esecutivo e Capo di Gabinetto – di avviare una inchiesta amministrativa interna per verificare l’origine della errata informazione fornita al Portavoce del Sindaco e la corretta applicazione delle procedure interne di controllo, in special modo in relazione all’Avvocatura comunale». Alemanno ha poi avviato anche un’altra indagine interna per verificare l’origine dell’errata informazione fornita al suo portavoce che aveva dichiarato: «Il Comune si è costituito parte civile».

Tutte falsità replica Staderini: «La responsabilità del tentativo di impedire al Comune di Roma di costituirsi parte civile è al 100% del sindaco Alemanno. Agli atti del processo risulta un documento con firma autentica del Sindaco Alemanno in cui lo stesso “dichiara di non aderire” alla mia iniziativa e “di non costituire l’Amministrazione comunale nel processo”. Il documento è datato 4 giugno 2009, mentre la determina della Camilli è del 27 maggio. Peraltro, il Sindaco era a conoscenza dell’intera vicenda, avendo ricevuto mia comunicazione il 6 aprile 2009». E conclude: «La rimozione della dott.ssa Camilli nonché la fantomatica indagine interna sono lungi da scaricare il sindaco dalle sue responsabilità. Rappresentano piuttosto una conferma della gravità dell’errore commesso nella decisione di opporsi alla costituzione di parte civile nei confronti di un imputato che è stato il garante del programma elettorale dello stesso Alemanno per le politiche della famiglia e delle periferie».

ACCUSE E CRITICHE – Attacchi al sindaco arrivano un po’ da tutte le parti. «Alemanno spieghi con chiarezza ciò che è successo – dice Alessio D’Amato, presidente della Commissione regionale Affari costituzionali e statutari – e se vi è stata una volontà politica nella non costituzione di parte civile in un processo verso un reato odioso quale la pedofilia». Il segretario del Lazio del Pd Roberto Morassut parla di «grottesca gaffe»: «La fallita costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo per pedodfilia è il secondo clamoroso caso di grottesca gaffe in questa materia dopo la vicenda del processo per stupro per i due turisti olandesi a Ponte Galeria. Il Comune è nel pallone e questo è un grave problema perchè rende la vita dei cittadini romani soggetta all’improvvisazione e ai colpi di scena. Il sindaco faccia qualcosa o meglio faccia il sindaco». E Francesco Storace, segretario nazionale e capogruppo in Campidoglio de La Destra, si chiede: «Esiste o no la lettera di Alemanno in cui si annunciava il no alla costituzione di parte civile da parte del Comune nel processo come ha detto il presidente del tribunale? Se c’è, vogliamo conoscerne il contenuto».

LE PARTI CIVILI – Comunque, finora, le parti civili ammesse nel processo per pedofilia contro don Ruggero Conti sono sono i genitori di alcuni dei ragazzi che avrebbero subito la violenza, l’esponente radicale Mario Staderini e l’associazione «Caramella buona», onlus che opera nel settore della protezione dell’infanzia rappresentata nel giudizio dall’avvocato Nino Marazzita.

IN AULA – Centinaia di giovani. Ma anche genitori di ragazzi della parrocchia di Don Conti si sono presentati nella mattinata di martedì alla prima udienza nell’aula della sesta sezione del Tribunale penale di Roma. Alcuni ragazzi indossavano anche t- shirt bianche con la scritta «Don Ruggero, ti vogliamo bene». I carabinieri li hanno sollecitati a togliere le magliette e hanno impedito l’ingresso in aula ai tanti minorenni che volevano rivedere il sacerdote. Molte anche le mamme dei ragazzini schierate col prete: «Per i nostri figli è stato come un padre», dicono. Accanto a loro i responsabili dell’oratorio e del «comitato spontaneo» che in questi mesi non ha mai fatto mancare la propria solidarietà all’anziano parroco. «È stato ingiustamente accusato da persone che si sono prestate ad un complotto», hanno spiegato alcune delle principali attiviste. Nei giorni scorsi, rispetto al processo, sono state inviate lettere al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e «a tutte le autorità ecclesiastiche. «Don Ruggero ha fatto solo che bene ai nostri figli – hanno spiegato – noi odiamo i pedofili, ma in questa storia l’imputato è la vera vittima». In disparte invece i parenti delle presunte vittime del sacerdote, 56 anni.

Claudia Voltattorni Corriere.it 16 giugno 2009

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