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Pedofilia – Abusi – Violenza –


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Pedofilia asilo Abba di Brescia: il bidello sarà riprocessato.

Il Giustiziere degli Angeli

IL CASO DELL’ABBA. La Cassazione annulla con rinvio la sentenza di assoluzione per l’unico imputato nella vicenda. Pedofilia, nuovo processo. Per i giudici della Corte Suprema è tutto da rifare il procedimento di appello che aveva assolto il bidello

Una nuova bastonata per il bidello condannato e poi assolto per i presunti abusi alla scuola materna comunale Abba nell’Oltremella. La mazzata alle dieci di sera quando i giudici della Cassazione hanno deciso che la sentenza di assoluzione è da annullare e che per giudicare il bidello serve un altro processo. Un nuovo appello: il terzo.

Il giudizio della Cassazione è arrivato a tarda sera, il caso discusso nel primo pomeriggio dai legali di fiducia del bidello, l’avvocato Patrizia Scalvi e Guglielmo Gulotta. L’accusa ha concordato con il legale sull’inammissibilità del ricorso presentato dalla procura generale contro la sentenza d’assoluzione. Pareva che la decisione fosse già scritta, che potesse essere messa la parola fine alla vicenda «pedofilia» che era scoppiata nel 2002, facendo finire in cella il bidello, un uomo di 57 anni, con problemi di vista piuttosto pesanti a un occhio a causa di un infortunio in acciaieria e riconvertito, da invalido, a un lavoro nel settore pubblico. Ma la decisione degli ermellini ribalta di nuovo tutto. E per il bidello inizia un nuovo calvario. Un calvario che credeva di aver superato quando nel processo d’appello del giugno 2008, esattamente un anno fa, era stato assolto perchè il fatto non sussiste, perchè alla materna non c’erano stati abusi.

LA VICENDA risale, come detto al 2002. All’Abba il bidello non si trovava bene, non gli piaceva il rapporto con i bambini, nè con le maestre che, a suo dire, trovavano sempre qualche motivo per riprenderlo. Più volte il bidello aveva chiesto di essere trasferito, di passare a un’altra attività e aveva anche indicato la sua preferenza: lavorare nel settore dei cimiteri. Non è stato accontentato, c’erano problemi per i trasferimenti e il bidello si era chiuso in se stesso, era diventato ombroso. Forse il carattere, forse l’aspetto lo hanno posto tra i primi sospetti quando una mamma, nel 2002 ha sporto la prima denuncia, allarmata per alcuni comportamenti insoliti e preoccupanti della sua bambina.

Parlando con gli altri genitori, come sostenuto dai giudici del secondo appello, gli adulti si erano autosuggestionati a vicenda, le denunce si erano moltiplicate e nella scuola era cominciata la caccia ai mostri. Nel mirino degli inquirenti erano finiti il bidello, due ausiliarie e la coordinatrice scolastica. Pesantissime le accuse: abusi sui bambini fuori dalla scuola e anche nello scantinato dell’istituto scolastico.

IL BIDELLO era finito anche in carcere. Per quasi un anno, poi il legale era riuscito a fargli ottenere gli arresti domiciliari.

Nel processo di primo grado il bidello era stato condannato a 15 anni, 10 anni e sei mesi anche per una delle due ausiliarie, mentre le altre due imputate erano state assolte. Nelle motivazioni il bidello era stato definito «turpe e immorale, pronto a minacciare i bambini, disposto a tradire la fiducia dei genitori che affidavano alle sue cure i piccoli e capace di accusare una bambina di 5 anni di “provocarlo” e in grado di muoversi bene sia per scansare il lavoro che per raggiungere più agevolmente gli immondi scopi prefissati».

Nel processo d’appello la tesi accusatoria aveva retto: i giudici avevano confermato la condanna per il bidello, riducendo la pena a 13 anni, mentre l’ausiliaria era stata assolta. Il bidello era diventato, di colpo, l’unico «mostro» della scuola. Per il bidello un duro colpo, ma erano arrivati in suo soccorso i giudici della Cassazione che nel settembre 2007 avevano annullato la sentenza d’appello disponendo un nuovo processo. La prima boccata d’ossigeno con l’appello bis, nel giugno del 2008, quando i giudici hanno sentenziato che nella materna Abba non c’è stato alcun abuso e il bidello è stato assolto. Ieri il bidello sperava in una conferma, sperava nell’assoluzione definitiva. Si attendeva una nuova boccata d’ossigeno, ma la decisione dei giudici della Cassazione è stata un uragano. Il bidello, che si è sempre dichiarato innocente, pensava di svegliarsi oggi da uomo libero e innocente. Ma la parola fine non c’è ancora. Saranno altri giudici a decidere il suo destino.

Fonte: Brescia Oggi

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Pedofilia: manifestazione questa sera a Roma contro la pedofilia. Ci saremo!

Il Giustiziere degli Angeli

Da più parti in internet, da diversi giorni, si parla di una “Manifestazione contro la pedofilia”. Nessun quotidiano, nessuno, ne ha scritto una parola per informare invece quanti da internet rifuggono e quindi si informano con il mezzo della stampa. Ogni giorno c’è un articolo che parla di abusi su minori ma spesso sono solo dei miseri trafiletti che il giorno seguente è già nel dimenticatoio come la carta su cui è scritto. Abbiamo letto della maxi retata in tutta italia, abbiamo letto quanti file pedopornografici con abusi “aberranti” sono stati ritrovati dopo essere stati scambiati da questi miserabili porci, eppure… Eppure dire con una forte presenza ai bambini che noi adulti saremo in piazza a dire “NO alla pedofilia”, dirgli che faremo qualsiasi lotta per proteggerli dagli “orchi” sembra che alla stampa quotidiana non interessi.

Da parte mia è poco ciò che posso fare non avendo un mio giornale o tg ma, seppure in ultima fila, anche io da qui dico

Roma – Piazza Navona – ore 20:30

Manifestazione contro la pedofilia


IO CI SARO’

SIATECI ANCHE VOI


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Pedofilia on-line: maxi operazione porta a 14 arresti e 253 indagati. Filmati aberranti.

Il Giustiziere degli Angeli

Le indagini condotte dal compartimento della Sicilia della polizia postale hanno coinvolto quasi tutte le regioni e 68 città. Circa trecento le perquisizioni.

Pedofilia online, maxi blitz in Italia – quattordici arrestati e 253 indagati

Parte delle immagini erano state scaricate da un sito internet il cui server è in Germania

Il questore di Catania: “Filmati aberranti. Livello di violenza che sbalordisce sopratutto chi è genitore”

Pedofilia online, maxi blitz in Italia quattordici arrestati e 253 indagati

CATANIA – Potrebbe essere il più grande blitz contro la pedofilia online compiuta sinora in Italia. E i numeri della maxioperazione denominata ‘Smasher’ dagli investigatori, parlano chiaro: quattordici persone arrestate, 253 indagate e oltre 300 perquisizioni, per contrastare l’acquisto su internet e la detenzione di materiale pedo-pornografico. I magistrati: “Immagini aberranti e ripugnanti”,

Le indagini e le persone coinvolte. Le indagini, condotte dal compartimento della Sicilia della polizia postale e coordinate dal procuratore aggiunto di Catania Marisa Scavo e dal sostituto Antonella Barrera, hanno visto gli investigatori impegnati in quasi tutte le regioni italiane. Intervistato da Skytg24, il vicequestore aggiunto della polizia Marcello La Bella ha specificato che le città coinvolte nelle perquisizioni sono 68 e che le regioni con il maggior numero di interventi sono state il Lazio e la Lombardia. Le persone coinvolte nell’inchiesta hanno tra i 20 e i cinquant’anni. “Si tratta di appartenenti alla media borghesia – ha detto La Bella – ma anche di operai e impiegati”.

Il materiale. I quattordici arrestati sono stati trovati in possesso di video particolarmente violenti e cruenti di pornografia infantile. Parte delle immagini erano state scaricate da un sito internet per pedofili il cui server è in Germania, più esattamente in Baviera. Vi si accedeva gratuitamente ma con una password. Dopo la segnalazione dei colleghi italiani la polizia baverese ha ‘congelato’ i file del server accertando che, sui filmati a contenuto pedopornografico, avevano avuto accesso gli utenti di provider di 99 Paesi nel mondo.

Le perquisizioni. I fermi sono stati effettuati in flagranza di reato dopo che la polizia postale ha compiuto le oltre 300 perquisizioni. Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari anche due palermitani, entrambi commercianti informatici, di 45 e 31 anni: la polizia postale ha controllato i computer dei due negozi, rinvenendo il materiale pedopornografico. Nella rete degli investigatori è finito anche un instruttore di nuoto di bambini: nel suo pc c’erano video ripresi con una telecamera piazzata negli spogliatoi.

Il ruolo dell’Italia. L’ipotesi, avanzata dal responsabile della divisione investigativa del dipartimento centrale della Polizia postale, Diego Buso, è che “almeno uno degli arrestati abbia prodotto in Italia dei filmati con contenuti pedopornografici”. “Se in alcune immagini ci sono degli sfondi che riconducono all’Italia – spiega Buso – o si sentono come sottofondo musiche di artisti italiani è lecito avere dei sospetti, che dobbiamo adesso verificare. Per questo occorrerà un ulteriore sforzo”.

Documenti “ripugnanti”. Durante l’operazione la polizia postale ha sequestrato 150 mila file e 40 mila supporti con immagini pedopornografiche che il procuratore capo di Catania, Vincenzo D’Agata, ha definito “ripugnanti”. Per il questore Domenico Pinzello sono “filmati aberranti con un livello di violenza che sbalordisce sopratutto chi è genitore”. Le investigazioni sono state compiute con il coordinamento del Centro nazionale di contrasto alla pedo-pornografia on-line (Cncpo) di Roma e la collaborazione della polizia federale tedesca.

(20 giugno 2009) Repubblica.it


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Pedofilia: iniziato il processo contro Don Ruggero Conti. Polemiche sulla non costituzione di parte civile da parte del comune di Roma.

Il Giustiziere degli Angeli

Al via il processo verso Don Ruggero Conti (Link) accusato di atti sessuali su minori su almeno 7 ragazzini. Come al solito, come ad ogni processo verso accusati di pedofilia che hanno avuto a che fare con molti bambini e ragazzi, si presentano delegazioni e comitati a dare il loro conforto all’accusato: sin da subito innocente! E, come al solito, le vittime se ne stanno in silenzio, in disparte con molti macigni di dolore a cui aggiungere l’accusa degli sconosciuti che gli danno dei bugiardi sobillatori e sobillati. Ed anche in questo processo spuntano le magliette di incoraggiamento verso l’imputato (da ricordare la maglietta con scritto “Free Don” al processo contro Don Marco Baresi (Link) condannato a maggio a 7anni e mezzo in primo grado) con su scritto “Don Ruggero, ti vogliamo bene”.

INIZIATO IL RITO IMMEDIATO CONTRO IL SACERDOTE EX GARANTE PER LA FAMIGLIA DI ALEMANNO

Processo a don Conti, il sindaco: siamo parte civile. Ma una lettera lo smentisce – In un documento, Alemanno nega l’atto del Comune contro il sacerdote accusato di pedofilia.

Una lettera. Per dire che no, il Comune di Roma non ha alcuna intenzione di costituirsi parte civile nel processo contro Don Ruggero Conti e i suoi abusi sui ragazzini della sua parrocchia a Selva Candida. E per dire no pure a quel Mario Staderini, dei Radicali, ex consigliere comunale, che da libero cittadino ha voluto costituirsi parte civile in vece del Campidoglio. Così come previsto dall’art. 9 dello Statuto comunale. Firmato Gianni Alemanno, sindaco di Roma, 4 giugno 2009.

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Abusi su una bimba di soli 13 mesi e su una di 8 anni. Condannato a soli 9 anni.

Il Giustiziere degli Angeli

NO COMMENT

Pedofilia: abusi su bimba di 13 mesi e cognatina di 8 anni; 9 anni di reclusione.

PALERMO, 12 Giugno 2009 – Ha abusato di una bimba di 13 mesi mesi, figlia della convivente, e della sorella dell’ex moglie, che all’epoca delle violenze aveva 8 anni. Oggi, V.T., palermitano, 38 anni, è stato condannato a 9 anni di carcere. Il processo si è svolto in abbreviato davanti al gup di Palermo Angelo Pellino. L’imputato è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e dall’esercizio della potestà genitoriale.

La storia è venuta fuori nel 2007. L’uomo, vedovo, da mesi, era legato sentimentalmente alla madre della piccola. Una mattina, prima di andare al lavoro, ha portato la bimba alla nonna, che si è accorta che la nipotina aveva un’emorragia. Insieme al genero, ha accompagnato la bambina in ospedale. I medici hanno diagnosticato subito che a causare la perdita di sangue era stato un abuso sessuale.

Inizialmente l’uomo ha raccontato che la bimba aveva urtato contro il lavandino. Poi agli agenti della Mobile, chiamati dai sanitari, ha invece confessato di averla molestata. Una versione ripetuta davanti al pm che, nel frattempo, ne aveva disposto il fermo, poi la ritrattazione durante la convalida della misura. Al gip, infatti, il palermitano ha detto di essere stato costretto dai poliziotti a confessare una violenza mai commessa.

Appreso dell’arresto del palermitano l’ex cognata, sorella della moglie deceduta, ha deciso di raccontare quello che , per paura, non aveva mai rivelato. Alla madre ha riferito che l’uomo, quando aveva 8 anni, l’aveva violentata in due occasioni. La sua versione è stata ritenuta attendibile dagli psichiatri. Il pm Alessia Sinatra aveva chiesto la condanna dell’imputato a 12 anni.

Al processo si sono costituiti parte civile, attraverso l’avvocato Fabrizio Bellavista, l’ ex suocera e la cognata vittima delle molestie, che ora ha 17 anni, e l’ex convivente e il padre della bimba violentata, assistiti dall’avvocato Andrea Dell’Aira. A tutte le parti civili sono stati riconosciuti 8mila euro a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva. (Ansa).


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Pedofilia: senza le intercettazioni telefoniche molti pedofili la faranno franca!

Il Giustiziere degli Angeli

I nostri bambini hanno sempre più bisogno di essere aiutati distruggendo la rete degli “orchi”. Ma quest’Italia di mal-governo ha a cuore sempre meno gli interessi dei bambini e più quella di pochi eletti adulti.

Il magistrato Maria Cordova

«Abbiamo arrestato ottanta pedofili Ora sarà impossibile»

ROMA — Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere. L’inchiesta «Fiori nel fango» è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l’ex procuratore aggiunto è certa: «Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti».

Quanto tempo sono durati gli «ascolti»?

«Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni».

I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?

«Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, a un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti».

Com’è cominciata l’inchiesta «Fiori nel fango»?

«Con dei controlli nei campi nomadi: la polizia aveva notato dei bambini che venivano portati via in macchina di sera.Poi si è scoperto che maneggiavano un po’ di soldi e che dai loro cellulari risultavano parecchie telefonate ad adulti. Erano tutti maschi sui dieci anni».

Non c’è mai stato il rischio di violare la privacy?

«No, abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato, pedofilia e induzione alla prostituzione minorile» .

Questo è successo in quell’inchiesta. E in generale?

«È sempre così».

Pensa che ora si dovrà tornare a metodi investigativi più «tradizionali»?

«E quali? Sono in magistratura dal ’67 e le intercettazioni ci sono sempre state. Per di più allora venivano disposte dal pm, senza l’autorizzazione di un giudice».

Oggi però sembra che siano cresciute a dismisura.

«Vent’anni fa c’era la pedofilia? Era così diffusa la corruzione? Molti reati esistevano, ma erano sommersi.Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?».

Lavinia Di Gianvito

12 giugno 2009 Corriere.it


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Maddie McCann: il pedofilo recidivo Hewlett Raymond dichiara di aver visto la bambina.

Il Giustiziere degli Angeli

Dall’interrogatorio del pedofilo Hewlett Raymond ora sappiamo che ha visto Maddie in più di un’occasione durante la vacanza in Portogallo ma nulla di più. Al pedofilo mancano poche settimane di vita e potrebbe aspettare la fine per fare una clamorosa confessione che possa dirci qualcosa sul destino di Maddie.

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Madeleine McCann: il pedofilo Hewlett Raymond ammette di aver visto la bambina, ma chiede soldi in cambio di risposte.

Continuano le indagini da parte degli investigatori privati sulla scomparsa di Madeleine McCann, di cui si sono perse le tracce a Praia da Luz nel maggio del 2007.

Tutti gli sforzi dei detective sono ancora concentrati sul pedofilo 64enne Hewlett Raymond, attualmente in fin di vita in una clinica tedesca a causa di un cancro alla gola, che nel periodo della scomparsa della bambina viveva a pochi chilometri di distanza da Praia da Luz.

Se l’ultima volta vi abbiamo riportato che l’uomo si era dichiarato completamente estraneo alla vicenda, nonostante il misterioso racconto fornito da alcuni conoscenti, qualche ora fa Raymond pare essere tornato sui suoi passi ed ha dichiarato di aver visto la bambina, di ricordare molto bene i suoi occhi.

Tutto qui. Per il momento ha deciso di non rivelare altro, se non dopo aver ricevuto un lauto compenso da parte della famiglia McCann. I medici gli hanno dato solo pochi mesi di vita e l’uomo sta cercando un modo per non lasciare la sua famiglia in mezzo ad una strada.

Non è chiaro, quindi, se abbia davvero informazioni utili alle indagini o se stia mentendo: quello che fin’ora è certo è che la famiglia di Madeleine non si è detta disposta a pagare, almeno per il momento.

Nel frattempo anche le autorità britanniche stanno mettendo sotto torchio il pedofilo, riguardo alcune accuse di violenza sessuale ai danni di minori formulate a suo carico.

Fonte CrimeBlog