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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Malato di HIV contagia ignari adulti e ragazzi minorenni.

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Il Giustiziere degli Angeli

Malato di HIV contagia ignari adulti e ragazzi minorenni. I primi consenzienti ma ignari della malattia, i secondi abusati dal pedofilo che forse gli ha anche consegnato una cartolina per l’inferno. In questa storia l’orrore che accompagna l’abuso su minorenni tinge di nero ancor peggio paventando l’aver contratto una malattia terribile come l’AIDS. In questa follia disumana non ci sono confini valicabili dove poter trovare un barlume di guarigione per le vittime di questo essere spregevole. Non ci sono parole di solidarietà che possano aiutare gli adulti che sono venuti in contatto con questo verme e non ci sono parole d’amore che possono consolare i bambini di cui l’ignobile ha abusato.

ARTICOLI TRATTI DA ilsecoloxix

Pedofilo e “untore”di Hiv, chiede gli arresti domiciliari.
L’allarme è scattato per caso, dopo che un avvocato ha presentato all’ufficio del giudice per le indagini preliminari l’istanza per far scarcerare un cliente. Il problema è che quel cliente è un quarantenne finito in carcere poco tempo fa per violenza sessuale e pedofilia. E – come risulta dalle carte dell’inchiesta chiusa temporaneamente con il suo arresto – ha avuto rapporti non protetti con numerosi partner, fossero maggiorenni o minorenni, consenzienti o meno.

Il motivo per cui chiede di andare ai “domiciliari” è l’incompatibilità del regime carcerario con il contenimento del virus. «Prenderemo in considerazione la sua richiesta – confermano dalla procura del capoluogo ligure, poiché anche il pubblico ministero dovrà fornire un parere – e le possibilità che torni a casa ci sono. Ma soprattutto è preoccupante il numero di persone che potrebbero essere state contagiate, in svariati casi di età compresa fra i 13 e i 17 anni. Impossibile, ovviamente, avere un quadro preciso; ma non c’è dubbio che i rapporti occasionali, e quindi pericolosi, per come risultano dai nostri accertamenti siano stati molti».

La vicenda di cui dà conto oggi Il Secolo XIX è estremamente delicata e per questo i riferimenti restano vaghi. Ma nella storia giudiziaria del detenuto sta tutto il pericolo che potrebbe essersi ingenerato, come minimo, negli ultimi due anni. Al periodo 2007-2009 fanno infatti riferimento le carte che ne descrivono gli abusi commessi su alcuni minorenni e gli incontri omosessuali con partner maggiorenni. Non solo. È la Procura stessa a rimarcare che spesso l’attività sessuale è avvenuta senza precauzioni. Ancora: altri documenti confermerebbero come almeno una delle persone che lo hanno frequentato, e le cui rivelazioni sono state importanti per il lavoro degli investigatori, abbia già contratto l’Hiv.
Difficile prevedere che piega prenderà la vicenda, destinata a frammentarsi senza dubbio in numerosi rivoli. Da una parte l’allarme, inevitabile, fra coloro che saranno nel giro di pochi giorni consapevoli d’essersi trovati in situazioni a rischio. E poi c’è un profilo strettamente penale. A rigor di logica, nei confronti del quarantenne, potrebbero scattare nuovi addebiti. La trasmissione dell’Hiv a un partner inconsapevole è infatti un reato, laddove ovviamente il portatore del virus sia a conoscenza del suo stato di salute. Negli Stati Uniti fece scalpore, tre anni fa, la condanna a 35 anni di un uomo sieropositivo – il quarantaduenne Willie Campbell – che aveva sputato in faccia a un poliziotto utilizzando la sua saliva, a giudizio della corte, «come un’arma mortale».

A Genova invece è vecchia di un anno la sentenza a carico di un uomo di 39 anni: sette anni di carcere – reato di «lesioni gravissime» – per aver contagiato la compagna.

Pedofilo “untore”, la Procura cerca le vittime.
Si cercano altre vittime del pedofilo “untore”. La prima è già stata avvisata dagli inquirenti che, nell’orrore di un’indagine fatta di promiscuità e violenze sessuali ripetute a danno di minorenni (oltre che di rapporti con partner consenzienti), si è trovata a dover trattare anche l’aspetto delicatissimo del rischio di contagio. Sul quarantenne genovese che, dopo l’arresto per violenza sessuale e pedofilia effettuato alcune settimane fa dalla squadra mobile, ha chiesto di ottenere gli arresti domiciliari in quanto sieropositivo, le indagini di procura e della polizia proseguono, non solo per rintracciare altre eventuali vittime degli abusi ma, soprattutto, altri partner inconsapevoli con cui il detenuto ha intrattenuto rapporti negli anni delle indagini, tra il 2007 e il 2009, esponendoli al rischio di contagio. «Le indagini sono ancora in corso, stiamo cercando altre vittime», dice una fonte vicina alla procura genovese. «Non solo per accertare eventuali violenze e abusi ma, anche, per avvisare le persone a rischio di contagio».

Una, di fatto, è già al corrente della sua situazione. Una giovane vita, già segnata da ripetute violenze e abusi, ha iniziato senza sapere se e quando finirà, un calvario fatto di visite mediche, analisi del sangue, controlli sanitari. Il confine tra sieropositività e Aids conclamato è anche la discriminante per valutare la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal quarantenne tramite il suo legale di fiducia. Sarà una perizia medico legale a stabilire se le condizioni di salute dell’uomo siano o meno compatibili con il regime carcerario. Solo allora il giudice per le indagini preliminari valuterà la richiesta di attenuazione della misura cautelare.

Intanto, è pacifico che, a fronte di ulteriori vittime, intese come partner inconsapevoli del quarantenne che abbiano avuto rapporti sessuali non protetti in quanto ignari della sua malattia, la posizione giudiziaria dell’uomo si aggraverebbe non poco. Diffondere il contagio, infatti, è un reato grave, laddove, ovviamente il portatore del virus sia a conoscenza del suo stato di salute.
Sul caso del pedofilo genovese, i cui contorni vengono volutamente riportati in maniera vaga per tutelare le vittime (soprattutto i minori), a prescindere dall’esito della sua richiesta di domiciliari, resta l’allarme degli inquirenti sull’entità del rischio di contagio.

 

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