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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Don Giorgio Carli: in prescrizione il reato di pedofilia e quindi niente carcere.

6 commenti

Il Giustiziere degli Angeli

Ce l’ha fatta Don Carli. E questa scandalosa sentenza farà calare il silenzio su tante altre vittime che non sono riuscite sino ad oggi ad urlare il loro dolore. Questo tipo di reati, a mio parere, non devono andare in prescrizione proprio perchè spesso le vittime hanno bisogno di tempo per capire che non sono loro le colpevoli, che nessuna paura delle minacce subite potrà portare altro male, che molta parte della società civile è pronta a difenderle ed a rendergli giustizia. Ma questa sentenza farà paura, questa sentenza scoraggerà la denuncia, creerà solitudine. Non aggiungo altro ma molto c’è da dire e da fare!!

Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano
BOLZANO – Prosciolto per prescrizione: si e’ conclusa cosi’ in Cassazione la vicenda di don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino condannato in appello a sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa di avere abusato di una sua parrocchiana minorenne. E’ stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote – rappresentato in aula dall’avvocato di Bolzano Alberto Valenti e dal noto penalista Franco Coppi – hanno detto in aula che il loro assistito non rinuncia alla prescrizione. Don Carli, 44 anni, che si e’ sempre professato innocente, era stato condannato in appello per abusi nei confronti della parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti.
Il 14 luglio 2003 il religioso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata ai danni della giovane donna, all’epoca dei fatti una bambina, che il sacerdote avrebbe violentato per cinque anni, dai nove ai quattordici, nella canonica della quale era cappellano. Ad una assoluzione in primo grado era seguita una clamorosa condanna in Corte d’appello, dove il prete era stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione. Al centro della vicenda una giovane che, dopo una serie di sedute psicanalitiche, disse di avere fatto riaffiorare nella sua memoria le violenze subite in canonica quand’era ancora bambina. Nel corso dei processi si è assistito a un vero duello tra le tesi contrapposte della difesa e dell’accusa. I legali del prete hanno sempre messo in dubbio che ricordi di questo genere possano riaffiorare durante un percorso terapeutico, finendo tra i punti determinanti di un capo d’accusa penale. Nella motivazione della sentenza di condanna i giudici avevano sostenuto che “la teoria suggestiva del ‘falso ricordo’ é incompatibile con la mole dei dettagli e la perfetta coerenza della deposizione”. In sostanza – questa fu la posizione della corte d’appello – quanto detto dalla giovane donna ed emerso dopo le sedute psicanalitiche, corrisponderebbe al vero perché suffragato da una serie di circostanze probatorie che in primo grado, invece, non erano state considerate attendibili.

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6 thoughts on “Don Giorgio Carli: in prescrizione il reato di pedofilia e quindi niente carcere.

  1. La sentenza è scandalosa anche per il presunto colpevole. Lui non si è mai negato al giudizio e la Corte ha preferito non pronunciarsi. Scandalosa è la giustizia che non vuole prendere posizione. E scandaloso è che la Procura- parte accusatrice- proponga essa stessa la prescrizione ma voglia i soldi…ecco tutto questo mi fa credere che la presunta vittima solo questo volesse…non giustizia ma vile denaro.

  2. Attenzione. A quanto pare la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento per 500.000 € a don Giorgio Carli in favore della vittima e dei suoi genitori. Quindi verrebbe confermata la responsabilità del prete, mentre rimane esclusa solo la punibilità penale per prescrizione. Del resto se il prete fosse stato ritenuto innocente sarebbe stato assolto e non prosciolto per prescrizione.

    Fonti. Corriere dell’Alto Adige del 20/03/2009 pag. 3 e Alto Adige del 20/03/2009 pag. 13

  3. Il Procuratore Tarfusser chiarisce la portata della sentenza

    http://www.rttr.it/vis-blocco.asp?blocco=4&testo=4499&lingua=0

    CASO “DON CARLI”: BOTTA E RISPOSTA TRA CURIA E PROCURA

    Tornerà a celebrare messa don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino di 46 anni, prosciolto per prescrizione in Cassazione dall’accusa di avere abusato di una parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti. Lo annuncia la diocesi di Bolzano e Bressanone. Secondo la diocesi, don Carli “non può essere considerato colpevole, essendo stata annullata la sentenza di condanna in secondo grado”.

    Ma tra Curia e Procura è botta e risposta. Nella vicenda interviene anche l’ex procuratore capo di Bolzano, Cuno Tarfusser, da pochi giorni al Tribunale internazionale dell’Aja, e dice: “il fatto che la Cassazione abbia confermato il risarcimento in soldi alla parte civile attesta che il reato fu commesso”.

    “Nessuno – sono parole ancora di Cuno Tarfusser – potrebbe essere condannato a risarcire un danno che non ha provocato”.

  4. Pingback: Don Giorgio Carli: il reato di abusi su minori và in prescrizione e lui torna in parrocchia! « -Il Giustiziere degli Angeli-

  5. In realtà, questa sentenza è un’ingiustizia, ma perché non riabilita un imputato che è chiaramente innocente. Conosco il caso di Don Giorgio e l’accusa, veramente, non reggeva. I presunti riscontri non esistevano, non c’erano testimonianze, i luoghi parrocchiali non corrispondevano alla possibilità di violenze continuate così a lungo (la ragazza sosteneva di essere stata abusata in luoghi e orari in cui c’era sempre grande flusso di gente) e, inoltre, lo stesso diario della ragazzina rivelava un grande entusiasmo per l’ambiente parrocchiale e per l’opera di don Giorgio, senza alcun velo o remora. La ragazza avrebbe “ricordato” le violenze più di 10 anni dopo (all’epoca aveva 21 anni) e in più di 300 sedute psicanalitiche:come ben sanno gli specialisti, la psicanalisi è spesso sotto accusa per la creazione di ricordi falsi, fenomeno del resto molto noto anche in psicologia testimoniale e analogo. La condanna in secondo grado è stata un’aberrazione a livello legale, perché mancava di prove e in un processo penale non si può mancare di prove e condannare solo sulla base di presunti “ricordi” emersi da sedute psicanalitiche. Del resto, chi conosce la cronaca giudiziaria sa bene che il processo di appello spesso ribalta le sentenze e che si mantiene meno aderente al contesto dei fatti, ingenerando non pochi errori. Se il procuratore è cambiato (non c’è più Tarfusser), quello nuovo avrà chiesto la prescrizione perché sapeva che il caso era più che discutibile. Infine, bisogna ricordare che è bene evitare ogni spirito da “giustiziere”: le statistiche dicono chiaramente che una buona percentuale di denunce per pedofilia sono fasulle e opera di mitomani. Un mio amico avvocato ha seguito di recente un caso del genere, in cui il cuore dell’accusa da parte delle presunte “vittime” era la richiesta di risarcimento: no dico che sia il caso di Don Carli, ma il fenomeno delle denunce fasulle è molto frequente e noto agli specialisti. Infine, nessun’accusa è più infamante, per cui la possibilità della calunnia gratuita esiste. Detto questo, non dovrebbe esserci prescrizione per reati del genere, nell’interesse della vittima autentica o dell’imputato innocente.

  6. Maria Cristina la prescrizione è semplicemente la dichiarazione che il reato c’è , ma che è passato troppo tempo per perseguirlo. Ma se il prete volesse far riconoscere la propria innocenza può rinunciarvi.

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