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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Abusi su minori e stupri: li rimettono in libertà e l’orrore ricomincia.

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Il Giustiziere degli Angeli

Già condannato per pedofilia torna a violentare bambini.

Sarà interrogato lunedì mattina Marcantonio Russo, il 33enne arrestato dalla Squadra mobile di Messina con l’accusa di violenza sessuale e induzione di minori alla prostituzione. Russo, già condannato per atti di pedofilia nel 2006 a 4 anni di reclusione, era tornato in libertà da pochi mesi per la scadenza dei termini di custodia cautelare visto che il processo d’appello non è stato ancora fissato. Il pedofilo adescava bambini e ragazzini e li convinceva con soldi, dolciumi e figurine ad atti sessuali. Alcuni li usava come «procacciatori» di nuovi, piccoli «clienti» e per questo lavoro li pagava con 10 euro a «servizio».

Nei suoi confronti il Gip del Tribunale Maria Teresa Arena ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta del sostituto procuratore Claudio Onorati. La Squadra mobile ha perquisito la sua abitazione sequestrando foto che lo ritraevano con minori durante gli «approcci», foto che potrebbe aver scattato un altro complice, ancora non identificato. C’era anche un «diario» in cui annotava gli incontri e dava perfino i «voti» ai minori per le prestazioni. Tre, al momento, i casi accertati, grazie alla denuncia del padre di un bambino di 9 anni, coinvolto nel «giro» dal fratello di 13 anni. Lo scorso 18 gennaio il genitore ha visto il piccolo tornare a casa, dopo una partita di calcetto, con in mano figurine e dolci. Il bambino ha raccontato di quell’uomo gentile, non ne conosceva il nome ma diceva che era «l’uomo che bacia il petto». In cambio di carezze, effusioni ed altro gli aveva dato 25 euro. Il dirigente della Squadra mobile, Marco Giambra, ha lanciato un appello perché i genitori o chiunque riconosca Marcantonio Russo come l’uomo che si accompagnava con i propri figli si rechino in questura ad aiutare la polizia a identificare gli altri bambini e ragazzini ritratti nelle foto sequestrate in casa del pedofilo. Russo sicuramente non agiva da solo, anche se la Mobile esclude una vera e propria rete di pedofili. Ci sono foto che sicuramente ha scattato un’altra persona, magari nascosta nell’ombra. La Mobile sospetta che a procurargli le vittime degli abusi non fossero solo ragazzini, ma anche adulti.

15/2/2009 (7:22) – CLANDESTINO, ERA STATO ARRESTATO A LUGLIO
Il giudice lo libera, stupra una ragazza
Bologna, la vittima è quindicenne. La ragazza urlava, nessuno si è fermato
FRANCO GIUBILEI
BOLOGNA
Una ragazzina di 15 anni è stata aggredita sotto casa da un giovane tunisino pregiudicato che l’ha trascinata a forza dietro i cespugli di un giardino pubblico, picchiata e violentata. Un vicino ha assistito alla scena e ha chiamato il 113: è intervenuta una volante e gli agenti, seguendo le indicazioni del testimone, hanno trovato l’aggressore addosso alla ragazza. L’uomo ha cercato di scappare, mettendosi a correre con i pantaloni calati, gli agenti l’hanno bloccato dopo una colluttazione. Portato in questura, si è ferito da solo, sbattendo la testa contro il muro e ha rifiutato le cure. Ora è nel carcere bolognese della Dozza. È un clandestino di 33 anni, si chiama Mohamid Jamel. In agosto era stato arrestato perché spacciava eroina nella stessa zona dello stupro. Il 15 gennaio è uscito dal carcere di Lanciano, grazie alla revoca della custodia cautelare disposta dal Tribunale della libertà di Bologna. Non era la prima volta che Jamel finiva dentro: in luglio le manette erano scattate perché non aveva ottemperato all’espulsione.

Il testimone
Il luogo della violenza è via San Vitale, prima periferia. La ragazza scende in strada alle 22, in attesa che un gruppo di amici la passi a prendere. All’improvviso il clandestino sbuca dal buio e l’assale a schiaffi e pugni, provocandole un trauma facciale (prognosi 8 giorni). Poi l’afferra per il collo e la costringe a seguirlo nel parco vicino. Un conoscente della ragazza, padre di un amico, che abita nella stessa via e sta passando in auto, si è rende conto di ciò che accade perché la ragazza urla. Chiama la polizia col cellulare.

«Ho visto nel parco di fronte un uomo che trascinava una donna, la prendeva a calci e pugni fino a farla cadere e poi si abbassava i pantaloni – racconta l’uomo di 44 anni – ho avviato la macchina, ho fatto inversione e mi sono avvicinato. Nel frattempo ho chiamato il 113. Non riuscivo a correre perché ho un problema a un ginocchio, per fortuna c’era una volante in zona che è arrivata in due minuti. La ragazza la conosco, è una bambina, l’ho vista nascere, crescere, le hanno fatto tanto male. Anni fa avevo sventato uno stupro, stavolta non ci sono riuscito». A impressionare il testimone è stata la reazione di chi ha visto e non ha fatto niente: «Incredibile il fatto che di fronte a un’aggressione a una donna, indipendentemente da chi sia, prevalga l’indifferenza. Questa è la cosa che mi ha colpito di più». Lui almeno ha provato a fermare qualcuno, a chiedere aiuto a persone di passaggio, ma senza risultati. In questura confermano: un’auto stava transitando, non si è fermata. La ragazzina è stata visitata al pronto soccorso ginecologico dell’ospedale Maggiore, sarà assistita dal servizio che offre supporto alle vittime di violenze sessuali.

Polemiche elettorali
A Bologna si è in piena campagna elettorale per l’elezione del sindaco, lo stupro ha scatenato polemiche. Per il candidato di destra Cazzola «una città in cui le donne sono esposte al pericolo di un’aggressione sessuale, ogni volta che cala la notte, è una città in cui gli amministratori hanno fallito». Per il candidato del Pd Delbono l’episodio «dimostra come per assicurare la sicurezza dei cittadini non bastino gli slogan e le dichiarazioni muscolari del governo. Occorrono interventi seri ed efficaci». Il sindaco Cofferati rileva che non si riesce «a impedire a persone con precedenti di tornare a commettere reati».

 

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