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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Stalking: al voto sull’emedamento sul reato di molestie gravi e reteirate a Montecitorio tanti assenti e quelli presenti intanto chattano su Facebook.

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Il Giustiziere degli Angeli

Dopo tutto quello che è accaduto nei giorni scorsi, dopo che donne giovanissime hanno subito una violenza sessuale brutale, dopo le battutacce del premier sui soldati da impegnare nella protezione delle tante belle donne italiane… direi che leggendo l’articolo sotto riportato mi piacerebbe sapere se le mogli dei deputati che hanno preferito tornare a casa invece che votare la legge li abbiano presi a calci. Io lo avrei fatto. La legge è stata approvata finalmente e da ora in poi chiunque minacci o compia atti persecutori nei confronti di un altro individuo è passibile di una condanna alla detenzione carceraria con una pena che giunge fino a quattro anni. Se poi a molestare è il coniuge (anche separato o divorziato), il convivente o il fidanzato e se la molestia ad oggetto una donna incinta la detenzione puó durare fino a sei anni.

 

Si parla di molestie e giocano al computer

Assenti e pianisti. Due parole sempre più ricorrenti nei palazzi della politica. Quasi a diventare la norma. Ci sono però dei casi, in cui questa norma stona, tanto, troppo, rispetto alla realtà.
In un momento in cu, infatti, le vicende di stupro e violenza sulle donne sono quasi all’ordine del giorno, se alla Camera c’è il voto finale al disegno di legge che introduce il reato di stalking (le molestie gravi e reiterate) ci si aspetterebbe dai deputati una presenza cospicua in aula. Aspettative, appunto. Ben diverse dallo scenario che si riscontrava ieri pomeriggio osservando l’aula di Montecitorio.
Tanti gli assenti – soprattutto nella maggioranza -, numerosi i distratti, troppi i deputati che con singolare e sempre più ricorrente abilità hanno votato per i loro colleghi. Basta vedere i numeri: del Pdl c’erano circa 120 deputati, 150 del Pd. Pochi quelli dell’Udc. Il partito più presente? La Lega, compatta tra i banchi della Camera. Alla fine, il ddl è stato approvato, quasi all’unanimità, con due voti contrari, i liberaldemocratici, e tre astenuti. Dal resoconto del voto risulta che a votare il provvedimento sono stati 379, poco più della metà del totale dei deputati. Ma la domanda è: avendo molti deputati fatto i pianisti, votando quindi anche per gli assenti, quale sarà il reale numero dei votanti? Chi può dirlo.

Certo, racconta un parlamentare della maggioranza «il giovedì è sempre un giorno ballerino, molti tornano a casa». Ed infatti, già all’ora di pranzo molti armati di trolley e borsa da viaggio, hanno lasciato Montecitorio. Dai banchi della maggioranza assenti quasi totalmente i deputati siciliani e quelli pugliesi. Pochi i liguri e persino anche quelli romani. Quasi tutte presenti invece le donne: da Iole Santelli a Laura Ravetto e Margherita Boniver, da Paola Pelino a Gabriella Carlucci e Valentina Aprea. Governo assente tranne i ministri Prestigiacomo e Carfagna, e il sottosegretario Roccella.

Una seduta dunque semi deserta ma non per questo non colorita. Anzi. Molti i deputati con i computer portatili: chi scrive, chi naviga in internet, chi fa il solitario, e chi addirittura si lascia prendere dalla moda di facebook. Filippo Ascierto (Pdl) ad un certo punto si accascia proprio sul suo computer. A metà pomeriggio, scoppia pure una bagarre in aula dopo la richiesta di Antonio Di Pietro di procedere ad una nuova votazione su un emendamento di Alessandra Mussolini, in merito al patrocinio gratuito per le vittime, dopo la bocciatura dell’Assemblea: «Avevo chiesto di parlare, lei non mi ha visto, ma io non ho potuto dare indicazioni di voto al mio gruppo, che non ha votato». Il presidente Lupi ha quindi acconsentito ad una nuova votazione, ma sulla questione è intervenuto l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini: «È un precedente pericolosissimo che possa passare l’annullamento delle votazioni». Sulla stessa linea la maggioranza. D’accordo anche la Lega: «Non siamo al bar, il Parlamento ha delle regole», tuona Cota. Quindi, la marcia indietro di Lupi: «Credo non si debba rivotare». Apriti cielo. «Per soli due voti contestati (226 a 228) la Camera ha negato il gratuito patrocinio per le vittime di stalking, emendamento da me proposto», contesta pubblicamente la Mussolini. E questo perché diversi deputati, «tra i quali quelli dell’Italia dei Valori, non sono riusciti ad esprimere il loro voto».

Per non parlare poi delle stoccate lanciate tra uno schieramento all’altro. A Daniela Melchiorre presidente del Gruppo dei Liberal Democratici che accusa il ddl di essere «illiberale» e non a tutela delle donne replica ad alta voce il leghista Follegot «Vieni qualche volta in Commissione a lavorare». Se da una parte la soddisfazione per l’approvazione del provvedimento è corale e bipartisan, c’è anche chi, commenta le assenze dei colleghi. Come la leghista Carolina Lussana: «Si pensa forse che lo stalking sia una materia che riguarda solo donne, e non è così. Riguarda il diritto alla tutela della persona. Ci sono anche tanti uomini vittime delle molestie. Quindi…».

Giancarla Rondinelli 30/01/2009 Il Tempo

 

 

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