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Amstetten, Graz, Sheffield: l’orrore degli abusi senza limite.

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Il Giustiziere degli Angeli

E’ stato fissato per il 16 marzo il processo contro il “mostro di Amstetten”. Fritzl è accusato di sequestro, riduzione in schiavitù, stupro ed incesto. Ma è anche accusato di omicidio per la morte di uno dei figli-nipoti (in questo blog potrete trovare articoli sul caso digitando nella ricerca Amstetten). Intanto a Graz (sempre Austria) viene scoperto un caso dove una donna è stata ridotta in chiavitù per 38anni e, una volta scoperto il caso, la stessa ha raccontato di essere stata anche picchiata e di aver subito abusi. Ma ho trovato questo altro articolo che riguarda abusi ed incesti che si svolge a Sheffield: una storia orribile a cui aggiungere l’incuria di quanti non hanno approfondito quanto stava accadendo alle bambine!

Anche l’Inghilterra ha il suo Josef Fritzl

Violentare ed uccidere da un punto di vista psicopatologico hanno una cosa in comune: si tratta di un’appropriazione definitiva dell’altro. Il linguaggio della tenerezza è l’amore delle figure parentali per un bambino che viene circondato di cure. Il bambino comprende il discordo della tenerezza, che è la sua “lingua”, ma non comprende ancora l’amore oggettuale, l’amore tra adulti che è fatto di aggressività e di ambivalenza tra amore e odio.

“Con incesto si definisce il rapporto sessuale fra individui legati da una relazione di parentela soggetta a proibizione”. L’incesto è la rottura tra il linguaggio della passione e quello della tenerezza. Una specie di messa a morte delle capacità amorose, il bambino non è più né bambino né adulto, non è più niente, non è da nessuna parte, non ha un posto, è un non-luogo in rapporto alla sessualità.

Dopo Baby P, un altro caso sconvolge l’opinione pubblica del Regno Unito. È il caso di un uomo di 56 anni che ha abusato sessualmente delle sue figlie per oltre 25 anni, mettendole incinte non meno di 19 volte. È stato nominato il “British Fritzl”- riferimento al più noto caso dell’austriaco Josef Fritzl, con la differenza che le vittime non venivano tenute segregate in uno scantinato.

La famiglia, che viveva a Sheffield, aveva contatti con la società, le ragazze frequentavano la scuola, una famiglia apparentemente come tante altre, anche se “un po’ strana” dicono i vicini.
Anche in questo caso, come fu per Baby P e per il serial killer Fred West (che abusò delle sue figlie e arrivò ad ucciderne una): polizia, medici, insegnanti e servizi sociali hanno sprecato ben 150 occasioni prima di aprire gli occhi su ciò che si nascondeva dietro questa falsa normalità.

Nemmeno i continui spostamenti della famiglia avevano sollevato dei sospetti. Dal South Yorkshire al Lincolnshire, dal 1970 in poi, i servizi sociali tenevano sotto controllo la famiglia, ma i loro traslochi ad hoc per evitare proprio i sospetti dei servizi sociali, erano passati inosservati. Uno dei fratelli delle due vittime nel 1997 si recò dalla polizia, ma le sue parole vennero considerate solo “dicerie” e finirono nel dimenticatoio.

Gli ospedali dove le ragazze hanno partorito così tante volte, devono essere stati consapevoli che stesse accadendo qualcosa di strano — dal momento che nessun padre era presente alla nascita ad eccezione di quello delle ragazze stesse — così come dovevano essere consapevoli che dietro i loro ripetuti aborti potesse nascondersi qualcosa. Eppure, nessuno tra medici, infermiere e servizi sociali ha agito sulla base di questi sospetti.

Gli ispettori sanitari che avevano il compito di eseguire le visite in casa, devono aver pensato che ci fosse qualcosa di strano quando la persona che mostrava più interesse per i neonati era l’uomo che avrebbe dovuto essere il nonno, ma che nella realtà dei fatti era il padre.

Anche Gordon Brown ha preso una posizione affermando che l’intero Regno Unito è rimasto assolutamente inorridito per questa storia, garantendo provvedimenti contro chi ha commesso degli errori.

La zia delle ragazze, accusa il cognato di aver agito in questo modo per truffare i servizi sociali, sfiorando negli anni la quota di migliaia di sterline sfruttando i contributi previsti per ogni bambino, pari a 400 sterline a settimana in totale.

L’uomo è stato condannato a 25 ergastoli e dovrà scontare almeno 20 anni della pena in prigione. In aula, tutti hanno potuto ascoltare del regime di terrore in cui vivevano le giovani che tra il 1980 ed il 2000 hanno dato alla luce nove bambini, di cui due sono morti lo stesso giorno del parto. In questi venti anni anche dieci aborti.

Nemmeno le ferite che spesso presentavano sul corpo le ragazze, sono state prese in considerazione dagli insegnati e dai medici. Perché le ragazze non denunciavano? Per paura che i bambini gli venissero tolti, proprio da quei servizi sociali che avrebbero dovuto tutelarle a loro volta.
Secondo la polizia gli stupri subiti dalle ragazze sarebbero centinaia.

I sospetti sul padre cominciano negli anni ’70.
1976: l’ispettore sanitario si accorge che la figlia maggiore di sei anni e la sorella più piccola di due, presentano contusioni causate dalle botte del padre.
1980: la figlia più giovane, si rompe un braccio dopo essersi rifiutata di fare sesso col padre che prende a scagliarla con violenza da una parte all’altra della stanza. Ai medici racconta di essersi fatta male giocando, ma la cartella clinica registra contusioni alle gambe e un segno di bruciatura sul braccio.
1988: le ragazze presentano ferite non riconducibili ad incidenti causali, vengono tuttavia attribuite ad atti di bullismo.
Quando la sorella maggiore rimane incinta del primo figlio, i medici le chiedono se il padre del bambino sia in realtà suo padre, ma lei nega.
1992: la sorella più giovane ha un collasso durante un’altra gravidanza e viene portata in ospedale dove vengono riscontrate dai medici delle contusioni.
1993: la sorella più giovane ha un altro aborto. I medici la mettono in guardia sui rischi che corre se rimane incinta ancora una volta.
1997: il fratello delle ragazze denuncia alla polizia la situazione incestuosa. Non viene preso però nessun provvedimento.
1998: una delle ragazze chiama il ChildLine ma riaggancia subito dopo aver saputo che non avrebbe avuto alcuna garanzia di poter tenere con sé i bambini.
2008: Giugno, la ragazza più giovane contatta i servizi sociali e denuncia gli abusi.

La cognata lo definisce come un uomo orribile, che bestemmiava continuamente “Una volta, si ubriacò mentre erano in visita da noi e minacciò di abusare di me, urlava tutte le cose orribili che mi avrebbe fatto, ma era troppo ubriaco perché potesse passare dalle parole ai fatti”.

Durante un interrogatorio che ha portato all’arresto del padre, la figlia maggiore ha dichiarato “Sebbene siano nati dall’odio… noi amiamo i nostri figli, li ameremo sempre” consapevole che la parte più difficile, sarà spiegare loro che sono il frutto di una violenza di un uomo che è padre della loro stessa madre. Le ragazze vanno avanti nel racconto dai particolari raccapriccianti. L’uomo sarebbe arrivato ad offrire 500 sterline alla figlia più giovane per avere un altro figlio con lui e poter incrementare gli assegni di sussidio. La figlia, nondimeno, aveva proposto di pagargli 100 sterline al mese provenienti dai contributi sociali per i bambini affinché smettesse di abusare di lei. Già all’età di 12 anni venivano portate al pub invece di andare a scuola e non era loro concesso di avere un fidanzato. La figlia maggiore racconta di essere stata messa incinta dal padre ben sette volte “Cominciò a toccarmi quando avevo ancora cinque anni. Andò avanti per anni. Non ho saputo che mia sorella subisse i miei stessi abusi, se non molto tempo dopo”.

La ragazza più giovane è rimasta incinta dodici volte, ma solo cinque dei suoi figli sono sopravvissuti. La madre, vittima anche lei di violenze da parte del marito, lasciò la casa subito dopo che le molestie cominciarono ad interessare anche le bambine. Ecco la risposta a chi fino ad ora si è chiesto che ruolo avesse avuto in questa storia. Storia di abusi, violenze, botte, calci, pugni, portate vicino al fuoco per bruciargli occhi e braccia se osavano ribellarsi ai rapporti sessuali.
Quando mise incinta la ragazzina più giovane all’età di 14 anni, le riversò una raffica di colpi sullo stomaco: era l’unico modo per sbarazzarsi del bambino che aveva dentro. Ma quando il neonato arrivò e le autorità non furono capaci di smascherarlo, in lui crebbe la convinzione che avrebbe potuto continuare su questa strada, senza che nessuno investigasse sul suo conto e poterne trarre addirittura profitto, grazie agli assegni di sussidio.

I particolari sono al limite del grottesco. Quando era impegnato nella violenza di una sorella, l’altra doveva badare ai bambini. Era lui stesso ad inculcare loro il timore che se solo avessero parlato di questa storia, i servizi sociali avrebbero portato via i piccoli.

“Non c’era nessuno a proteggerci. Quando mia madre mi chiese chi fosse il padre del bambino, le risposi che era un ragazzo del paese. Ma sapeva benissimo che si trattava invece di mio padre. Ho perso il conto di quante volte mio padre mi ha violentato”.

Il medico di famiglia ha avuto in cura le gazze per oltre venti anni. Non si è mai accorto di nulla?! Molto peggio, perché di quell’uomo che i vicini definivano come schivo, quasi sempre ubriaco, mai un giorno di lavoro, pensava fosse una persona “simpatica” e che la sua famiglia fosse solo “un po’ strana”. Il medico in questione, il Dr. Thakur Singh, non è capace di spiegare come non si sia accorto della situazione incestuosa, quando il padre gli portava in visita le figlie anche dopo le violenze sessuali “Sì, ci sono state molte gravidanze durante questi anni” dice “ma non ricordo esattamente cosa pensai a proposito di tutta la situazione in quel periodo, non so dove ho sbagliato, dovrei consultare gli appunti presi allora. Ho sempre pensato che il padre fosse una persona simpatica, sono scioccato da quanto ho invece appreso. Le ragazze non hanno mai detto nulla”.

Nel periodo in cui la famiglia si era trasferita nel Linconlnshare, il padre, stranamente, obbligava le ragazze a fare un viaggio di 100 miglia per essere visitate esclusivamente dal Dr Singh, a Sheffield. L’inchiesta aperta ha coinvolto anche lui, oltre alla stessa polizia, gli insegnanti ed i servizi sociali. Nel giugno del 2005, il General Medical Council aveva sospeso Singh dopo le lamentele fatte dallo Sheffield Primary Care Trust a causa della scarsa documentazione da lui fornita sui pazienti e considerato un rischio per la loro salute. Il medico si giustifica dicendo che “Avevo in cura più di 3500 pazienti, come potevo tenere a mente tutte la loro storia clinica? Nel 2005 mi sospesero perché i miei documenti e le annotazioni non erano, a loro dire, in ordine. Mi sospesero ancora una volta nel 2007. Dovevo seguire un sacco di corsi, riportare tutti i files su un pc e tenerli aggiornati. Dopo tutto questo, ho deciso di abbandonare comunque la professione” adesso vive in un quartiere di lusso, con una casa da sei camere da letto e guida due fuori strada.

La famiglia del “British Fritzl”, potrebbe spiegare ma non giustificare, un degrado insito nel vissuto dell’uomo, ma non fa che aprire un’altra falla nel sistema dei servizi sociali. La sorella dell’uomo, lasciò il marito per un nuovo rapporto lesbico. Poi, tornò dal marito quando questi ebbe un infarto e, ironia, la figlia, adesso, ha una storia con questa ex amante lesbica della madre.
Un altro fratello dell’uomo, per anni è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico. È entrato e uscito di prigione parecchie volte, accusato anche dalla figlia, 17 anni fa, di abusi sessuali, all’età di soli otto anni raccontò in tribunale di essere stata oggetto di stupro, descrivendo ogni singolo dettaglio. La stessa ragazzina, all’età di 13 anni fu violentata ripetutamente da un custode notturno di una fabbrica vicina all’istituto in cui dimoravano i bambini disagiati — un luogo dove i bambini sarebbero dovuti essere finalmente al sicuro – e da un altro uomo che si suicidò dopo che la polizia cominciò ad investigare sul suo conto. Una perizia psichiatrica ha dichiarato che ad oggi la ragazza soffra di disturbi di personalità multipla a causa degli abusi subiti. Oggi la ragazza ha 25 anni, è madre di cinque figli avuti da cinque padri diversi, dei quali ricorda il nome solo di quattro… tutti i suoi bambini sono stati dati in affido, sebbene ora insista sul fatto che all’epoca avesse inventato l’abuso del padre perché “turbata” dal divorzio dei genitori. Riguardo allo zio dice “Se i servizi sociali avessero fatto il loro lavoro come si deve, mio zio sarebbe stato fermato e molti di quei bambini non sarebbero venuti al mondo. Non avevo idea di quello che stesse accadendo, non ci frequentavamo molto spesso. Anche se una volta ebbi un sospetto quando vennero a trovarci. Lo vidi guardare sua figlia, e per guardare intendo proprio “guardare”, al punto che volevo chiedergli perché stesse fissando mia cugina come fosse la sua ragazza, ma non l’ho fatto. Conoscevo il suo carattere e non avevo alcuna prova sicura”. Una delle tante giustificazioni a cui la famiglia vuole credere per evitare il peso del senso di colpa.

La maggior parte degli aggressori sessuali è stata essa stessa aggredita durante l’infanzia, certi autori ritengono si tratti dell’80,5% dei casi, spesso il ricordo è coperto dal diniego. Il padre incestuoso deve esserne consapevole dal momento che, per mitigare la pena, ha dichiarato davanti alla corte, di aver subito egli stesso abusi durante l’infanzia. Il fratello ha però smentito “Era il figlio preferito di nostro padre. Non faceva mai nulla di sbagliato secondo lui, era viziato. Eravamo noi altri a subire gli abusi… tutto ciò che voleva lo otteneva”.

All’età di 19 anni l’uomo sposò la madre delle ragazze, lei ne aveva solo 17. Durante il matrimonio rimase incinta parecchie volte. Il primo figlio morì nel 1972 all’età di cinque mesi. Venne definita una morte in culla, sebbene qualche parente non sia poi così convinto. Subito dopo nacquero le due bambine. All’inizio tutto sembrava andare bene, le bambine apparivano ben curate e coccolate, avevano giocattoli e vestiti carini, un caravan dove venivano portate in giro durante le vacanze. Più crescevano però, meno si vedevano in giro, specie nei giochi tra i bambini del vicinato.

La violenza incestuosa è un vero e proprio omicidio psichico, bambino o la figlia sedotti non possono in seguito recuperare una reale autonomia, sono annullati come soggetti. Eppure le ragazze sembrano aver cominciato una nuova vita. Entrambe dicono di aver ricominciato ad uscire la sera con i loro nuovi compagni, si vestono in maniera più moderna, a truccarsi, un lusso che non potevano permettersi prima. Un parente dice che “Entrambe le ragazze vorrebbero altri figli. Vorrebbero un bambino che sia “fuori dalla famiglia”, un bambino che non sia del loro padre”.
L’uomo, che si trova in prigione, non dimostra alcun cenno di rimorso. Anzi, come racconta la cognata, attraverso delle lettere pretende ancora che le figlie paghino per lui l’acquisto di occhiali, di una bici da camera, e di qualsiasi cosa abbia bisogno.

Ornella Lodin su Tifeoweb

 

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