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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Mio padre da anni mi violenta: in una lettera la bambina apre il suo dolore.

2 commenti

Il Giustiziere degli Angeli

Grazie a Spunz per aver segnalato questo doloroso caso. Non ho parole difronte a questo male che provoca il racconto di questa bambina.

Violenza alla figlia, lo inchioda una lettera.

Fonte: ilsecoloxix

Due fogli formato A4 piegati in  busta bianca, sopra un’indicazione generica e scritta da una ragazzina: «Questo non è un regalo». È l’indizio-chiave dell’inchiesta condotta negli ultimi mesi dalla procura di Genova su Marco B., 46 anni, ex manovale finito in carcere per aver abusato della figlia minorenne. Arrestato all’inizio di aprile, è stato rinviato a giudizio con addebiti pesantissimi, un capo d’imputazione che quasi ricalca lo scritto con cui sua figlia l’ha incastrato, un documento tanto agghiacciante quanto lucido come mai probabilmente se n’erano visti nelle inchieste sulla pedofilia in ambito familiare.

Francesca (nome di fantasia) ha subito le morbose attenzioni del padre fra il 2004 e la primavera scorsa. «Ho sempre pensato – erano state le prime parole pronunciate dall’uomo davanti ai poliziotti della squadra mobile che dovevano ammanettarlo – a stabilire un rapporto fisico con lei e non credevo che potesse esserci un reato se certe cose accadevano fra padre e figlia, non immaginavo di farle qualcosa di male». Parole che contrastano, clamorosamente, con quanto la giovane ribadisce nella propria lettera, indirizzata alla zia con cui trascorreva parecchio tempo dopo la separazione dai genitori. In quell’incartamento, l’indizio più pesante allegato agli atti dell’inchiesta, inizia con una serie di considerazioni sul perché di un allarme lanciato in modo apparentemente tardivo: «Quando ero ancora bambina – è il concetto sintetizzato con frasi più articolate – non mi rendevo conto delle cose che ero costretta a fare. Ma con il trascorrere degli anni ho iniziato a stare sempre peggio e non posso più stare zitta».

Il prosieguo è una scansione di soprusi da far accapponare la pelle. Francesca, nell’estremo tentativo di difendere se stessa, accetta l’ultima forzatura ripercorrendo dettagliatamente i gesti aberranti ai quali lui l’ha obbligata per quasi quattro anni.

«Sempre a casa di papà, nei giorni in cui poteva vedermi», ovvero i due appuntamenti settimanali fissati dal giudice dopo lo sfaldamento della famiglia. Aggiunge quindi un particolare, importantissimo nella contestazione delle aggravanti che fra un mese potrebbero costare a Marco B. una condanna fino a otto anni, nonostante abbia scelto il rito abbreviato, ovvero la forma di giudizio che consente di accelerare i tempi (senza l’ascolto “classico” dei testimoni in udienza come accade per il processo classico) ma include l’automatico sconto d’un terzo della pena. Francesca lo scrive con tratto incerto e però le sensazioni sono inequivocabili: «Mi diceva che dovevo comportarmi in quel modo perché sono sua figlia, perché gli era dovuto». Ancora: per delineare in modo più o meno attendibile i tempi si rifà ad altri episodi, meno drammatici, altre tappe della sua esistenza cui abbina i soprusi.

«Questo non è un regalo» si è ritrovata fra le mani la zia che riga dopo riga ha sgranato gli occhi, rimuginando per qualche ora sul da farsi e capendo presto che quello era il riepilogo definitivo dell’inferno custodito troppo a lungo dalla nipote, sebbene il muro di silenzio nel quale l’aveva imprigionato avesse cominciato sgretolarsi. Perché la studentessa si era (timidamente) aperta con due amiche del cuore, facendo intuire che qualcosa la flagellava da sempre.

Marco B., inchiodato dalla lettera di sua figlia, dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata per tre motivi: perché gli abusi si sono protratti per tempo immemorabile, perché lei è sempre stata minorenne durante il calvario e perché, in alcune occasioni, lui l’ha costretta ad assistere a qualcosa d’irripetibile.

La madre si costituirà parte civile (assistita in tutta la vicenda dal legale Andrea Ciurlo) in una delle inchieste più drammatiche condotte negli ultimi anni dalla procura di Genova (del caso, nella fattispecie, si è occupato il pubblico ministero Sabrina Monteverde, ndr).

Marco B. al momento si trova invece agli arresti domiciliari, Francesca vive ben lontana e ha avuto la forza, nelle scorse settimane, di confermare tutto quello che aveva scritto nel corso dell’incidente probatorio. «Questo non è un regalo», aveva premesso la vittima: l’unico glielo faranno, probabilmente, quando sarà pronunciata la sentenza e potrà tentare di lasciarsi qualcosa alle spalle.

 

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2 thoughts on “Mio padre da anni mi violenta: in una lettera la bambina apre il suo dolore.

  1. Sono padre di 4 figli di cui tre femmine e ho 5 nipotini di cui tre femminucce, ebbene se penso a tutto l’amore che la mia povera moglie e io li abbiamo circondati il pensiero primo che mi viene alla mente quando leggo queste notizie è di una crudeltà seconda solo alle crudeltà di questi animali. Meritano la morte!! Adoro i bambini, quando ne incrocio lo sguardo e sorrido loro, il sorriso che mi risponde è segno di una totale fiducia nel “grande” e mi si scioglie il cuore. Tradire questa fiducia è la cosa peggiore che un adulto possa fare e grida vendetta al cospetto delle coscienze di tutti noi!

  2. @giampaolo – Lei ha ragione e sono certa che l’amore che avete dato prima ai vostri filgi e poi ai nipoti, è e sarà il valore più assoluto per oggi e per il futuro.

  3. purtroppo gli anni sono stati 2 di arresti domiciliari e per ora 2 di vero carcere..ma sembra che esca presto..Tanto la giustizia italiana fa sempre più schifo!

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