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Pedofilia – Abusi – Violenza –

La riempie di botte e la fà abortire: era fuori per decorrenza dei termini.

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Il Giustiziere degli Angeli

MILANO: PICCHIA COMPAGNA FINO A FARLA ABORTIRE, ERA LIBERO PER SCADENZA TERMINI

Milano, 26 set. – (Adnkronos) – Ha picchiato la sua compagna fino a farla abortire e contro di lei aveva gia’ infierito con maltrattamenti e violenze sessuali. Un rapporto che da oltre 5 anni si alimentava di soprusi e minacce, di denunce poi ritirate da parte della vittima, di condanne e scarcerazioni. A finire in manette ieri a Milano e’ stato Manuel Paitampoma Sancez, peruviano di 24 anni, in Italia come clandestino. Era stato arrestato nel febbraio scorso per sequestro di persona e violenza sessuale nei confronti della stessa donna, ma a inizio agosto era stato rimesso in liberta’ per decorrenza dei termini massimi di fase.

 

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3 thoughts on “La riempie di botte e la fà abortire: era fuori per decorrenza dei termini.

  1. Pedopornografia/ Maxi sequestro in tutta Italia: 30 indagati
    Operazione della Polizia postale in 13 Regioni
    postato 11 ore fa da APCOM
    Roma, 25 set. (Apcom) – Ingente sequestro di materiale pedopornografico da parte della Polizia postale che sta eseguendo controlli e perquisizioni in 13 Regioni italiane tra cui Emilia Romagna, Calabria e Sicilia. Sono 30 le persone indagate nell’ambito di un’inchiesta sullo scambio di immagini pedopornografiche. I dettagli dell’operazione saranno illustrati domani a Bologna, alle ore 12, in una conferenza stampa.

  2. Minori: i segnali di abusi subiti
    Stefano Vicari: se studiati aiutano a risalire a tipo trauma
    postato 12 ore fa da ANSA

    (ANSA) – ROMA, 25 SET -Ansia, iperattivita’, ma anche problemi di memoria:sono i disturbi che piu’ di frequente restano come segnale di un abuso subito dai piccoli. La violenza sia vista (per esempio tra genitori),che vissuta in prima persona (80% degli abusi si consuma in famiglia) lascia cicatrici profonde.Induce cosi’ diverse e specifiche reazioni nel bambino che,se studiate, possono aiutare a risalire al tipo di trauma, ha spiegato Stefano Vicari, neuropsichiatria dell’Ospedale Bambin Gesu’ di Roma.

  3. La poliziotta: ma sono sempre gli adulti a condurre il gioco
    di Maria Lombardi
    ROMA (23 settembre) – «Una ragazzina può anche usare atteggiamenti erotici, può essere ammiccante, ma è una maschera che indossa senza sapere quello che fa. Si difende, imitando gli adulti». Maschere che consentono agli adolescenti di esplorare il mondo, e il loro mondo è il web. «Dapprima sono incontri schermati dalla tecnologia», spiega Elvira D’Amato, responsabile del centro nazionale contrasto pedofilia on line della polizia postale. «I minori nella rete si sentono protetti da ogni rischio, il pericolo è che poi questi incontri nelle chat man mano si umanizzano e diventano sempre più intimi».
    E’ vero che sempre più ragazzine adescano sulle chat o sui social network uomini più grandi?
    «Bisogna fare attenzione ai termini che si usano. L’adescamento è sempre impari data la differenza di età. La Cassazione ha qualificato come prostituzione anche l’invio di una foto che mostra una parte del corpo in cambio di una ricarica telefonica. Ma la legge non punisce la ragazzina. Insomma, il gioco non è mai nelle mani degli adolescenti, anche se a volte può sembrare così. Certo, ci sono anche casi limite, come quello della tredicenne che ricattava il pedofilo: se non mi fai la ricarica del telefonino, gli diceva, ti denuncio. Ma si tratta, appunto, di un caso».

    Cosa accade allora?
    «Gli adolescenti usano la rete per esibirsi, per mettersi in mostra. Usano nomi fasulli, e così si sentono al sicuro, ma poi svelano completamente il loro corpo, danno indicazioni ben precise sulla loro identità: frequento questa scuola, ho questi amici, vado in questi locali. Pur mantenendo l’anonimato, pian piano si svestono. E allora cominciano a crearsi le complicità, si cercano le affinità. Dall’altra parte ci può essere il quarantenne che finge di avere vent’anni o anche di essere un coetaneo. Vinte le resistenze iniziali, si inizia a parlare di sesso, a scambiarsi foto porno, a conoscersi e spogliarsi davanti alla web-cam. Dalla fase della complicità, si passa così alla fase dell’omertà: non parlarne con nessuno, questo è un nostro segreto».

    Con quale frequenza dal contatto virtuale si passa a quello reale?
    «Svelandosi gli adolescenti si espongono al pericolo dell’incontro reale che non è nelle loro capacità nè interpretare, né gestire. E’ frequente che si passi dalla conversazione nella chat all’appuntamento, direi che c’è una escalation in questo senso. I rapporti on-line creano dipendenza, a volte diventano ossessivi, il più grande domina sempre. Spesso gli adescatori, una volta che hanno catturato l’attenzione e suscitato la curiosità anche sessuale degli adolescenti, diventano martellanti, arrivano a fare anche dieci telefonate al giorno. Ma al tempo stesso sono rassicuranti, fanno sì che l’incontro avvenga con naturalezza senza che i ragazzi temano nulla. Noi ci fermiamo qui, interveniamo per far sì che l’incontro non si realizzi».

    I genitori possono far qualcosa?
    «Non possono censusare i figli e impedire loro di usare il pc, ma di sicuro devono vigilare e chiedere: cosa stai facendo? Con chi chatti? Cosa hai messo nel tuo blog?».

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