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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Pedofilia: ho denunciato il prete affinchè questo non accada più. Intanto riceve minacce ed insulti.

2 commenti

Il Giustiziere degli Angeli

Don Dino Marcon, direttore dell’istituto Bearzi, ha solo detto che le denunce sono “campate in aria” e che non capiscono come mai questo ragazzo le ha fatte visto quanto l’istituto lo ha sempre aiutato. Come se aiutare una persona in difficoltà  deve necessariamente tappargli la bocca sul resto! Aspettiamoci anche qui (appena svelato il nome del “don”) fiaccolate, blog amici del prete e la ormai storica frase “finirà tutto in una bolla di sapone”. Intanto si legge sul Gazzettino Online cosa racconta il ragazzo che ha denunciato il salesiano, anche dopo che ha ricevuto minacce ed insulti.

Ha ventisette anni, è nato in Eritrea: «Mi sono successe cose che non posso dimenticare. C’è un video con le prove»
«L’ho denunciato perché non accada più»
Parla il giovane che accusa un salesiano di molestie sessuali: «Sono sereno e non ho paura»

Lui, racconta, è «uno che vive la notte». Un’esistenza «a marengo», per usare le sue parole, «di uno che si arrangia». Vuol dire «a remengo» e si corregge, ma va bene così. Perché, nella storia che racconta, le cose che stravolgono la visione “normale” del “giusto” e “sbagliato” sono molto più pesanti di un errore lessicale.
Camicia blu, jeans, la barba di qualche giorno e due cerchietti ai lobi delle orecchie, il ragazzo che ci siede di fronte in un bar della zona vicino alla stazione è lo stesso ragazzo che a marzo scorso è andato dai carabinieri del Nucleo investigativo coordinato dal tenente Fabio Pasquariello per raccontare la sua verità: ai militari ha riferito che avrebbe subìto presunti abusi sessuali quando, ancora minorenne, era ospite della casa famiglia del Bearzi di Udine, e ha anche denunciato una persona precisa, un salesiano. Accuse pesantissime, che starà all’inchiesta avviata dalla Procura verificare. Accuse che il ragazzo ripete davanti al bloc notes del cronista.

Lui, 27 anni da compiere fra poco, ha un nome che non diremo, è «nato in Eritrea da mamma italo-etiope e papà eritreo» ma vive in Italia fin da piccolo: al Bearzi ha studiato «meccanica industriale» e ha fatto mille lavori, dal saldatore al fresatore. Ora si dice disoccupato. Ma perché ha deciso di denunciare nel 2008, fatti che – stando alle sue accuse – si sarebbero svolti fra il ’95 e il ’99? «In realtà – racconta il ragazzo – ho iniziato a parlare di quanto accadeva già all’epoca, ma nessuno mi ha ascoltato. Non ho fatto denuncia, allora. Poi, sono passati gli anni. Un amico mi ha dato una mano moralmente, mi ha capito e mi ha convinto a fare la denuncia. Mi sono detto: devi farlo perché è giusto che non succeda ad altri. Ma non l’ho fatto per vendicarmi, anche se da quel prete mi sono sentito tradito», conclude, mentre aspira una Marlboro light. Ordina «un rosso»: «Mi piace bere», dice. È un ragazzo dalla personalità complessa, direbbe uno psicologo (lui, infatti, afferma di essere stato seguito «da uno psichiatra»). Appena vede il cronista, dice di conoscere volti notissimi della tv. E sostiene di essere in procinto «di andare a Londra a brevissimo: ci sono dei media che mi hanno promesso ospitalità se racconto la mia storia». Ma potrebbe anche essere un modo per darsi importanza. Nessun problema con la legge? «Qualcosina per baruffe e basta», sostiene.

Rotto il ghiaccio, racconta: «Sono entrato nella casa famiglia del Bearzi a 13 anni – dice il giovane – perché non stavo bene con mia madre e il suo nuovo compagno. Lì dentro mi sono accadute cose che non posso dimenticare. La vicenda con il prete è durata a lungo: sia quando ero minorenne, accolto al Bearzi, sia dopo, da maggiorenne». L’inchiesta, però, verte sul periodo dal ’95 al ’99. «Quando ero al Bearzi, dopo che avevamo fatto, mi diceva: “Prendi quello che vuoi” – sostiene il ragazzo -. Di solito, prendevo diecimila lire, cose così. Il sabato e la domenica io non tornavo a casa. E, nel weekend, la sera, lui arrivava. Una volta, c’era la sagra al Bearzi, ero in uno stand e ho preso qualche soldo in anticipo. Tanto sapevo la sera cosa mi aspettava». «Una volta uscito dal Bearzi, a 18 anni – prosegue la denuncia del ragazzo -, ho continuato ad avere questi rapporti con lui perché mi stava comodo per i soldi. Io mi vendevo e lui mi comprava. Quando mi mancava il denaro per pagare l’affitto, passavo da lui. È proseguita fino a quest’anno. L’ultima volta, è venuto a prendermi in stazione: c’è un testimone. Abbiamo fatto. Poi, però diceva di non trovare più una busta con dei soldi. Ma io non l’ho presa», sostiene il ragazzo.

L’accusatore che, con la sua denuncia, ha aperto l’inchiesta, sostiene anche di sapere dell’esistenza di «un dvd con delle prove», ambientato in luoghi riconoscibili: «un video con bambini coinvolti», giura il ragazzo. Forse uno dei riscontri che gli investigatori cercavano (e pare non abbiano trovato) durante la perquisizione al Bearzi? «Chi non ha subìto quello che ho passato io – prosegue l’autore della denuncia – non sa il dolore e la tristezza che ti restano attaccati addosso. Quel malessere non ti lascia più». «Alla mia morosa – racconta – non ho detto quello che è successo, che ero io quello di cui parlano i giornali. Oggi (ieri ndr), però, una signora dopo aver letto i quotidiani, si è messa a piangere e mi ha abbracciato». Le conseguenze della sua accusa non lo preoccupano. «Il faccia a faccia con il prete – dice il giovane -, non vedo l’ora che avvenga. Sono sereno. E non ho paura, anche se stamattina (ieri ndr) mi è arrivata una telefonata che diceva: “Non parlare con nessuno” e se l’altro giorno al parco del Cormor mi hanno chiamato “spione”. Adesso vivo un po’ anche al campo di via Monte Sei Busi. I nomadi mi proteggono».

 

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2 thoughts on “Pedofilia: ho denunciato il prete affinchè questo non accada più. Intanto riceve minacce ed insulti.

  1. Buona sera giustiziere degli angeli.
    Non sono d’accordo con il tono del tuo commento (“…Aspettiamoci anche qui (appena svelato il nome del “don”) fiaccolate, blog amici del prete e la ormai storica frase “finirà tutto in una bolla di sapone…”).
    Può darsi che il prete sia colpevole come dice il giovane. Come può darsi che il giovane non sia sincero. Ci sono delle indagini in corso. Perchè hai già deciso che il prete è colpevole?
    Emotivamente le tue simpatie vanno per il giovane (tu usi pur così il tuo blog…). Ma ironizzi irrazionalmente su chi potrà voler liberamente mettersi dalla parte (con quello che vorranno, fiaccolate, blog…) di chi (quantomeno) si deve presumere innocente. Almeno fino a prova contraria. Che a me pare un comportamento costituzionalmente corretto.
    Dopo aver risposto per la prima volta su un blog, forse me ne andrò per la prima volta ad una fiaccolata. Grazie di avermi fatto pensare. Buona notte
    Splendor

  2. Veramente chi ha già deciso che il prete è innocente è stato Don Marcon con le sue esternazioni. Non ho scritto che il sacerdote è colpevole perchè anche io penso che ci sono delle indagini che devono stabilire la verità ed io non sono nessuno per precederla. Per quanto riguarda la battuta sulla fiaccolata, perdona, ma se leggi altri casi le reazioni sono sempre le stesse e quindi ci sono persone che, organizzate fiaccolate, blog e altro, stabilendo così l’innocenza dell’accusato comportandosi incostituzionalmente e fregandosene di chi dice di essere vittima di abusi. Felice di averti fatto pensare ma spero che invece, da me o altrove, leggerai quanto da sempre accade dietro questi casi. Buona giornata.

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