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Pedofilia – Abusi – Violenza –

Pino La Monica: la mia ragione di vita è il rispetto per i più piccoli.

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Il Giustiziere degli Angeli

Dopo l’ennesima denuncia di una bambina di 10 anni, le vittime di Pino La Monica sono arrivate a 12 (dodici) e lui si sfoga scrivendo ad un giornale una lettera dalla casa dove si trova ai domiciliari in attesa del processo.

REGGIO EMILIA, 30 AGO. 2008 – “Del ‘rispetto verso gli altri’ ho fatto la mia ragione di vita, del rispetto verso i più piccoli qualcosa di più… una missione, il mio lavoro. Mi hanno tolto tutto, ma resisto e continuo ad essere sereno e felice”. Sono le parole di Pino La Monica, l’insegnante attore arrestato il 20 marzo scorso dai carabinieri di Correggio accusato di pedofilia da 5 bambine che frequentavano i suoi corsi. Al buio, durante le lezioni di teatro, La Monica le avrebbe toccate e obbligate a rispondere alle sue richieste. Dopo due mesi di carcere ora è agli arresti domiciliari in attesa della richiesta di rinvio a giudizio.

Pino La Monica

Pino La Monica

Nel frattempo le accusatrici sono diventate dodici. Dieci testimonianze sono già state acquisite in un incidente probatorio. L’ultima denuncia è di qualche giorno fa da parte di una bambina di dieci anni. Ed è stato proprio quest’ultimo episodio a convincere il conosciutissimo educatore a scrivere alla Gazzetta di Reggio, una lettera sfogo in cui ribadisce il proprio rispetto verso i più piccoli e la convinzione di non aver fatto nulla di male.

Ma per il sostituto procuratore Maria Rita Pantani il quadro accusatorio è ormai ben delineato e ricco di prove. L’inchiesta si sta avviando alla conclusione e la richiesta di rinvio a giudizio di La Monica sembra non lontana. Nei prossimi giorni anche l’ultima bambina sarà sentita in un incidente probatorio, con tutte le cautele del caso. Per i difensori dell’imputato, Vainer Burani e Mario Di Frenna, quello che è successo è frutto di “psicosi collettiva propagatasi tra le ragazzine”.

L’educatore, che si è sempre dichiarato innocente, nella lettera scrive di essere già stato processato “dal giudice più severo e pretenzioso che ci sia, la mia coscienza”, definisce “misera e indigente di sogni e speranze per il futuro” la società “in cui viviamo, o meglio, sopravviviamo”, e ribatte anche alle accuse dell’ultima denuncia emerse, a suo avviso, “con una generalizzazione di modi e fatti davvero paradossale”. “E’ un volto che nemmeno ricordo”, aggiunge, riferendosi alla piccola accusatrice. “Ai miei tanti allievi – prosegue – ribadisco con forza di avere sempre il coraggio delle proprie idee, di continuare a sognare e a volare, di non lasciarsi spegnere dalla paura. Il mondo non è quello che vi raccontano ma quello che abitate con i vostri giochi, le vostre urla, con il vostro bisogno di crescere sentendovi amati e compresi. Non abbiate paura. Siate sempre vigili e presenti a voi stessi”.

Emilia.net 30.agosto.2008

 

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