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Abusavano da anni delle loro figlie: genitori in manette.

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Il Giustiziere degli Angeli

Maltrattamenti e abusi si ripetevano da 20 anni: una delle ragazze ha problemi psichici
Violenza sulle figlie: genitori in manette
Massimiliano Bona
I fatti sono avvenuti in un paesino del Meranese: a denunciare la vicenda è stata una zia BOLZANO. Maltrattamenti e violenza sessuale di gruppo: questi sono i due pesantissimi capi d’accusa a carico di due coniugi del Meranese – un 52enne maestro elementare ed una casalinga di 46 anni – che avrebbero pestato e abusato ripetutamente, tra il 1987 e il 2006, delle due figlie (di 23 e 19 anni), una delle quali con problemi psichici. L’uomo, coperto per parecchi mesi dai parenti, è in carcere dal 7 luglio a Montorio, nel Veronese, mentre la donna – che ha tentato il suicidio – è nella casa circondariale di Rovereto.

Come conferma la Procura di Bolzano, che sta indagando sulla vicenda dallo scorso mese di marzo, si tratta di uno dei casi più squallidi degli ultimi anni in provincia, anche perchè – in base ai racconti delle due figlie, che hanno iniziato a parlare e confidarsi dopo anni di silenzio – nei maltrattamenti e negli abusi avrebbero avuto un ruolo attivo tanto il padre quanto la madre. Quest’ultima, oltre ad assistere (il più delle volte) alle violenze e a non fare nulla per impedirle, avrebbe partecipato ai palpeggiamenti nelle parti intime assecondando il marito nelle sue fantasie.

Quest’ultimo aspetto ha indotto, infatti, il pm Paul Ranzi a contestare non solo i maltrattamenti in famiglia (articolo 572 del codice penale), con l’aggravante della minore età delle figlie in diversi episodi contestati, ma anche la violenza sessuale di gruppo (articolo 609 octies). Secondo l’accusa, pertanto, c’è stata la partecipazione di più persone (entrambi i coniugi) ad atti di violenza sessuale.

Queste sono le contestazioni, ma al di là dei capi d’accusa ad impressionare sono alcuni stralci degli atti, nei quali si fa riferimento a continui soprusi, vessazioni e angherie. La figlia maggiore, che oggi ha 23 anni e soffre di problemi psichici, veniva abitualmente offesa dai genitori con appellativi quali “scema” o “cretina”, al punto che la ragazza si sarebbe chiusa ancora di più in sè stessa, al punto da non comunicare nemmeno con i parenti più stretti, che abitano nella stessa frazione – alcune centinaia di anime in tutto – o nei paesi limitrofi. Un microcosmo, nel quale – da quanto è emerso nei cinque mesi di inchiesta – molti sapevano dei maltrattamenti o comunque della situazione difficile all’interno di quello che definivano uno “strano” nucleo familiare.

Una delle figlie sarebbe stata colpita con calci e pugni, sia alla testa che in altre parti del corpo, chiusa a chiave all’interno di una stanza per ore e scaraventata contro la parete della sua stanza. In un’occasione il padre le avrebbe rifilato un ceffone talmente forte al viso da farla cadere dalla sedia. La ragazza racconta, poi, di aver avuto la mano in un cassetto, dal quale stava prendendo la biancheria, e la madre – dopo averla vista – lo avrebbe richiuso con forza per il semplice gusto di farlo. Questo, per quanto riguarda i maltrattamenti, ma la Procura sta indagando anche sui ripetuti abusi sessuali.

Il padre avrebbe rivolto le sue attenzioni soprattutto sulla figlia più grande, quella con problemi psichici, e la madre avrebbe partecipato ai palpeggiamenti nelle parti intime, senza fare nulla per indurre il marito a desistere da questo genere di comportamenti. Nel 2003, però, una zia ha deciso di ospitare la nipote più grande (diventata maggiorenne) ed avrebbe motivato questa decisione proprio con il difficile contesto familiare in cui viveva. Da allora il maestro elementare avrebbe rivolto le sue attenzioni sulla figlia più piccola, che – dopo l’arresto del padre – ha denunciato ad alcuni parenti di avere avuto rapporti completi con il genitore a 15 e 17 anni.

La ragazza ha raccontato di aver protestato e chiesto l’aiuto della madre, che per tutta risposta le avrebbe detto “Non avere paura, è una cosa normale”. Una situazione drammatica, al punto che la zia in questi giorni si sarebbe dichiarata disposta ad ospitare anche l’altra nipote, in modo tale da favorirne in qualche modo il recupero in un ambiente sereno. Una decina di giorni fa la madre delle due ragazze ha tentato il suicidio ed è stata ricoverata in psichiatria.

Gli inquirenti l’hanno interrogata e lei ha addossato le colpe sul marito. Questa versione non ha convinto però la Procura, che lunedì ha deciso di arrestare la donna e trasferirla alla casa circondariale di Rovereto. A fine agosto ci sarà l’incidente probatorio, durante il quale le due ragazze dovranno ripercorrere davanti al giudice una vita infernale, costellata da abusi e maltrattamenti.

13.ago.2008 espresso.repubblica.it

 

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