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Pedofilia – Abusi – Violenza –

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Abusi all’Asilo di Rignano Flaminio: chiesti 12 anni di reclusione per ogni imputato!!

Dodici anni di reclusione per ciascuno dei cinque imputati nel processo per i presunti abusi su almeno 21 bambini della scuola ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio. È la richiesta del pm Marco Mansi nella requisitoria del processo che vede imputati le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l’autore tv Gianfranco Scancarello (marito della Del meglio) e la bidella Cristina Lunerti.

A vario titolo e a seconda delle posizioni, gli imputati sono accusati di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza. Il pm Mansi, nel sollecitare la condanna dei cinque imputati, ha chiesto anche la trasmissione degli atti per procedere contro altre due maestre, contro un testimone e anche contro Kelum De Silva Weramuni, il benzinaio cingalese la cui posizione era stata archiviata nel corso delle indagini. Il rappresentante della pubblica accusa ha ricostruito tutti i passaggi dell’inchiesta che ha portato all’odierno processo, focalizzando anche e soprattutto la sua attenzione sui contenuti dell’attività tecnica che i medici hanno compiuto su alcuni dei bambini nel corso del lungo incidente probatorio per acquisire agli atti processuali le testimonianze dei piccoli. Continua a leggere

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Pedofilo si suicida nel carcere di Mammagialla.

Viterbo – Ha indossato uno scaldacollo, ha agganciato un’estremità alle sbarre della finestra della cella e si è lasciato cadere sul pavimento. Così, ieri pomeriggio, tra le 17 e le 18, si è suicidato Roberto Patassini, detto “la nana”. Romano, 49 anni, detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla, dove stava scontando una condanna per pedofilia e sfruttamento della prostituzione minorile. Sarebbe tornato in libertà nel 2022. Continua a leggere

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Don Seppia: richiesti 11 anni di carcere

Don Riccardo Seppia. Tentata violenza sessuale su minore pluriaggravata, plurima offerta di droga anche a minorenni, tentata induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico: questi sono i capi di accusa a cui il parroco di Sestri Ponente, arrestato lo scorso maggio, dovrà rispondere nel processo con rito abbreviato come da lui stesso richiesto. Undici anni e otto mesi di carcere è stata la richiesta del pm Stefano Puppo, che martedì 14 febbraio ha pronunciato la sua requisitoria davanti al gup Roberta Bossi al processo con rito abbreviato di don Riccardo Seppia, il parroco genovese in carcere dal maggio scorso.

A raccontare delle singolari “attenzioni” del parroco di Sestri fu un chierichetto di 15 anni, una delle presunte vittime, durante l’incidente probatorio. Due gli episodi: il primo in sacrestia, con un energico abbraccio da dietro; il secondo in parrocchia, mentre il giovane si stava confessando, con una carezza sulla gamba. Anche un altro ragazzino, un albanese di 16 anni, era stato sentito dai carabinieri del Nas di Milano, coordinati dal pm Stefano Puppo. “Avevamo deciso di vederci, per avere un rapporto sessuale.

Ma per tre volte don Seppia ha disdetto gli incontri. Mi aveva offerto i soldi e poi la cocaina. Ma io volevo solo i soldi. Poi però, ogni volta che dovevamo vederci, mi diceva che aveva troppi impegni e così l’incontro è saltato”. Ad inchiodare don Seppia erano state, oltre alle testimonianze, anche le intercettazioni. Telefonate a spacciatori a cui chiedeva “ragazzini dal collo tenero”, e poi gli sms e le chiamate con l’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano, in cui l’ex sacerdote raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini. L’inchiesta era partita da Milano. I militari avevano iniziato a indagare su un giro di droga spacciata nelle palestre e saune frequentate soprattutto dagli omosessuali. E nella rete degli investigatori era finito anche don Seppia, frequentatore di quei luoghi e consumatore di cocaina.

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Potenza, tenta violenza sessuale ad una 11enne: arrestato

Potenza, 18 feb. – (Adnkronos) – I militari della compagnia di Melfi hanno arrestato un 39enne residente in un Comune nell’area dell’Alto Bradano per tentata violenza sessuale ed atti sessuali ai danni di una minorenne. Ieri sera i genitori di una bimba di 11 anni hanno riferito che la figlia, poco prima, era stata oggetto di una tentata violenza sessuale da parte di un loro conoscente. I militari hanno acquisito gli elementi essenziali per il prosieguo delle indagini ed hanno rintracciato immediatamente il presunto responsabile, accompagnandolo in caserma.

L’uomo, resosi conto della gravita’ di quanto appena commesso, ha collaborato permettendo una ricostruzione dei fatti. Ieri pomeriggio, come gia’ accaduto altre volte, la bambina si era recata a casa di una coetanea per fare i compiti. Giunta l’ora di rientrare, il padre dell’amichetta si offriva di accompagnarla a casa. Durante il tragitto l’uomo ha fermato la marcia del mezzo in una zona isolata e si e’ denudato, abbassando i pantaloni. La ragazzina, presa dal panico, e’ uscita di corsa dall’auto ed ha raggiunto a piedi la sua abitazione dove ha raccontato tutto ai genitori, in lacrime. Completata la ricostruzione, l’uomo e’ stato dichiarato in stato di arresto e accompagnato presso la propria abitazione, in attesa delle decisioni della Procura di Potenza.

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La ragazza stuprata: “Mi volevano uccidere”

“Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere”. Ha detto così la ragazza di 21 anni che è stata brutalmente aggredita 1 vicino la discoteca ‘Guernica’ di Pizzoli, in provincia dell’Aquila, la notte tra sabato e domenica scorsi 2. Originaria di Tivoli, la ragazza si è confidata con i suoi familiari. In queste ore sta cercando di ricostruire quanto accaduto. L’avvocato Enrico Maria Gallinaro la assiste e cerca di proteggerla da questa “orribile vicenda che l’ha fatta diventare un oggetto”, ha detto il penalista. 

L’avvocato ha aggiunto: “la natura e la gravità delle lesioni riportate dalla giovane rendono il quadro indiziario estremamente grave. La mia assistita è stata abbandonata semi nuda e gravemente ferita, alle tre del mattino, in un parcheggio, nella neve e nel ghiaccio. E’ stato un miracolo che si sia riuscita a salvare”. Ma “ringrazio, a nome di chi vuole veramente bene alla mia assistita, i medici dell’ospedale dell’Aquila, il pubblico ministero, i carabinieri. Tutti stanno cercando di avere il massimo rispetto”, ha detto Gallinaro invitando “gli organi di stampa al massimo rispetto”.

 Oggi è stata dissequestrata l’auto del giovane militare aquilano coivolto insieme ad altre tre persone nello stupro. Dei quattro, tre, due campani e un aquilano, sono militari del 33esimo reggimento artiglieria Acqui, mentre la quarta è una giovane, forse fidanzata dell’aquilano. Nel provvedimento si evidenzia che gli investigatori hanno terminato di rilevare le tracce, di sangue e biologiche, per ricostruire il fatto e stabilire se sia avvenuto o meno nell’auto. I quattro sono stati infatti fermati dal gestore del locale e dai buttafuri che avevano trovato la ragazza seminuda e infreddolita. 

Nella mattinata di oggi i carabinieri hanno continuato un nuovo giro di interrogatori, sentendo per la seconda volta, dopo domenica, i militari che avrebbero una posizione meno grave:il campano e l’aquilano di stanza al 33/mo reggimento artiglieria Acqui. I due sostanzialmente hanno ribadito di non avere avuto a che fare con l’aggressione.Non si sa se sarà interrogato anche il terzo militare indagato, della provincia di Avellino.

 E’ su quest’ultimo che si riversano i sospetti più gravi. L’uomo era stato bloccato con la camicia e una mano sporca di sangue dal gestore del locale e dai buttafuori subito dopo il ritrovamento fuori dalla discoteca della giovane svenuta in mezzo alla neve e insanguinata. Dai primi risultati degli esami del Ris di Roma è emerso che il sangue è della giovane studentessa, come le tracce biologiche trovate su camicia, mano e braccialetto da polso del 21enne militare, iscritto sul registro degli indagati da ieri.

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Violenza sessuale: abuso’ di ragazza disabile, condannato

(ANSA) – RAVENNA, 18 FEB – Ha violentato una giovane disabile e con gravi problemi cognitivi attirandola in casa con la scusa di darle un regalo, un mattino nel quale la ragazza era scesa da sola in giardino con il cane. E’ il quadro accusatorio che ieri mattina e’ costato a Ravenna la condanna (con rito abbreviato) a tre anni di carcere per un pensionato ravennate ultrasettantenne finora incensurato, vicino di casa della ragazza. La Procura aveva chiesto cinque anni. Il Gup ha anche condannato l’uomo a risarcire in separata sede la ragazza.

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Germania: prete pedofilo ammette 280 abusi sessuali

BERLINO – Un prete cattolico tedesco, accusato di pedofilia, ha confessato davanti alla corte che lo sta processando di aver commesso 280 abusi sessuali ai danni di alcuni minorenni. Lo racconta il giornale ‘Braunschweiger Zeitung’, che segue il caso giudiziario.

L’uomo, 46 anni, della Bassa Sassonia, conta a questo punto sul fatto che la sua ammissione possa avere un effetto sulla condanna, ammorbidendo la pena. Agli arresti domiciliari da meta’ giugno, il parroco e’ accusato di aver abusato di 3 minori, fra il 2004 e il 2011.

I ragazzini avevano fra i 9 e i 15 anni di eta’. I minorenni coinvolti frequentavano la parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt, dove operava il sacerdote, e qui qualche volta pernottavano. Inoltre avevano trascorso con il parroco alcuni periodi di vacanza, viaggiando con lui: erano andati a Parigi, nel parco di Disneyland, a Usedum e Salisburgo.

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Tenta di abusare di una bimba bloccato da tre pescatori

Tenta di abusare di una bimba di 7 anni ma viene bloccato da un gruppo di pescatori e “salvato” dai carabinieri da un pestaggio. E’ accaduto a Portici.

I militari della locale stazione hanno sottoposto a fermo per tentata violenza sessuale aggravata su una minore di 7 anni un 32enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri sono intervenuti nella zona portuale del Granatello perché tre pescatori li avevano chiamati dicendo di aver sventato una violenza sessuale ai danni di una minore che era in loro compagnia.

I tre avevano notato un individuo che portava per mano una bambina verso un casotto abbandonato nella zona del Granatello, e, insospettiti dall’atteggiamento, si erano avvicinati sorprendendo l’uomo in atteggiamento che non dava adito a dubbi: stava tentando di abusare della bambina.

Grazie all’intervento dei tre pescatori l’uomo è scappato mentre la minorenne, rimasta con i pescatori, è stata portata a piazza San Pasquale, dove sono intervenuti i carabinieri che l’hanno riaffidata alla madre. A seguito di veloci verifiche è stato accertato che la bambina, temporaneamente a casa dei nonni materni, era stata portata a una festa di compleanno insieme ad altre due minori dall’uomo, vicino di casa dei nonni della piccola, e da sua moglie, una baby sitter, e che durante la festa l’uomo, con una scusa, era riuscito a portare via la minore dicendo che voleva riportarla a casa dei nonni, conducendola invece nel casotto nella zona del Granatello e tentando di abusarne.

La descrizione data dei tre pescatori e i veloci accertamenti effettuati dai militari hanno consentito di identificare e individuare subito il 32enne, che è stato trovato nella sua abitazione di Portici e portato in caserma con non poche difficoltà. E’ stato infatti sottratto dai militari a un sicuro pestaggio perché una folla inferocita stazionava sotto la sua abitazione inveendo e apostrofandolo in vario modo. L’uomo è stato condotto al carcere di Poggioreale.

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Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

 

«I nostri bambini avevano ragione». Queste le uniche parole pronunciate dai genitori degli alunni dell’istituto Santa Teresa. Ieri sera per la monaca peruviana è arrivata la sentenza di condanna ad otto anni, un anno e quattro mesi per le altre due suore imputate, assoluzione invece per il giovane fotografo e il muratore. A pronunciare la sentenza nella tarda serata di ieri il presidente del tribunale di Vallo della Lucania Elisabetta Garzo.
 

Suor Soledad è stata condannata per molestie sessuali sui piccoli alunni dell’istituto religioso di Vallo, le altre due suore avrebbero favorito la novizia con posizioni di comodo. La sentenza è arrivata dopo una lunga giornata di attesa. In mattinata si è svolta l’arringa degli avvocati Guglielmo Gulotta e Gaetano Di Vietri difensori di due degli imputati. Poi nel pomeriggio intorno alle 15.30 il collegio giudicante, terminata la discussione, si è ritirato in camera di consiglio per deliberare. Solo dopo sei ore di attesa in un’aula gremita e densa di tensione tra l’emozione generale il presidente Garzo ha pronunciato la sentenza.

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Pedofilia: chiesti 14 anni di carcere per (don) Vito

Pedofilia, violentato per un decennio «Condannate don Vito a 14 anni»
È la richiesta della procura nei confronti di padre Vito Beatrice, 72 anni, in passato ospite anche del convento di Sant’Alessio all’Aventino. Nel 2010 la vittima, dopo aver subito abusi dai nove anni fino alla maggiore età, ha tentato di suicidarsi.La eventuale condanna lo raggiungerà in contumacia, ma è difficile che sulla vicenda cali il silenzio che sembra desiderare la confraternita religiosa alla quale appartiene e che da anni lo nasconde alla procura di Roma. Il 72enne francescano Vito Beatrice rischia 14 anni di carcere per i dieci anni di abusi sessuali compiuti su un ragazzo che gli era stato affidato, fino a spingerlo al suicidio. Continua a leggere

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Rignano, presunti abusi alla materna Il Pg chiede due condanne e 3 assoluzioni

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Due condanne e tre assoluzioni: il Pg Giancarlo Amato ha chiesto ai giudici della III Corte d’appello di Roma di riformare così la sentenza di assoluzione in primo grado sulla vicenda dei presunti abusi sessuali denunciati dai genitori dei bambini della scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio. Il rappresentante dell’accusa ha chiesto 7 anni di carcere per la bidella Cristina Lunerti e 6 anni e 10 mesi per la maestra Patrizia Del Meglio (per entrambe rispetto solo a 5 dei 15 bambini coinvolti).
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Rignano: abusi su bimbi, al via processo d’appello a Roma.

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(AGI) – Roma, 12 dic. – Con la relazione introduttiva del giudice ‘a latere’ ha preso il via davanti alla terza sezione penale della corte d’appello di Roma il processo sui presunti abusi sessuali compiuti su una ventina di bambini della scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio nell’anno scolastico 2005-06. La procura di Tivoli e alcuni legali di parte civile, in rappresentanza dei genitori, si sono rivolti ai giudici d’appello per contestare l’assoluzione, con formula piena, della maestre Marina Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, del marito di quest’ultima Gianfranco Scancarello e della bidella Cristina Lunerti, scagionati il 28 maggio 2012 da accuse che andavano dalla violenza sessuale di gruppo ai maltrattamenti, dal sequestro di persona agli atti osceni con l’aggravante delle sevizie e della crudelta’. Il giudizio di secondo grado entrera’ nel vivo il 29 gennaio prossimo quando il collegio, presieduto da Ernesto Mineo, dovra’ sciogliere la riserva su alcune richieste istruttorie avanzate dalle parti.
Tra tutte, spiccano quelle di sentire in udienza il collegio di periti che, durante la fase delle indagini preliminari, ebbero i colloqui con i venti minori e l’allora consulente della procura che fece l’analisi tricologica sui bimbi individuando sui capelli di un paio di minori la presenza di tracce di benzodiazepine.

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Rignano Flaminio: il 12 dicembre inizia il processo d’appello.

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La terza Corte d’Appello di Roma prenderà in esame a cominciare dal 12 dicembre prossimo il processo di secondo grado per le presunte violenze sessuali che tra il 2005 e il 2006 avrebbero subito i bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. A rivolgersi ai giudici di secondo grado per contestare l’assoluzione, con formula piena, delle 5 persone processate (le maestre Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Silvana Candida Magalotti nonché la bidella Cristina Lunerti e il marito della Del Meglio, Gianfranco Scancarello, autore di testi televisivi), sono stati il procuratore capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, e l’avvocato Carlo Taormina, per alcune delle parti civili.

 

Il nostro ordinamento giuridico (vale la pena ricordarlo) prevede ben TRE gradi di giudizio e, sino a quando questi non si sono conclusi, si è sia INNOCENTI sia COLPEVOLI almeno per quanto riguarda la legge. Ben altra cosa ovviamente è la convinzione personale delle persone  che ultimamente mi sono permessa di lasciar esprimere liberamente anche qui. Tant’è che troverete due commenti (presumibilmente della stessa persona) a cui però voglio dire una piccola cosa: se si vuole rivolgere a persone adulte come Lei faccia come crede ma non si permetta di offendere dei bambini perché può solo dimostrare il suo livello di povertà morale e sociale e non ci fa una bella figura.

Per quanto attiene ai “calci in culo” che Lei cita Le dedico questa bellissima foto antica che ricorda a tanti la propria infanzia dove si aspettavano i giostrai per fare appunto un giro su queste spettacolari giostre per acchiappare il nastro e farsi ancora un giro gratis.

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Abusi Asilo Abba di Brescia: confermata condanna al bidello.

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Abusi all’Abba, una nuova condanna. Tredici anni al bidello accusato di aver abusato di alcuni bimbi.

«Un calvario. Un calvario senza fine». I familiari del bidello bresciano condannato ieri in appello a Milano a tredici anni per abusi su alcuni bambini della scuola materna comunale Abba non trovano un’altra espressione per descrivere gli ultimi undici anni della loro vita. E non accettano il verdetto di ieri, perché speravano che il loro calvario potesse finalmente finire, speravano che il loro caro potesse riprendere una vita normale, dopo una lunga detenzione, gli arresti domiciliari e anche un arresto per evasione.

Perché quando nel 2202 la polizia portò il bidello in prigione, con l’accusa di aver toccato e abusato, nascondendosi in alcuni locali dell’asilo, alcuni bambini della scuola dove faceva il custode, la moglie, la figlia e i fratelli accusarono il colpo, ma non dubitarono mai. «È innocente» hanno sempre sostenuto i familiari del bidello. Lo fecero anche pubblicamente, contestando punto su punto le accuse che venivano mosse dalla procura. «Dicono di aver trovato materiale pedopornografico in acsa ? lo difese la moglie ? ma si trattava di una cassetta sul kamasutra allegata in una rivista per famiglie, nulla di pornografico, nè tanto meno di pedofilo».

E anche ieri i familiari non hanno vacillato, ma la condanna inflitta dai giudici milanesi riporta il processo indietro di otto anni, quando venne condannato in appello la prima volta. Fa ripiombare a quel freddo dicembre del 2004 quando i giudici della prima sezione penale di Brescia (era presidente allora Enrico Fischetti) condannarono il bidello a 15 anni di reclusione. E con lui il verdetto colpì anche un’altra bidella. Poi il primo processo in appello e lo sconto di due anni: tredici anni di pena.La stessa di ieri, otto anni dopo e dopo due processi d’appello terminati con l’assoluzione «perchè il fatto non sussiste», scrissero i giudici nel giugno del 2011, ma rispediti al «mittente» dalla Cassazione.

E il 19 giugno scorso l’accusa ha chiesto ai giudici milanesi una condanna a tredici anni per il bidello difeso dagli avvocati Patrizia Scalvi, Maria Grazia Lanzanova e Guglielmo Gulotta. Ieri, dopo tre ore di camera di consiglio, i giudici hanno accolto la richiesta del procuratore gerale: 13 anni. Fra 90 giorni le motivazioni. E un nuovo ricorso in appello. Il calvario continua. Sia per l’imputato che per le presunte vittime.

Fonte: Il Corriere

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Maestra condannata: legava i bambini con lo scotch.

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Con l’accusa di aver utilizzato del nastro adesivo per pacchi per immobilizzare i bambini nella scuola materna ‘Maurizio Poggiali’ di Roma una maestra, Maria Teresa Carrarini, è stata condannata a due anni e due mesi. Una delle mamme: “Finalmente è stata fatta giustizia” 

Roma, 9 luglio 2013 – Con l’accusa di aver utilizzato del nastro adesivo per pacchi per immobilizzare ibambini nella scuola materna ‘Maurizio Poggiali’ di Roma una maestra, Maria Teresa Carrarini, è stata condannata a due anni e due mesi di reclusione dal giudice monocratico di Roma. L’accusa aveva chiesto una condanna piu’ pesante, a due anni e otto mesi di reclusione. Alla maestra si contestano episodi di maltrattamenti ai danni di nove bambini, mentre per altri tre casi il tribunale ha assolto con la formula ‘il fatto non sussiste’.

I fatti risalgono al 2006 quando emersero gli episodi di maltrattamento nei confronti dei bambini con una serie di esposti presentati dai genitori, il primo dell’associazione telefono azzurro. I bambini avevano raccontato a casa le punizioni subite dalla maestra che utilizzava lo scotch per immobilizzarli. In alcuni casi i genitori avevano notato arrossamenti sulla pelle dei piccoli. Il Nastro adesivo era stato poi rinvenuto, in gran quantita’, dagli investigatori nella casa della maestra e in un armadietto della scuola. La maestra Carrarini, difesa dall’avvocato Alessandro Vannucci, ha sempre respinto le accuse e non era presente in aula al momento della sentenza.

Grande soddisfazione per la sentenza di condanna è stata espressa dai legali di parte civile e da alcuni genitori delle vittime di maltrattamenti. Il giudice monocratico ha condannato la maestra Carrarini arisarcire il danno subito alle vittime che sarà quantificato successivamente in sede civile. “Finalmente è stata fatta giustizia – ha commentato una delle mamme presenti in aula – per noi è una grande emozione. speriamo che queste cose non accadano più ad altri bambini. Le istituzioni alle quali ci siamo rivolti ci hanno dato ragione”. “E’ stato un processo lungo e faticoso – ha detto uno dei legali di parte civile, l’avvocato Fabio Vetrella – sia dal punto di vista giuridico che emotivo. Oggi i bambini stanno bene, sono stati assistiti dalle famiglie e hanno avuto un supporto psicologico, pero’ quando passano davanti alla ‘Poggiali’ dicono ancora che ‘quella e’ la scuola brutta’”.

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Botte e maltrattamenti ai bambini dell’asilo arrestate due maestre a Roma.

olgarovereROMA – Una maestra e la coordinatrice della scuola per l’infanzia San Romano a Roma (quartiere Portonaccio) sono state arrestate dalla polizia per maltrattamenti e percosse a bambini. Gli agenti del commissariato San Basilio, diretti da Adriano Lauro, hanno dato esecuzione agli arresti domiciliari a seguito di una serie di indagini coordinate dalla Procura di Roma. «Scemo» «zozzo» «bastardo» le parole usate anche contro bimbi con disagi psichici.

Arresti domiciliari per F.M. di anni 63 e M.R.C. di anni 57, rispettivamente coordinatrice scolastica e insegnate della scuola dell’infanzia denominata “San Romano” nell’omonima via al civico 92, per i reati di maltrattamenti e percosse in danno di minori.

Bimbi a terra per pulire la pipì. Sono diversi i comportamenti violenti e denigratori nei confronti dei bimbi dell’asilo. Tra questi, quella di un bimbo colpevole di essersi fatto la pipì nei pantaloni e per questo costretto dalla maestra a inginocchiarsi e ad asciugarla con un fazzoletto di carta, dopo essere stato minacciato, davanti agli altri bambini, di fargliela pulire con la faccia.

Le indagini sono state coordinate dal Sostituto Procuratore Eugenio Albamonte, dirette dal Dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza “San Basilio” e condotte dagli Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria della Squadra di P.G. Esterna del medesimo Ufficio di Polizia.

Sono state incastrate dalle telecamere la maestra e la direttrice. Dopo aver ascoltato i testimoni, gli inquirenti avevano disposto un’attività d’indagine tecnica, con telecamere installate in aula, che hanno fornito riscontri oggettivi sugli indizi di colpevolezza. Dalle indagini è anche emerso che, nonostante la maestra fosse stata più volte criticata e ripresa anche dalle sue colleghe per i suoi “metodi educativi”, continuava nei suoi comportamenti perché coperta dalla direttrice, l’altra donna oggi arrestata dalla polizia.

Nel corso del tempo, il personale scolastico, docenti e non, che denunciava i comportamenti dell’insegnante alla direttrice in alcuni casi sarebbe stato emarginato dall’ambiente. La direttrice, infatti, avrebbe cercato di mettere tutto a tacere senza prendere alcun provvedimento e avrebbe fatto ricorso anche a forme di intimidazioni e ritorsioni nei confronti di chi accusava la maestra.

La denuncia. La notizia criminis è stata acquisita in seguito alla segnalazione proveniente da persone gravitanti all’interno dell’ambiente scolastico nonché da alcuni genitori che riferivano di presunti maltrattamenti e vessazioni posti in essere da una maestra e commessi in danno di alcuni alunni minori degli anni 4.

Dai primi accertamenti risultava che la direttrice della scuola, sarebbe stata a conoscenza della condotta illecita dell’insegnante, omettendo di prendere gli opportuni provvedimenti, in violazione dei suoi poteri-doveri di vigilanza e controllo, al fine di salvaguardare il buon nome dell’istituto.

Le testimonianze. Il Sostituto Procuratore titolare dell’inchiesta, dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei potenziali testimoni, al fine di acquisire ulteriori elementi probatori, ha disposto un’attività d’indagine tecnica che effettivamente forniva riscontri oggettivi circa i gravi indizi di colpevolezza già evidenziatisi, in particolare, a carico della F.M. Gli investigatori hanno accertato la commissione di numerosi comportamenti violenti, vessatori, offensivi e mortificanti della dignità dei bambini affidati ad essa durante l’orario scolastico.

Violenza per ottenere l’obbedienza degli alunni. Particolare menzione merita l’episodio nel quale un bambino colpevole di essersi fatto la pipì nei pantaloni, veniva costretto dalla maestra ad inginocchiarsi e ad asciugarla con un fazzoletto di carta, dopo essere stato minacciato, davanti agli altri bambini, di fargliela pulire con la faccia. Numerosi sono stati gli eventi in cui la maestra è ricorsa alla violenza per ottenere l’obbedienza degli alunni.

Clima di terrore: vessazioni anche contro i disabiliTali condotte dell’educatrice, che generavano nei piccoli un clima di terrore, mettendoli in costante soggezione psicofisica, si manifestavano anche incitando alcuni di loro, solitamente i più grandi, alla violenza e alla denigrazione in danno degli altri. Il comportamento della maestra, fatto anche di insulti ed umiliazioni verbali, riguardava anche bambini portatori di disagi e difficoltà psicoinfantili. Venivano usati epiteti vari come scemo, zozzo, bastardo.

La copertura della direttrice. Nonostante la maestra fosse stata più volte, nel tempo, criticata e ripresa anche dalle sue colleghe circa i suoi metodi educativi, avvalendosi della protezione e della copertura della direttrice, continuava imperterrita nella commissione di tali illeciti, limitandosi esclusivamente a non assumere tali comportamenti in presenza di altro personale scolastico.

I tentativi delle colleghe di denunciare tutto alla direttrice. Nel corso del tempo le diverse persone, docenti e non, che rappresentavano i comportamenti dell’insegnante alla direttrice M.R.C., si sono sempre trovate davanti ad un “muro” o addirittura emarginate dall’ambiente, poiché la stessa cercava di mettere tutto a tacere, senza prendere alcun provvedimento, inducendo al silenzio chiunque volesse evidenziare in qualche modo la errata sistematicità educativa che si teneva all’interno della scuola, in particolare nella suddetta classe, ricorrendo anche a forme di intimidazioni e di ritorsioni, abusando dei propri poteri istituzionali.

Gli arresti domiciliari. Visto quanto emerso dalle indagini, il Sostituto Procuratore dr. Eugenio Albamonte, soprattutto al fine di preservare i minori sottoposti al rischio evidente della reiterazione da parte della maestra delle condotte illecite in argomento, richiedeva con urgenza una misura cautelare al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, dott.ssa Elvira Tamburelli, la quale emetteva a carico delle due donne la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Fonte: Il Messaggero Roma

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