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Pedofilia – Abusi – Violenza -


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Don Ruggero Conti e la curia citati per il risarcimento danni.

LEGGI QUI TUTTO SUL CASO “DON RUGGERO”

Pedofilia, chiesti 10 milioni di danni a don Ruggero e alla Curia. L’ex parroco di Selva Candida condannato a 15 anni e 4 mesi.

ROMA – Dieci milioni di euro. È il risarcimento danni chiesto a don Ruggero Conti, condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi, da una delle presunte vittime di abusi sessuali compiuti su minori dell’ex parroco di Selva Candida tra il 1998 ed il 2008. La richiesta di danni è stata avanzata anche nei confronti della curia Vescovile di Santa Rufina, che sarà chiamata a rispondere in solido del risarcimento in caso di condanna in sede civile.

A dover decidere se la richiesta è fondata sarà il Tribunale civile di Roma. I giudici dovranno pronunciarsi anche sulla citazione in giudizio del vescovo Gino Reali che all’epoca dei fatti aveva la responsabilità di sorvegliare l’operato di Don Ruggero Conti. In questo caso monsignor Reali rappresenterebbe la chiesa come istituzione. Qualora il giudice infatti scegliesse di far partecipare all’istruttoria anche il vescovo, la Chiesa sarebbe potrebbe essere chiamata a pagare un risarcimento danni alla presunta vittima. Con la conseguenza che verrebbe riconosciuta la responsabilità diretta della Curia per i comportamenti compiuti dai suoi membri nell’esercizio delle loro funzioni ecclesiastiche.

Una decisione che potrebbe rappresentare un precedente, perché in Italia la Curia non è mai stata ritenuta diretta responsabile per vicende di pedofilia. Responsabilità che per esempio invece è stata accertata negli Stati uniti dove nel 2007 l’Arcidiocesi di Los Angeles concordò un risarcimento di 660 milioni di dollari per le 508 vittime di abusi sessuale compiuti da preti pedofili.

 La scelta dell’avvocato Fabrizio Gallo, rappresentante di una delle presunte vittime, di citare la Curia in sede civile nasce dalle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado del prete. In alcuni passaggi i giudici della sesta sezione del tribunale penale di Roma, con un linguaggio velato, insinuano che i presunti abusi compiuti da don Ruggero sarebbero stati anche causati dalle omissioni compiute da chi aveva il compito di controllare l’operato del sacerdote. Il Tribunale penale di Roma ha ritenuto che le autorità ecclesiastiche intendevano «congelare» la vicenda nonostante avessero appreso della gravità della situazione dalla viva voce delle presunte vittime. Anzi i giudici sono arrivati a sottolineare la possibilità che i supposti abusi compiuti dal sacerdote dopo il 2006 forse avrebbero potuto essere evitati se non fosse stata sottovalutata la denuncia fatta da due vittime al monsignor Gino Reali.

Il processo civile avrà inizio il 12 dicembre del 2012. «La domanda di risarcimento della presunta vittima è irrituale» commenta l’avvocato Patrizio Spinelli, difensore di don Ruggero. La storia dei presunti abusi compiuti da Don Ruggero scoppia nel giugno del 2008 quando l’allora sacerdote di Selva Candida viene arrestato dalla Procura di Roma. L’inchiesta sarebbe arrivata a rivelare l’esistenza di un uomo capace di violentare alcune vittime anche 300 volte un minorenne. Secondo i giudici in un caso don Ruggero avrebbe abusato di un minore dopo avergli impartito lezioni private in preparazione dell’anno scolastico. Mentre un’altra violenza sarebbe avvenuta il giorno di Pasqua nel marzo del 2008 dopo aver convinto una vittima a farsi raggiungere presso la sua abitazione.

Fonte: Il Messaggero

 


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Don Cantini: i suoi abusi vanno in prescrizione! Il dolore delle vittime resta dietro le sbarre!

Il Giustiziere degli Angeli

A questo LINK  potrete trovare gli altri articoli riguardanti gli abusi di Cantini. Dietro questa ennesima sconfitta io non ho parole da scrivere!

Don Cantini, violenze provate ma tutti prescritti i reati di pedofilia

Le vittime erano giovanissime fra i 10 e i 17 anni. Vent’anni di abusi

 Le violenze sessuali del parroco sono provate, ma i reati sono prescritti. E’ l’ultimo triste capitolo della vicenda che ha avuto come protagonista il sacerdote fiorentino Don Lelio Cantini, parroco della chiesa della Regina della Pace di Rifredi. Vittime di quelle violenze sono state bambine e adolescenti fra i 10 e i 17 anni: si è trattato di “abusi sessuali gravi” “protrattisi per circa 20 anni”, fino ai primi anni ’90. Lo scrive il pm fiorentino Paolo Canessa nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta, poi accolta dal gip. I reati sono prescritti o mancano le querele.

 Canessa ricorda le “denunce fatte nel tempo” – anche all’ allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli – ma sostiene che da parte delle autorità religiose ci sono stati “comportamento apparentemente omissivo” e “una lunga inerzia”, che hanno provocato “il perpetuarsi delle condotte” di don Cantini e “il mancato tempestivo intervento della autorità giudiziaria”.

LINK REPUBBLICA


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PEDOFILIA E ABUSI RITUALI: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “CHE SARA’ MAI L’INFERNO”.LATINA 11 DICEMBRE

COMUNICATO STAMPA:

IL POTERE CRIMINALE DELLA PEDOFILIA ORGANIZZATA E LA DEBOLEZZA DELLE ISTITUZIONI

Sabato 11 dicembre a Latina, Circolo Cittadino Sante Palumbo, piazza del Popolo, 2-alle ore 17.00, verrà presentato per la prima volta nel Lazio il romanzo “Che sarà mai l’inferno”, della dottoressa Sandra Pagliuca, psicologa forense napoletana, consulente tecnico di varie procure.
Proprio dall’esperienza maturata ascoltando i bambini vittime di abusi, nasce questo volume molto importante per l’approfondimento di un fenomeno che generalmente lascia nel pubblico un misto di orrore e incredulità: gli abusi rituali collettivi perpetrati in danno dei minori.
Alla presentazione del libro, condotta da Roberta Lerici, scrittrice e Capo Dipartimento Infanzia e Famiglia dell’Italia dei Valori, nonchè vicepresidente dell’Associazione Valore Donna, interverrà l’avvocato Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’infanzia ed alcuni familiari delle vittime di abusi collettivi.

L’evento in programma è uno dei primi organizzati da Valore Donna, associazione che a Latina ha recentemente aperto un Centro di Aiuto per le Vittime di Violenza coordinato dal presidente dell’associazione, Valentina Pappacena. Il Centro si avvale della collaborazione di psicologi, avvocati ed esperti in vari settori, e offre a titolo gratuito sostegno psicologico, informazioni, nonchè consulenza legale. Fra i prossimi eventi aperti al pubblico sono in programma incontri con gli esperti su temi di grande interesse per le famiglie, come: “ Riconoscere i segnali di disagio nei bambini”, “Il processo per abuso sessuale infantile”, “La denuncia per stalking”, “La violenza psicologica” e “La tutela dei minori a scuola” .

La scheda del libro “Che sarà mai l’inferno”

Seguire il caso di Perla, una bambina affidata dal Tribunale dei Minori alla dottoressa Palizzi per una psicodiagnosi valutativa di eventuali abusi sessuali subiti da parte di un genitore, equivale a percorrere un viaggio attraverso l’inferno. I racconti della bambina rivelano una realtà difficile da ascoltare e da accettare .

Fin da piccola Perla è stata abusata ritualmente dai genitori e da altre persone a scopo di lucro. Ciò che Perla conosce degli esseri umani è la parte perversa, malata e sadica, quella che tortura, minaccia, terrorizza; ciò che Perla non conosce è la parte più bella e dolce del mondo e degli uomini: a sette anni non sa cosa sia il mare, non sa a cosa servano le candeline sulla torta di compleanno. La sua vita inizia dunque a sei anni e mezzo, quando viene portata via dalla sua casa, dal suo inferno.

Biografia dell’autrice Sandra Pagliuca:

Sandra Pagliuca è nata a Napoli quarantadue anni fa. Si è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università “La Sapienza” di Roma; ha continuato la sua formazione in Sessuologia Clinica, in Psicoterapia Umanistica Integrata, in Psicologia Forense nei casi di abuso sessuale, diagnosi e trattamento dell’abuso sessuale all’infanzia. È fondatrice e presidente di una cooperativa per la tutela dei minori e consulente tecnico di varie procure italiane.

CONTATTI: ROBERTA LERICI-roberta.lerici@yahoo.it


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Abusi su minori: Alessandro Riva, sarà confermata la condanna?

Il Giustiziere degli Angeli

Alessandro Riva è stato condannato a novembre-2008 a 9 anni di reclusione poi ridotti in appello a 6 anni ad ottobre-2009 per abusi sessuali su cinque bambine di dieci anni amichette della figlioletta. Il critico d’arte, nonostante si proclamasse innocente, non è stato creduto dai Giudici che hanno invece creduto alle bambine. In un trafiletto sul Corriere della Sera ci informano prima della sua condanna definitiva e poi smentiscono!


MINORI MOLESTATI -Riva, confermata condanna a 6 anni

Confermata in Cassazione la condanna a sei anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minori per il critico d’ arte Alessandro Riva. Riva, scrittore, giornalista e in passato collaboratore dell’ assessorato alla cultura di Milano, era stato arrestato nel 2007 per aver molestato alcuni bambini. In primo grado era stato condannato a 9 anni.

Pagina 11 (27 novembre 2010) – Corriere della Sera

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MINORI MOLESTATE - Riva, il 2 dicembre la Cassazione

Si terrà il due dicembre in Cassazione il processo ad Alessandro Riva, il critico d’ arte condannato in appello a Milano per presunti abusi su minorenni. I giudici (che non hanno ancora emesso la sentenza, come riferito ieri per errore) dovranno valutare se confermare o ribaltare (come chiede la difesa) il verdetto di secondo grado.

Pagina 9 (28 novembre 2010) – Corriere della Sera

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Pedofilia: Don Ruggero Conti nel centro di un complotto? Ci spieghi perchè!

Il Giustiziere degli Angeli

Per leggere gli articoli del blog su questo caso cliccare qui sotto:

DON RUGGERO CONTI: il caso

Pedofilia, don Conti in tribunale – “Accuse costruite contro di me”

Il sacerdote arrestato nel 2008 perché accusato di aver abusato negli ultimi 10 anni di 7 bambini respinge le accuse. L’associazione da parte della vittime chiama in causa il vescovo Reali

“Accuse costruite abilmente contro di me”. Così don Ruggero Conti, il sacerdote arrestato il 30 giugno del 2008 perché accusato di aver abusato negli ultimi dieci anni di sette bambini affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campi estivi, ha risposto alle domande del pubblico ministero Francesco Scavo nel corso dell’udienza del processo in cui il sacerdote è accusato di violenza sessuale. “Respingo tutte le accuse che sono state costruite contro di me da don Claudio Brichetto” (viceparroco all’epoca dei fatti, ndr.) e da alcuni parrocchiani, ha affermato Conti. Il sacerdote avrebbe compiuto le molestie tra il 1998 e il maggio 2008 quando era parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida a Roma. Continua a leggere


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I cani sono sporchi ed immondi: la fatwa iraniana dell’ayatollah

Il Giustiziere degli Angeli

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Iran, fatwa ayatollah contro i cani - “Sono sporchi e l’Occidente li ama”

Fatwa in Iran contro i cani. Secondo l’ayatollah Naser Makarem Shirazi non vanno tenuti come animali domestici perché “sporchi”. “Il rapporto amichevole con i cani”, ha spiegato il religioso, “è una cieca imitazione delle mode occidentali, che amano più i propri cani che le mogli e i bambini”.

Nonostante sia per l’Islam un animale impuro, il cane si sta diffondendo sempre più come animale domestico in Iran, al punto che l’importante leader religioso ha emesso la condanna.

E’ stato il quotidiano Javan, conservatore, a chiedere al grande ayatollah Makarem-Shirazi cosa ne pensi del fatto che, soprattutto nei quartieri benestanti delle grandi città iraniane, si vedono sempre più cani portati a spasso. Soprattutto – è il caso di aggiungere – da donne o ragazze. E ciò nonostante la stessa polizia, nelle sue periodiche campagne per il rispetto della morale islamica, abbia fatto ricorso in passato a multe e sequestri degli animali per cercare di arrestare il fenomeno.

“Non c’è dubbio che il cane sia un animale immondo”, ha risposto l’ayatollah, pur ammettendo che il Corano non dice “nulla” in proposito. “Ma a dirlo – ha sottolineato – sono i Revayat”. Cioè i detti di Maometto, degli Imam o altri importanti leader religiosi delle origini dell’Islam. Essi impongono obblighi o divieti religiosi che vanno rispettati, ha insistito Makarem-Shirazi, anche se non sono prescritti dal Corano.

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Suicidio Evelyn Moreiro: nel diario la violenza, sui giornali i suoi amici! Le indagini passano al Tribunale dei minori.

Il Giustiziere degli Angeli

Ci sono storie che a volte mi colpiscono più di altre e, forse, nel suicidio di Evelyn mi colpisce la sua età ed i suoi silenzi. Non riesco a capacitarmi del suo suicidio (se tale è stato!) mettendo insieme gli elementi che man mano scorrono sulle righe dei quotidiani prima e di un unico quotidiano nelle ultime settimane. Come sono solita fare mi pongo allora tante domande che cercano una risposta così come, di certo, lo stà facendo da tempo la sua famiglia e chi le era vicino.

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Suicidio Evelyn Moreiro – Don Giosy: non sporchiamo i giovani, guardiamo prima noi stessi.

Il Giustiziere degli Angeli

Proprio in questo (LINK ) articolo vi parlavo di come la stampa ha trattato il caso del suicidio di Evelyn Moreiro ma, soprattutto, di come ha trattato i giovani, amici di Evelyn, che stanno aiutando la verità a venire alla luce. Ed oggi scopro con piacere che un’altra voce si è levata a favore dei ragazzi, quella di Don Giosy Cento. Sposo nel totale quanto il parroco dichiara alla fine dell’articolo perché è esattamente il mio stesso pensiero: NON SPORCHIAMO I GIOVANI, GUARDIAMO PRIMA NOI STESSI!

(ho riscritto per intero l’articolo, comprese le virgole ed i punti, in quanto la testata giornalistica non lo mette on-line. Nella foto la scannerizzazione dell’articolo stesso. Al seguente link invece trovate tutti gli articoli su Evelyn –  LINK )


Evelyn, prima che morisse era una ragazza dolce e solare e specialmente altruista – queste le parole dette dal Sig. Moreiro, più volte raggiunto telefonicamente dal nostro quotidiano”. Ad averne la conferma della sua personalità, sono state anche le frasi spese riguardo la ragazza, dal parroco Don Giosy Cento, con la sua associazione giovanile “Ragazzi del Cielo – Ragazzi della Terra” del quale il sacerdote è il fondatore. Il suo gruppo è dedicato interamente a tutti quei ragazzi che per incidenti, malattie o scelte di vita sbagliate se ne vanno troppo presto. Un punto di supporto per tutti quei giovani che sono ancora qui e per quei genitori che purtroppo hanno perso i loro figli, precocemente o in maniera atroce come è successo ai Moreiro. Il gruppo di Don Giosy proprio per trattare queste tristi ma vere realtà, circa un anno fa si è recato alla scuola della ragazza, all’IPSIA di Acquapendente per un’assemblea scolastica di oltre centocinquanta studenti. Ma tra questi c’era anche lei Evelyn, colei che a soli diciannove anni ha deciso di togliersi la vita suicidandosi, impiccandosi con una sciarpa. Don Giosy però non è entrato nello specifico in contatto con lei tra la folla di una riunione scolastica, ma solo dopo il triste evento, ha incontrato la famiglia Moreiro, per confortarla e starle vicino. A riguardo il parroco ci dice: “Mi sembra che in tutte queste situazioni viene fuori un volto dei giovani che non è reale, perché hanno dei sentimenti e dei valori nascosti molto alti e nobili, ma sono “fregati” da questo tipo di mondo che gli adulti inconsapevolmente hanno costruito. Dico questo non per illudermi ma per la conoscenza che ho personalmente di molti giovani in Italia e nel mondo. Concludo dicendo una frase secca ma vera: non sporchiamo i giovani, guardiamo prima noi stessi”.


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Evelyn Moreiro suicida a 19 anni – I giornalisti e la campagna denigratoria ai danni di chi le voleva bene!

Il Giustiziere degli Angeli

Evelyn Moreiro

SUICIDIO – con questa parola fù chiuso il caso di Evelyn Moreiro trovata impiccata in un centro di accoglienza di Viterbo ( a lato di questo blog trovate il box che contiene gli articoli che riguardano il suo caso). Lunedì 26 aprile se ne è occupato il programma “Chi l’ha Visto?” con un’intervista al ragazzo che ha spedito le pagine del diario della ragazza alla famiglia: Alessandro. Lui ha 20anni, come avrebbe avuto oggi Evy se non si fosse tolta la vita, ed era un buon amico di lei. Proprio qui in questo blog si chiedeva cosa fare, se andare avanti e mostrarsi per far sì che la verità sui motivi per la morte di Evy fosse svelata. Per poco che conta la mia opinione io gli ho consigliato di andare avanti perchè non era giusto minimizzare la morte della sua amica con “la fragilità di una ragazza che si è tolta la vita per essere stata lasciata dal fidanzatino” e perchè la famiglia di lei, per lenire almeno in parte il proprio dolore, aveva bisogno della verità. E la responsabilità morale di questo suicidio è scritta da Evelyn nelle pagine del suo diario: era stata violentata da un ragazzo di Rignano Flaminio!

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Ragazza suicida a Viterbo: domani 26 aprile su Chi l’ha Visto.

Il Giustiziere degli Angeli

Evelyn Moreiro, 19 anni, si uccise a Viterbo lo scorso Novembre. La sua morte fu da subito archiviata con la dicitura fredda di SUICIDIO dovuta ad uno stato depressivo legato all’abbandono del fidanzato. Ma la verità sulle vere motivazioni del suo terribile gesto doveva venire alla luce dal suo diario che racconta l’onta della violenza sessuale. Infatti le sue mani hanno scritto che, ad appena 16 anni, ha subito due stupri da un (identificato) ragazzo di Rignano Flaminio e questo diario è nelle mani di un/una amico/a che ne ha inviate alcune pagine alla famiglia. Le indagini, affidate per competenza di territorio al Tribunale di Tivoli, sono state riaperte e speriamo che il responsabile del suicidio di Evelyn venga affidato alla giustizia quanto prima. La pagina di Facebook di Evelyn Moreiro è ancora lì, ferma ormai da tempo, ed ha tanti nomi che lei considerava amici! 360 amici che forse sanno molto di più del silenzio che ha avvolto la sua morte. Lei scriveva “carpe diem!!!”, cogli l’attimo, ma il dolore degli stupri proprio in un attimo le aveva calpestato la dignità e l’anima. Coraggio ragazzi, amici di Evelyn, rendetele questa dignità raccontando ciò che sapete, avete saputo o pensato di questa ragazza, una di voi e come voi, che nella solitudine di un dolore troppo grande ha lasciato vuoto un banco di scuola ed un posto nella vita.

Domani sera, rai tre alle 21:10 circa, la trasmissione Chi l’ha Visto si occuperà di Evelyn Moreiro ed ognuno di quanti l’hanno conosciuta potranno dare il proprio contributo alla verità.

19enne suicida – Forse qualcuno per paura non ha detto tutto quello che sapeva

Verranno ascoltati gli amici di Evelyn

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Ragazza suicida a Viterbo – Il padre: sò chi ha ucciso mia figlia Evelyn.

Il Giustiziere degli Angeli

La ragazza suicidatasi a Viterbo a Novembre scorso ha un nome: Evelyn Moreiro. E grazie ai genitori ora abbiamo anche una foto del dolce viso di questa ragazza che, anche io, spero aiuti chi la conosceva e/o chi ricorda qualcosa su di lei, a farsi avanti con la famiglia e gli inquirenti per arrivare alla verità sul suo suicidio. Dal suo diario, recapitato su un cd alla famiglia, ci sono i racconti degli stupri subiti da parte di un ragazzo di Rignano Flaminio e c’è anche il suo nome. Lei aveva avuto la forza di sopravvivere alle violenze solo per poco tempo… poi la morte. Aiutare Evelyn e la sua famiglia ad avere giustizia è un atto dovuto da una società civile… avrebbe potuto essere vostra figlia, vostra sorella! Ha ragione il papà quando dice NON PUO’ ESSERCI UN’ALTRA EVELYN.

19enne suicida – Parla il padre della ragazza che si è impiccata lo scorso 27 novembre dopo essere stata violentata due volte

“So chi ha ucciso mia figlia Evelyn”

“Non vogliamo che ci sia un’altra Evelyn”.

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Ragazza suicida a Viterbo – I genitori “c’è un muro di omertà e paura”…

Il Giustiziere degli Angeli

Un anonimo interlocutore chiama la famiglia di E.M. (Evelyn Moreiro), la ragazza suicidatasi a Viterbo a Novembre del 2009, e dice di avere il diario della ragazza. E, giustamente, ci si chiede il perchè di tanta attesa nel farsi avanti! Ma c’è anche il dolore ancor più grande dei genitori che, oltre a scoprire che la causa del suicidio della figlia è dovuto ad uno stupro da parte di un ragazzo di Rignano Flaminio (dove gli stessi hanno vissuto per del tempo), si sentono stupiti ed increduli di fronte al muro di omertà che tiene le bocche chiuse a chi potrebbe fornire notizie utili alla scoperta della verità. Una verità ancora più cupa quella che ha avvolto per sempre Evelyn ma che ha forse un sapore meno amaro sotto certi aspetti umani. Forse il gesto di questa ragazza di fronte alla violenza subita sarebbe compreso più profondamente da quanti hanno pensato che il suo gesto fosse dovuto ad una depressione dopo essere stata lasciata dal fidanzato. Un motivo quest’ultimo troppo “frivolo” e liquidato immediatamente. Il dolore degli stupri subiti hanno devastato Evelyn che ha preferito la morte a quel ricordo che non le ha dato respiro, che l’ha fatta sentire sola, impaurita, incapace di affrontare una vita, una qualsiasi come tante. Questo stupratore ignobile ha scolpito con le sue mani la parola “morte” nell’animo di Evelyn ed io lo condanno allo stesso marchio.

Sono vicina alla famiglia di Evelyn e la abbraccio con il cuore pregando affinchè il responsabile paghi a vita le sue colpe.

Suicida a Viterbo dopo stupri, anonimo chiama genitori: ho documenti

ROMA (23 aprile) – «Sono in possesso di tutti i documenti di vostra figlia». È quanto ha detto al telefono una persona anonima, maschio, molto probabilmente giovane, ai genitori di Evelyn Moreiro, la ragazza di 19 anni, sudamericana, residente a Montefiascone, in provincia di Viterbo, che nel novembre 2009 si impiccò in una casa d’accoglienza. I genitori intanto denucniano: sulla tragica storia di nostra figlia c’è un muro di omertà.

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Ragazza suicida a Viterbo: un anonimo telefona ai genitori!

Il Giustiziere degli Angeli


L’avvocato e la famiglia della ragazza suicidatasi il 27 novembre scorso a Viterbo avevano lanciato un appello: chiunque sa qualcosa parli! Ed un anonimo, sabato 17 aprile, ha telefonato alla famiglia a Montefiascone dichiarando di essere in possesso dell’originale del diario della ragazza.  Un diario che racconta della violenza subita per mano di un ragazzo di Rignano Flaminio di cui lei stessa scrive anche il nome. Persona comunque ben identificata e conosciuta ai genitori di E.M. in quanto lei aveva raccontato delle minacce che lui le rivolgeva. Purtroppo lei ebbe il coraggio di dire solo questo alla propria famiglia e non fece menzione degli stupri avvenuti nella casa dell’orco a Rignano Flaminio e nei bagni pubblici di Viterbo. Le indagini sul caso saranno condotte dai magistrati della Procura di Tivoli, competente per territorio, e non è escluso che lo “stupratore rignanese” venga ascoltato nelle prossime ore in quanto è stata formalizzata da parte dei famigliari un esposto-denuncia presso la procura menzionata. I genitori, nel frattempo, avrebbero preso contatto  con il sacerdote del Murialdo a cui la giovane fece le sue ultime confidenze e la psicologa di Villa Buon Respiro, alla quale avrebbe detto di temere una gravidanza. Ma è molto importante che, se la persona che ha telefonato alla famiglia dicendo di possedere il diario, se non è un mitomane, potrebbe rivelare altri importanti tasselli e divenire un testimone importantissimo. La ragazza, oltre ad affidargli i suoi scritti, potrebbe infatti avergli rivelato dei particolari decisivi per ricostruire quanto è accaduto. Ed io mi appello proprio a questa persona affinchè, senza timore e con molta coscienza civile, si faccia avanti perchè sia la vittima che i propri famigliari abbiano giustizia.


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Psico setta Arkeon: le vittime devono denunciare!

Il Giustiziere degli Angeli

Per leggere gli altri articoli sulla Psico-Setta ARKEON vi rimando a questo LINK

Sette, “Decine le persone raggirate nel Fermano”


“Potrebbero essere decine e decine le vittime della setta Arkeon”. A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, parte civile nel processo al via il 18 marzo

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Leo, un bambino da salvare!

Il Giustiziere degli Angeli

Di questo bambino, che da solo si è dato il nome di Leone, ne ho scritto in questi precedenti articoli. Per chi non avesse seguito la storia nella puntata della trasmissione “Chi l’ha Visto?”, qui sotto potrete vedere quanto è stato raccontato. Io ho seguito attentamente quanto è stato detto ma, conoscendo la storia di questo piccolo angelo biondo, non posso aver fatto altro che constatare l’orrenda situazione in cui versano il bambino e sua madre. Alla fine del servizio mi ha colpito molto quanto detto dalla Sciarelli: siamo stati diffidati dall’occuparci del caso ma noi lo abbiamo fatto lo stesso! Perchè mai diffidare una trasmissione di non occuparsi di Leo? cosa c’è da nascondere? chiunque abbia a cuore la sorte di un figlio ne parla, eccome! Ed il padre lo ha fatto ovunque, sui media americani, su Facebook, su siti da lui creati ed anche su giornali italiani… il tutto con le foto del bambino senza oscurarne il volto. Ora che la storia viene raccontata dalla madre e dal bambino stesso invece deve calare il silenzio?

Leggete quanto il bambino dice, sono certa che ognuno di Voi vorrebbe abbracciarlo insieme a sua madre e coccolarlo come è giusto che sia.


GUARDA IL VIDEO QUI

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Venerdì 04 Dicembre 2009 di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

ROMA – Sogni, progetti, futuro, niente più. E gli occhi di Leo che la guardano con l’aspettativa integrale dei bambini, e quel ditino che lui le punta addosso: «Non è che mi consegni, mamma? Restiamo sempre insieme, vero? Giura!». Leone, otto anni, è convinto che l’uomo nero sia alle porte, per portarlo via. Un po’ ha paura, «però non tantissimo: mi salva la mia mamma». E’ questo il mestiere delle mamme, no? Perciò nascondersi ancora, come ladri. Due settimane. La vita sospesa. Niente scuola. Soldi finiti. «Poveri ma insieme», ride Leo. Quanto può durare? E’ disperata, Manuela, ma sorride, dissimula, annuisce. Al parco, per vedere un’amica, i due fuggiaschi braccati dopo un decreto che dispone il collocamento di Leo in casa famiglia senza rapporti con la madre, (effetto di una feroce contesa col padre americano), divagano nell’ordinario gioco delle parti. Fammi giocare a biliardino, (ora vediamo), e giurami che a casa mi lasci al Nintendo (prima i compiti), e voglio i biscotti, il succo, la pizzetta, (non esagerare, ti fa male), e guarda il cane, se avremo una casa me lo prendi?

Due sguardi simmetrici si frugano, le labbra virano in un sorriso speculare. Sogni. Sintonie. Una casa, «io e mamma e basta – spiega Leo all’amica – e non c’entrano mio padre, gli assistenti sociali, i giudici, i carabinieri, e tutti quelli che promettono e poi non fanno niente, e vogliono farmi vedere “quello” anche se io piango fortissimo, e gli racconto le cose che mi ha fatto non mi credono, e dicono che era un brutto sogno. A me mi hanno stufato tutti, sai? Io voglio vivere normale con mia mamma, che vado a scuola mia, e vedo gli amici, e sto tranquillo, e nessuno mi prende per portarmi via. Io non sono un pacco». Un torrente. Radioso. Sorriso permanente. Il cronista lo guarda senza mai parlargli, è troppo piccolo per le interviste, e poi manca il permesso del tutore. Eccoli qua, i fuggiaschi, due gocce d’acqua, il sole che fa sbrilluccicare due chiome ricciolute d’oro e quattro pupille di cristallo, chiare come le idee di Leo: «Hanno scritto “rapito”, ma che sono matti? Questa qui è la mia mamma. Le ho chiesto di salvarmi, sennò mi portavano via. Un po’ severa, mia mamma, però neanche tanto. Adesso, per esempio, non mi vuol prendere “Star Wars” per via dei pugni, anche se è della Lego, figurati. Però mi fa un sacco di coccole. Sai che le coccole, se te le danno da piccolo, poi da grande le ridai?». Infatti: le salta sulle ginocchia, le braccia attorno al collo, le sussurra qualcosa, ride, corre via. Sembra sereno, miracolato da un’energia interiore che seleziona i dati, scartando il terrore come un brutto gioco inventato dai cattivi.

Chissà cos’ha capito, Leo, dell’incubo che intrappola la sua vita da quattro anni. Accusa il suo papà di abusi sessuali. Lui accusa la madre di manipolarlo. Nel dubbio, a entrambi viene sospesa la patria potestà. Leo in casa famiglia. Periti e magistrati divisi sulla sua attendibilità. Infine il padre prosciolto, il bimbo dai nonni materni. Incontri protetti con suo padre. Lui lo respinge, urlando. Attraverso la sua psicologa, chiede con un disegnino di vedere i magistrati, per spiegare perché non vuol vederlo. Quando se lo trova davanti a sorpresa in un’aula di Tribunale, viene travolto dal pianto dalla rabbia dal terrore. I magistrati dispongono che interrompa ogni rapporto con sua madre: sospettano che sia lei a condizionarlo. E allora casa famiglia, nuovamente. «C’è stato cinque mesi. Com’era ridotto…». Leo la interrompe: «Zitta, racconto io». Guarda l’amica di famiglia: «Sai che non mi facevano andare alle feste di scuola mia, e neanche più Aikido? Poi c’erano dei ragazzi grandi che mi davano i pugni e i calci e uno mi diceva ti apro col coltello, e mi hanno chiuso in una fogna che io urlavo e piangevo e per scappare mi sono tutto graffiato. E poi certe altre cose brutte..insomma.. Ma tanto mia mamma non mi ci fa andare questa volta. Vero?». Lei lotta con le lacrime, guardando il cielo. «Abbiamo aspettato per tre giorni che venissero a prenderlo. Mi sono presentata due volte dai carabinieri. Ho detto prendetelo, se è giusto, eccolo qui. Mi hanno detto di tornarmene a casa. Intanto Leo era atterrito, non mangiava, piangeva, si chiudeva a chiave, mi implorava portami via, scappiamo». E infine lei lo ha fatto. E ora si aggira come una nomade tra mille posti, mille dubbi, mille paure. «Non pensa che sarebbe giusto consegnarlo?». «Come faccio, ne morirebbe, si sentirebbe tradito anche da me».

Un bimbo strattonato tra sua madre e la legge. Luigi Cancrini, neuropsichiatra, direttore del Centro aiuto al bimbo maltrattato del Comune, che ha in cura Leo da due anni, è allarmatissimo. «Ha con sua madre un rapporto profondissimo, strapparlo a lei con un provvedimento così brutale lo distruggerebbe. Ho appena espresso tutta la mia preoccupazione in una lettera al presidente del Tribunale per i Minori». Leo è sull’orlo di un baratro. Bisogna ricucire la trama slabbrata del suo sistema di certezze, della sua fiducia negli adulti. «Ora mi fido di mamma e dei miei amici. Gaia no. Mi ha detto che con me non ci gioca perché non ho un papà. Ho detto che mia mamma vale per due. Per cento. Non come gli altri grandi, che vogliono separare i bambini dalle madri. Sembrano scemi, certe volte». Incrocia lo sguardo di sua madre. «Va beeene, scemi no. Cretini. Ok?».



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Amstetten: denunciati per connivenza la moglie ed il figlio di Fritzl. Intanto lui vuole scrivere un libro per aiutare la figlia ed i figli nipoti a capire.

Il Giustiziere degli Angeli

Josef Fritzl “si è pentito” e dal carcere (clinica) presso cui sconterà la sua condanna all’ergastolo, rilascia un’intervista per ribadire il suo “pentimento” e per far sapere al mondo che scriverà un libro per aiutare sua figlia Elisabeth ed i suoi figli nipoti a capire il “perchè lo ha fatto”!! Nel contempo sua moglie e suo figlio vengono denunciati per sospetta connivenza.

Il pentito josef Fritzl

Il pentito josef Fritzl

Austria/ Prima intervista di Fritzl dal carcere:nessun indulgenza
di Apcom
Il carnefice 73enne annuncia di voler scrivere un libro
Roma, 27 mar. (Apcom) – Volevo rendere la vita nello scantinato il più piacevole possibile per la mia seconda famiglia: Joseph Fritzl parla per la prima volta dalla sua condanna all’ergastolo per omicidio, riduzione in schiavitù, sequestro, stupro, incesto e gravi minacce. L’intervista, resa al suo avvocato Rudolf Mayer, è stata pubblicata sulla rivista austriaca News. “Nel corso degli anni si è stabilita una stretta alleanza con mia figlia (Elisabeth), ma dopo averla vista in aula durante l’udienza ho capito che l’unica cosa che desideravo era la punizione più severa. D’un tratto ero completamente mortificato. A malapena potevo ascoltare quello che Elisabeth diceva”. Il giorno dopo Fritzl ha ammesso la sua responsabilità dichiarandosi colpevole per tutti i capi di imputazione. “Non merito altro, non merito indulgenza. Ho capito la sofferenza che ho procurato alla mia famiglia” ha spiegato ancora il carnefice austriaco, aggiungendo di voler scrivere un libro per spiegare alla figlia cosa lo ha mosso a “comportarsi in un modo così orribile”. Non è chiaro quanto Fritzl sia stato pagato per l’intervista, ma secondo il Daily Mail, il compenso andrà alla figlia Elisabeth e ai suoi sette bambini.

Critiche alla procura di St.Poelten dove si è svolto il processo
Austria, denunciati per ”connivenza” moglie e figlio di Fritzl
Un avvocato tedesco li accusa di essere stati a conoscenza della ‘cantina bunker’ che il padre aveva costruito nella casa: ”Sorpreso per l’assenza di indagini su eventuali complicità”
Vienna, 27 mar. (Adnkronos) – Un avvocato tedesco ha presentato presso la procura di Vienna una denuncia per connivenza contro la moglie ed il figlio maggiore di Josef Fritzl, il ‘mostro di Amstetten’, condannato all’ergastolo il 19 marzo scorso per aver tenuto sequestrata per 24 anni la figlia ed aver abusato ripetutamente di lei e per le sue responsabilita’ nella morte di uno dei sette bambini avuti dalla figlia. A riferirne e’ il quotidiano austriaco ‘Kurier’.

L’avvocato Klaus Ulrich Groth accusa la moglie di Fritzl, Rosemarie ed il figlio di essere stati a conoscenza della ‘cantina bunker’ che il padre aveva costruito nella casa e si dice sorpreso per l’assenza di indagini su eventuali complicita’ di cui Fritzl si potrebbe essere avvalso. Il portavoce della procura di St.Poelten, dove si e’ svolto il processo a carico di Fritzl ha subito obiettato alle critiche mosse dal legale tedesco: “Fin dal principio, non ci siamo limitati ad indagare su Fritzl”, ha spiegato Gerhard Sedlacek, spiegando che oltre 140 testimoni sono stati interrogati senza che questo permettesse di concludere nulla.

 


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Psicosetta Arkeon: testimonianze

Il Giustiziere degli Angeli

Dopo il rinvio a giudizio di 11 seguaci della psicosetta Arkeon ecco che di nuovo se ne occupa in TV “Striscia la Notizia” facendo ascoltare due testimonianze di truffati. Nel LINK che vi riporta al sito di Striscia potete vedere, se la avete persa, la puntata dove due testimoni truffati da Arkeon raccontano il loro calvario. @)$%ç@# (alias mavaffanCina).

Ci sono comunque 11 persone rinviate a giudizio, al momento, per truffa aggravata etc etc etc ed intanto…

Il Festival di Sanremo è terminato, i riflettori si sono spenti, ma continuano ad imperversare le polemiche attorno alla canzone presentata da Povia durante la kermesse, “Luca era gay”. Questa volta a farsi sentire è il tg satirico di Antonio Ricci “Striscia la notizia”. Nella puntata andata in onda ieri sera il tg satirico ha fatto sapere in che modo Povia è venuto a conoscenza della storia di Luca, da cui si è ispirato per la sua tanto discussa canzone.

Tutto sembra risalitre all’ottobre 2007 quando “Striscia la notizia” si è occupata di Arkeon, un’associazione che si prefigge di aiutare i ragazzi ad uscire dall’omosessualità. All’epoca alcuni ex adepti dell’associazione si erano rivolti al tg satirico denunciando il fatto che i leader del gruppo sostenevano di poter curare gravi malattie, oltre ai metodi coercitivi e violenti adoperati.

Dell’associazione ne ha parlato poi padre Caltalamessa, conduttore del programma “A sua immagine”. Padre Caltalamessa ha intervistato un ragazzo che ha raccontato di essere uscito dalla propria omosessualità grazie ad Arkeon. Il nome del ragazzo era Luca. Secondo “Striscia la notizia” le strofe della canzone di Povia ricalcano proprio le parole di quel Luca.

LINK articolo


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Preti pedofili? perdonarli come fece Gesù col “figliol prodigo”!! (aiuto: mi sento male!!)

Il Giustiziere degli Angeli

Dopo la puntata in cui Lucci, alle Iene, ha realizzato un servizio sui penitenzieri (Bisogna denunciare i preti pedofili? Nooo.) il quotidiano L’Avvenire si è fatto sentire con brusche dichiarazioni che accusano la trasmissione di aver montato ad arte, con un’intervista “a teatrino”, le parole di risposta dei prelati intervistati. Per mano della giornalista dichiarano che le risposte sono state manipolate per preconfezionare “ad arte” quanto detto! E allora è da proporre la puntata del 15.febbraio appena passato affinchè “tutti noi ci preconfezioniamo”. Da non perdere, alla fine del servizio, le illuminanti parole di Don Mazzi:

1) non bisogna confondere la pedofilia con qualche affettività di troppo,

2) cercherei, dopo aver fatto ragionare la madre del bambino, di parlare col prete, di farlo ragionare,

3) io in galera non manderei nessuno (neanche un prete); dalla galera escono tutti peggiori, in fondo anche Nostro Signore ha perdonato il “figliol prodigo”.

VIDEO

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Abusi su minori e stupri: li rimettono in libertà e l’orrore ricomincia.

Il Giustiziere degli Angeli

Già condannato per pedofilia torna a violentare bambini.

Sarà interrogato lunedì mattina Marcantonio Russo, il 33enne arrestato dalla Squadra mobile di Messina con l’accusa di violenza sessuale e induzione di minori alla prostituzione. Russo, già condannato per atti di pedofilia nel 2006 a 4 anni di reclusione, era tornato in libertà da pochi mesi per la scadenza dei termini di custodia cautelare visto che il processo d’appello non è stato ancora fissato. Il pedofilo adescava bambini e ragazzini e li convinceva con soldi, dolciumi e figurine ad atti sessuali. Alcuni li usava come «procacciatori» di nuovi, piccoli «clienti» e per questo lavoro li pagava con 10 euro a «servizio».

Nei suoi confronti il Gip del Tribunale Maria Teresa Arena ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta del sostituto procuratore Claudio Onorati. La Squadra mobile ha perquisito la sua abitazione sequestrando foto che lo ritraevano con minori durante gli «approcci», foto che potrebbe aver scattato un altro complice, ancora non identificato. C’era anche un «diario» in cui annotava gli incontri e dava perfino i «voti» ai minori per le prestazioni. Tre, al momento, i casi accertati, grazie alla denuncia del padre di un bambino di 9 anni, coinvolto nel «giro» dal fratello di 13 anni. Lo scorso 18 gennaio il genitore ha visto il piccolo tornare a casa, dopo una partita di calcetto, con in mano figurine e dolci. Il bambino ha raccontato di quell’uomo gentile, non ne conosceva il nome ma diceva che era «l’uomo che bacia il petto». In cambio di carezze, effusioni ed altro gli aveva dato 25 euro. Il dirigente della Squadra mobile, Marco Giambra, ha lanciato un appello perché i genitori o chiunque riconosca Marcantonio Russo come l’uomo che si accompagnava con i propri figli si rechino in questura ad aiutare la polizia a identificare gli altri bambini e ragazzini ritratti nelle foto sequestrate in casa del pedofilo. Russo sicuramente non agiva da solo, anche se la Mobile esclude una vera e propria rete di pedofili. Ci sono foto che sicuramente ha scattato un’altra persona, magari nascosta nell’ombra. La Mobile sospetta che a procurargli le vittime degli abusi non fossero solo ragazzini, ma anche adulti.

15/2/2009 (7:22) – CLANDESTINO, ERA STATO ARRESTATO A LUGLIO
Il giudice lo libera, stupra una ragazza
Bologna, la vittima è quindicenne. La ragazza urlava, nessuno si è fermato
FRANCO GIUBILEI
BOLOGNA
Una ragazzina di 15 anni è stata aggredita sotto casa da un giovane tunisino pregiudicato che l’ha trascinata a forza dietro i cespugli di un giardino pubblico, picchiata e violentata. Un vicino ha assistito alla scena e ha chiamato il 113: è intervenuta una volante e gli agenti, seguendo le indicazioni del testimone, hanno trovato l’aggressore addosso alla ragazza. L’uomo ha cercato di scappare, mettendosi a correre con i pantaloni calati, gli agenti l’hanno bloccato dopo una colluttazione. Portato in questura, si è ferito da solo, sbattendo la testa contro il muro e ha rifiutato le cure. Ora è nel carcere bolognese della Dozza. È un clandestino di 33 anni, si chiama Mohamid Jamel. In agosto era stato arrestato perché spacciava eroina nella stessa zona dello stupro. Il 15 gennaio è uscito dal carcere di Lanciano, grazie alla revoca della custodia cautelare disposta dal Tribunale della libertà di Bologna. Non era la prima volta che Jamel finiva dentro: in luglio le manette erano scattate perché non aveva ottemperato all’espulsione.

Il testimone
Il luogo della violenza è via San Vitale, prima periferia. La ragazza scende in strada alle 22, in attesa che un gruppo di amici la passi a prendere. All’improvviso il clandestino sbuca dal buio e l’assale a schiaffi e pugni, provocandole un trauma facciale (prognosi 8 giorni). Poi l’afferra per il collo e la costringe a seguirlo nel parco vicino. Un conoscente della ragazza, padre di un amico, che abita nella stessa via e sta passando in auto, si è rende conto di ciò che accade perché la ragazza urla. Chiama la polizia col cellulare.

«Ho visto nel parco di fronte un uomo che trascinava una donna, la prendeva a calci e pugni fino a farla cadere e poi si abbassava i pantaloni – racconta l’uomo di 44 anni – ho avviato la macchina, ho fatto inversione e mi sono avvicinato. Nel frattempo ho chiamato il 113. Non riuscivo a correre perché ho un problema a un ginocchio, per fortuna c’era una volante in zona che è arrivata in due minuti. La ragazza la conosco, è una bambina, l’ho vista nascere, crescere, le hanno fatto tanto male. Anni fa avevo sventato uno stupro, stavolta non ci sono riuscito». A impressionare il testimone è stata la reazione di chi ha visto e non ha fatto niente: «Incredibile il fatto che di fronte a un’aggressione a una donna, indipendentemente da chi sia, prevalga l’indifferenza. Questa è la cosa che mi ha colpito di più». Lui almeno ha provato a fermare qualcuno, a chiedere aiuto a persone di passaggio, ma senza risultati. In questura confermano: un’auto stava transitando, non si è fermata. La ragazzina è stata visitata al pronto soccorso ginecologico dell’ospedale Maggiore, sarà assistita dal servizio che offre supporto alle vittime di violenze sessuali.

Polemiche elettorali
A Bologna si è in piena campagna elettorale per l’elezione del sindaco, lo stupro ha scatenato polemiche. Per il candidato di destra Cazzola «una città in cui le donne sono esposte al pericolo di un’aggressione sessuale, ogni volta che cala la notte, è una città in cui gli amministratori hanno fallito». Per il candidato del Pd Delbono l’episodio «dimostra come per assicurare la sicurezza dei cittadini non bastino gli slogan e le dichiarazioni muscolari del governo. Occorrono interventi seri ed efficaci». Il sindaco Cofferati rileva che non si riesce «a impedire a persone con precedenti di tornare a commettere reati».

 


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Amstetten, Graz, Sheffield: l’orrore degli abusi senza limite.

Il Giustiziere degli Angeli

E’ stato fissato per il 16 marzo il processo contro il “mostro di Amstetten”. Fritzl è accusato di sequestro, riduzione in schiavitù, stupro ed incesto. Ma è anche accusato di omicidio per la morte di uno dei figli-nipoti (in questo blog potrete trovare articoli sul caso digitando nella ricerca Amstetten). Intanto a Graz (sempre Austria) viene scoperto un caso dove una donna è stata ridotta in chiavitù per 38anni e, una volta scoperto il caso, la stessa ha raccontato di essere stata anche picchiata e di aver subito abusi. Ma ho trovato questo altro articolo che riguarda abusi ed incesti che si svolge a Sheffield: una storia orribile a cui aggiungere l’incuria di quanti non hanno approfondito quanto stava accadendo alle bambine!

Anche l’Inghilterra ha il suo Josef Fritzl

Violentare ed uccidere da un punto di vista psicopatologico hanno una cosa in comune: si tratta di un’appropriazione definitiva dell’altro. Il linguaggio della tenerezza è l’amore delle figure parentali per un bambino che viene circondato di cure. Il bambino comprende il discordo della tenerezza, che è la sua “lingua”, ma non comprende ancora l’amore oggettuale, l’amore tra adulti che è fatto di aggressività e di ambivalenza tra amore e odio.

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