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Pedofilia – Abusi – Violenza -

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Rignano: abusi su bimbi, al via processo d’appello a Roma.

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(AGI) – Roma, 12 dic. – Con la relazione introduttiva del giudice ‘a latere’ ha preso il via davanti alla terza sezione penale della corte d’appello di Roma il processo sui presunti abusi sessuali compiuti su una ventina di bambini della scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio nell’anno scolastico 2005-06. La procura di Tivoli e alcuni legali di parte civile, in rappresentanza dei genitori, si sono rivolti ai giudici d’appello per contestare l’assoluzione, con formula piena, della maestre Marina Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, del marito di quest’ultima Gianfranco Scancarello e della bidella Cristina Lunerti, scagionati il 28 maggio 2012 da accuse che andavano dalla violenza sessuale di gruppo ai maltrattamenti, dal sequestro di persona agli atti osceni con l’aggravante delle sevizie e della crudelta’. Il giudizio di secondo grado entrera’ nel vivo il 29 gennaio prossimo quando il collegio, presieduto da Ernesto Mineo, dovra’ sciogliere la riserva su alcune richieste istruttorie avanzate dalle parti.
Tra tutte, spiccano quelle di sentire in udienza il collegio di periti che, durante la fase delle indagini preliminari, ebbero i colloqui con i venti minori e l’allora consulente della procura che fece l’analisi tricologica sui bimbi individuando sui capelli di un paio di minori la presenza di tracce di benzodiazepine.

Rignano, Cassazione conferma scarcerazione indagati.


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Pedofilia Asilo Rignano Flaminio: il PM ricorre in appello.

rignano_asilo_olga_rovereIl PM della procura di Tivoli è convinta che non ci sia stata nessuna “contaminazione” nelle denunce presentate dai genitori dei bambini della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio che avrebbero subito abusi sessuali. Anzi: esistono riscontri certi alle accuse e lesioni inequivocabili, spiegabili solo con abusi subiti.

Secondo quanto si è appreso, nell’appello la procura di Tivoli contesta punto per punto la sentenza con laRignano, Cassazione conferma scarcerazione indagati. quale il Tribunale ha assolto le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l’autore tv Gianfranco Scancarello (marito della Del Meglio) e la bidella Cristina Lunerti. 

In primo grado sono state ritenute “contaminate” le denunce presentate dai genitori dei bambini e “né univoci né precisi” gli indizi a carico degli imputati. Per il procuratore De Ficchy, però, i giudici hanno svalutato sia gli esiti dell’incidente probatorio (effettuato per ‘fissare’ come prova le dichiarazioni dei bambini, sentiti con l’ausilio di esperti medici), sia le ‘prove dichiarative’, sia le consulenze del pm e delle parti civili. E se per i giudici di primo grado, le prime denunce dei genitori hanno avuto un valore processuale – mentre tutto il resto è frutto di suggestioni – per la procura tiburtina il tribunale non ha tenuto conto dei riscontri, addirittura svalutandoli.

E via con l’elencazione di alcuni riscontri: i luoghi dove sono avvenuti gli abusi sono stati riconosciuti dai bambini; gli oggetti utilizzati individuati; le abitazioni e le auto fedelmente descritte; alcuni ‘segni’ fisici degli imputati (su tutti, un tatuaggio) riconosciuti. Tutte circostanze, queste, che per la procura non possono essere frutto di suggestione; così come non frutto di immaginazione sarebbero le tracce di benzodiazepine trovate sui capelli di due bambine. Riscontrate lesioni – E poi, il ‘passaggio’ dell’appello che focalizza l’attenzione sulle lesioni fisiche genitali, contestando il fatto che le stesse possano essere giustificate da ‘toccamenti’ dei bambini durante loro giochi in giardino. Per la procura, l’ipotesi alternativa dei ‘toccamenti’ è basata sul nulla e comunque farebbe riferimento solo a due bambini (per i quali non è stato proposto appello); anzi, sono state riscontrate lesioni inequivocabili, tali che possano essere spiegabili solo con abusi subiti.

“E’ un atto logico e consequenziale alle motivazioni della sentenza di primo grado”. Commenta così l’avvocato Antonio Cardamone, che nel processo per gli abusi alla scuola di Rignano Flaminio ha rappresentato le famiglie di alcuni bambini parti lese, la proposizione dell’appello da parte della Procura di Tivoli alla sentenza assolutoria emessa nel maggio scorso nei confronti dei cinque imputati. “E’ stata una sentenza – ha aggiunto Cardamone – che fin dalla sua prima lettura abbiamo trovato contraddittoria e paradossale. Da un lato afferma che i bambini sono stati comunque sottoposti a strani ‘giochi’ certificando la presenza di abusi da parte degli imputati, dall’altro si assolvono gli stessi imputati con la formula ‘perche’ il fatto non sussisté. E’ evidente che un ulteriore vaglio processuale è necessitato dalla contraddittorietà di tali affermazioni”.

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Pedofilia: 5 anni all’ex seminarista Alfano.

bambinatriste(AGI) – Genova 5 lug. – Cinque anni di reclusione e 15mila euro di multa. Questa la pena inflitta stamani a Emanuele Alfano, l’ex seminarista amico e confidente di don Riccardo Seppia finito nell’inchiesta che ha coinvolto il sacerdote gia’ condannato a 9 anni e sei mesi per violenza sessuale su minore, cessione di stupefacenti e induzione alla prostituzione minorile. Alfano e’ stato processato per induzione alla prostituzione minorile, favoreggiamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Per i primi due reati i giudici del collegio del tribunale di Genova lo hanno condannato mentre lo hanno assolto per il terzo.
  L’accusa e’ stata sostenuta dal pm Stefano Puppo, la difesa dall’avvocato Alberto Lapeschi.

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Abusi sessuali su minore: condannato il finto pranoterapeuta.

VITERBO – Sette anni e sei mesi di carcere, interdizione dai pubblici uffici, risarcimento per un totale di 120mila euro per le vittime. Terminata questo pomeriggio l’udienza conclusiva del processo abbreviato contro un sedicente pranoterapeuta, finito in carcere con le accuse di violenza sessuale su minori, violenza privata e minacce. La scorsa udienza il gup Salvatore Fanti aveva disposto il rinvio a seguito della presentazione del certificato medico da parte del difensore di parte civile Silvio Pascali. Sono nove le parti civili che si sono costituite nel processo. Oltre alle sette ragazzine abusate, i genitori delle due figliastre dell’imputato.

Il 65enne originario di Latina e residente Monterosi, in libertà dopo un anno per l’assenza di elementi indiziari sufficienti, avrebbe vantato poteri magici che gli avrebbero permesso di guarire ogni tipo di malattia, e di poter effettuare cure estetiche miracolose; Dal 2002 al settembre 2007 si sarebbe approfittato delle sette ragazzine, tutte minorenni, tra cui le figlie della compagna, che vivevano in casa con lui, minacciandole di uccidere la madre e loro padre se avessero raccontato ciò che succedeva tra le mura domestiche.

Leggi gli articoli relativi al caso:

Violenza su minorenni: arrestato pensionato a Viterbo! Si fingeva guaritore massaggiando le parti intime delle vittime!!

Abusi sessuali su minori: pranoterapia come scusa per le violenze!

cappio


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Pedofilo si suicida nel carcere di Mammagialla.

Viterbo – Ha indossato uno scaldacollo, ha agganciato un’estremità alle sbarre della finestra della cella e si è lasciato cadere sul pavimento. Così, ieri pomeriggio, tra le 17 e le 18, si è suicidato Roberto Patassini, detto “la nana”. Romano, 49 anni, detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla, dove stava scontando una condanna per pedofilia e sfruttamento della prostituzione minorile. Sarebbe tornato in libertà nel 2022. Continua a leggere

cappio


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Pedofilo si suicida nel carcere Mammagialla.

Viterbo – Ha indossato uno scaldacollo, ha agganciato un’estremità alle sbarre della finestra della cella e si è lasciato cadere sul pavimento. Così, ieri pomeriggio, tra le 17 e le 18, si è suicidato Roberto Patassini, detto “la nana”. Romano, 49 anni, detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla, dove stava scontando una condanna per pedofilia e sfruttamento della prostituzione minorile. Sarebbe tornato in libertà nel 2022.

Patassini era stato arrestato dalla polizia nell’aprile 2006 nell’ambito dell’operazione “Fiori nel fango”, che portò allo smantellamento di un’organizzazione dedita alla pedofilia e allo sfruttamento della prostituzione minorile. I ragazzini, dagli 8 ai 14 anni, venivano reclutati nei campi rom di Roma o nelle squadre di calcio giovanili. Almeno 200 le vittime accertate durante l’inchiesta. Si trattava di bambini poverissimi, che venivano adescati e comprati con pochi soldi: una paio di scarpe firmate, un telefonino, un ricarica, un panino da McDonald’s. In alcuni casi erano i loro stessi genitori a venderli per un televisore, un frigorifero, un pò di soldi.

croce


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Germania: prete pedofilo ammette 280 abusi sessuali

BERLINO – Un prete cattolico tedesco, accusato di pedofilia, ha confessato davanti alla corte che lo sta processando di aver commesso 280 abusi sessuali ai danni di alcuni minorenni. Lo racconta il giornale ‘Braunschweiger Zeitung’, che segue il caso giudiziario.

L’uomo, 46 anni, della Bassa Sassonia, conta a questo punto sul fatto che la sua ammissione possa avere un effetto sulla condanna, ammorbidendo la pena. Agli arresti domiciliari da meta’ giugno, il parroco e’ accusato di aver abusato di 3 minori, fra il 2004 e il 2011.

I ragazzini avevano fra i 9 e i 15 anni di eta’. I minorenni coinvolti frequentavano la parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt, dove operava il sacerdote, e qui qualche volta pernottavano. Inoltre avevano trascorso con il parroco alcuni periodi di vacanza, viaggiando con lui: erano andati a Parigi, nel parco di Disneyland, a Usedum e Salisburgo.


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Don Ruggero Conti e la curia citati per il risarcimento danni.

LEGGI QUI TUTTO SUL CASO “DON RUGGERO”

Pedofilia, chiesti 10 milioni di danni a don Ruggero e alla Curia. L’ex parroco di Selva Candida condannato a 15 anni e 4 mesi.

ROMA – Dieci milioni di euro. È il risarcimento danni chiesto a don Ruggero Conti, condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi, da una delle presunte vittime di abusi sessuali compiuti su minori dell’ex parroco di Selva Candida tra il 1998 ed il 2008. La richiesta di danni è stata avanzata anche nei confronti della curia Vescovile di Santa Rufina, che sarà chiamata a rispondere in solido del risarcimento in caso di condanna in sede civile.

A dover decidere se la richiesta è fondata sarà il Tribunale civile di Roma. I giudici dovranno pronunciarsi anche sulla citazione in giudizio del vescovo Gino Reali che all’epoca dei fatti aveva la responsabilità di sorvegliare l’operato di Don Ruggero Conti. In questo caso monsignor Reali rappresenterebbe la chiesa come istituzione. Qualora il giudice infatti scegliesse di far partecipare all’istruttoria anche il vescovo, la Chiesa sarebbe potrebbe essere chiamata a pagare un risarcimento danni alla presunta vittima. Con la conseguenza che verrebbe riconosciuta la responsabilità diretta della Curia per i comportamenti compiuti dai suoi membri nell’esercizio delle loro funzioni ecclesiastiche.

Una decisione che potrebbe rappresentare un precedente, perché in Italia la Curia non è mai stata ritenuta diretta responsabile per vicende di pedofilia. Responsabilità che per esempio invece è stata accertata negli Stati uniti dove nel 2007 l’Arcidiocesi di Los Angeles concordò un risarcimento di 660 milioni di dollari per le 508 vittime di abusi sessuale compiuti da preti pedofili.

 La scelta dell’avvocato Fabrizio Gallo, rappresentante di una delle presunte vittime, di citare la Curia in sede civile nasce dalle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado del prete. In alcuni passaggi i giudici della sesta sezione del tribunale penale di Roma, con un linguaggio velato, insinuano che i presunti abusi compiuti da don Ruggero sarebbero stati anche causati dalle omissioni compiute da chi aveva il compito di controllare l’operato del sacerdote. Il Tribunale penale di Roma ha ritenuto che le autorità ecclesiastiche intendevano «congelare» la vicenda nonostante avessero appreso della gravità della situazione dalla viva voce delle presunte vittime. Anzi i giudici sono arrivati a sottolineare la possibilità che i supposti abusi compiuti dal sacerdote dopo il 2006 forse avrebbero potuto essere evitati se non fosse stata sottovalutata la denuncia fatta da due vittime al monsignor Gino Reali.

Il processo civile avrà inizio il 12 dicembre del 2012. «La domanda di risarcimento della presunta vittima è irrituale» commenta l’avvocato Patrizio Spinelli, difensore di don Ruggero. La storia dei presunti abusi compiuti da Don Ruggero scoppia nel giugno del 2008 quando l’allora sacerdote di Selva Candida viene arrestato dalla Procura di Roma. L’inchiesta sarebbe arrivata a rivelare l’esistenza di un uomo capace di violentare alcune vittime anche 300 volte un minorenne. Secondo i giudici in un caso don Ruggero avrebbe abusato di un minore dopo avergli impartito lezioni private in preparazione dell’anno scolastico. Mentre un’altra violenza sarebbe avvenuta il giorno di Pasqua nel marzo del 2008 dopo aver convinto una vittima a farsi raggiungere presso la sua abitazione.

Fonte: Il Messaggero

 


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Arrestato con le braghe calate mentre molestava due bambine!

Arrestato con le braghe calate mentre molestava due bambine!

Dopo una prima segnalazione da parte di un Centro Commerciale che aveva visto un uomo molestare una bambina, i carabinieri si sono attivati e…. l’hanno beccato! Il 45enne di Collebeato, sposato e già segnalato in passato per gli stessi reati, è stato colto in flagranza di reato ed arrestato immediatamente… con i calzoni ancora calati! Un piccolo appunto all’articolo del giornale che quì sotto vi posto: quest’uomo non è stato arrestato con l’accusa di un “reato infamante”…. è un pedofilo infame.

Uomo arrestato per molestie al centro commerciale. L’indagine dei carabinieri dopo un episodio nei primi giorni del mese a Concesio. In cella un 45enne di Collebeato L’uomo ripreso dalle telecamere dell’ipermercato mentre si strusciava contro due bambine.

Un 45enne di Collebeato è finito in manette con un’accusa infamante: pedofilia.

L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato l’altro giorno dai carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia mentre si trovava al centro commerciale Auchan di Concesio. L’arresto non è stato «occasionale», ma il frutto di una indagine iniziata il 9 agosto per un episodio di violenza sessuale consumatosi sempre al centro commerciale di Concesio.

I CARABINIERI erano stati chiamati al centro di Concesio perchè le telecamere della videosorveglianza avevano immortalato un episodio di molestie sessuali. Le telecamere avevano ripreso un uomo mentre rivolgeva attenzioni particolari a una bambina: si era avvicinato alla piccola, aveva aperto i pantaloni e poi si era strusciato. L’uomo, consapevole di ciò che stava facendo, era rimasto in un posto un po’ appartato e ha fatto di tutto per non farsi riprendere in faccia dalla telecamera. Nonostante l’attenzione a non farsi riprendere l’uomo è stato identificato dai carabinieri, anche perchè in passato si era reso responsabile di fatti analoghi.

L’EPISODIO ha fatto scattare, ovviamente, l’intervento dei carabinieri che hanno tenuto sotto stretto controllo il centro commerciale.

Ieri pomeriggio il lavoro e la sorveglianza dei carabinieri sono stati premiati: verso le 17 l’uomo è ricomparso al centro commerciale e si è comportato esattamente come il 9 agosto.

IL 45ENNE è stato controllato dalla sala di controllo con le telecamere e anche visivamente dai carabinieri in borghese che erano sparsi nella galleria del centro commerciale.

Dopo qualche istante, scelto un posto non particolarmente frequentato, il 45enne, che è regolarmente coniugato, ha atteso il momento propizio. Sfruttando la disattenzione di un paio di genitori, l’uomo è riuscito ad avvicinarsi a due bambine, con meno di 10 anni, ha aperto i pantaloni, estratto l’organo genitale e si è strusciato contro le piccole. A questo punto i carabinieri sono intervenuti bloccandolo, ma facendo anche attenzione a non spaventare le due bambine. Aveva ancora i pantaloni abbassati quando i carabinieri lo hanno immobilizzato per mettergli le manette. Le bimbe sono state subito affidate ai genitori, erano spaventate e frastornate per tutto quello che stava succedendo.

L’UOMO È STATO PRESO in consegna dai carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia, portato in caserma e fotosegnalato. Dopo le formalità il 45enne è stato accompagnato nel carcere di Canton Mombello dove resta attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ai giudici il 45enne di Collebeato dovrà rispondere dell’accusa di violenza sessuale su minori.

Fonte: Brescia Oggi


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Pedofilia: nuovo processo per Don Marco Baresi

Il Giustiziere degli Angeli

Riporto un ultimo aggiornamento sul caso Don Marco Baresi (ARTICOLI DEL BLOG QUI’)

La Cassazione: per Don Baresi un appello bis, ma parziale

IL PROCESSO. Accolto in parte il ricorso della difesa: nuova discussione ma solo sui fatti dopo il dicembre 2004. Gli abusi ci sono stati e anche la diffusione di files hard ma i giudici devono approfondire un determinato periodo.

Un nuovo processo d’appello per don Marco Baresi, l’ex vicerettore del Seminario diocesano condannato in secondo grado a 7 anni e 6 mesi per violenza sessuale su un ragazzino e per diffusione di materiale pedopornografico. Lo ha disposto la Cassazione che l’altro giorno, dopo una infinta camera di consiglio, ha parzialmente accolto il ricorso delle difese, annullando la sentenza con rinvio a una diversa sezione della corte d’appello, ma solamente per i fatti contestati successivi a dicembre 2004. Un «successo» a metà per la difesa, gli avvocati Stefano Lojacono e Luigi Frattini, che sostengono l’assoluta innocenza del sacerdote: l’annullamento solo per un aspetto è, in sostanza, conferma degli abusi (almeno fino al dicembre 2004) e della diffusione di files pedopornografici.

PER I GIUDICI della Cassazione alcuni aspetti vanno rivisti e proprio su questi si concentreranno i giudici della corte d’appello di Brescia, senza entrare nel merito dei fatti contestati prima del dicembre 2004.

Don Baresi, che sta ancora scontando gli arresti domiciliari nella comunità delle Suore operaie di Botticino, ha saputo ieri mattina della decisione dei giudici romani e l’ha accolta con serenità.

Nel primo processo d’appello, il 16 giugno dello scorso anno, il sacerdote era stato condannato a 7 anni e mezzo. I giudici avevano confermato completamente, senza alcuno sconto, la condanna di primo grado del 20 maggio 2009.

LA VICENDA era iniziata il 27 novembre 2007 creando non poco scalpore: don Marco Baresi era stato prelevato dal Seminario di via Bollani, dove era vicerettore, e portato in isolamento nel carcere di Canton Mombello. Sull’ordinanza di custodia cautelare un’accusa da brivido: violenza sessuale su minore e diffusione di materiale pedopornografico. In cella don Baresi era rimasto solo per una notte, il giorno successivo all’arresto il gip Silvia Milesi aveva accolto la richiesta dei difensori e concesso gli arresti domiciliari. Il sacerdote era tornato a casa dei genitori e aveva atteso il processo con il sostegno dei familiari, ma soprattutto di un gruppo di giovani che aveva creato in Rete il sito «FreeDon» per dimostrare l’innocenza del sacerdote e chiedere la sua assoluzione. Anche ieri il gruppo ha ribadito «Chi condanna don Marco, condanna un innocente».

A inchiodare don Marco c’erano le accuse di un ragazzo che due anni prima dell’arresto, in cura da una psicologa, si era confidato raccontando di aver avuto rapporti sessuali con il sacerdote quando frequentava le medie al Seminario e non aveva ancora compiuto 14 anni. Dalla scuola del Seminario il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi, ma in precedenza non aveva raccontato nulla. La psicologa, ricevuta la confidenza, aveva subito avvisato i genitori del ragazzino che si erano rivolti alla polizia. La credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti, le accuse avevano retto e il 27 novembre 2007 erano scattate le manette. Dopo l’arresto l’abitazione del sacerdote in Seminario era stata perquisita dagli investigatori della Mobile.

IL COMPUTER aveva riservato una serie di sorprese. Nell’hard disk del portatile, senza alcuna password d’accesso, in uso al sacerdote – ma utilizzabile anche da altre persone come è stato sostenuto nel corso dei processi dall’imputato e dai difensori – l’esperto aveva trovato traccia di ben seicento files dal contenuto pedopornografico. I files erano stati cancellati, ma in modo non perfetto, nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.

NEL PROCESSO d’appello la difesa aveva sostenuto che il giorno in cui vennero scaricati 180 files (l’ordine era partito dal computer alle 12.30 del 28 aprile 2007) don Baresi non era al Seminario, ma era ospite a pranzo. A don Marco non è mancato il sostegno della Diocesi. Il giorno della condanna in appello il vescovo monsignor Luciano Monari si era detto fiducioso che don Marco potesse dimostrare la sua innocenza.

Wilma Petenzi

LINK BresciaOggi


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Pedofili in libertà e pedofili in carcere.

Il Giustiziere degli Angeli

Il caso di (don) Riccardo Seppia riempie in questi giorni le cronache di giornali e TV ora arricchendosi di novità sul caso, ora con l’arresto dei suoi fornitori di droghe! A fornire droga a don Seppia sarebbero stati uno spacciatore e un militare della Guardia di Finanza. I due “fornitori” sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri dei Nas su esecuzione di provvedimenti emessi dal gip del tribunale di Milano. Secondo gli inquirenti don Seppia avrebbe acquistato droga, non solo per uso personale, ma anche per utilizzarla come merce di scambio per “comprarsi” rapporti sessuali.

Ma, in questi stessi giorni ci sono state anche tante condanne:

 4 (quattro) anni per un allenatore di calcio per abusi sessuali su 5 minorenni  (LEGGI QUI)

11 (undici) anni e 6 (sei) mesi  per un educatore in “case famiglia” per abusi sessuali ed altro su tre ragazzini (LEGGI QUI

10 (dieci) anni ad un maestro di arti marziali per abusi su 8 minorenni (LEGGI QUI)

4 (quattro) anni ad un orco che violentò un minore nel lontano 1997 (LEGGI QUI)

5 (cinque) anni ad un pedofilo che aveva appena finito di scontare una condanna per lo stesso reato (LEGGI QUI)

Questa cronaca sulle varie condanne piovute in questi giorni sui pedofili, anche se dimostra che in parte la nostra giustizia funziona, non ci deve far sentire tranquilli sui pericoli che ogni giorno corrono i nostri figli. Ed infatti è proprio di ieri la notizia dell’arresto in flagranza di reato di un altro pedofilo…. RECIDIVO! Questo deve far riflettere!

FIRENZE, 37ENNE TENTA DI STUPRARE UN BIMBO DI 5 ANNI.

FIRENZE – Lo ha attirato nel garage sotto casa con la promessa di un gioco divertente da fare insieme. E il piccolo, cinque anni appena compiuti, ha ubbidito. Ma una volta soli, quel vicino di casa dall’aria amichevole ha gettato la maschera. Prima ha cercato di violentarlo, poi gli ha praticato una iniezione. Il bambino ha capito che qualcosa non andava, si è spaventato e ha cominciato a urlare. Quelle grida sono state la sua salvezza. I vicini le hanno sentite e hanno immediatamente dato l’allarme. È un episodio inquietante quello capitato sabato in un paese dell’hinterland fiorentino: ora un 37enne si trova in stato di fermo con un’accusa pesante: tentata violenza sessuale su minore, lesioni e sequestro. La piccola vittima, invece, è ricoverata per accertamenti al Meyer. I medici lo hanno sottoposto a esami tossicologici approfonditi per capire quale sostanza il 37enne voleva iniettargli.

Il sospetto, terribile, è che si trattasse di un sonnifero o di uno stupefacente per ridurne la capacità di reazione e poterne approfittare liberamente. Per fortuna, almeno per il momento, il bambino non ha manifestato alcuna alterazione, ma solo i valori degli esami potranno fornire le certezze di cui sono in cerca ora gli inquirenti.

I medici che lo stanno seguendo spiegano che fisicamente sta bene, ma la violenza che ha subito potrebbe avere pesanti ricadute psicologiche. Per questo viene seguito da un pool di esperti. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri – gli accertamenti sono ancora in corso – sabato sera il trentasettenne ha attirato il bambino in un garage, in un caseggiato di alloggi popolari, dopo che si era per un momento allontanato dai nonni, che abitano nello stesso edificio e che avevano il compito di accudire il bimbo per qualche ora. A un certo punto, quelle urla disperate. Molti vicini sono intervenuti verso il garage da cui provenivano le grida e hanno liberato il bimbo, altri hanno avvisato i genitori, che erano in casa, e i nonni, oltre al 118 e alle forze dell’ordine. Ci sarebbe stato un parapiglia: i familiari della vittima hanno cominciato a inveire contro il vicino, che si è chiuso nell’appartamento dove vive con i genitori e dove i militari lo hanno rintracciato, sembra in condizioni psichiche alterate, e arrestato. Ora è nel carcere di Sollicciano. In passato era già stato accusato di violenza sessuale su minori.

(LINK ARTICOLO)


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Pedofili negli asili: condannato anche in appello il bidello dell’asilo di Pontoglio Brescia

Il Giustiziere degli Angeli

A PONTOGLIO (BS). Abusò di una bambina all’asilo: 8 anni al bidello – di Wilma Petenzi

I giudici della Corte d’assise hanno confermato la condanna di primo grado.

Il palazzo di giustizia di Brescia: confermata la condanna al bidello

I fatti risalgono a settembre 2007 . Sul corpo della piccola i medici dell’ospedale di Chiari trovarono segni inequivocabili di violenza

Ha violentato una bambina nell’asilo dove lavorava come bidello. Per i giudici della corte d’appello non ci sono dubbi, la violenza c’è stata, il bidello è colpevole e hanno confermato la condanna inflitta in primo grado. Per la violenza sessuale su una bambina della scuola materna un bidello di Pontoglio deve scontare una pena di 8 anni.

Il bidello era stato condannato lo scorso luglio dal giudice Roberto Spanò. Nel corso del giudizio di primo grado il bidello era anche stato condannato a versare un risarcimento provvisionale di 50mila euro ai genitori della piccola che si erano costituiti parte civile.

CONTRO LA SENTENZA di primo grado aveva presentato ricorso l’avvocato difensore, ma i giudici d’appello non hanno concesso alcuno sconto: poco dopo l’una il presidente Enrico Fischetti ha letto il verdetto di conferma della condanna.

LA SENTENZA, pronunciata ieri, è l’ultimo capitolo di una vicenda che risale al mese di settembre del 2007, quando erano appena iniziate le frequenze nella scuola materna, quando la bambina aveva cominciato a presentarsi ogni mattina all’asilo, accompagnata dai genitori. La piccola, dopo qualche giorno di frequenza, aveva mostrato qualche segno di disagio ed era stata in grado di confidarsi con i genitori: aveva spiegato, a modo suo, le violenze che aveva subito tra le mura della scuola, dove avrebbe dovuto essere accudita e educata, senza correre alcun pericolo. Il racconto della piccola aveva gettato nel completo panico i genitori che avevano deciso di sporgere subito denuncia e di non sottovalutare quanto riferito dalla bambina, in aggiunta anche al cambiamento di comportamento.

La bimba era anche stata sottoposta a un controllo medico all’ospedale di Chiari. I medici avevano riscontrato segni inequivocabili di un gesto violento, arrossamenti nella zona genitale che non potevano essere spiegati in altro modo.

FORTE DELLA PERIZIA medica i genitori, assistiti dall’avvocato bergamasco Manleo Zampetti, avevano anche fatto effettuare un esame psicologico sulla bambina. Per il consulente la piccola era in grado di raccontare con lucidità e con precisione quello che le era accaduto dentro la scuola, poteva raccontare quello che aveva subito.

IL BIDELLO si è sempre dichiarato innocente e estraneo ai fatti che gli sono stati contestati. Il bidello, che era stato colpito da un ordine di carcerazione per pericolo di reiterazione del reato ed era stato arrestato per evasione, ha continuato a sostenere la sua completa innocenza alle infamanti accuse, ma per i giudici la sua versione non è credibile: la piccola è stata violentata e il bidello è da condannare.

Fonte: BresciaOggi


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Don Riccardo Seppia: pedofilia, droga e bestemmie!

Il Giustiziere degli Angeli


“Portami un bel moretto, e mi raccomando l’età, lo voglio col collo bello tenero” Il parroco, Don Riccardo Seppia, arrestato venerdì con l’accusa di pedofilia e cessione di droga, ha avuto la responsabilità della parrocchia di Santo Spirito di Sestri Ponente dal 1996 e, negli anni ’80, era vice parroco nella parrocchia di San Giovanni Bono a Recco. Un suo vecchio parroco a Recco, Don Piercarlo Casassa, ha lanciato pesanti accuse: quasi trent’anni fa – ha detto - avevo già messo in allarme la Curia ma non ho mai avuto risposte. «Questa storia è davvero triste – ha detto don Piercarlo – L’incontro con quel giovane prete credo sia stata una delle esperienze peggiori della mia vita: si presentava in parrocchia soltanto al pomeriggio, dopo avere dormito tutta la mattina, poi spariva e trascorreva in giro gran parte della notte». Ed oggi,  sul muro accanto alla chiesa Santo Spirito di Sestri Ponente, in via Calda, sono comparse frasi vergate con una bomboletta spray di colore nero: “Giù le mani dai bambini. Don Riccardo infame pedofilo” e “Don Seppia vile, la tua chiesa il tuo porcile”

Intanto don Riccardo, è in isolamento nel carcere di Marassi, divide la cella con un altro detenuto accusato di reati su minori e, assistito dal suo avvocato Paolo Bonanni, durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma le intercettazioni telefoniche parlano in modo molto esplicito della second-life del sacerdote…..

«È proprio un bel ragazzo. Me lo …» «Mi piacerebbe … ma lui non ci vuole stare» Seguono descrizioni di incontri, con un linguaggio che gli investigatori definiscono «irripetibile». E nell’ordine di custodia cautelare sono elencati anche gli inviti del sacerdote ad alcuni ragazzi: «Vieni, per te c’è il solito regalino». Il regalino era cocaina – secondo l’accusa.  Seppia aveva un ‘adescatore’, un giovane spacciatore di droga che procacciava su ‘ordinazione’ ragazzini al parroco:  “Non li voglio di sedici anni, ma piu’ giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia” 

IL BACIO IN CANONICA «Ormai è fatta, l’ho baciato in bocca, in canonica». Così don Riccardo informa l’amico riguardo all’unico episodio di violenza sessuale nei confronti di un minore che al momento gli viene contestato. Verso il sedicenne ci sono però altri messaggi inquietanti: «C’è tua madre? Dille che vai a scuola e poi vieni da me che sono solo». Il minore sarà sentito con la formula dell’incidente probatorio dal pm Stefano Puppo la prossima settimana.
CHE SATANA SIA CON TE Nell’ordinanza di custodia cautelare vengono riportati numerosi dialoghi con dei maghrebini maggiorenni che don Riccardo contatta per sesso o droga. Ad uno lo saluta in questo modo: «Ciao come stai? Che Satana sia con te».
L’EX SEMINARISTA Si tratta di uno dei sei indagati dell’inchiesta. Le sue iniziali sono E.A., ha 40 anni, è stato espulso dal seminario ed oggi è un sedicente croupier. Seppia riceve una sua telefonata: «Sono qui a Palermo, in camera in albergo e mi sono appena fatto…». Il prete gli risponde con osservazioni oscene e su quanto anche lui vorrebbe fare le stesse cose.
BESTEMMIE VIA SMS Nelle carte dell’ordinanza firmata dal gip milanese Maria Vicidomini sono riportati una decina di sms che contengono bestemmie scritte secondo lo slang giovanile e sempre abbinate ad argomenti sessuali: «Porko….!!!», «porko….kriminale!!!». Per i giudici sono indicativi di una vera e propria doppia personalità. Sembra proprio che don Riccardo abbini volutamente, come fosse uno sfogo, la sacralità della religione alle oscenità più turpi: «Me lo vorrei…. sull’altare».
IL SESSO IN SAUNA Una lunga sequenza di messaggi irripetibili, segno di una vera e propria ossessione per pratiche erotiche estreme. I carabinieri del Nas hanno ricostruito la sua parabola erotica. Tutto inizia con le sue frequentazioni di saune di Milano dove avvengono incontri tra gay. Sesso spinto durante il quale si fa uso di droghe. Di recente il sacerdote di via Ludovico Calda era un habitué di un circolo Arci di Milano, luogo di incontri sessuali.
UNO DI COLORE Allo spacciatore senegalese di Milano il parroco chiede di trovargli «uno di colore, un negrone».
COCAINA CON L’OMAGGIO «Vengo su, mi prepari un 4×1», così scrive al suo pusher del capoluogo lombardo, anche lui indagato. Il 4×1 significa una promozione speciale, quattro dosi al prezzo di tre. Un tipo di acquisto riservato a clienti affidabili.
SPACCIO AI RAGAZZINI «Ho la neve, vieni da me: basta portare il solito regalino», «vieni che c’è bianca, ho bisogno di compagnia ». Il secondo capo d’imputazione riguarda quattro presunte cessioni di cocaina ad altrettanti ragazzi, un italiano e tre nordafricani, che sarebbero tutti maggiorenni.

 Lui, dalla cella, ha cercato di negare: «Solo parole »

Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg” (LINK)


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Don Cantini: i suoi abusi vanno in prescrizione! Il dolore delle vittime resta dietro le sbarre!

Il Giustiziere degli Angeli

A questo LINK  potrete trovare gli altri articoli riguardanti gli abusi di Cantini. Dietro questa ennesima sconfitta io non ho parole da scrivere!

Don Cantini, violenze provate ma tutti prescritti i reati di pedofilia

Le vittime erano giovanissime fra i 10 e i 17 anni. Vent’anni di abusi

 Le violenze sessuali del parroco sono provate, ma i reati sono prescritti. E’ l’ultimo triste capitolo della vicenda che ha avuto come protagonista il sacerdote fiorentino Don Lelio Cantini, parroco della chiesa della Regina della Pace di Rifredi. Vittime di quelle violenze sono state bambine e adolescenti fra i 10 e i 17 anni: si è trattato di “abusi sessuali gravi” “protrattisi per circa 20 anni”, fino ai primi anni ’90. Lo scrive il pm fiorentino Paolo Canessa nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta, poi accolta dal gip. I reati sono prescritti o mancano le querele.

 Canessa ricorda le “denunce fatte nel tempo” – anche all’ allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli – ma sostiene che da parte delle autorità religiose ci sono stati “comportamento apparentemente omissivo” e “una lunga inerzia”, che hanno provocato “il perpetuarsi delle condotte” di don Cantini e “il mancato tempestivo intervento della autorità giudiziaria”.

LINK REPUBBLICA


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Pedofilo recidivo? NO GRAZIE! diciamo basta!

Il Giustiziere degli Angeli

Eppure leggo tanto, tanti libri, tanti articoli…. tanto tanto tanto!

A mia memoria un “pedofilo guarito” non ve ne è!! Ma gli si danno miti condanne, non sono seguiti dopo lo sconto della (misera! sich!) pena e la popolazione è all’oscuro sui nomi e volti dei pedofili che ruotano attorno ai loro bambini. Ed allora, proprio perchè non guariscono e la galera gli ha fatto fare solo una gitarella fuori porta un pò più lunga di una settimana, ci ricascano. Vanno in giro in cerca di prede nuove, vanno a cercare nuove vittime delle loro schifose aberrazioni.


Ed eccolo un altro recidivo: si chiama Umberto Grottoli, originario di Taranto, arrestato oggi a Modena e messo subito ai domiciliari (non sia mai che la galera lo intristisca troppo!)

ADESCAVA  11ENNI SU FB: PEDOFILO PRESO A MODENA.

MODENA – Si presentava davanti scuola o li contattava su Facebook: così un 46enne di Soliera (Modena) tentava di adescare ragazzini di una prima media di Modena. Ma i genitori hanno segnalato il fatto alla giustizia e un padre si è pure improvvisato detective fotografando le mosse dell’uomo, che ha un precedente passato in giudicato per molestie a ragazzini. Nei giorni scorsi, nell’ ambito di una inchiesta della Procura distrettuale di Bologna (competente per i reati di pedofilia) coordinata dal Pm Laura Sola, gli agenti della Polizia Postale di Modena hanno perquisito la casa dell’uomo trovando nel computer 400 file di immagini a contenuto pedo-pornografico. Per l’uomo, Umberto Grottoli, così sono scattate le manette per detenzione di materiale pedo-pornografico. Le indagini proseguono ma da quello che risulta questa volta la pronta reazione dei genitori, che fecero la prima segnalazione nel marzo 2010 visto che l’uomo si aggirava attorno alla scuola, ha evitato che Grottolli ripetesse quello che aveva commesso a fine anni ’90. Allora venne condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione con l’accusa di aver molestato sessualmente almeno nove ragazzini di età compresa fra i 9 e gli 11 anni. Secondo quanto appurarono le indagini di vigili urbani e carabinieri, Grottoli, originario di Taranto, li aveva adescati al parco XXII Aprile di Modena e poi li aveva invitati a salire nella sua abitazione dove aveva l’abitudine di proiettare anche film pornografici. Le accuse allora erano di violenza sessuale, corruzione di minori e atti sessuali con minorenni. Il nuovo arresto in flagranza è stato convalidato dal Gip di Modena, su richiesta del Pm Luca Tampieri. Il Gip ha poi disposto la trasmissione degli atti a Bologna per competenza distrettuale. Grottoli è agli arresti domiciliari con il divieto di utilizzo del computer e di comunicare con l’esterno.

LINK LEGGO.IT


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Abusi sessuali su minori: pranoterapia come scusa per le violenze!

Il Giustiziere degli Angeli

L.S., pensionato ed ex bidello di una scuola di Sutri, fu arrestato il 4.giugno del 2008 con l’accusa di abusi sessuali su sei minorenni. (LINK)

L.S. avrebbe fatto credere loro di “avere il potere” di farle diventare più magre, più alte, più belle, di guarirle dalle malattie e “ricaricarle di energia”: il tutto con abbracci, baci, palpeggiamenti nelle parti intime e, in due casi, rapporti sessuali completi. L’ex bidello, difeso dagli avvocati Carlo Urani e Giosuè Bruno Naso, si professa ovviamente innocente e la difesa cerca tra i racconti delle vittime le “contraddizioni”. Il 28 febbraio, in audizione protetta al Tribunale di Viterbo, si è svolto l’incidente probatorio per le sei ragazze! E tre di loro hanno reso la loro testimonianza raccontando, in un caso, anche delle minacce paventate dal sedicente pranoterapeuta! Non è stato facile e privo di imbarazzo per loro tornare a raccontare quanto accaduto all’epoca dei fatti: due di loro avevano poco più di 14 anni. Ieri, 27 aprile, il racconto di una delle vittime riporta: “Mi aveva detto che, se avessi avuto rapporti orali con lui, sarei diventata più alta”. Il racconto coincide in molti punti con quanto dichiarato dalle tre vittime già ascoltate in precedenza ma sento che le piccole incongruenze saranno terreno aspro di battaglia per gli avvocati difensori che vorranno screditare le ragazze con ogni mezzo! Il 29 giugno saranno in aula altre due ragazze che dovranno così “cristallizzare” i loro racconti su quanto accadeva loro nell’appartamento del “pranoterapeuta-guaritore”!


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Pedofilia: un maestro abusa di un bambino di nove anni e le maestre che vedono tacciono!

Il Giustiziere degli Angeli

Il pedofilo poteva essere fermato! Il bambino poteva essere salvato!

Sono queste due cose che mi risuonano nella testa da quando ho letto questa notizia! Il maestro di una scuola elementare di Cremona (di cui non si conoscono le generalità ma confido nella gente del posto!) abusa di un bambino. Un bambino di soli nove anni che in quella scuola ci andava per imparare a leggere, a scrivere, a fare di conto e ad essere una persona che fà parte di questa società! Questo piccolo si è trovato di fronte ad un essere della peggior specie: ad uno definito semplicemente “pedofilo” ma a cui darei tanti, tantissimi, appellativi di disprezzo! Lo ha violentato nella scuola, per due volte ma questo bambino poteva essere salvato e non una ma due volte! La prima volta una insegnante, che cercava il bambino, ha visto che l’essere ignobile lo stava violentando nel reparto doccia: ha chiuso la porta facendo finta di niente ed ha atteso che l’ignobile finisse il suo atto!! La seconda volta è stata un’altra insegnante ha visto la stessa scena nei bagni della scuola… ha allontanato l’ignobile, ha preso il bambino e, consolandolo, gli ha detto di non dire nulla a nessuno di quanto era accaduto! Un bambino di nove anni tradito contemporaneamente da tre adulti di cui si fidava… perchè i genitori lo hanno mandato a scuola… per imparare! Sono sconvolta, sono triste, sono arrabbiata, sono furiosa!

Nessuna pietà per l’ignobile che ha fatto questo e nessuna pietà per le due maestre complici dell’orrore!

CREMONA, MAESTRO STUPRA BAMBINO DI 9 ANNI A SCUOLA.

CREMONA – Violentato due volte, a scuola, dal maestro elementare, che è anche un amministratore comunale. E’ successo nel cremonese, e la brutta storia è raccontata oggi dal quotidiano La Provincia di Cremona: vittima, un bambino di 9 anni, di genitori stranieri, abusato per due volte. Una volta il 25 marzo, nella doccia della piscina, una seconda volta l’8 aprile, nei bagni della scuola elementare.

I genitori, sabato scorso, hanno presentato una denuncia ai carabinieri. Secondo quanto viene riportato nell’esposto, alla scena avrebbero assistito due diverse insegnanti. La prima volta, una delle due, alla ricerca dell’alunno, si sarebbe recata nel reparto doccia dell’impianto sportivo, avrebbe visto la scena e avrebbe subito richiuso la porta davanti a sè facendo finta di nulla ed attendendo il bambino all’esterno. La seconda volta, un’altra insegnante avrebbe sorpreso il maestro nei bagni della scuola con il bambino e in quel caso avrebbe allontanato il collega per poi prendersi cura dell’alunno e confortarlo pregandolo di non dire nulla per evitare problemi. Il bambino, sotto choc, non aveva riferito nulla ai genitori.

Sabato però si è confidato con la mamma. È così scattata la denuncia ai carabinieri dopo il referto di conferma della violenza subita rilasciato da un ospedale cremonese e avallato dalle indagini eseguite alla clinica Mangiagalli di Milano. «Negli ultimi tempi vedevamo il piccolo agitato e che andava a scuola malvolentieri, cosa mai successa prima – raccontano mamma e papà -. Sabato mattina abbiamo capito che cosa era successo. Il bambino si è messo subito a piangere disperatamente e all’inizio non voleva parlare, tremava, aveva paura. Perchè il maestro aveva minacciato di ucciderlo se avesse parlato e poi perchè si vergognava. Poi si è lasciato andare e tra i singhiozzi ha raccontato i due episodi. Eravamo increduli, allibiti. Subito lo abbiamo portato al pronto soccorso dell’ospedale più vicino. Dopo un primo esame sono stati gli stessi sanitari ad indirizzarci alla clinica di Milano, mettendoci a disposizione un’ambulanza».

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Abusi sui bambini: controllare sempre a chi si affidano i propri figli.

Il Giustiziere degli Angeli

Il maestro di Kung-Fu abusava dei propri allievi minorenni sostenendo che il sesso avrebbe dato loro più energia per riuscire meglio nei combattimenti e nella vita. Rinviato a giudizio per abusi sessuali su almeno otto suoi allievi.

Alla fine di questo articolo un giustissimo monito ai genitori viene dal procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno.

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Abusa per anni della figlia della convivente: arrestato!

Il Giustiziere degli Angeli

Sono tante le storie che coinvolgono i bambini, anche piccolissimi. Bambini maltrattati, abusati, uccisi… eppure, oltre alla nuda cronaca, sembra che il dolore e l’indignazione durino un attimo come una folata di vento! Se chiudo gli occhi vedo ormai solo angeli che ci osservano, che ci giudicano e che non ci perdonano.


“….i medici verificavano che non si trattava di una banale appendicite ma della lacerazione del tessuto nel retto, generalmente provocato da penetrazioni o comunque introduzioni di corpi estranei spinti con forza all’interno dell’intestino…” Questo bambino ha TRE anni.

“….dapprima l’ha accoltellata un paio di volte, poi l’ha presa in braccio e si è lanciata nel vuoto, dal quarto piano! La piccola è morta per l’impatto al suolo.” Aveva solo OTTO anni.

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Don Ruggero Conti? condannato a 15 anni e 4 mesi per abusi sessuali su minori.

Il Giustiziere degli Angeli

Per ora mi pregio solamente di inserire la notizia e di complimentarmi con l’associazione “La Caramella Buona” per non aver mollato mai un attimo di fronte a nessun ostacolo.

Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi. L’ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida è accusato di abusi su 7 bambini. I reati tra il ’98 e il 2008.


ROMA – È stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campi estivi. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. Il sacerdote, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida a Roma venne arrestato il 30 giugno del 2008, finì ai domiciliari e poi libero. I reati per i quali è stato condannato vanno dagli atti sessuali con minori alla violenza sessuale e alla induzione alla prostituzione minorile.

Don Ruggero Conti L’ACCUSA – Il pubblico ministero Francesco Scavo aveva chiesto, in una precedente udienza, la condanna dell’imputato a 18 anni di reclusione più il pagamento di una multa pari a 50mila euro per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile, continuati e aggravati. Per il magistrato, il sacerdote deve rispondere di «condotte di una gravità inaudita, insidiose e insistenti». LA DIFESA – Nella sua arringa difensiva l’avvocato Patrizio Spinelli, uno dei legali del sacerdote, ha chiesto l’assoluzione del suo cliente affermando che «contro Don Ruggero non ci sono prove certe. È un uomo che nella sua vita ha fatto solo del bene, come da molti ribadito anche in questo processo». «Rileggete con assoluta serenità, al di là dei vostri convincimenti personali, gli atti a vostra disposizione – ha auspicato l’avvocato Spinelli rivolgendosi ai giudici -, e cercate di capire come sono nate e si sono sviluppate le varie denunce contro don Ruggero. Valutate se contro l’imputato ci sia una sola prova certa. E tenete conto di quelle persone che in aula vi hanno raccontato della fede che ha animato questo sacerdote che ha fatto solo del bene al prossimo. La sanzione peggiore per lui non sarebbe tanto la condanna penale quanto non poter più esercitare la funzione perché la Chiesa glielo impedirebbe». IL CASO – Don Ruggero fu arrestato il 30 giugno 2008 mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Giovenù di Sidney che si tenne dal 12 al 21 luglio di quell’anno. L’accusa è convinta che il sacerdote, per dieci anni, abbia ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campeggi estivi, approfittando delle situazioni di debolezza o difficoltà familiare in cui versavano le vittime. Dopo l’arresto, le indagini successive portarono alla luce altri casi di abusi che sarebbero avvenuti negli anni Ottanta quando don Conti non era stato ancora ordinato sacerdote e insegnava educazione sessuale a Legnano. Si tratta di episodi ormai prescritti anche se alcune vittime dell’epoca sono state comunque sentite in aula come testi dell’accusa. Il parroco, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse, forte anche del sostegno di decine di fedeli che hanno sempre seguito le udienze per manifestargli in ogni momento solidarietà e stima.

 

 

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