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Pedofilia – Abusi – Violenza -


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Asilo Cip & Ciop di Pistoia: la Scuderi e la Pesce ammettono i maltrattamenti.

Il Giustiziere degli Angeli

Un piccolo aggiornamento al caso dei maltrattamenti all’asilo Cip & Ciop  di Pistoia. Per ripercorrere la storia cliccate su questo LINK che vi riporta ai vari articoli su questo blog.

Hanno ammesso le loro responsabilità, ripercorrendo quanto già detto al gip per la convalida dell’arresto, Anna Laura Scuderi e Elena Pesce, la titolare dell’asilo Cip e Ciop e la sua collaboratrice arrestate il 2 dicembre scorso con l’accusa di maltrattamenti sui piccoli ospiti dell’asilo. Il sostituto procuratore di Genova Silvio Franz è andato nel carcere di Sollicciano a Firenze e le ha sentite per tutta la mattina. Pesce, assistita dall’avvocato Alberto Rocca, ha chiarito le sue reali responsabilità, riconoscendole, ma ha cercato anche di fare capire al magistrato genovese di non essere «un mostro», pur ammettendo gli errori. «È stato un contatto positivo – ha detto il difensore della Scuderi, l’avvocato Alessandro Mencarelli – tra pm e indagate che non si erano ancora mai visti. La mia assistita è consapevole di quello che ha fatto e molto provata». I due legali hanno chiesto al sostituto procuratore di potere visionare gli interi filmati registrati dagli investigatori. Secondo la difesa, infatti, si potrebbe ridimensionare la posizione delle due indagate. Il pm Franz si è reso disponibile a mostrare i video nei prossimi giorni. Fonte LeggoOnLine LINK ARTICOLO originale



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Leo, un bambino da salvare!

Il Giustiziere degli Angeli

Di questo bambino, che da solo si è dato il nome di Leone, ne ho scritto in questi precedenti articoli. Per chi non avesse seguito la storia nella puntata della trasmissione “Chi l’ha Visto?”, qui sotto potrete vedere quanto è stato raccontato. Io ho seguito attentamente quanto è stato detto ma, conoscendo la storia di questo piccolo angelo biondo, non posso aver fatto altro che constatare l’orrenda situazione in cui versano il bambino e sua madre. Alla fine del servizio mi ha colpito molto quanto detto dalla Sciarelli: siamo stati diffidati dall’occuparci del caso ma noi lo abbiamo fatto lo stesso! Perchè mai diffidare una trasmissione di non occuparsi di Leo? cosa c’è da nascondere? chiunque abbia a cuore la sorte di un figlio ne parla, eccome! Ed il padre lo ha fatto ovunque, sui media americani, su Facebook, su siti da lui creati ed anche su giornali italiani… il tutto con le foto del bambino senza oscurarne il volto. Ora che la storia viene raccontata dalla madre e dal bambino stesso invece deve calare il silenzio?

Leggete quanto il bambino dice, sono certa che ognuno di Voi vorrebbe abbracciarlo insieme a sua madre e coccolarlo come è giusto che sia.


GUARDA IL VIDEO QUI

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Venerdì 04 Dicembre 2009 di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

ROMA – Sogni, progetti, futuro, niente più. E gli occhi di Leo che la guardano con l’aspettativa integrale dei bambini, e quel ditino che lui le punta addosso: «Non è che mi consegni, mamma? Restiamo sempre insieme, vero? Giura!». Leone, otto anni, è convinto che l’uomo nero sia alle porte, per portarlo via. Un po’ ha paura, «però non tantissimo: mi salva la mia mamma». E’ questo il mestiere delle mamme, no? Perciò nascondersi ancora, come ladri. Due settimane. La vita sospesa. Niente scuola. Soldi finiti. «Poveri ma insieme», ride Leo. Quanto può durare? E’ disperata, Manuela, ma sorride, dissimula, annuisce. Al parco, per vedere un’amica, i due fuggiaschi braccati dopo un decreto che dispone il collocamento di Leo in casa famiglia senza rapporti con la madre, (effetto di una feroce contesa col padre americano), divagano nell’ordinario gioco delle parti. Fammi giocare a biliardino, (ora vediamo), e giurami che a casa mi lasci al Nintendo (prima i compiti), e voglio i biscotti, il succo, la pizzetta, (non esagerare, ti fa male), e guarda il cane, se avremo una casa me lo prendi?

Due sguardi simmetrici si frugano, le labbra virano in un sorriso speculare. Sogni. Sintonie. Una casa, «io e mamma e basta – spiega Leo all’amica – e non c’entrano mio padre, gli assistenti sociali, i giudici, i carabinieri, e tutti quelli che promettono e poi non fanno niente, e vogliono farmi vedere “quello” anche se io piango fortissimo, e gli racconto le cose che mi ha fatto non mi credono, e dicono che era un brutto sogno. A me mi hanno stufato tutti, sai? Io voglio vivere normale con mia mamma, che vado a scuola mia, e vedo gli amici, e sto tranquillo, e nessuno mi prende per portarmi via. Io non sono un pacco». Un torrente. Radioso. Sorriso permanente. Il cronista lo guarda senza mai parlargli, è troppo piccolo per le interviste, e poi manca il permesso del tutore. Eccoli qua, i fuggiaschi, due gocce d’acqua, il sole che fa sbrilluccicare due chiome ricciolute d’oro e quattro pupille di cristallo, chiare come le idee di Leo: «Hanno scritto “rapito”, ma che sono matti? Questa qui è la mia mamma. Le ho chiesto di salvarmi, sennò mi portavano via. Un po’ severa, mia mamma, però neanche tanto. Adesso, per esempio, non mi vuol prendere “Star Wars” per via dei pugni, anche se è della Lego, figurati. Però mi fa un sacco di coccole. Sai che le coccole, se te le danno da piccolo, poi da grande le ridai?». Infatti: le salta sulle ginocchia, le braccia attorno al collo, le sussurra qualcosa, ride, corre via. Sembra sereno, miracolato da un’energia interiore che seleziona i dati, scartando il terrore come un brutto gioco inventato dai cattivi.

Chissà cos’ha capito, Leo, dell’incubo che intrappola la sua vita da quattro anni. Accusa il suo papà di abusi sessuali. Lui accusa la madre di manipolarlo. Nel dubbio, a entrambi viene sospesa la patria potestà. Leo in casa famiglia. Periti e magistrati divisi sulla sua attendibilità. Infine il padre prosciolto, il bimbo dai nonni materni. Incontri protetti con suo padre. Lui lo respinge, urlando. Attraverso la sua psicologa, chiede con un disegnino di vedere i magistrati, per spiegare perché non vuol vederlo. Quando se lo trova davanti a sorpresa in un’aula di Tribunale, viene travolto dal pianto dalla rabbia dal terrore. I magistrati dispongono che interrompa ogni rapporto con sua madre: sospettano che sia lei a condizionarlo. E allora casa famiglia, nuovamente. «C’è stato cinque mesi. Com’era ridotto…». Leo la interrompe: «Zitta, racconto io». Guarda l’amica di famiglia: «Sai che non mi facevano andare alle feste di scuola mia, e neanche più Aikido? Poi c’erano dei ragazzi grandi che mi davano i pugni e i calci e uno mi diceva ti apro col coltello, e mi hanno chiuso in una fogna che io urlavo e piangevo e per scappare mi sono tutto graffiato. E poi certe altre cose brutte..insomma.. Ma tanto mia mamma non mi ci fa andare questa volta. Vero?». Lei lotta con le lacrime, guardando il cielo. «Abbiamo aspettato per tre giorni che venissero a prenderlo. Mi sono presentata due volte dai carabinieri. Ho detto prendetelo, se è giusto, eccolo qui. Mi hanno detto di tornarmene a casa. Intanto Leo era atterrito, non mangiava, piangeva, si chiudeva a chiave, mi implorava portami via, scappiamo». E infine lei lo ha fatto. E ora si aggira come una nomade tra mille posti, mille dubbi, mille paure. «Non pensa che sarebbe giusto consegnarlo?». «Come faccio, ne morirebbe, si sentirebbe tradito anche da me».

Un bimbo strattonato tra sua madre e la legge. Luigi Cancrini, neuropsichiatra, direttore del Centro aiuto al bimbo maltrattato del Comune, che ha in cura Leo da due anni, è allarmatissimo. «Ha con sua madre un rapporto profondissimo, strapparlo a lei con un provvedimento così brutale lo distruggerebbe. Ho appena espresso tutta la mia preoccupazione in una lettera al presidente del Tribunale per i Minori». Leo è sull’orlo di un baratro. Bisogna ricucire la trama slabbrata del suo sistema di certezze, della sua fiducia negli adulti. «Ora mi fido di mamma e dei miei amici. Gaia no. Mi ha detto che con me non ci gioca perché non ho un papà. Ho detto che mia mamma vale per due. Per cento. Non come gli altri grandi, che vogliono separare i bambini dalle madri. Sembrano scemi, certe volte». Incrocia lo sguardo di sua madre. «Va beeene, scemi no. Cretini. Ok?».



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Bambino conteso tra l’Italia e gli USA: il caso questa sera a “Chi l’ha Visto?”.

Il Giustiziere degli Angeli

Ve ne avevo parlato alcuni giorni fa su questo articolo. Questo bambino che si fà chiamare LEONE ha bisogno di essere ascoltato, di essere creduto e di non dover subire ancora violenze da un mondo che sembra aver perso definitivamente il senso della vita. Da seguire il suo caso questa sera durante il programma “Chi l’ha Visto?”-

“Chi l’ha visto”, bimbo conteso Italia-Usa: Il dramma del piccolo “Leone” nella puntata del 7 dicembre –

di Roberta Lerici

L’avvocato Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia, di cui anch’io faccio parte, si è unito alla difesa di Manuela Antonelli, mamma del piccolo “Leone” .Stasera Coffari racconterà la storia del piccolo, e farà il punto sulla situazione attuale.Ricordiamo che il bambino di 8 anni è al centro di una vicenda giudiziaria fra l’Italia e gli Stati Uniti. Il piccolo ha sempre detto di aver subito abusi da suo padre, americano, e per questo non vuole più vederlo.Il padre, però, dopo la denuncia della moglie, ha ingaggiato una battaglia giudiziaria per ottenerne l’affidamento. Il 20 novembre , il bambino ha testimoniato in aula ma il giudice, oltre ad aver obbligato il piccolo a rivedere il padre, ha interrotto il suo racconto di abusi e ne ha disposto il rientro in casa famiglia con il divieto di vedere la madre e i parenti di lei, ovvero le uniche persone di cui si fida.

Dopo l’istanza di ricusazione del giudice, lo stesso ha rinunciato al caso. Ora si attendono gli esiti dei vari atti presentati per annullare un’ordinanza che avrebbe effetti devastanti su di un bambino già così provato.

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Pedofilia Vallo della Lucania – Il coraggio dei genitori contro la volontà di ridurre al silenzio le vittime!

Il Giustiziere degli Angeli

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Grazie anche alla segnalazione dell’amico SPUNZ ho seguito la puntata di “Mi Manda Rai Tre”  di venerdì scorso che si è occupata del caso di pedofilia nell’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania. A ragione, nell’arco della puntata, si è fatto spesso riferimento al caso di abusi all’asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio , ma sono tanti i casi accaduti negli asili italici (vedi anche Asilo Sorelli Brescia) .

A presenziare in studio sono stati i genitori di un piccolo angelo che hanno raccontato, pur tra mille difficoltà emozionali, quanto sarebbe accaduto alla loro bambina nell’asilo del paese. Il numero dei bambini che avrebbero subito tali abusi sono 36 ma anche se fosse uno solo il fatto è di una gravità assoluta che non concepisce il perdono. Quel perdono vergognosamente richiesto dal parroco del paese, intervistato sul caso, che ha definito gli abusi “indelicatezze”…. Non ci dovremmo stupire più di tanto viste le tante inchieste fatte sui “preti pedofili” (vedi categoria Pedofilia e Chiesa sul blog) e sulle reazioni “indelicate” dei loro colleghi sacerdoti e quant’altro, ma, scusate, a me fà sempre schifo sentire uomini e donne che sminuiscono tali nefande azioni e danneggiano ancora una volta i bambini vittime di abusi.

Ma tornando sul caso di abusi su minori di Vallo della Lucania ricordiamo che la principale accusata è una suora peruviana, Suor Soledad, a cui i bambini venivano affidati dai genitori nella scuola stessa. La suora definita dai bambini col viso “color cioccolata”, cattiva con loro costringendoli a fare “brutti giochi che fanno male“, che aveva “un fidanzato cattivo“. I bambini poi parlano anche di fotografie e filmati nella casa vicina all’asilo e tanto altro. Alla suora stessa si sono aggiunti altri quattro imputati: due consorelle, un fotografo ed un altro uomo. Il 22 gennaio prossimo avrà inizio il processo poichè i bambini sono stati ritenuti credibili. Inutile per l’avvocato di Suor Soledad, Guglielmo Gulotta, continuare a parlare di “contagio collettivo”, di “caccia alle streghe”, “bolle di sapone” e “palle di neve”: in altri processi ha perso la sua tesi difensiva ed i suoi clienti sono stati condannati. Ad ognuno il suo mestiere, ovvio, ma Gulotta e gli altri avvocati difensori degli accusati si presentano sempre con quelle facce cariche di odio e rancore che…

…che se ne escono con delle frasi a cui rispondere con calma diventa un’impresa titanica.

Nonostante tutto i genitori sono stati bravissimi nel reggere il confronto e gli và tutta la nostra ammirazione.

Agli avvocati degli imputati, ai paesani di Vallo della Lucania che si foderano gli occhi e dileggiano queste famiglie, al prete perdonista, al Sindaco che non vede come queste famiglie sono ghettizzate, al Dirigente dell’Ufficio Regionale Scolastico disinformato dico…. vergognatevi!

Inchinate la testa di fronte a tanto dolore ed a tanta dignità. Essere genitori non è un mestiere, essere genitori và oltre ogni limite del pensiero e non si inventa. Ogni padre e madre che tale sia sà, capisce, percepisce ogni respiro del proprio figlio e, se guardandolo negli occhi vede il dolore, urla dello stesso male. Nessuno di voi, parlatori di sedi opportune, vive e convive ogni giorno e notte con questi bambini e quindi SEMPLICEMENTE NON SA’ (o non vuol sapere? mavalà che vai a pensare!).

Inutile tentare di “mettere a tacere”, la vergognosa piaga della pedofilia DEVE FINIRE e siamo tantissimi a parlarne ogni giorno affinchè le vittime NON STIANO IN SILENZIO ma denuncino ogni forma di abuso.

Schhhh, in silenzio stateci voi invece di vomitare le vostre stupide e false teorie.


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Pedofilia al femminile: a processo la terapeuta che abusava di una bambina di 6anni

Il Giustiziere degli Angeli

Enna, 12:48 – PEDOFILIA: DONNA A GIUDIZIO PER ABUSI SU BAMBINA
E’ stata rinviata a giudizio la terapista di Barrafranca (Enna) accusata di violenza sessuale aggravata perche’ compiuta su una bambina di sei anni. Il gup del tribunale di Enna ha accolto la richiesta della Procura e ha disposto il processo per Michela G., quarantenne in servizio presso un centro di riabilitazione di Barrafranca. Il processo a suo carico si aprira’ il 21 gennaio 2009 dinanzi al collegio penale del tribunale di Enna. A denunciare tutto alla Procura, circa due anni fa, erano stati i genitori dopo avere avuto conferme mediche di possibili abusi sulla loro figlioletta. La coppia aveva notato un improvviso cambiamento di carattere nella piccola, che appariva turbata e spaventata e lamentava disturbi ginecologici. La madre si era quindi rivolta ad uno specialista che aveva riscontrato tracce evidenti di violenza sessuale. Dopo l’avviso di garanzia notificato alla donna il gip del tribunale aveva disposto un incidente probatorio per accertare la capacita’ a deporre della presunta vittima e la neuropsichiatra oltre a ritenere la bambina idonea a deporre e riferire coerentemente di luoghi fatti e persone, ha riscontrato nella bambina tratti tipici di “post trauma”. Gli abusi, compiuti con l’uso di oggetti, sarebbero avvenuti durante le sedute di riabilitazione motoria alle quali la bambina si sottoponeva. La piccola ha riferito che mentre subiva le violenze era presente una persona che avrebbe scattato fotografie, ma questa non e’ stata identificata. Si tratta della prima volta che una donna viene processata per pedofilia a Enna.

(16 ottobre 2008) repubblica.it


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Omicidio della piccola Rose: incriminati il nonno e la madre della piccola.

Il Giustiziere degli Angeli

Ed io spero che il governo e le leggi di Tel Aviv gli diano l’ergastolo a questi due. Dall’inizio seguo la storia di Rose lanciando anche un appello  affinchè arrivino a ROSE tutti i nostri pensieri più belli dedicati dai nostri cuori. Con 75 centesimi, un foglio ed una busta io l’ho fatto, sentivo di farlo. La mia lettera per lei la trovate qua in fondo e, se vorrete, potrete inviare qui la vostra copia o ciò che vorrete dirle. Non sò se lei rimarrà a Tel Aviv o se la riporteranno in Francia ma sicuramente lei sarà qui.

ROSE

ROSE

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Abusi su minori: anche un altra vittima nel caso di Foggia.

Il Giustiziere degli Angeli

Dalle ultime notizie date al TG ed anche su almeno un quotidiano on line esiste anche un’altra vittima della madre di Foggia che ha  venduto  i suoi figli durante riti esoterici.

Infatti la donna è anche accusata di aver venduto per 1.500 euro la nipote, minorenne all’epoca dei fatti, ad un cittadino albanese che l’avrebbe poi dovuta sposare per ottenere la cittadinanza italiana. L’albanese, tuttora irreperibile, è tra i quattro destinatari della misura restrittiva emessa dalla magistratura foggiana con l’accusa di aver violentato la minorenne. Il papà dei fratellini è invece indagato a piede libero. Durante le violenze la ragazzina sarebbe stata prima picchiata e poi legata al letto e minacciata con un coltello che l’albanese le puntava alla gola. Inoltre, la zia, che dal 2002 aveva avuto dal tribunale l’affidamento della ragazzina, per costringerla ad avere con l’uomo rapporti sessuali le avrebbe detto che se non faceva quello che le ordinava “avrebbe preso le anime dei suoi genitori”. La giovane era anche stata allontanata dalla famiglia d’origine per gravi problemi e dopo aver subito una violenza sessuale.

 

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