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Abusi sessuali su minore: condannato il finto pranoterapeuta.

VITERBO – Sette anni e sei mesi di carcere, interdizione dai pubblici uffici, risarcimento per un totale di 120mila euro per le vittime. Terminata questo pomeriggio l’udienza conclusiva del processo abbreviato contro un sedicente pranoterapeuta, finito in carcere con le accuse di violenza sessuale su minori, violenza privata e minacce. La scorsa udienza il gup Salvatore Fanti aveva disposto il rinvio a seguito della presentazione del certificato medico da parte del difensore di parte civile Silvio Pascali. Sono nove le parti civili che si sono costituite nel processo. Oltre alle sette ragazzine abusate, i genitori delle due figliastre dell’imputato.

Il 65enne originario di Latina e residente Monterosi, in libertà dopo un anno per l’assenza di elementi indiziari sufficienti, avrebbe vantato poteri magici che gli avrebbero permesso di guarire ogni tipo di malattia, e di poter effettuare cure estetiche miracolose; Dal 2002 al settembre 2007 si sarebbe approfittato delle sette ragazzine, tutte minorenni, tra cui le figlie della compagna, che vivevano in casa con lui, minacciandole di uccidere la madre e loro padre se avessero raccontato ciò che succedeva tra le mura domestiche.

Leggi gli articoli relativi al caso:

Violenza su minorenni: arrestato pensionato a Viterbo! Si fingeva guaritore massaggiando le parti intime delle vittime!!

Abusi sessuali su minori: pranoterapia come scusa per le violenze!

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Asilo Cip e Ciop: la Scuderi capace di intendere e volere.

(AGI) – Genova, 23 feb. – Secondo il perito Gianluigi Rocco, nominato dal gup Roberto Fucigna per effettuare una valutazione sullo stato di Anna Laura Scuderi, una delle due maestre dell’asilo ‘Cip e Ciop’ di Pistoia che sottopose i bimbi a maltrattamenti e che fu arrestata, la donna all’epoca dei fatti “presentava – si legge nella perizia depositata in tribunale a Genova – un disturbo dell’adattamento con un’alterazione mista dell’emotivita’ e della condotta cronico caratterizzata oltre che da uno stato di ansia da atti di violenza nei confronti dei bambini che ella stessa doveva accudire. Queste alterazioni comportamentali sono state commesse in un periodo di stress causato principalmente da gravi difficolta’ economiche e molto confuse”. Secondo Rocco le risposte agli stimoli di stress della Scuderi erano tali da determinare “una violazione dei diritti degli altri o delle norme o delle regole della societa’ appropriata per l’eta’ adulta”. Tuttavia “non e’ rilevabile un vizio di mente – scrive Rocco – e la signora Scuderi e’ pienamente imputabile”. E conclude: “La signora Scuderi al momento dei fatti presentava un disadattamento cronico con alterazioni miste dell’emotivita’ e della condotta, una condizione psichiatrica che non riduceva grandemente le sue capacita’ di intendere e di volere per cui non e’ applicabile un vizio di mente”

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Abusi sessuali in asilo del Comune Aperta inchiesta su una dipendente

MILANO – Abusi sessuali in una scuola materna comunale. Il Tribunale di Milano ha aperto un’inchiesta che vede come vittime due minori, una bimba e un maschietto e che ha come indagata una donna, all’epoca dei fatti dipendente della scuola stessa. Il 31 gennaio scorso si è svolto l’incidente probatorio sotto la guida del pm Luca Gaglio e del gip Chiara Valori, durante il quale sono state confermate le circostanze degli abusi e sono emersi ulteriori particolari agghiaccianti. La prima denuncia è del 2 agosto. Una coppia di genitori milanesi si presenta nella caserma di carabinieri più vicina a casa, allarmata dalle confidenze che la loro figlia, di soli quattro anni, ha appena fatto, due giorni dopo che si è concluso il centro estivo organizzato dalla scuola materna frequentata. Carezze molto spinte, minacce, abusi che si svolgono nelle aule della scuola, dove ogni mamma è convinta che il proprio piccolo sia al sicuro. Un racconto tristissimo e terrificante nel suo squallore, che i genitori mettono nero su bianco davanti ai carabinieri per proteggere la propria figlia e tutelare anche gli altri piccoli iscritti alla materna. Continua a leggere


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Pedofilia: condannato in appello Don Luciano Massaferro.

Don Massaferro

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Genova. Conferma piena della sentenza di primo grado. E’ la pronuncia emessa, dopo sei ore di camera di consiglio, dalla corte d’appello di Genova a carico di don Luciano Massaferro, il parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio che era stato condannato dal tribunale di Savona a 7 anni e 8 mesi di reclusione per abusi sessuali su una chierichetta di 12 anni.

Il sacerdote, comunemente noto come Don Lu, era stato arrestato dalla polizia il 29 dicembre 2009, dopo le segnalazioni arrivate dagli psicologi dell’ospedale Giannina Gaslini di Genova. Nel processo di primo grado, i pm savonesi Giovanni Battista Ferro e Alessandra Coccoli avevano ritenuto accoglibile il racconto della chierichetta. L’intera delicata vicenda aveva sollevato un polverone di polemiche, anche oggi evidente, con la divisione dell’opinione pubblica locale in colpevolisti ed innocentisti. A Genova sono arrivati in pullman alcuni sostenitori e parrocchiani del sacerdote proprio per seguire l’esito.

Il ricorso al secondo grado di giudizio era stato richiesto dagli avvocati difensori del prete, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, che avevano depositato un documento di 174 pagine nel quale veniva ricostruita nel dettaglio la vicenda giudiziaria del religioso, adducendo motivazioni di “non attendibilità” della piccola destinataria delle molestie.

La sentenza di primo grado era stata emessa lo scorso 17 febbraio: non solo la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione ma anche l’interdizione perpetua dall’esercizio dei pubblici servizi e dei servizi a fini educativi, mentre per la vittima era stato disposto un risarcimento di 180 mila euro (oltre a 10 mila euro per la madre della piccola). All’epoca il sacerdote era stato rinchiuso dapprima nel carcere di Valle Armea a Sanremo, per poi ottenere prima il trasferimento nel convento di suore di clausura a Diano Castello e fare infine ritorno nella “sua” Alassio, nell’alloggio dietro alla canonica della parrocchia di San Vincenzo Ferreri.

Erano almeno tre gli episodi di molestie che gli venivano attribuiti, in particolare nel corso dei “tour” per le benedizioni delle case, alle quali aveva partecipano anche la sua piccola accusatrice, rappresentata in giudizio dall’avvocato di parte civile Mauro Vannucci. Oggi l’udienza è filata dritta a sentenza, pur alla fine di una lunga riunione camerale, in quanto la corte, presieduta da Giorgio Odero, non ha ritenuto necessari supplementi di istruttoria. A caratterizzare la lunga giornata in aula è stata l’assenza, imprevista, del procuratore generale titolare dell’accusa, che stamane, a causa di un’indisposizione, ha fatto perorare le tesi al collega sostituto.

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Germania: prete pedofilo ammette 280 abusi sessuali

BERLINO – Un prete cattolico tedesco, accusato di pedofilia, ha confessato davanti alla corte che lo sta processando di aver commesso 280 abusi sessuali ai danni di alcuni minorenni. Lo racconta il giornale ‘Braunschweiger Zeitung’, che segue il caso giudiziario.

L’uomo, 46 anni, della Bassa Sassonia, conta a questo punto sul fatto che la sua ammissione possa avere un effetto sulla condanna, ammorbidendo la pena. Agli arresti domiciliari da meta’ giugno, il parroco e’ accusato di aver abusato di 3 minori, fra il 2004 e il 2011.

I ragazzini avevano fra i 9 e i 15 anni di eta’. I minorenni coinvolti frequentavano la parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt, dove operava il sacerdote, e qui qualche volta pernottavano. Inoltre avevano trascorso con il parroco alcuni periodi di vacanza, viaggiando con lui: erano andati a Parigi, nel parco di Disneyland, a Usedum e Salisburgo.

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Tenta di abusare di una bimba bloccato da tre pescatori

Tenta di abusare di una bimba di 7 anni ma viene bloccato da un gruppo di pescatori e “salvato” dai carabinieri da un pestaggio. E’ accaduto a Portici.

I militari della locale stazione hanno sottoposto a fermo per tentata violenza sessuale aggravata su una minore di 7 anni un 32enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri sono intervenuti nella zona portuale del Granatello perché tre pescatori li avevano chiamati dicendo di aver sventato una violenza sessuale ai danni di una minore che era in loro compagnia.

I tre avevano notato un individuo che portava per mano una bambina verso un casotto abbandonato nella zona del Granatello, e, insospettiti dall’atteggiamento, si erano avvicinati sorprendendo l’uomo in atteggiamento che non dava adito a dubbi: stava tentando di abusare della bambina.

Grazie all’intervento dei tre pescatori l’uomo è scappato mentre la minorenne, rimasta con i pescatori, è stata portata a piazza San Pasquale, dove sono intervenuti i carabinieri che l’hanno riaffidata alla madre. A seguito di veloci verifiche è stato accertato che la bambina, temporaneamente a casa dei nonni materni, era stata portata a una festa di compleanno insieme ad altre due minori dall’uomo, vicino di casa dei nonni della piccola, e da sua moglie, una baby sitter, e che durante la festa l’uomo, con una scusa, era riuscito a portare via la minore dicendo che voleva riportarla a casa dei nonni, conducendola invece nel casotto nella zona del Granatello e tentando di abusarne.

La descrizione data dei tre pescatori e i veloci accertamenti effettuati dai militari hanno consentito di identificare e individuare subito il 32enne, che è stato trovato nella sua abitazione di Portici e portato in caserma con non poche difficoltà. E’ stato infatti sottratto dai militari a un sicuro pestaggio perché una folla inferocita stazionava sotto la sua abitazione inveendo e apostrofandolo in vario modo. L’uomo è stato condotto al carcere di Poggioreale.

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Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

 

«I nostri bambini avevano ragione». Queste le uniche parole pronunciate dai genitori degli alunni dell’istituto Santa Teresa. Ieri sera per la monaca peruviana è arrivata la sentenza di condanna ad otto anni, un anno e quattro mesi per le altre due suore imputate, assoluzione invece per il giovane fotografo e il muratore. A pronunciare la sentenza nella tarda serata di ieri il presidente del tribunale di Vallo della Lucania Elisabetta Garzo.
 

Suor Soledad è stata condannata per molestie sessuali sui piccoli alunni dell’istituto religioso di Vallo, le altre due suore avrebbero favorito la novizia con posizioni di comodo. La sentenza è arrivata dopo una lunga giornata di attesa. In mattinata si è svolta l’arringa degli avvocati Guglielmo Gulotta e Gaetano Di Vietri difensori di due degli imputati. Poi nel pomeriggio intorno alle 15.30 il collegio giudicante, terminata la discussione, si è ritirato in camera di consiglio per deliberare. Solo dopo sei ore di attesa in un’aula gremita e densa di tensione tra l’emozione generale il presidente Garzo ha pronunciato la sentenza.

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Gabriel morì a 17 mesi: condannati madre e convivente.

Da 11 a 16 anni è stata aumentata la condanna nel processo d’appello per la morte del piccolo Gabriel (leggi il LINK).

La madre del piccolo Gabriel, Elizabete Petersone, ed il suo convivente, Paolo Arrigo, sono stati condannati per maltrattamenti continuati aggravati dalla morte del soggetto. Gabriel è morto per un calcio al fegato ma altre lesioni sul piccolo corpo parlarono di violenze reiterate nel tempo:  il corpo del bimbo presentava infatti ben 21 diverse lesioni sparse sul corpo; segni inferti in un medio-lungo lasso di tempo ad eccezione di alcuni lividi recenti, di uno spappolamento della milza e di un colpo fatale ricevuto al fegato che causò un’emorragia interna e un arresto cardiocircolatorio. Un vero e proprio calvario di 20 minuti per questo bambino!

È scoppiata a piangere Elizabete Petersone, lettone di 22 anni, quando il presidente della Corte d’assise d’appello di Genova, Maria Rosaria D’Angelo, ha letto il dispositivo della sentenza che ha condannato lei e l’ex convivente Paolo Arrigo, commerciante imperiese di 25 anni, a 16 anni ciascuno per la morte del piccolo Gabriel, il suo figlioletto di 17 mesi. Ma il pianto del piccolo Gabriel è quello che fà più male, è quello che noi non abbiamo sentito e che lo ha portato via.


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Don Ruggero Conti e la curia citati per il risarcimento danni.

LEGGI QUI TUTTO SUL CASO “DON RUGGERO”

Pedofilia, chiesti 10 milioni di danni a don Ruggero e alla Curia. L’ex parroco di Selva Candida condannato a 15 anni e 4 mesi.

ROMA – Dieci milioni di euro. È il risarcimento danni chiesto a don Ruggero Conti, condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi, da una delle presunte vittime di abusi sessuali compiuti su minori dell’ex parroco di Selva Candida tra il 1998 ed il 2008. La richiesta di danni è stata avanzata anche nei confronti della curia Vescovile di Santa Rufina, che sarà chiamata a rispondere in solido del risarcimento in caso di condanna in sede civile.

A dover decidere se la richiesta è fondata sarà il Tribunale civile di Roma. I giudici dovranno pronunciarsi anche sulla citazione in giudizio del vescovo Gino Reali che all’epoca dei fatti aveva la responsabilità di sorvegliare l’operato di Don Ruggero Conti. In questo caso monsignor Reali rappresenterebbe la chiesa come istituzione. Qualora il giudice infatti scegliesse di far partecipare all’istruttoria anche il vescovo, la Chiesa sarebbe potrebbe essere chiamata a pagare un risarcimento danni alla presunta vittima. Con la conseguenza che verrebbe riconosciuta la responsabilità diretta della Curia per i comportamenti compiuti dai suoi membri nell’esercizio delle loro funzioni ecclesiastiche.

Una decisione che potrebbe rappresentare un precedente, perché in Italia la Curia non è mai stata ritenuta diretta responsabile per vicende di pedofilia. Responsabilità che per esempio invece è stata accertata negli Stati uniti dove nel 2007 l’Arcidiocesi di Los Angeles concordò un risarcimento di 660 milioni di dollari per le 508 vittime di abusi sessuale compiuti da preti pedofili.

 La scelta dell’avvocato Fabrizio Gallo, rappresentante di una delle presunte vittime, di citare la Curia in sede civile nasce dalle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado del prete. In alcuni passaggi i giudici della sesta sezione del tribunale penale di Roma, con un linguaggio velato, insinuano che i presunti abusi compiuti da don Ruggero sarebbero stati anche causati dalle omissioni compiute da chi aveva il compito di controllare l’operato del sacerdote. Il Tribunale penale di Roma ha ritenuto che le autorità ecclesiastiche intendevano «congelare» la vicenda nonostante avessero appreso della gravità della situazione dalla viva voce delle presunte vittime. Anzi i giudici sono arrivati a sottolineare la possibilità che i supposti abusi compiuti dal sacerdote dopo il 2006 forse avrebbero potuto essere evitati se non fosse stata sottovalutata la denuncia fatta da due vittime al monsignor Gino Reali.

Il processo civile avrà inizio il 12 dicembre del 2012. «La domanda di risarcimento della presunta vittima è irrituale» commenta l’avvocato Patrizio Spinelli, difensore di don Ruggero. La storia dei presunti abusi compiuti da Don Ruggero scoppia nel giugno del 2008 quando l’allora sacerdote di Selva Candida viene arrestato dalla Procura di Roma. L’inchiesta sarebbe arrivata a rivelare l’esistenza di un uomo capace di violentare alcune vittime anche 300 volte un minorenne. Secondo i giudici in un caso don Ruggero avrebbe abusato di un minore dopo avergli impartito lezioni private in preparazione dell’anno scolastico. Mentre un’altra violenza sarebbe avvenuta il giorno di Pasqua nel marzo del 2008 dopo aver convinto una vittima a farsi raggiungere presso la sua abitazione.

Fonte: Il Messaggero

 


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Arrestato con le braghe calate mentre molestava due bambine!

Arrestato con le braghe calate mentre molestava due bambine!

Dopo una prima segnalazione da parte di un Centro Commerciale che aveva visto un uomo molestare una bambina, i carabinieri si sono attivati e…. l’hanno beccato! Il 45enne di Collebeato, sposato e già segnalato in passato per gli stessi reati, è stato colto in flagranza di reato ed arrestato immediatamente… con i calzoni ancora calati! Un piccolo appunto all’articolo del giornale che quì sotto vi posto: quest’uomo non è stato arrestato con l’accusa di un “reato infamante”…. è un pedofilo infame.

Uomo arrestato per molestie al centro commerciale. L’indagine dei carabinieri dopo un episodio nei primi giorni del mese a Concesio. In cella un 45enne di Collebeato L’uomo ripreso dalle telecamere dell’ipermercato mentre si strusciava contro due bambine.

Un 45enne di Collebeato è finito in manette con un’accusa infamante: pedofilia.

L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato l’altro giorno dai carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia mentre si trovava al centro commerciale Auchan di Concesio. L’arresto non è stato «occasionale», ma il frutto di una indagine iniziata il 9 agosto per un episodio di violenza sessuale consumatosi sempre al centro commerciale di Concesio.

I CARABINIERI erano stati chiamati al centro di Concesio perchè le telecamere della videosorveglianza avevano immortalato un episodio di molestie sessuali. Le telecamere avevano ripreso un uomo mentre rivolgeva attenzioni particolari a una bambina: si era avvicinato alla piccola, aveva aperto i pantaloni e poi si era strusciato. L’uomo, consapevole di ciò che stava facendo, era rimasto in un posto un po’ appartato e ha fatto di tutto per non farsi riprendere in faccia dalla telecamera. Nonostante l’attenzione a non farsi riprendere l’uomo è stato identificato dai carabinieri, anche perchè in passato si era reso responsabile di fatti analoghi.

L’EPISODIO ha fatto scattare, ovviamente, l’intervento dei carabinieri che hanno tenuto sotto stretto controllo il centro commerciale.

Ieri pomeriggio il lavoro e la sorveglianza dei carabinieri sono stati premiati: verso le 17 l’uomo è ricomparso al centro commerciale e si è comportato esattamente come il 9 agosto.

IL 45ENNE è stato controllato dalla sala di controllo con le telecamere e anche visivamente dai carabinieri in borghese che erano sparsi nella galleria del centro commerciale.

Dopo qualche istante, scelto un posto non particolarmente frequentato, il 45enne, che è regolarmente coniugato, ha atteso il momento propizio. Sfruttando la disattenzione di un paio di genitori, l’uomo è riuscito ad avvicinarsi a due bambine, con meno di 10 anni, ha aperto i pantaloni, estratto l’organo genitale e si è strusciato contro le piccole. A questo punto i carabinieri sono intervenuti bloccandolo, ma facendo anche attenzione a non spaventare le due bambine. Aveva ancora i pantaloni abbassati quando i carabinieri lo hanno immobilizzato per mettergli le manette. Le bimbe sono state subito affidate ai genitori, erano spaventate e frastornate per tutto quello che stava succedendo.

L’UOMO È STATO PRESO in consegna dai carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia, portato in caserma e fotosegnalato. Dopo le formalità il 45enne è stato accompagnato nel carcere di Canton Mombello dove resta attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ai giudici il 45enne di Collebeato dovrà rispondere dell’accusa di violenza sessuale su minori.

Fonte: Brescia Oggi


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Maestre che picchiano i bambini? una realtà di tutti i giorni! oggi Vibo Valentia, domani chissà!

Il Giustiziere degli Angeli

Un nuovo caso di maestre che picchiano i bambini dell’asilo! Un bambino disabile è stato oggetto di ben cinque delle “manesche”. Lui ha raccontato tutto e le telecamere nascoste hanno fatto il resto!

BOTTE A UN BIMBO DISABILE: VIBO, ARRESTATE 4 MAESTRE.

VIBO VALENTIA – Lo picchiavano tutte. A raccontarlo è il piccolo disabile di 5 anni e le immagini riprese dalle telecamere. Le quattro insegnanti dell’asilo di Mileto a Vibo Valentia sono state arrestate tutte dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti aggravati. Secondo quanto è emerso dalle indagini, il bambino è stato ripetutamente picchiato, anche più volte al giorno, e sottoposto ad altre forme di vessazione. Le indagini si sono basate su videoriprese in cui sono documentati i maltrattamenti subiti dal bambino. Le quattro insegnanti sono state poste agli arresti domiciliari, mentre nei confronti di una quinta, indagata nella stessa vicenda, è stato emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dal bambino.

Le quattro maestre sono state arrestate in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Vibo Valentia su richiesta della Procura della Repubblica. Si tratta di Adriana Mangone, di 50 anni; Elena Magliaro (38); Maria Teresa Spina (57), tutte di Mileto, e di Francesca Cimino De Liguori (46), di Vibo Valentia. La quinta maestra indagata è Rosa Maria Riso, di 37 anni, di Vibo Valentia. Le indagini che hanno portato agli arresti erano state avviate nello scorso mese di aprile sulla base di informazioni confidenziali giunte ai carabinieri di Mileto, ai quali, in forma anonima, è stato anche recapitato un dvd con le immagini registrate di alcune donne che rimproveravano un bambino che piangeva ininterrottamente. I carabinieri hanno scoperto successivamente che i maltrattamenti avvenivano all’interno dell’asilo dopo avere installato nell’istituto alcune telecamere.

IL RACCONTO DEL BAMBINO «La maestra Adriana, ma anche tutte le altre». È il racconto del piccolo Domenico, cinque anni, delle violenze subite nell’asilo comunale di Mileto per le quali i carabinieri hanno arrestato quattro maestre. Il bambino, nella testimonianza fatta al consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia alla domanda «quanto botte ti danno?», risponde «tante» ed indica la faccia come punto in cui veniva picchiato. Gli schiaffi erano così violenti che il bambino spesso poggiava la faccia sul banco e sul pavimento per alleviare il calore che avvertiva. Elen Magliaro, una delle maestre arrestate per i pestaggi a Domenico, tra l’altro, era la sua insegnante di sostegno. I maltrattamenti subiti dal bambino sono stati documentati nelle riprese effettuate nell’asilo dai carabinieri. Tra l’altro, le maestre, per spaventare il bambino, lo portavano in una stanza buia in cui gli facevano credere si trovasse, secondo il racconto del piccolo, «uno con la maschera tutto brutto e tutto nero che chiamavano Don Rodrigo». I pestaggi cui viene sottoposto il bambino sono continui e ripetuti anche in uno stesso giorno. Gli schiaffi, in alcuni casi, sono anche quattro-cinque in rapida successione, con il bambino che tenta invano di difendersi proteggendosi il viso con le braccia. I maltrattamenti nei confronti del bambino finiscono dopo che cominciano le indagini dei carabinieri e le maestre vengono sentite dai militari. «Il bambino, fino a quel momento vessato ogni giorno dalle maestre – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – viene fatto oggetto di particolari premure e accortezze».

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Padre Fedele Bisceglia: 9 anni e 3 mesi la condanna per stupro di una suora.

Il Giustiziere degli Angeli

Si è riacceso il clamore attorno al caso dell’irascibile padre Bisceglia! Pochi giorni orsono il primo grado del processo a suo carico si è concluso con una condanna a 9 anni e 3 mesi per violenza sessuale ai danni di una suora (oltre alla condanna a 6 anni e 3 mesi per il suo fido segretario Antonio Gaudio).

Ma soprattutto il clamore è dato dalle sue rumorose esternazioni! A nulla è valsa neanche la costante presenza dei suoi sostenitori con la maglietta bianca con la scritta sull’innocenza dell’ex “don” per calmarlo dopo la lettura della sentenza. All’uscita dal Tribunale, vestito con saio bianco e rosso in viso, ha inveito contro le monache presenti venute a sostenere la loro consorella e contro tutti: giudici, preti, avvocati e chi più ne ha più ne metta! “Vergognatevi tutti, magistrati, suore e preti perchè è stato condannato un innocente. Nei miei confronti è stata commessa un’enorme ingiustizia. Hanno trionfato la menzogna e la calunnia. Pentitevi tutti perchè per tutti voi un giorno, per il male che mi avete fatto, si spalancheranno le porte dell’inferno.” Eppure solo qualche giorno prima della sentenza, con una missiva, diceva alla suora che lo ha accusato: Cara Sorella, siamo figli di Dio e quindi bisognosi di reciproco rispetto. Desidero e voglio tramutare la rabbia in amore fraterno e sincero. Ecco perché ti offro il mio incondizionato perdono. Spesso ho avuto rabbia, non rancore e mai odio. Inoltre voglio benedire il collegio giudicante, il PM, i tuoi e i miei avvocati, i testi che hanno deposto il falso, tutti.

Il 23 giugno del 2006 l’arresto dell’ormai ex frate francescano (è stato sospeso a divinis ed allontanato dall’ordine dei frati cappuccini) e del suo segretario fece un grande scalpore. La suora, suor Tania Alesci, denuncia di essere stata violentata all’interno della struttura “l’Oasi Francescana di Cosenza”, (struttura voluta dallo stesso padre Fedele per dare ospitalità ai poveri ed agli immigrati). La suora racconta nella sua sofferta denuncia: la prima volta, mi fece entrare nella sua stanza con la forza. Erano poche ore prima che padre Fedele partisse per l’Africa. La seconda, il giorno successivo al suo rientro. La terza, ricordo che era il giorno prima del suo onomastico. La quarta era il compleanno di mia madre. Per un paio di volte i violentatori pagarono dei soldi, 160 mila e 100 mila euro. Il giorno della seconda violenza nella stanza erano in tre. La suora fu picchiata e sulla violenza fu girato un video, scattate foto. Del terzo episodio la donna ricorda: Padre Fedele mi legò i polsi alla sponda di ferro del letto con dei lacci emostatici perché così non mi sarebbero rimasti i segni. Sono stata bendata. Non ho visto la persona che mi ha violentata. Poi l’ultima offesa: È stato sul lettino ginecologico dello studio medico.

Ci sono state poi altre donne, tutte di nazionalità straniera, che hanno raccontato di come Bisceglia otteneva i loro favori sessuali in cambio del permesso di soggiorno e, all’occorrenza quando opponevano resistenza, con minacce di ogni genere!

Per lei, la suora che ha fatto condannare padre Fedele Bisceglia, si è trattato di una battaglia sostenuta per tutte le donne vittime di violenze.

Padre Fedele Bisceglia è sempre stato noto ai più per la presenza in TV come ultras del Cosenza ma nessuno sospettava la sua doppia vita. Da rileggere QUI alcune intercettazioni telefoniche che lui sminuisce come “innocenti conversazioni scherzose”.

Il giorno seguente il frate si è presentato davanti alle porte del Tribunale di Cosenza deponendo sulle scale un mazzo di crisantemi con una scritta: Avete ucciso la giustizia a Cosenza. Ve lo ricordero’ finche’ vivrò!

 


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Rignano Flaminio: il processo si svolgerà regolarmente!

Il Giustiziere degli Angeli

Il processo per abusi sessuali sui 19 bambini dell’Asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio si svolgerà regolarmente. Con un provvedimento d’urgenza il CSM ha revocato lo spostamento della componente del collegio giudicante Marzia Minutillo Turtur. 

Rignano Flaminio/ Vietti, processo si svolgera’ regolarmenteMartedi, 5 Luglio 2011 – 21:05

Il processo sui presunti abusi sessuali ai bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio si svolgera’ regolarmente e non dovra’ ripartire da zero cosi’ come si era ipotizzato per la collocazione fuori ruolo, per consentire di far parte della commissione per il concorso in Magistratura, di uno dei giudici del Collegio, Marzia Minutillo Turtur. Il Consiglio superiore della magistratura ha infatti revocato la decisione di mettere ‘fuori ruolo’ il giudice. “E’ difficile avere il quadro delle esigenze dei processi di ogni magistrato – ha detto il vice presidente del Csm, Michele Vietti, nel corso di un’intervista rilasciata al Tg1 – della loro qualita’ e quantita’. Quando ci siamo resi conto che per i fatti di Rignano il processo rischiava di ricominciare da capo il comitato di presidenza del Csm ha chiesto alla Commissione di restituire questo magistrato al suo processo”.

LINK Affari Italiani


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Rignano Flaminio: riparte da zero il processo per abusi sui bambini dell’asilo.

Il Giustiziere degli Angeli

La notizia è stata battuta da molte agenzie pochi minuti fa: riparte da zero il processo a Tivoli per gli abusi su 19 bambini dell’Asilo Olga Rovere dell’anno scolastico 2005/2006. Poche settimane fa ci giungeva notizia (LINK) del fatto che una componente del collegio giudicante (Marzia Minutillo Turtur) è stata richiamata dal CSM per un “importante e delicatissimo” incarico: partecipare come membro esaminatore al concorso in magistratura! Gli avvocati che difendono gli indagati oggi potevano comunque dirsi “disposti ad utilizzare e salvare quanto fino ad ora fatto in udienza”….invece gli avvocati Franco Coppi e Roberto Borgogno (difensori dei coniugi Scancarello) hanno detto NO: ricominciamo da capo facendo di nuovo testimoniare le famiglie dei piccoli! Stranamente gli altri avvocati degli indagati non sono d’accordo con lo Studio Coppi e vorrebbero invece procedere celermente verso la fine del processo. Dico “stranamente” in quanto, generalmente, in questo tipo di processi in cui gli accusati sono più d’uno, gli avvocati difensori tendono ad adottare la stessa strategia. Socialmente certo la posizione degli Scancarello è ben diversa da quella degli altri: loro si sono trasferiti immediatamente a Roma e non vivono più nel paese dei “Guelfi e Ghibellini” dove la divisione tra innocentisti e colpevolisti pesa invece sul quotidiano delle altre maestre! I genitori dei bambini che erano in attesa della decisione di oggi davanti al Tribunale, intanto dichiaravano di prevedere (nel caso in cui si stabilisse di riiniziare da capo il processo) un sit-in di protesta permanente davanti a Palazzo dei Marescialli, sede del CSM. Appoggio la loro protesta ma non mi faccio illusioni: questa è l’Italia che abbiamo contribuito a fare anche noi e dove le proteste dei cittadini sono solo un fastidioso rumore!

 

Rignano/ Divergenze tra le difese ma processo parte da zero

Il processo in corso a Tivoli, per gli abusi sessuali compiuti sui 19 bimbi che nell’anno scolastico 2005-06 frequentarono la scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio, ripartira’ da zero. La circostanza era nota da diverse settimane ma oggi il tribunale ha comunicato ufficialmente alle parti che il collegio e’ precario da quando il giudice Marzia Minutillo Turtur e’ stato messo fuori ruolo dal Csm per poter seguire i lavori della commissione di esame al concorso in magistratura. Preso atto del problema, tutti gli avvocati delle parti in causa si sono detti disposti a utilizzare (e a salvare) quanto fatto finora in udienza, ad eccezione di Roberto Borgogno che, assieme a Franco Coppi, difende i coniugi Patrizia Del Meglio (maestra) e Gianfranco Scancarello (autore televisivo). Per Borgogno, data la delicatezza e la complessita’ della materia che ha praticamente diviso a meta’ un paese tra innocentisti e colpevolisti, e’ doveroso che il nuovo giudice ascolti ‘dal vivo’ quanto hanno sinora raccontato nelle varie udienze a porte chiuse i genitori dei bimbi coinvolti nelle presunte violenze. Quella di oggi, di fatto, segna la prima, vera, divergenza tra gli avvocati delle difese da quando ha preso il via l’inchiesta. L’auspicio del presidente Mario Frigenti e’ che, entro il 13 luglio, data della prossima udienza, un nuovo magistrato possa essere assegnato dal Csm cosi’ da poter formulare un nuovo calendario e formalizzare la rinnovazione dibattimentale attraverso una nuova convocazione dei genitori fin qui ascoltati. Contrariamente alle previsioni piu’ nere della vigilia, il mancato consenso dell’avvocato Borgogno fara’ slittare di pochi mesi il processo che era cominciato nel settembre dello scorso anno. Oltre ai coniugi Scancarello-Del Meglio sono sul banco degli imputati anche le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e la bidella Cristina Lunerti. Violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza, sono i reati contestati a seconda delle singole posizioni processuali.

(LINK)


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Asilo Abba di Brescia: assolto il bidello accusato di abusi sui bambini.

Il Giustiziere degli Angeli

Correva l’anno 2002! Processi – condanne, processi – assoluzioni, ri-processi e sono passati quasi 10 anni dai fatti contestati. Ieri l’assoluzione per il bidello accusato di abusi sessuali su quattro bimbi dell’asilo Abba di Brescia: la procura generale ha ancora la possibilità di ricorrere in appello e l’assoluzione di ieri non è definitiva. “Quanto e come ha pesato nel giudizio l’assoluzione nell’altro asilo bresciano Sorelli?” qualcuno si domanda. E poi “era stata chiesta una perizia psico-diagnostica sulla bambina (ora ragazza) che aveva mosso le prime accuse, ma il perito incaricato aveva stabilito che non era possibile stabilire se dieci anni fa la piccola fosse stata in grado di testimoniare”. Vorrei solo capire “se e come” si è stabilita la testimonianza dei bambini. Vorrei capire cosa hanno stabilito le perizie sui piccoli, cosa hanno raccontato con le loro parole, cosa è stato stabilito dalle perizie medico-legali… Ma immagino che i bambini siano stati etichettati come “bugiardi” o come bambini programmati da “genitori ansiosi” con dei falsi ricordi. Questa è la verità di un processo! La verità dei fatti risiede in luoghi segreti e, nè con condanne nè con assoluzioni, a noi ci sarà mai data di sapere…. la sanno solo loro.

Milano, assolto il bidello ”Nessun abuso all’Abba”

Assolto perchè il fatto non sussiste. I giudici della terza sezione della corte d’appello di Milano hanno assolto il bidello accusato di aver abusato di quattro bambini che frequentavano la scuola materna comunale «Abba» dell’Oltremella. Per i giudici milanesi nella scuola materna non c’è stato alcun abuso, il bidello non è l’«orco» che per l’accusa meritava una condanna a 15 anni. IL VERDETTO è stato pronunciato ieri pomeriggio, poco dopo le 15, dopo un paio d’ore di camera di consiglio. Ad attendere la sentenza i difensori del bidello, gli avvocati Patrizia Scalvi, Maria Grazia Lanzanova e Guglielmo Gullotta, mentre l’imputato – provato da un iter giudiziario che si protrae da quasi dieci anni – non se l’è sentita di raggiungere la corte d’appello nel tribunale di Milano e ha preferito attendere a casa l’esito dell’ennesimo processo d’appello. Erano da poco trascorse le 15 quando il telefono ha squillato a casa del bidello: la moglie e la figlia sono sobbalzate, per tutti questi anni hanno fatto coraggio al loro caro, hanno fermamente creduto nella sua innocenza. È stata la signora ad afferrare per prima il ricevitore. E subito è scoppiata in lacrime. «TI HANNO ASSOLTO» ha urlato al marito che a sua volta si è commosso. La notizia ha subito fatto il giro dei parenti, dei fratelli del bidello che non gli hanno mai negato il loro sostegno e che per tutto il tempo dell’inchiesta e dei processi hanno cercato di mettere in evidenza le contraddizioni delle indagini, l’assoluta mancanza di prove. Ieri per tutti è stata una vittoria. Anche se la procura generale ha ancora la possibilità di ricorrere in appello e l’assoluzione di ieri non è definitiva. L’avvocato Patrizia Scalvi confida che il processo di ieri sia l’ultimo: «Spero che questa assoluzione sia l’ultima pronuncia dei giudici su una vicenda incredibile». L’INCUBO per il bidello dell’«Abba» aveva preso il via nel 2002: il 22 marzo gli uomini della squadra Mobile avevano bussato alla porta di casa e l’avevano portato via in manette. Destinazione Canton Mombello, cella di isolamento per le accuse infamanti. L’inchiesta che aveva portato all’arresto del bidello aveva preso il via quando la mamma di una bambina, che frequentava una sezione della scuola materna dell’Oltremella, aveva sporto denuncia preoccupata per i comportamenti anomali della piccola. Il bidello era finito tra i sospettati: piccolo, con capelli e baffi scuri, occhiali fumè per nascondere un problema a un occhio, doveva aver colpito negativamente alcuni dei bambini che frequentavano la scuola. A peggiorare la situazione del bidello aveva contribuito anche il difficile rapporto che si era creato nell’ambiente di lavoro. Il dipendente comunale era spesso oggetto di critiche da parte delle insegnanti, gli contestavano esecuzioni di lavoro non perfette. Lo stesso bidello non amava lavorare all’asilo e aveva chiesto più volte, ma senza successo, di essere trasferito ai servizi cimiteriali. SUL BANCO degli imputati il bidello era finito insieme alla coordinatrice scolastica e a due ausiliarie. In primo grado, il 3 dicembre del 2004, il bidello era stato condannato a 15 anni, una delle ausiliarie a 10 anni e 6 mesi, mentre le altre due imputate erano state assolte. In appello – il primo – la pena del bidello era stata ridotta a 13 anni, mentre l’ausiliaria era stata assolta. Era venuta a cadere l’accusa di abusi di gruppo sui bambini dell’asilo, il bidello era rimasto l’unico «mostro» dell’inchiesta. Nel settembre 2007 la Cassazione aveva accolto il ricorso dei difensori e disposto un nuovo appello. Il bidello era ricomparso davanti ai giudici della corte d’appello di Brescia (una sezione diversa da quella del primo appello) ed era stato assolto. La procura generale aveva presentato ricorso in Cassazione contro l’assoluzione. Nel maggio del 2010 i giudici romani avevano accolto il ricorso della procura generale disponendo un nuovo appello. Il terzo. Appello a Milano per il bidello, quindi, non essendoci altre sezioni disponibili nella corte d’appello di Brescia.

IL PROCESSO MILANESE era iniziato con un immediato rinvio lo scorso ottobre. A febbraio le parti erano tornate in aula: era stata chiesta una perizia psico-diagnostica sulla bambina (ora ragazza) che aveva mosso le prime accuse, ma il perito incaricato aveva stabilito che non era possibile stabilire se dieci anni fa la piccola fosse stata in grado di testimoniare. Il 24 maggio il pg aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Ieri l’assoluzione, la seconda in appello. Dopo dieci anni di profondo incubo. LINK


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Pedofilia: nuovo processo per Don Marco Baresi

Il Giustiziere degli Angeli

Riporto un ultimo aggiornamento sul caso Don Marco Baresi (ARTICOLI DEL BLOG QUI’)

La Cassazione: per Don Baresi un appello bis, ma parziale

IL PROCESSO. Accolto in parte il ricorso della difesa: nuova discussione ma solo sui fatti dopo il dicembre 2004. Gli abusi ci sono stati e anche la diffusione di files hard ma i giudici devono approfondire un determinato periodo.

Un nuovo processo d’appello per don Marco Baresi, l’ex vicerettore del Seminario diocesano condannato in secondo grado a 7 anni e 6 mesi per violenza sessuale su un ragazzino e per diffusione di materiale pedopornografico. Lo ha disposto la Cassazione che l’altro giorno, dopo una infinta camera di consiglio, ha parzialmente accolto il ricorso delle difese, annullando la sentenza con rinvio a una diversa sezione della corte d’appello, ma solamente per i fatti contestati successivi a dicembre 2004. Un «successo» a metà per la difesa, gli avvocati Stefano Lojacono e Luigi Frattini, che sostengono l’assoluta innocenza del sacerdote: l’annullamento solo per un aspetto è, in sostanza, conferma degli abusi (almeno fino al dicembre 2004) e della diffusione di files pedopornografici.

PER I GIUDICI della Cassazione alcuni aspetti vanno rivisti e proprio su questi si concentreranno i giudici della corte d’appello di Brescia, senza entrare nel merito dei fatti contestati prima del dicembre 2004.

Don Baresi, che sta ancora scontando gli arresti domiciliari nella comunità delle Suore operaie di Botticino, ha saputo ieri mattina della decisione dei giudici romani e l’ha accolta con serenità.

Nel primo processo d’appello, il 16 giugno dello scorso anno, il sacerdote era stato condannato a 7 anni e mezzo. I giudici avevano confermato completamente, senza alcuno sconto, la condanna di primo grado del 20 maggio 2009.

LA VICENDA era iniziata il 27 novembre 2007 creando non poco scalpore: don Marco Baresi era stato prelevato dal Seminario di via Bollani, dove era vicerettore, e portato in isolamento nel carcere di Canton Mombello. Sull’ordinanza di custodia cautelare un’accusa da brivido: violenza sessuale su minore e diffusione di materiale pedopornografico. In cella don Baresi era rimasto solo per una notte, il giorno successivo all’arresto il gip Silvia Milesi aveva accolto la richiesta dei difensori e concesso gli arresti domiciliari. Il sacerdote era tornato a casa dei genitori e aveva atteso il processo con il sostegno dei familiari, ma soprattutto di un gruppo di giovani che aveva creato in Rete il sito «FreeDon» per dimostrare l’innocenza del sacerdote e chiedere la sua assoluzione. Anche ieri il gruppo ha ribadito «Chi condanna don Marco, condanna un innocente».

A inchiodare don Marco c’erano le accuse di un ragazzo che due anni prima dell’arresto, in cura da una psicologa, si era confidato raccontando di aver avuto rapporti sessuali con il sacerdote quando frequentava le medie al Seminario e non aveva ancora compiuto 14 anni. Dalla scuola del Seminario il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi, ma in precedenza non aveva raccontato nulla. La psicologa, ricevuta la confidenza, aveva subito avvisato i genitori del ragazzino che si erano rivolti alla polizia. La credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti, le accuse avevano retto e il 27 novembre 2007 erano scattate le manette. Dopo l’arresto l’abitazione del sacerdote in Seminario era stata perquisita dagli investigatori della Mobile.

IL COMPUTER aveva riservato una serie di sorprese. Nell’hard disk del portatile, senza alcuna password d’accesso, in uso al sacerdote – ma utilizzabile anche da altre persone come è stato sostenuto nel corso dei processi dall’imputato e dai difensori – l’esperto aveva trovato traccia di ben seicento files dal contenuto pedopornografico. I files erano stati cancellati, ma in modo non perfetto, nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.

NEL PROCESSO d’appello la difesa aveva sostenuto che il giorno in cui vennero scaricati 180 files (l’ordine era partito dal computer alle 12.30 del 28 aprile 2007) don Baresi non era al Seminario, ma era ospite a pranzo. A don Marco non è mancato il sostegno della Diocesi. Il giorno della condanna in appello il vescovo monsignor Luciano Monari si era detto fiducioso che don Marco potesse dimostrare la sua innocenza.

Wilma Petenzi

LINK BresciaOggi


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Pediatra e Pedofilo: la perversione di un professionista qualunque!

Il Giustiziere degli Angeli

Arrestato pediatra in flagranza di reato: le telecamere nascoste lo hanno fermato.

Tre “P”: Pediatra Pedofilo Perverso. Noi ne possiamo opporre solo una: Prevenzione!

Eppure, ancora una volta, questa storia ci riporta tra le righe della cronaca ad un fatto che disattende la nostra “P”! Già, perché circa 10 anni addietro c’era già stata una segnalazione circa comportamenti anomali su quest’uomo, Domenico Mattiello, ma tutto fù archiviato: era il 2002. Mattiello visitava i suoi piccoli pazienti nel suo studio ma anche in alcune scuole materne ed auto filmava i suoi abusi. Proprio da alcuni genitori dei piccoli iscritti all’asilo sono partite delle segnalazioni ed ha avuto inizio l’indagine che ha permesso di cogliere il “Pediatra” in flagranza: con una telecamera nascosta nell’asilo nido di Cariolato gli agenti hanno potuto vedere e fermarlo per tempo. Ad oggi non sappiamo ancora quanti bambini nel corso degli anni sono stati oggetto delle “Perversioni” di Domenico Mattiello che spesso visitava i piccoli in assenza dell’assistente sia negli asili che presso lo studio: bastava che dicesse ai genitori o all’assistente che doveva parlare da solo con la bambina!

Non è facile certo vivere la condizione di genitore o di persona stando sempre sul “chi và là”! Anche a me è capitato di sentirmi dare della “mamma ansiosa che fa oltremodo danni psicologici ai propri figli” ma vi evito la mia risposta. Ma non dobbiamo cadere in queste trappole! Non ci deve interessare la considerazione negativa che alcuni danno alle nostre preoccupazioni: i nostri figli vanno protetti da questi Perversi e tutte le categorie di quanti hanno a che fare con i bambini vanno guardate a vista. Nelle scuole abbiamo casi di pedofili tra i bidelli, gli insegnanti, i presidi. Negli oratori abbiamo pedofili tra i sacerdoti e le suore. Nello sport abbiamo insegnanti di pallone, volley, tennis, nuoto, arti marziali. Mi scuseranno alcune categorie se me ne dimentico, vero?

Non faccio altro che pensare a questi bambini come se fossero un barattolo di miele per attirare l’orso! Siamo ridotti a fare dei nostri bambini delle “esche” per prendere, come si dice a Roma, “er gatto cor sorcio n’bocca”! e questo non solo alla mancata nostra “P” di “Prevenzione” ma anche grazie a quella cultura del negazionismo alimentata da quanti “non credono ai racconti dei bambini” e li marchiano a fuoco come dei “piccoli bugiardi”. Io ai bambini credo e continuerò a farlo.

Per quanto riguarda Mattiello c’è da segnalare che ha confessato ma che ha anche detto «Non so cosa mi sia preso nell’ultimo periodo. Non capisco cosa mi sia successo», si è giustificato il professionista chiarendo di non aver agito in modo consapevole e calcolato ma sotto la spinta incontrollata di impulsi che sono nati improvvisamente dentro di lui. Attendiamo la perizia informatica disposta su cellulare, pc e videocamera. Spero che presto in Italia cambi qualcosa e che Mattiello e gli altri pedofili abbiano la stessa pena riservata in Delaware al suo collega Earl Bradley: fine pena MAI. Sono troppi i “recidivi” in libertà!!!

 Arresto Mattiello

“Visitava anche da solo”

L’indagine archiviata

Pediatra pedofilo Earl Bradley


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Rignano Flaminio: il processo da rifare?

Il Giustiziere degli Angeli

Processo per (presunti) abusi sui bambini della Olga Rovere. Salta il collegio dei togati perché uno dei componenti deve sostenere un concorso in magistratura. Così ricomincerà dall’inizio l’iter in aula della vicenda della scuola materna Olga Rovere.
La notizia era già stata battuta la scorsa settimana sulle pagine del “Il Messaggero” passando un pò in sordina! Ma da ieri è stata ripresa da giornali e TV in modo molto più forte: è accaduto altro? Evidentemente l’insistenza di certe voci si è fatta più forte e forse è iniziata la “caccia” al perchè stia accadendo tutto questo!
Come cittadina questa ipotesi mi fà ribrezzo e mi chiedo come potrebbe, nella eventualità sia tutto da rifare, la “magistratura” pretendere il rispetto di noi comuni mortali. Qui si tratta di “bambini” e non di “calcioscommesse”, “truffe allo stato”, “evasione fiscale” etc. Non possiamo permettere che le persone coinvolte in questa vicenda vedano allungare così tanto i tempi, neanche gli indagati che spero si oppongano fortemente a questa “farsa” visto che hanno spesso dichiarato, per bocca dei loro avvocati, di voler procedere velocemente verso la fine di tutto questo.
La prescrizione del “reato di abusi sessuali su minori” accade dopo che sono passati 10anni dai fatti. Questo in Italia: nella vicina Svizzera tale reato non và MAI in prescrizione! Non posso non ricordare che ci sono stati dei processi per gli stessi reati in cui il diluirsi dei tempi hanno portato alla “prescrizione del reato”! (vedi processo a carico, ad esempio, ad un sacerdote di Catanzaro: il collegio giudicante cambiò per ben 6 volte e non si arrivò neanche al 1°grado – PRESCRITTO IL REATO – la vittima (che all’epoca dei fatti aveva TRE anni) non ottenne giustizia!).
Forse anche lo stesso giudice (Marzia Minutillo Turtur) dovrebbe opporsi a questo trasferimento pensando a tutto quello che sino ad oggi ha ascoltato e visto in quella fredda aula del Tribunale di Tivoli.
Spero veramente che su tutti prevalga la coscienza di esseri umani.

Rignano, tutto da rifare il processo per gli abusi.
Salta il collegio dei togati perché uno dei componenti deve sostenere un concorso in magistratura. Così ricomincerà dall’inizio l’iter in aula della vicenda della scuola materna Olga Rovere e delle maestre sospettate di pedofilia in corso al Tribunale di Tivoli. L’intero fascicolo passerà a un altro collegio ma, non essendoci persone detenute, non ci sarà alcuna corsia preferenziale per il nuovo procedimento
I carabinieri davanti alla “Olga Rovere” di Rignano

Tutto da rifare il processo per i presunti abusi alla scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio, in corso al Tribunale di Tivoli. Secondo quanto si è appreso, uno dei componenti il collegio giudicante, la dottoressa Marzia Minutillo Turtur, nei giorni scorsi è stata collocata fuori ruolo dal Csm per consentirle di partecipare come membro esaminatore al concorso in magistratura. E rientrerà presumibilmente fra due anni.

‘Salta’ quindi il collegio composto insieme con il presidente Mario Frigenti e con il giudice Barbara Callari (a sua volta ‘prestata’ dalla sede giudiziaria romana), che non potrà essere più formato.

Il processo di primo grado vede imputate cinque persone. Si tratta delle maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, dell’autore tv Gianfranco Scancarello e della bidella Cristina Lunerti. A vario titolo e a seconda delle posizioni sono accusati di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza.

Secondo quanto si è appreso, l’intero fascicolo processuale, insieme con gli altri 210 che erano in carico al tribunale collegiale nel quale risultava fino a qualche giorno fa componente Marzia Minutillo Turtur, passerà al ruolo del primo collegio, presieduto sempre da Mario Frigenti. Non riguardando l’inchiesta persone in stato di detenzione, non ci sarà alcuna corsia preferenziale per il suo svolgimento.

A rigor di logica, comunque, in caso di creazione – a dire il vero, da voci raccolte, la cosa si ritiene molto improbabile – di un nuovo collegio sarebbe da escludere che le difese acconsentiranno di ‘salvare’ l’attività dibattimentale finora svolta.

Secondo quanto si è appreso, il tribunale di Tivoli avrebbe fatto un tentativo in extremis per risolvere la questione, chiedendo la revoca del ‘fuori ruolo’ del giudice o chiedendo al Csm di inviare un nuovo magistrato. Allo stato, però, resta solo il fatto che già dalla prossima udienza, fissata per il 4 luglio, il collegio non può essere più formato.

“Questo non ci preoccupa – spiega l’avvocato di parte civile di alcune delle famiglie dei bimbi, Franco Merlino – Basta che ci sia il consenso di tutte le parti, difensori degli imputati e difensori di parte civile, e il processo va avanti”. In caso contrario, “bisognerà risentire tutti i testimoni” ma Merlino è ottimista: “i legali degli imputati hanno sempre detto che hanno interesse a svolgere il processo rapidamente. In ogni caso vedremo nella prossima udienza, il 4 luglio”.

LINK REPUBBLICA.IT


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Pedofilia: 11 indagati nell’asilo di Coperchia – 20 i bambini coinvolti -

Il Giustiziere degli Angeli

Per caso, leggendo da altri attentissimi blogger della rete, leggo questa notizia! Scuola dell’infanzia di Coperchia, frazione di Pellezzano (SA): 11 indagati per abusi sessuali sui bambini dell’asilo. Ecco, già le sento le voci venire da quelli che insistono sui falsi abusi, ricordi indotti, testimonianze a reticolo, influenza, tbc e mononucleosi! Già! perchè ogni volta si parla di “contagio collettivo” come se essere vittime della pedofilia è come avere un raffreddore, magari pure con un febbrone che dà le allucinazioni che ti fanno vedere i mostri. E stiamo pure attenti a non scivolare perchè con tutte queste “bolle di sapone” il pavimento diventa uno schifo!

In questo “bellissimo e tranquillissimo asilo” lo scorso anno fù arrestato il bidello, tale Antonio A., già conosciuto per gli stessi reati precedentemente. Ma si sà: se uno è un pedofilo ma è anche bidello bisogna mantenergli il posto di lavoro a contatto con i bambini! (leggi qui).

L’articolo che leggerete di seguito finisce con questa frase: alcuni degli indagati sono in pensione, ma altri continuano a svolgere le loro quotidiane mansioni così come la legge prevede fino all’accertamento della loro colpevolezza. NO CARI SIGNORI, NON E’ COSI’. Dopo il caso Rignano Flaminio, il Ministro Fioroni emanò una circolare (la n.72 del 19 dicembre 2006) secondo la quale “il personale della scuola anche soltanto indagato per reati gravi deve essere sospeso a scopo cautelare”. (leggi QUI). Qualcuno tra i blogger ha già provveduto ad informare le autorità competenti di Coperchia affinchè la circolare venga applicata.

Undici indagati per gli abusi all’asilo di Pellezzano 

La denuncia partì dai genitori dei bambini che ora frequentano un’altra scuola. Lo scorso anno fu arrestato il bidello. Tra gli indagati anche il dirigente scolastico 

di Fiorella Loffredo 

Nuovo terremoto nella scuola dell’infanzia di Coperchia, frazione di Pellezzano, dove l’anno scorso venne arrestato, e poi scarcerato, un bidello, originario di Siano, accusato di pornografia minorile e violenza sessuale su minori. Nel mirino del pubblico ministero Cristina Giusti, sostituto procuratore della Repubblica al tribunale di Salerno, ora sono finite altre dieci persone – tra bidelli, maestre, bibliotecari e applicati di segreteria prestanti servizio alla stessa scuola – che venerdì scorso sono stati raggiunte da informazioni di garanzia in seguito alla richiesta di incidente probatorio inoltrata al giudice per le indagini preliminari Elisabetta Boccassini dallo stesso pm salernitano. L’accusa mossa agli undici, tra i quali c’è anche il primo accusato della vicenda, ossia il bidello Antonio A., è quella di violenza sessuale, reato continuato e aggravato da violenza di gruppo. 

Tra gli indagati anche la nonna di una delle piccole vittime dei presunti abusi e un dirigente del plesso. Ancora da stabilire la data in cui si svolgerá l’incidente probatorio durante il quale alcuni dei venti bambini ritenuti parte offesa saranno chiamati a dare una loro versione dei fatti che si svolgevano tra le mura scolastiche, forse anche in stanze deputate proprio a quelli che i bambini finora ascoltati, in più di un’occasione, hanno definito “giochi belli e giochi brutti”. I primi, stando alle prime testimonianze, vedevano il coinvolgimento dei soli minori, nei secondi sembra invece che il ruolo degli adulti fosse predominante. 

I bambini chiamati a deporre, molti dei quali attualmente seguiti dai servizi psicologici per l’infanzia dell’A sl, dovranno chiarire alcuni punti sui cui il magistrato Giusti vuole fare chiarezza, primo fra tutti quali e quanti fossero gli adulti coinvolti, o al corrente, dei cosiddetti “giochi”. 

Per farlo potranno avvalersi anche dei linguaggi più a loro consoni come i disegni e a loro disposizione saranno messe bambole o giocattoli di varia forma con i quali potranno simulare le eventuali violenze subite. I fatti che ora vengono contestati a ben undici persone risalgono al gennaio del 2010 quando una coppia di genitori, notando degli arrossamenti sul corpicino del loro bimbo di 4 anni affidato alle cure delle maestre della scuola di Coperchia, diedero l’allarme facendo partire le indagini, condotte dai carabinieri di Mercato San Severino, al comando del capitano Rosario Basile, che a maggio dello stesso anno portarono all’arresto del bidello 45enne originario di Siano, accusato anche di aver fotografato le sue piccole vittime durante gli abusi.

Il sospetto che potessero esserci altre vittime all’interno della scuola, spinse gli inquirenti a chiedere la collaborazione del dirigente scolastico, anch’egli ora raggiunto da avviso di garanzia. Nell’aprile del 2010 vi fu anche una perquisizione nella scuola e anche la casa del bidello venne messa a soqquadro dai carabinieri che portarono via cellulari e computer. L’attivitá investigativa è stata poi condotta attraverso sofisticati strumenti tecnici e l’a cquisizione delle testimonianze delle piccole vittime che avrebbero descritto gli abusi subiti con dovizia di particolari, mostrando – sostennero all’epoca gli investigatori – «un patrimonio conoscitivo della sfera sessuale che normalmente non appartiene a bambini così piccoli». Ora la questione diventa ancora più inquietante in quanto, stando alle ulteriori indagini svolte, ci potrebbe essere il coinvolgimento di altri soggetti che, con ruoli diversi, avrebbero partecipato alle violenze denunciate.

All’incidente probatorio seguiranno ulteriori perizie psicologiche sui minori, anche collegiali, per stabilire la veridicitá dei racconti anche in base alle eventuali contraddizioni che potrebbero emergere dagli interrogatori. Quel che è certo è che un’intera comunitá è ora sotto shoc.

Raccontano alcuni testimoni che venerdì, quando sono stati notificati gli ulteriori avvisi di garanzia dai carabinieri di Mercato San Severino, nella scuola è scoppiato il caos. In quanto alcuni degli indagati sono in pensione, ma altri continuano a svolgere le loro quotidiane mansioni così come la legge prevede fino all’accertamento della loro colpevolezza. (01 giugno 2011)

LINK ARTICOLO ORIGINALE


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431 anni di carcere per Phillip Garrido: rapì, segregò e violentò Jaycee per 18anni.

Il Giustiziere degli Angeli


Ho deciso di non essere qui oggi perchè mi rifiuto di sprecare un altro secondo della mia vita in vostra presenza. Ho preferito farvi leggere queste righe da mia madre. Phillip Garrido, sei sbagliato. Non sono mai riuscita a dirtelo, ma ora ho la libertà e ti dico che sei un bugiardo e tutte le tue cosiddette teorie sono sbagliate. Tutto quello che mi hai fatto era sbagliato e spero che un giorno te ne renderai conto. Quello che tu e Nancy avete fatto è stato riprovevole. Non c’è nessun Dio nell’universo che possa perdonare le vostre azioni. A te, Phillip, dico che sono sempre stata un oggetto del tuo divertimento. Ho odiato ogni secondo di quei 18 anni a causa tua e delle perversione sessuali in cui mi hai coinvolto. A te, Nancy, non ho nulla da dire. Entrambi potete risparmiare le vostre scuse e le vostre parole vuote. Per tutti i crimini che avete commesso, spero che avrete tante notte insonni così come le ho avute io. Sì, ripenso a tutti quegli anni e sono arrabbiata perchè avete rubato la mia vita e quella della mia famiglia. Fortunatamente ora sto bene e non vivo più in un incubo. Ho una famiglia meravigliosa e splendidi amici che mi circondano. Questo non potrete più togliermelo.

Questa lettera è stata scritta da Jaycee Lee Dugard ai suoi due aguzzini: Phillip Garrido e la sua degna moglie Nancy rapirono Jaycee quando aveva solo 11 anni. L’hanno tenuta segregata per 18 lunghi anni sottoponendola ad indicibili violenze, soprattutto quelle sessuali di Garrido. Jaycee non ha voluto partecipare all’udienza di condanna dei suoi due aguzzini ed ha fatto leggere in aula la lettera da sua madre. Oggi Jaycee vive in località segreta insieme alle sue due figlie adolescenti nate dalla violenza.

Sono stati condannati ieri nel tribunale di Placerville, in California: 431 anni di carcere per Phillip, il principale responsabile di tutto quello che è successo, mentre per sua moglie Nancy è stata stabilita una pena che va dai 36 anni di carcere all’ergastolo.

QUESTO LINK riporta ad un articolo di questo blog sul caso.

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