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Pedofilia – Abusi – Violenza -


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Liam Gabriele McCarty: l’ingiustizia sulla pelle di un bambino.

Il Giustiziere degli Angeli

Della mattinata di ieri, della conferenza stampa indetta a sostegno di Manuela Antonelli e suo figlio, c’è da ringraziare innanzitutto del sorriso che Manuela ha riservato ad ognuno di quanti hanno partecipato con solidarietà al suo caso.

E un ringraziamento và anche a Liam Gabriele (che vuole essere chiamato Leone, non dimentichiamolo) per averci dato la possibilità di vedere e fotografare il bellissimo disegno che ha fatto recentemente per sua madre: un disegno pieno di colori e di amore per sua madre.


Detto questo penso sia doveroso ringraziare anche le mamme ed i papà che si sono presentati davanti alla Corte d’Appello Penale di Roma per quel senso di civile solidarietà umana che spesso manca a tanti. Bisogna pur ringraziare allo stesso modo le insegnanti di LEONE che sicuramente conoscono meglio di tanti la persona che questo bambino E’ e che vorrebbero rivedere nella loro scuola, tra insegnanti e compagni, al più presto. Infine un’altro ringraziamento và alle suore che conoscono ed amano LEONE e che hanno dimostrato un affetto non comune verso questo bambino.

Ma il bilancio di questa giornata, seppure nel positivo appoggio di tante persone comuni, al dramma di Leo e sua madre Manuela, appare negativo nelle parole di una mamma e del suo legale.

Dopo la scarcerazione di Manuela e la decisione dei giudici di affidare Leo ad uno zio misconosciuto appare ancora più incredibile il susseguirsi di decisioni ancora più assurde quanto deleterie per un bambino. Liam Gabriele McCarty non vede e non sente sua madre da giovedi 28 gennaio e non è ancora “deciso” quando potrà vederla: hanno “deciso” che potrà vederla solo durante incontri protetti (cioè con la compresenza di assistenti sociali) ancora da “calendizzare”. Liam Gabriele McCarty “deve cambiare scuola” e quindi non potrà più incontrare le sue maestre ed i suoi amici (che intanto sferruzzano con le loro mani, a turno, una sciarpa da regalargli). Liam Gabriele McCarty non “dovrà più” sottoporsi alla cura presso la psicologa dell’età evolutiva che lo segue da due anni e dei nonni materni di Liam Gabriele McCarty non se ne fa neanche menzione! E, come dichiara con voce rotta Manuela, questo bambino rischia un crollo emotivo che può portarlo (di nuovo) ad atti di autolesionismo.

Già, anche i bambini pensano che la morte e solo essa può liberarli da problemi e paure, pensano anche di fare del bene a chi li ama veramente cancellando insieme alla propria vita la radice del problema. Questa eventualità non dovrebbe neanche sfiorare il nostro pensiero ma la troviamo nelle parole di Manuela, la troviamo nel metterci nei panni di un bambino di otto anni che stà vivendo un inferno e che ora non è nel “paese delle meraviglie” come sarebbe giusto ma in una “città degli orrori” che si è svuotata di riferimenti ed affetti come in un “the day after”. Qui non c’è in gioco una lite tra adulti che vogliono separare le loro strade, qui non c’è un contenzioso per una multa per divieto di sosta, qui non c’è una perizia tecnica sul confine della proprietà: qui la posta E’ LA VITA DI UN BAMBINO, qui la parcella più alta la stà pagando lui e gli adulti che hanno dimenticato la loro stessa infanzia ne stanno legiferando l’importo.

E lui ha capito che il destino ha legato il suo nome di Liam Gabriele McCarty a tutto ciò che non vuole ed allora grida <io voglio chiamarmi LEONE, perchè è un “animale forte e coraggioso” e io voglio essere come lui>.

In questo è la chiave di lettura di questa PERSONA che urla e grida per avere il suo diritto alla VITA.

Il resto, per quelli che ne stanno decidendo il destino, DEVE ESSERE SOLO SILENZIO.

RENDETE QUESTO BIMBO LEONE A SUA MADRE

ED AI SUOI VERI AFFETTI


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Liam Gabriele McCarty: domani 4.2 alle 10 conferenza stampa

Il Giustiziere degli Angeli

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: la conferenza stampa di domani si terrà a Roma in Via Varisco davanti alla Corte d’appello Penale (si trova alle spalle di Piazzale Clodio) sempre alle ore 10. Allegato un cartello che potrete liberamente scaricare e stamparvi per la vostra partecipazione a sostegno di Manuela e suo figlio. Grazie



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Liam Gabriele McCarty: conferenza stampa a Roma P.le Clodio domani 4.febbraio ore 10

Il Giustiziere degli Angeli

LINK PAGINA DI FACEBOOK

DOMANI ORE 10 CONFERENZA STAMPA A ROMA DAVANTI AL TRIBUNALE, IN PIAZZALE CLODIO.E’ INVITATO A PARTECIPARE CHIUNQUE ABBIA A CUORE IL FUTURO DI LIAM GABRIELE.LA CONFERENZA STAMPA E’ STATA INDETTA IN OCCASIONE DEL PROVVEDIMENTO DEL TRIBUNALE DEI MINORI CHE IMPONE L’ISCRIZIONE DEL BAMBINO IN UN’ALTRA SCUOLA E IL DIVIETO DI QUALSIASI CONTATTO CON LA MADRE ANCHE TELEFONICO.



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Liam Gabriele McCarty: l’arresto e la scarcerazione di sua madre Manuela Antonelli

Il Giustiziere degli Angeli

Giovedi mattina (28.gennaio) si è tenuta al Tribunale dei minori di Roma una nuova udienza sul caso del bambino Liam Gabriele McCarty. Lui è sua madre dal mese di Dicembre si erano nascosti perchè il bambino era stato di nuovo affidato ad una casa famiglia e lui voleva invece stare con la sua mamma. Liam Gabriele, con le sue lacrime, le sue grida, la sua rabbia ha deciso di voler stare con sua madre Manuela Antonelli (leggi tutti i LINK) e di non voler vedere suo padre: poco importano le motivazioni di questa volontà (anche se gravi) del bambino se abbiamo di fronte lui, se guardiamo lealmente alla sua determinazione. Ma spesso in questi casi le Leggi dei grandi sono solo freddi codici che non permettono neanche ai sentimenti di un bambino di esprimere il proprio cuore. Ecco che allora il bambino stesso si sente tradito e chiede di nascondersi da quel mondo di adulti che non lo ascolta, che non gli lascia ascoltare il suo proprio istinto, che vuole portarlo via da una madre che lo ama sopra ogni altra cosa.

Ed ecco cosa accade a Roma questo giovedi! All’uscita del Tribunale dei minori, dove Manuela si era presentata per l’udienza, viene arrestata con un mandato dell’Interpol e portata nel carcere di Rebibbia: l’accusa proviene dagli Usa, paese del padre di Liam Gabriele, ed è “sottrazione di minori”. Già, il grande paese americano spicca un mandato di cattura internazionale e mette Manuela sul sito dell’FBI tra le foto dei più grandi criminali di questi ultimi tempi, quelli ricercati per aver ucciso una, due o migliaia di persone.

E rileggendo tutta questa vicenda sembra veramente di assistere ad uno di quei telefilm americani dove la foto del cattivo era appiccicata ovunque con la scritta “WANTED” e che i bravi investigatori beccavano immancabilmente e si davano le pacche sulle spalle sorridendoti sul THE END. Il bene vince sul male? Si, certo, ma da quale parte stà l’uno o l’altro?

Ma ecco che venerdì mattina Liam Gabriele si presenta in un posto di Polizia dei Parioli a Roma. I suoi otto anni si moltiplicano e sembra un uomo che con calma si costituisce da colpevole alle autorità. Ancora una volta questo bambino trova il coraggio di farsi grande e di superare in consapevolezza quegli adulti a lui avversi: lui sa che solo così sua madre può tornare libera! Ed infatti proprio in quelle ore il Giudice stabilisce che Liam Gabriele venga affidato a suo zio e subito dopo, sabato, Manuela Antonelli esce dal carcere. Gli adulti hanno proseguito la loro storia fatte di carte, marche da bollo e firme… lui ha agito per istinto e con il cuore di un bambino che ama sua madre come lei lo ama.

Ma questa vicenda è ancora lontana dalla sua auspicabile soluzione se, ancora oggi, non si è deciso di rimandare al mittente l’ordine di estradizione per Manuela; se ascoltando le parole tra le lacrime della nonna di Liam Gabriele sentiamo dirle che suo figlio (zio del bambino) non è adatto a prendersene cura e che non lo vede da oltre tre anni; se il signor McCarty non vede l’ora di riportare il bambino in America dove Liam Gabriele non vuole proprio andare.

Bisogna fare attenzione a tutto questo intrecciarsi di adulti e bisogna ascoltare soprattutto questo bambino per essere certi di non sbagliare ancora: è l’unico che non conosce la corruzione dei sentimenti e la freddezza di fogli e bolli.


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Liam Gabriele McCarty: un bambino parla con il cuore attraverso un video per lui realizzato.

Il Giustiziere degli Angeli

La rete si è mobilitata per dare sostegno ed aiuto a Leone (Liam Gabriele McCarty) che da giorni è nascosto con sua madre da qualche parte per non dover tornare in una casa famiglia.

Passi della sua storia potete trovarli su questo link articoli e su questa pagina di Facebook.

Ma un amico della rete ha realizzato un video pensando a Liam, al suo dolore, alla sua fuga, alla sua paura e lo ha messo per tutti noi su YouTube. E’ bellissimo come, con poche immagini, poche parole ed una musica, sia riuscito a raccontare una storia così, la storia di Liam Gabriele McCarty simile o uguale a quella di tanti altri bambini che vogliono solo crescere accanto a chi li ama.


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Liam Gabriele McCarty: “Dalla parte di Liam” su Facebook

Il Giustiziere degli Angeli

Per aiutare Liam Gabriele McCarty “diventa fan” anche tu su Facebook del gruppo!! Leggi la sua storia su questo LINK ARTICOLI.


Dalla parte di Liam (clickami)



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Liam Gabriele McCarty: il bambino Leone ed il suo coraggio.

Il Giustiziere degli Angeli

Della caccia (è wanted) a Liam Gabriele McCarty si è gia parlato qui nei precedenti articoli ma soprattutto lo ha fatto di nuovo la trasmissione “Chi l’ha Visto?” di ieri che potrete rivedere collegandovi nel sito della trasmissione.

Il 18 novembre scorso il Tribunale dei minori (dove tra l’altro, tra urla e pianti del piccolo, gli fanno vedere il padre) decide che Liam deve tornare in comunità e questi ne esce sconvolto. Dice alla mamma “Mi hanno fregato, il giudice mi ha tradito.”  Esce dal Tribunale accompagnato dai nonni materni e si ricongiunge a sua madre. Solo dopo un pò di giorni di attesa e sofferenza, Liam e Manuela insieme decidono che non possono più aspettare che vengano a prenderlo e fuggono nascondendosi non si sà dove. Già, il piccolo stesso chiede a sua madre di portarlo via, di non permettere che venga di nuovo messo in quella comunità dove gli sono accadute cose brutte, dove non potrà vedere sua madre e nemmeno passarci il Natale insieme. Il giudice Iannello che ha preso questa decisione viene ricusato e si dimette. Gli avvocati di Liam e Manuela fanno istanza affinchè sia concesso che in quella comunità Liam e Manuela ci stiano assieme ma… gli avvocati della controparte si oppongono! figurati!! credo che in attesa della nuova udienza del 4.gennaio sarebbe stata la decisione migliore per chiunque abbia a cuore la vita di un bambino: ma a Natale “sono tutti più buoni” ed ostano per questa temporanea soluzione. C’è ovviamente ancora molto da dire su questo straziante caso, su Liam, su Manuela e sulle parti d’oltreoceno ma non ora.

Adesso vorrei lasciare un pensiero a Liam, che mi sono ostinata a chiamare Leone per rispetto ma che ora chiamo per esteso col suo vero nome di Liam Gabriele McCarty (da molto tempo in rete la parte americana lo ha diffuso) e sò che voi che leggete capirete da soli il perchè di questa decisione.

Se io fossi lì con te ti direi:


Mi piace il nome che tu vuoi avere, Leone!

E’ forte come quando il cuore corre dietro ad un’emozione, è duro come quando si vuole annientare il male, è dolce come l’abbraccio di una mamma. E’ fiero come il primo passo di un bambino, è morbido come il cuscino di un letto caldo, è alto come una voce che canta verso il cielo.


Io per me che nome posso dare? Non ho un nome io, neanche tra le stelle se non posso tenderti una mano ed aiutarti a crescere. Non sono niente se non ascolto quanto hai da dire, se non asciugo le tue lacrime disperate e mi volto altrove.

Forse l’unico mio nome può essere nessuno se penso che faccio parte di una società così malandata che non sà aiutare un bambino.

Aiutiamo LEO a restare un leone fiero, libero, felice.


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Liam Gabriele McCarty – Quando l’in-giustizia colpisce i bambini. Leo, il bambino “wanted”.

Il Giustiziere degli Angeli

Parliamo di nuovo di Leone, il bambino conteso tra l’Italia e l’america, che ora si nasconde con sua madre Manuela non sappiamo dove. Come già scritto nell’articolo di Marida Lombardo Pijola (LINK ARTICOLO) il bambino ha voluto chiamarsi così perchè il leone è un animale forte, come lui! Noi che ne scriviamo sappiamo bene quale è il suo vero nome ma non lo abbiamo diffuso nonostante l’americano padre lo ha fatto con nome e foto ovunque sul web. Esistono delle Leggi ben precise che tutelano le persone, soprattutto se minori e NOI le abbiamo rispettate. Abbiamo soprattutto accolto la volontà di un bambino che ha voluto lo si chiamasse LEONE. Ma ancora una volta si scopre che le Leggi vengono interpretate e che, a seconda di chi le deve applicare e ne ha il potere, ci sono pesi e misure diverse.  Cosa è accaduto? cosa si è perso nel sistema giuridico che ha colpito ancora l’esistenza di Leo? Quale strada si percorre per salvaguardare questo bambino?????


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Leone: nei suoi occhi la paura e la rabbia, nelle sue parole la condanna a certi adulti!

Il Giustiziere degli Angeli

Lunedì 14.dicembre la trasmissione “Chi l’ha Visto?” si occuperà nuovamente del caso di Leo, bambino in fuga con sua madre. Scrivete tutti alla trasmissione della Sciarelli facendo sentire la vostra indignazione verso il caso e la vostra solidarietà a Leo e sua mamma Manuela Antonelli. Indirizzo mail 8262@rai.it

Nel link gli articoli su questo caso. ( http://mammadolce.wordpress.com/category/bambino-italo-americano-conteso/ )


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Leo, un bambino da salvare!

Il Giustiziere degli Angeli

Di questo bambino, che da solo si è dato il nome di Leone, ne ho scritto in questi precedenti articoli. Per chi non avesse seguito la storia nella puntata della trasmissione “Chi l’ha Visto?”, qui sotto potrete vedere quanto è stato raccontato. Io ho seguito attentamente quanto è stato detto ma, conoscendo la storia di questo piccolo angelo biondo, non posso aver fatto altro che constatare l’orrenda situazione in cui versano il bambino e sua madre. Alla fine del servizio mi ha colpito molto quanto detto dalla Sciarelli: siamo stati diffidati dall’occuparci del caso ma noi lo abbiamo fatto lo stesso! Perchè mai diffidare una trasmissione di non occuparsi di Leo? cosa c’è da nascondere? chiunque abbia a cuore la sorte di un figlio ne parla, eccome! Ed il padre lo ha fatto ovunque, sui media americani, su Facebook, su siti da lui creati ed anche su giornali italiani… il tutto con le foto del bambino senza oscurarne il volto. Ora che la storia viene raccontata dalla madre e dal bambino stesso invece deve calare il silenzio?

Leggete quanto il bambino dice, sono certa che ognuno di Voi vorrebbe abbracciarlo insieme a sua madre e coccolarlo come è giusto che sia.


GUARDA IL VIDEO QUI

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Venerdì 04 Dicembre 2009 di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

ROMA – Sogni, progetti, futuro, niente più. E gli occhi di Leo che la guardano con l’aspettativa integrale dei bambini, e quel ditino che lui le punta addosso: «Non è che mi consegni, mamma? Restiamo sempre insieme, vero? Giura!». Leone, otto anni, è convinto che l’uomo nero sia alle porte, per portarlo via. Un po’ ha paura, «però non tantissimo: mi salva la mia mamma». E’ questo il mestiere delle mamme, no? Perciò nascondersi ancora, come ladri. Due settimane. La vita sospesa. Niente scuola. Soldi finiti. «Poveri ma insieme», ride Leo. Quanto può durare? E’ disperata, Manuela, ma sorride, dissimula, annuisce. Al parco, per vedere un’amica, i due fuggiaschi braccati dopo un decreto che dispone il collocamento di Leo in casa famiglia senza rapporti con la madre, (effetto di una feroce contesa col padre americano), divagano nell’ordinario gioco delle parti. Fammi giocare a biliardino, (ora vediamo), e giurami che a casa mi lasci al Nintendo (prima i compiti), e voglio i biscotti, il succo, la pizzetta, (non esagerare, ti fa male), e guarda il cane, se avremo una casa me lo prendi?

Due sguardi simmetrici si frugano, le labbra virano in un sorriso speculare. Sogni. Sintonie. Una casa, «io e mamma e basta – spiega Leo all’amica – e non c’entrano mio padre, gli assistenti sociali, i giudici, i carabinieri, e tutti quelli che promettono e poi non fanno niente, e vogliono farmi vedere “quello” anche se io piango fortissimo, e gli racconto le cose che mi ha fatto non mi credono, e dicono che era un brutto sogno. A me mi hanno stufato tutti, sai? Io voglio vivere normale con mia mamma, che vado a scuola mia, e vedo gli amici, e sto tranquillo, e nessuno mi prende per portarmi via. Io non sono un pacco». Un torrente. Radioso. Sorriso permanente. Il cronista lo guarda senza mai parlargli, è troppo piccolo per le interviste, e poi manca il permesso del tutore. Eccoli qua, i fuggiaschi, due gocce d’acqua, il sole che fa sbrilluccicare due chiome ricciolute d’oro e quattro pupille di cristallo, chiare come le idee di Leo: «Hanno scritto “rapito”, ma che sono matti? Questa qui è la mia mamma. Le ho chiesto di salvarmi, sennò mi portavano via. Un po’ severa, mia mamma, però neanche tanto. Adesso, per esempio, non mi vuol prendere “Star Wars” per via dei pugni, anche se è della Lego, figurati. Però mi fa un sacco di coccole. Sai che le coccole, se te le danno da piccolo, poi da grande le ridai?». Infatti: le salta sulle ginocchia, le braccia attorno al collo, le sussurra qualcosa, ride, corre via. Sembra sereno, miracolato da un’energia interiore che seleziona i dati, scartando il terrore come un brutto gioco inventato dai cattivi.

Chissà cos’ha capito, Leo, dell’incubo che intrappola la sua vita da quattro anni. Accusa il suo papà di abusi sessuali. Lui accusa la madre di manipolarlo. Nel dubbio, a entrambi viene sospesa la patria potestà. Leo in casa famiglia. Periti e magistrati divisi sulla sua attendibilità. Infine il padre prosciolto, il bimbo dai nonni materni. Incontri protetti con suo padre. Lui lo respinge, urlando. Attraverso la sua psicologa, chiede con un disegnino di vedere i magistrati, per spiegare perché non vuol vederlo. Quando se lo trova davanti a sorpresa in un’aula di Tribunale, viene travolto dal pianto dalla rabbia dal terrore. I magistrati dispongono che interrompa ogni rapporto con sua madre: sospettano che sia lei a condizionarlo. E allora casa famiglia, nuovamente. «C’è stato cinque mesi. Com’era ridotto…». Leo la interrompe: «Zitta, racconto io». Guarda l’amica di famiglia: «Sai che non mi facevano andare alle feste di scuola mia, e neanche più Aikido? Poi c’erano dei ragazzi grandi che mi davano i pugni e i calci e uno mi diceva ti apro col coltello, e mi hanno chiuso in una fogna che io urlavo e piangevo e per scappare mi sono tutto graffiato. E poi certe altre cose brutte..insomma.. Ma tanto mia mamma non mi ci fa andare questa volta. Vero?». Lei lotta con le lacrime, guardando il cielo. «Abbiamo aspettato per tre giorni che venissero a prenderlo. Mi sono presentata due volte dai carabinieri. Ho detto prendetelo, se è giusto, eccolo qui. Mi hanno detto di tornarmene a casa. Intanto Leo era atterrito, non mangiava, piangeva, si chiudeva a chiave, mi implorava portami via, scappiamo». E infine lei lo ha fatto. E ora si aggira come una nomade tra mille posti, mille dubbi, mille paure. «Non pensa che sarebbe giusto consegnarlo?». «Come faccio, ne morirebbe, si sentirebbe tradito anche da me».

Un bimbo strattonato tra sua madre e la legge. Luigi Cancrini, neuropsichiatra, direttore del Centro aiuto al bimbo maltrattato del Comune, che ha in cura Leo da due anni, è allarmatissimo. «Ha con sua madre un rapporto profondissimo, strapparlo a lei con un provvedimento così brutale lo distruggerebbe. Ho appena espresso tutta la mia preoccupazione in una lettera al presidente del Tribunale per i Minori». Leo è sull’orlo di un baratro. Bisogna ricucire la trama slabbrata del suo sistema di certezze, della sua fiducia negli adulti. «Ora mi fido di mamma e dei miei amici. Gaia no. Mi ha detto che con me non ci gioca perché non ho un papà. Ho detto che mia mamma vale per due. Per cento. Non come gli altri grandi, che vogliono separare i bambini dalle madri. Sembrano scemi, certe volte». Incrocia lo sguardo di sua madre. «Va beeene, scemi no. Cretini. Ok?».



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Bambino conteso tra l’Italia e gli USA: il caso questa sera a “Chi l’ha Visto?”.

Il Giustiziere degli Angeli

Ve ne avevo parlato alcuni giorni fa su questo articolo. Questo bambino che si fà chiamare LEONE ha bisogno di essere ascoltato, di essere creduto e di non dover subire ancora violenze da un mondo che sembra aver perso definitivamente il senso della vita. Da seguire il suo caso questa sera durante il programma “Chi l’ha Visto?”-

“Chi l’ha visto”, bimbo conteso Italia-Usa: Il dramma del piccolo “Leone” nella puntata del 7 dicembre –

di Roberta Lerici

L’avvocato Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia, di cui anch’io faccio parte, si è unito alla difesa di Manuela Antonelli, mamma del piccolo “Leone” .Stasera Coffari racconterà la storia del piccolo, e farà il punto sulla situazione attuale.Ricordiamo che il bambino di 8 anni è al centro di una vicenda giudiziaria fra l’Italia e gli Stati Uniti. Il piccolo ha sempre detto di aver subito abusi da suo padre, americano, e per questo non vuole più vederlo.Il padre, però, dopo la denuncia della moglie, ha ingaggiato una battaglia giudiziaria per ottenerne l’affidamento. Il 20 novembre , il bambino ha testimoniato in aula ma il giudice, oltre ad aver obbligato il piccolo a rivedere il padre, ha interrotto il suo racconto di abusi e ne ha disposto il rientro in casa famiglia con il divieto di vedere la madre e i parenti di lei, ovvero le uniche persone di cui si fida.

Dopo l’istanza di ricusazione del giudice, lo stesso ha rinunciato al caso. Ora si attendono gli esiti dei vari atti presentati per annullare un’ordinanza che avrebbe effetti devastanti su di un bambino già così provato.

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Un bambino accusa il padre di averne abusato sessualmente ma le sue urla non vengono ascoltate dal Tribunale.

Il Giustiziere degli Angeli

C’è ancora una storia da raccontare, c’è ancora un bambino da difendere e per cui mobilitarsi. Un bambino di otto anni conteso tra due genitori, conteso tra due stati, che racconta lucidamente e con forza gli abusi sessuali a cui il padre americano lo ha sottoposto. Durante l’udienza al Tribunale dei minori di Roma, il giudice obbliga il bambino a vedere il padre e non tiene in conto, nè approfondisce, il perchè delle urla del piccolo. C’è una madre che, con la forza dell’amore, stà lottando da sola per non farsi portare via il bambino, per proteggerlo anche da una giustizia che non vede (o non vuol vedere) la sofferenza nell’animo di questo bambino che già una volta è stato “spedito” in una casa famiglia dove ha subito altri abusi da ragazzi più grandi e dove ora il Tribunale vorrebbe farlo tornare.

Il bambino al padre: Vattene, mi fai schifo.

Il bambino alla madre: Perchè quei signori con la toga non mi credono?



Il Messaggero – Sabato 28 Novembre 2009  Sezione Interni Pagina 13

di MARIDA LOMBARDO PIJOLA LINK ARTICOLO ORIGINALE

ROMA- La braccano per toglierle il figlio di otto anni che nasconde. Manuela sa che la legge non sempre ha ragioni simmetriche a quelle dei sentimenti della gente. Sa che i Carabinieri li stanno cercando dappertutto, lei e suo figlio, e le sarà sempre più difficile rassicurare Leo, nella bolla dove vive in simbiosi con lei come nel ventre, come sempre. «Mi dice: ”mamma, non lasciare che mi prendano, non voglio tornare in casa famiglia, non voglio vedere mio padre, io gliel’ho urlato pure l’altro giorno a quei signori con la toga, gli ho raccontato le cose brutte che mi ha fatto, perché non mi ascoltano, perché non mi credono?”. Non so che rispondergli».

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Liam Gabriele McCarty: un bambino conteso tra l’Italia e l’america. Ma lui vuole restare in Italia con sua madre e ripudia il padre!

Il Giustiziere degli Angeli

Il bambino di cui si parla in questo articolo si chiama Liam Gabriele McCarty e stà vivendo, con sua madre Manuela Antonelli, una situazione tragica e paradossale.

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Il Messaggero – Sabato 28 Novembre 2009 Sezione Interni Pagina 13

di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

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ROMA- La braccano per toglierle il figlio di otto anni che nasconde. Manuela sa che la legge non sempre ha ragioni simmetriche a quelle dei sentimenti della gente. Sa che i Carabinieri li stanno cercando dappertutto, lei e suo figlio, e le sarà sempre più difficile rassicurare Leo, nella bolla dove vive in simbiosi con lei come nel ventre, come sempre. «Mi dice: ”mamma, non lasciare che mi prendano, non voglio tornare in casa famiglia, non voglio vedere mio padre, io gliel’ho urlato pure l’altro giorno a quei signori con la toga, gli ho raccontato le cose brutte che mi ha fatto, perché non mi ascoltano, perché non mi credono?”. Non so che rispondergli».

E allora vorrebbe urlare anche lei, come Leone ha fatto la settimana scorsa, quando ha visto suo padre in Tribunale, e come fa invariabilmente tutte le volte che lo costringono a incontrarlo, e allora piange, si sbatte per terra o contro i muri, lo accusa, lo insulta, moltiplica l’energia del suo fiato di bimbo per gridare, con una coerenza inflessibile, struggente, disperata: «vattene mi fai schifo lasciatemi in pace perché non mi credete voglio tornare a casa mia». Manuela invece no, non urla. Racconta lentamente, dissimulando il dolore il terrore l’ansia in un registro di voce tranquillo, come se fosse una storia capitata ad altri, non a lei. Nel luogo dove nasconde il suo bambino, al sicuro dall’infierire scomposto dei torti e delle ragioni degli adulti, Leone gioca e fa i compiti e guarda i cartoni, ma poi ogni tanto è scosso da un soprassalto di memoria. Guarda sua madre con quel suo sguardo vivo e lucido, da grande, e chiede: «Perché fanno questo a un bambino? Perché ci vogliono separare? Perché mi vogliono chiudere in quel posto dove mi fanno del male?» In casa famiglia Leone è già stato cinque mesi, ed tornato scosso magro sporco ammalato, e ha raccontato di violenze e molestie, e di ragazzi che avevano il doppio dei suoi anni. E’ solo una sequenza dell’incubo di Leo, bimbo conteso tra Manuela, romana, già conduttrice di programmi per bambini e producer in Rai, che accusa il padre di averne abusato sessualmente, e Mike, grafico, americano, che accusa la madre di averlo rapito e di manipolarlo per sottrarlo a lui. Leone, nome inventato da lui stesso a beneficio del cronista, «perché il leone, dice mio figlio, è simbolo di forza interiore». Da quattro anni, il piccolo leone affronta con grinta una vita vulnerata, vessata da una feroce vicenda giudiziaria tra gli Usa e l’Italia. Negli Stati Uniti Leone è famoso, per via di una campagna mediatica promossa da suo padre tra networks, giornali, video, duecento siti web che pubblicano foto e nome del bambino, al grido: salviamo Leone, rapito da sua madre.

Salviamolo, già, ma da che cosa? «Il bimbo ha un legame positivo, sano, forte, intenso con la mamma, unico riferimento sicuro della sua vita. Toglierlo a lei è come strappare un albero dalla sua terra: muore», assicura il neuropsichiatra infantile Luigi Cancrini, che ha in cura Leo da due anni. «E’ lucido, credibile, intelligentissimo. E’ certo di aver subito abusi. A prescindere dal merito processuale della vicenda, costringerlo a vedere il padre è una violenza». Una storia violenta, dal principio. Un matrimonio finito male, una gravidanza fuori tempo, e Manuela torna in Italia per partorire. «Anche se Mike non si faceva quasi mai vedere, e non pagava gli alimenti, sono tornata a vivere negli Usa: volevo che mio figlio crescesse con un padre». E adesso il racconto si spezza nei singhiozzi. «Quando autorizzano gli incontri con pernottamento, Leone torna pieno di lividi, sembra impazzito, manipola le sue parti intime, fa pipì a letto, piange, non dorme, non vuol vedere il padre. Infine racconta di strane foto, strani video, strani giochi». Alcuni psicologi ipotizzano abusi sessuali. Manuela, disperata, torna in Italia col bambino, e denuncia l’ex marito. Lui accusa lei di rapimento. Un successivo intrigo giudiziario, tre perizie, due che ritengono verosimili le accuse di Leone e un’altra no, esperti e magistrati divisi tra la tesi della credibilità del bimbo e quella di un suo condizionamento da parte della madre. Nel dubbio, il Tribunale toglie a entrambi i genitori la patria potestà. Infine Mike prosciolto: potrà avere incontri protetti con il figlio. Ma il figlio lo rifiuta. Dopo la prima esperienza traumatica in casa famiglia, il bimbo viene collocato dai nonni materni. Chiede di non vedere più suo padre. Di stare con sua madre. Di spiegare le sue ragioni a un magistrato.

Racconta Mario Occhipinti, legale di Manuela. «Lo hanno convocato senza avvertici. Si è trovato davanti suo padre senza la nostra assistenza, senza essere stato preparato. Ha pianto, ha urlato. Non hanno trovato di meglio che disporne l’immediato collocamento in casa famiglia e il divieto di rapporti con la madre e i nonni. Ho ricusato i giudici. E li denunceremo al Csm». «Non ho mai visto una così crudele violazione del diritto all’ascolto e al rispetto dei bambini», s’indigna Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia, che si è associato alla difesa di Manuela. «Il bimbo è sparito, è in corso un’indagine della Procura: nessun commento», dice Roberta Ceschini, legale di Mike. Intanto il piccolo leone si attrezza per difendersi da solo. Una lettera a Napolitano e Berlusconi. «Voglio una vita normale, ed essere lasciato in pace con mia mamma, e che mio padre mi lasci stare. Aiutami». Anche se gli adulti non gli credono, lui non ha ancora smesso di credere in loro.

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BIMBO CONTESO, LA MADRE: “BASTA VIOLENZE SU MIO FIGLIO”

BATTAGLIA COL PADRE AMERICANO. DRAMMATICA UDIENZA IN TRIBUNALE.

(DIRE – Notiziario Minori) Roma, 25 nov. – In occasione della giornata dedicata ai diritti dei minori, “il Tribunale per i minorenni di Roma convoca LGM, il bambino di otto anni conteso fra l’Italia e gli Stati Uniti e noto alle cronache americane con ampi servizi su Fox e Cbs. Qui, nonostante i pianti e le urla disperate del minore, confermate da testimoni presenti all’accaduto, il giudice obbliga LGM a vedere il padre non tenendo in alcuna considerazione l’evidente stato di choc del minore. Testimoni dell’accaduto affermano di avere sentito le urla e i pianti fin nei corridoi del Tribunale: una scena d’altri tempi”. E’ quanto si legge in una nota di Manuela Antonelli, la mamma del bambino conteso, e dei suoi legali. “Questo e’ il diritto all’ascolto sancito dalla Convenzione internazionale di New York applicato da alcuni giudici del Tribunale per i minorenni di Roma- si sottolinea nella nota-. Il bambino motiva l’inutile e disperato tentativo di sottrarsi alla vista del padre con il ricordo di passate violenze sessuali e il giudice, anziche’ approfondire tali gravissime affermazioni, decide di portare LGM nuovamente in casa famiglia, vietando inspiegabilmente il rapporto fra la madre, i parenti della madre e il minore. Tale incredibile decisione e’ stata presa contro il parere del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni che consigliava il collocamento del minore presso la madre e nonostante una approfondita consulenza tecnica disposta dallo stesso Tribunale dove si legge che ‘il bambino ha bisogno della madre e sconsiglia di tenerlo stabilmente separato dalla stessa’”. Il padre del bambino e’ americano “e violando tutte le elementari regole di rispetto e privacy ha attivato su Internet una campagna di disinformazione e denigrazione della madre e della giustizia italiana, in numerosi siti, oltre all’esatta indicazione del nome e cognome del figlio ha inserito filmati che lo ritraggono senza alcuna precauzione. I commenti americani sui siti e su youtube sono desolanti: in uno di questi si legge “non comprate nulla dall’Italia e non andateci in vacanza, l’Italia e’ peggio dell’Iran”. I legali della madre, la signora Antonelli, hanno ricusato il giudice che ha firmato l’ordinanza e annunciano reclamo presso la Corte d’Appello e un esposto al Consiglio superiore della Magistratura. “Il bambino non vuole tornare in casa famiglia, dove ha dichiarato, in sede di consulenza tecnica d’ufficio, di avere subito atti di bullismo da parte di bambini piu’ grandi. Lo si portera’ via con la forza? Si fara’ violenza a un bambino che urla la sua disperazione costringendolo a separarsi dalla madre? Ci sono pressioni esterne che stanno condizionando i giudici?”. La madre “rompe il silenzio e chiede aiuto ai media italiani perche’ si occupino con spirito di verita’ e nel rispetto dei diritti dei bambini di questa terribile vicenda, chiedendo pero’ di non diffondere immagini e il nome di suo figlio. La madre chiede aiuto a tutte le associazioni che in Italia si occupano della tutela dei minori perche’ a suo figlio non sia fatta ancora violenza”. (Wel/ Dire)

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