Rapinato Compagnone, il maestro di Parabita accusato di pedofilia.
Il Giustiziere degli Angeli
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PICCHIANO E DENUDANO COMPAGNONE PER RAPINA: TRE FERMI
L’83enne di Parabita, indagato per molestie su minore, a cui una donna di Casarano uccise la moglie vendicando il figlio, vittima di una feroce rapina. Arrestati mentre erano in fuga, uno è un 17enne
PARABITA – La ricostruzione rimanda inevitabilmente ad alcuni dei fotogrammi più crudi di “Arancia meccanica”, il film del compianto Stanley Kubrick tratto da un romanzo di Anthony Burgess. E la vittima è talmente nota, alle cronache, che la questione si macchia ancor più di un giallo a tinte fosche. La mente del più fantasioso sceneggiatore non sarebbe stata in grado di partorire episodio più inquietante, da inserire nell’ipotetico copione di un film. E forse non è stato scelto a caso, quell’anziano. Forse i tre ritenuti dai carabinieri della compagnia di Casarano gli autori di una rapina a dir poco efferata, compiuta questa notte, sono andati a colpo sicuro, sapendo che era solo in casa. E chissà se hanno infierito perché si tratta di un personaggio controverso. Solo ipotesi, è chiaro. Certo è che il nome di Luigi Compagnone, 83enne, desta sentimenti contrastanti, in chi lo sente pronunciare. Attualmente è indagato per abusi su minore.
La storia è talmente nota, che si potrebbe evitare persino di raccontarla. Una donna di Casarano, la “mamma giustiziera” è stata ribattezzata, nei confronti della quale è stata peraltro di recente confermata la sentenza in Appello a sette anni di carcere, nel novembre del 2007 fece irruzione all’interno dell’abitazione dell’uomo, sarto in pensione, brandendo un paio di coltelli. Il figlio le aveva rivelato cose orribili. Colta da un raptus, la madre uccise la moglie di Compagnone, Jolanda Provenzano, 71enne, maestra in pensione, e ferì quest’ultimo gravemente. Si sarebbe comunque salvato.
La giovane donna di Casarano non riusciva a levarsi dalla testa l’idea che fra quelle quattro mura, dove pensava che suo figlio fosse al sicuro, potessero esservi piuttosto delle morbose attenzioni sessuali. Ci andava a fare il doposcuola, il figlio. Doveva essere un momento di studio e riflessione. I silenzi, sempre più evidenti e imbarazzati, quando rientrava a casa, la misero in allerta. Poi, il bimbo parlò. Il caso delle presunte molestie è ancora aperto e tutto da chiarire. Certo è che ora, parallelamente, si apre quest’altro agghiacciante squarcio nella cronaca locale. “La casa degli orrori”, era già stato lugubremente chiamato quell’appartamento al pian terreno di via dei Mille.
L’ASSALTO – Ore 1 di notte. In tre assaltano l’abitazione di Compagnone. Hanno volti coperti da passamontagna, non esitano a sfondare la porta di casa, secondo quanto ricostruito nel giro di poche ore dai militari della compagnia casaranese. Aggrediscono l’anziano, lo denudano. Lo tengono sotto tiro con un coltello puntato alla gola. Una scena che, nell’83enne, deve aver rievocato inevitabilmente vecchi fantasmi. Senza possibilità di difendersi, consegna ai tre gioielli, ori e denaro contante. E’ ancora sotto choc, questa mattina, non è stato possibile quantificare bene quanto sia stato portato via. I gioielli, oltretutto, appartenevano alla moglie uccisa a coltellate proprio quel maledetto pomeriggio del 5 novembre di due anni or sono. Forse qualcuno, nelle vicinanze, sente il trambusto. Parte una richiesta di aiuto. Una richiesta anonima, al 112. Qualcuno segnala movimenti sospetti nel centro cittadino.
Durante la fuga, uno dei tre rapinatori, un 17enne di Matino, viene intercettato in pochi istanti da una pattuglia dei carabinieri. Bloccato, ha con sé ancora il coltello ed il passamontagna. Sul posto volano altre pattuglie dell’Arma, per cercare i complici. Non possono essere lontani. E anche sulla base delle descrizioni fornite da Compagnone, gli altri due, in poco tempo, vengono bloccati. Stavano giusto cercando di rincasare. Si tratta di Antonio Manco, 21enne di Matino, e di Biagio Toma, 41enne, di Parabita, entrambi già noti alle forze dell’ordine. Ora devono rispondere di rapina a mano armata e lesioni personali. Compagnone è stato infatti condotto presso il pronto soccorso dell’ospedale di Casarano. Ha riportato escoriazioni alle mani e al volto. I due maggiorenni sono stati rinchiusi nel carcere di Lecce, il 17enne nel centro di accoglienza per minori sulla via per Monteroni di Lecce. Si cerca ancora la refurtiva. Nell’aria, l’eco di un gesto eclatante che, semmai ce ne fosse ancora bisogno, fa da ulteriore cassa di risonanza su alcune delle pagine più nere della cronaca locale.
Emilio Faivre Link Articolo
Pedofilia Parabita: rinviata l’udienza del maestro-sarto.
Il Giustiziere degli Angeli
A Parabita una mamma a cui il figlio raccontò gli abusi subiti a casa dei maestri del doposcuola, decise di farsi giustizia da sè ( LINK articoli ) e, armata di coltello, uccise la maestra Iole Provenzano e ferì gravemente il maestro Luigi Compagnone.
Parabita, rinviata l’udienza del sarto.
L’anziano accusato di molestie su uno degli studenti che frequentavano le lezioni della maestra uccisa. Lunedì a processo la madre del bimbo vittima di abusi.
E’ stato rinviato al prossimo 13 febbraio il processo a carico di Luigi Compagnone, il sarto di Parabita accusato di abusi sessuali su minori, per aver molestato uno degli studenti che frequentavano le lezioni di doposcuola della moglie, Jole Provenzano, la maestra in pensione uccisa a coltellate lo scorso 5 novembre nel suo appartamento di via Dei Mille dalla madre del bambino, Simona D’Aquino, 41 anni di Casarano. Lui rimase gravemente ferito.
Non si è presentato ieri mattina l’81enne in aula per rispondere alle domande dei giudici della seconda sezione penale, presieduta da Pietro Baffa. E così l’udienza, subito dopo aver costituito le parti, è stata aggiornata ai primi mesi del 2009.
L’inchiesta nacque per approfondire la veridicità dei fatti che furono movente dell’omicidio, compiuto dalla donna in un momento di folle raptus (era uscita di casa dopo aver bevuto un bicchiere di whisky e portava con sè dei coltelli), successivo alla confessione del figlio sulle ripetute violenze da parte dell’uomo, ora ospite in una casa di accoglienza per anziani.
Se dunque il processo per il sarto di Parabita si è aperto ieri, la giovane madre tornerà in aula in veste di imputata lunedì mattina davanti al gup Nicola Lariccia, avendo scelto il procedimento del rito abbreviato.
E proprio la donna insieme al padre del piccolo, costituitisi entrambi parte civile, saranno presenti a febbraio sul banco dei testimoni insieme ai nonni materni e alla zia del bambino, che forniranno le loro versioni nell’udienza contro Luigi Compagnone.
La sua posizione si aggravò dopo che i carabinieri della compagnia di Casarano perquisirono la scuola privata, portando via un computer sul quale un ingegnere informatico venne incaricato di effettuare una dettagliata consulenza.
E infatti la perizia consolidò l’impianto di accuse a carico del sarto, contro il quale gravava già il lucido racconto reso dal ragazzino davanti al pm e diverse testimonianze di ex alunne della scuola di taglio e cucito in passato gestita dal marito della maestra.
Nella memoria del pc vennero trovati collegamenti con siti pedofili, anche esteri, e relativo scambio di materiale.
Ilpaesenuovo.it






