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Abusi asilo Rignano Flaminio: assolti tutti gli imputati.

(AGI) – Roma, 28 mag. – Il tribunale di Tivoli ha assolto con la piu’ ampia delle formule le tre maestre, una bidella e un autore televisivo per le vicenda legata ai presunti abusi sessuali che sarebbero stati compiuti su 21 bambini della scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio nell’anno scolastico 2005-06.

I GIUDICI: IL FATTO NON SUSSISTE

Il collegio, presieduto da Mario Frigenti, dopo oltre 9 ore di camera di consiglio, ha deciso che nei confronti delle maestre Silvana Magalotti, Marisa Pucci, Patrizia Del Meglio, del marito di quest’ultima Gianfranco Scancarello, e della bidella Cristina Lunerti il fatto contestato “non sussiste”.

GENITORI URLANO IN AULA DURANTE LA LETTURA DELLA SENTENZA

Urla in aula contro i giudici da parte dei genitori che si trovavano nel tribunale di Tivoli alla lettura della sentenza.
  I genitori dei bambini, presenti in aula come parti civili, hanno urlato contro i giudici prendendo poi a calci e pugni la porta dell’aula. “Siamo molto amareggiati per questa sentenza, perche’ significa che i giudici non hanno dato credito alla vicenda. Leggeremo le motivazioni. I giudici si sono presi 90 giorni di tempo. Certo non ci fermeremo qui”.

Abusi all’Asilo di Rignano Flaminio: chiesti 12 anni di reclusione per ogni imputato!!

Dodici anni di reclusione per ciascuno dei cinque imputati nel processo per i presunti abusi su almeno 21 bambini della scuola ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio. È la richiesta del pm Marco Mansi nella requisitoria del processo che vede imputati le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l’autore tv Gianfranco Scancarello (marito della Del Meglio) e la bidella Cristina Lunerti.

A vario titolo e a seconda delle posizioni, gli imputati sono accusati di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza. Il pm Mansi, nel sollecitare la condanna dei cinque imputati, ha chiesto anche la trasmissione degli atti per procedere contro altre due maestre, contro un testimone e anche contro Kelum De Silva Weramuni, il benzinaio cingalese la cui posizione era stata archiviata nel corso delle indagini. Il rappresentante della pubblica accusa ha ricostruito tutti i passaggi dell’inchiesta che ha portato all’odierno processo, focalizzando anche e soprattutto la sua attenzione sui contenuti dell’attività tecnica che i medici hanno compiuto su alcuni dei bambini nel corso del lungo incidente probatorio per acquisire agli atti processuali le testimonianze dei piccoli.

«Ci sono i racconti dei bambini, agghiaccianti, le perizie, e i riscontri sui luoghi dove sono stati portati», ha detto nella sua requisitoria il pm Mansi. «La responsabilità degli imputati è provata. Sono loro gli orchi cattivissimi indicati dai piccoli. Vanno condannati».

Il pm nei giorni aveva calato anche quello che riteneva il suo ultimo asso (in un primo tempo scartato in aula per un presunto vizio di forma): l’audizione in cui il professor Marcello Chiarotti – docente alla Cattolica e responsabile del Laboratorio di Tossicologia Forense dell’università, uno dei massimi esperti nel campo delle analisi tricologiche – ha ricostruito che, a distanza di tempo, sui capelli di due bambini sono state trovate tracce di benzodiazepine, annoverate proprio da Chiarotti tra le “rape drugs” cioè droghe da stupro.

«Le richieste di condanna erano scontate. E ci consolano, la nostra battaglia ha portato a un primo risultato», ha detto la mamma di uno dei piccoli «Perché i bambini conoscevano le abitazioni degli imputati? Tanti oggetti tenuti in casa e addirittura particolari fisici che sono stati riscontrati? Ed ancora: perché i bambini hanno descritto una palestra che per stessa ammissione delle insegnanti era chiusa a chiave? Perché hanno disegnato e raccontato di una scala a chiocciola? Ed i camminamenti che portano all’uscita sul retro della scuola… Di quella uscita e della palestra non sapevamo nulla neppure noi genitori. Altro che psicosi collettiva».

Si tornerà in aula il 16 e il 23 aprile con la parola alle parti civili. Dal 30, in poi, parleranno i difensori degli imputati. 

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Abusi all’Asilo di Rignano Flaminio: chiesti 12 anni di reclusione per ogni imputato!!

Dodici anni di reclusione per ciascuno dei cinque imputati nel processo per i presunti abusi su almeno 21 bambini della scuola ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio. È la richiesta del pm Marco Mansi nella requisitoria del processo che vede imputati le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l’autore tv Gianfranco Scancarello (marito della Del meglio) e la bidella Cristina Lunerti.

A vario titolo e a seconda delle posizioni, gli imputati sono accusati di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza. Il pm Mansi, nel sollecitare la condanna dei cinque imputati, ha chiesto anche la trasmissione degli atti per procedere contro altre due maestre, contro un testimone e anche contro Kelum De Silva Weramuni, il benzinaio cingalese la cui posizione era stata archiviata nel corso delle indagini. Il rappresentante della pubblica accusa ha ricostruito tutti i passaggi dell’inchiesta che ha portato all’odierno processo, focalizzando anche e soprattutto la sua attenzione sui contenuti dell’attività tecnica che i medici hanno compiuto su alcuni dei bambini nel corso del lungo incidente probatorio per acquisire agli atti processuali le testimonianze dei piccoli.

«Ci sono i racconti dei bambini, agghiaccianti, le perizie, e i riscontri sui luoghi dove sono stati portati», ha detto nella sua requisitoria il pm Mansi. «La responsabilità degli imputati è provata. Sono loro gli orchi cattivissimi indicati dai piccoli. Vanno condannati».

Il pm nei giorni aveva calato anche quello che riteneva il suo ultimo asso (in un primo tempo scartato in aula per un presunto vizio di forma): l’audizione in cui il professor Marcello Chiarotti – docente alla Cattolica e responsabile del Laboratorio di Tossicologia Forense dell’università, uno dei massimi esperti nel campo delle analisi tricologiche – ha ricostruito che, a distanza di tempo, sui capelli di due bambini sono state trovate tracce di benzodiazepine, annoverate proprio da Chiarotti tra le “rape drugs” cioè droghe da stupro.

«Le richieste di condanna erano scontate. E ci consolano, la nostra battaglia ha portato a un primo risultato», ha detto la mamma di uno dei piccoli «Perché i bambini conoscevano le abitazioni degli imputati? Tanti oggetti tenuti in casa e addirittura particolari fisici che sono stati riscontrati? Ed ancora: perché i bambini hanno descritto una palestra che per stessa ammissione delle insegnanti era chiusa a chiave? Perché hanno disegnato e raccontato di una scala a chiocciola? Ed i camminamenti che portano all’uscita sul retro della scuola… Di quella uscita e della palestra non sapevamo nulla neppure noi genitori. Altro che psicosi collettiva».

Si tornerà in aula il 16 e il 23 aprile con la parola alle parti civili. Dal 30, in poi, parleranno i difensori degli imputati. 

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Pedofilo si suicida nel carcere di Mammagialla.

Viterbo – Ha indossato uno scaldacollo, ha agganciato un’estremità alle sbarre della finestra della cella e si è lasciato cadere sul pavimento. Così, ieri pomeriggio, tra le 17 e le 18, si è suicidato Roberto Patassini, detto “la nana”. Romano, 49 anni, detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla, dove stava scontando una condanna per pedofilia e sfruttamento della prostituzione minorile. Sarebbe tornato in libertà nel 2022.

Patassini era stato arrestato dalla polizia nell’aprile 2006 nell’ambito dell’operazione “Fiori nel fango”, che portò allo smantellamento di un’organizzazione dedita alla pedofilia e allo sfruttamento della prostituzione minorile. I ragazzini, dagli 8 ai 14 anni, venivano reclutati nei campi rom di Roma o nelle squadre di calcio giovanili. Almeno 200 le vittime accertate durante l’inchiesta. Si trattava di bambini poverissimi, che venivano adescati e comprati con pochi soldi: una paio di scarpe firmate, un telefonino, un ricarica, un panino da McDonald’s. In alcuni casi erano i loro stessi genitori a venderli per un televisore, un frigorifero, un pò di soldi.

Pedofilo si suicida nel carcere Mammagialla.

Viterbo – Ha indossato uno scaldacollo, ha agganciato un’estremità alle sbarre della finestra della cella e si è lasciato cadere sul pavimento. Così, ieri pomeriggio, tra le 17 e le 18, si è suicidato Roberto Patassini, detto “la nana”. Romano, 49 anni, detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla, dove stava scontando una condanna per pedofilia e sfruttamento della prostituzione minorile. Sarebbe tornato in libertà nel 2022.

Patassini era stato arrestato dalla polizia nell’aprile 2006 nell’ambito dell’operazione “Fiori nel fango”, che portò allo smantellamento di un’organizzazione dedita alla pedofilia e allo sfruttamento della prostituzione minorile. I ragazzini, dagli 8 ai 14 anni, venivano reclutati nei campi rom di Roma o nelle squadre di calcio giovanili. Almeno 200 le vittime accertate durante l’inchiesta. Si trattava di bambini poverissimi, che venivano adescati e comprati con pochi soldi: una paio di scarpe firmate, un telefonino, un ricarica, un panino da McDonald’s. In alcuni casi erano i loro stessi genitori a venderli per un televisore, un frigorifero, un pò di soldi.

Carmelo Abbate – Golgota – Inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa.

TESTIMONIANZE, CONFESSIONI E DOCUMENTI NEL REPORTAGE DI ABBATE (ANSA) – ROMA, 5 MAR – E’ dedicato ”senza ironia” a Benedetto XVI, il Papa che per la prima volta nella storia pontificia incontra le vittime degli abusi sessuali, le abbraccia, si scusa a nome dell’istituzione che rappresenta, esprime dolore, vergogna, rincrescimento e mostra un impegno e una decisione nel combattere questa piaga ”superiori a quelli messi in campo da Giovanni Paolo II”, il nuovo libro del giornalista Carmelo Abbate, ”Golgota” (Edizioni Piemme), incentrato sul tema scottante della pedofilia nella Chiesa. Sono passati quasi trent’anni da quando il primo caso di pedofilia e’ stato segnalato al Papa. Da allora si contano ufficialmente quattromila casi nella Chiesa degli Stati Uniti, con oltre due miliardi e mezzo di dollari di risarcimenti pagati. Millesettecento preti accusati di abusi in Brasile. Mille in Irlanda, chiamati a rispondere di trentamila casi. Centodieci sacerdoti condannati in Australia. In Italia si parla di ottanta casi e trecento vittime: quelli rimasti riservati o nascosti sono certo molti di piu’. L’elenco delle Chiese travolte dallo scandalo della pedofilia copre i cinque continenti. Il lavoro di Abbate – che ha alle spalle anche il bestseller internazionale ”Sex and the Vatican” e il reportage ”Le notti brave dei preti gay” uscito con grande rumore nel 2010 su Panorama – e’ pero’ tutt’altro che un elenco di numeri. E’ una rete di incontri, confessioni, testimonianze e documenti su retroscena poco conosciuti: la vita dei preti pedofili nei centri di recupero, i risvolti legali, la fratellanza basata sulla segretezza e sulla convinzione di essere immuni da ogni giudizio esterno. Tra le molte testimonianze contenute nel libro, che ha come sottotitolo ”Viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia”, quella emblematica della violenza subita da Fabio e quella di don Sergio, che sogna l’amore e scrive messaggi deliranti a persone che non conosce. ”Due tragedie umane esemplari – fa sapere la casa editrice -, raccontate senza dimenticare chi e’ la vittima e chi l’orco”. (ANSA). Da allora si contano ufficialmente quattromila casi nella Chiesa degli Stati Uniti, con oltre due miliardi e mezzo di dollari di risarcimenti pagati. Millesettecento preti accusati di abusi in Brasile. Mille in Irlanda, chiamati a rispondere di trentamila casi. Centodieci sacerdoti condannati in Australia. In Italia si parla di ottanta casi e trecento vittime: quelli rimasti riservati o nascosti sono certo molti di piu’. L’elenco delle Chiese travolte dallo scandalo della pedofilia copre i cinque continenti. Il lavoro di Abbate – che ha alle spalle anche il bestseller internazionale ”Sex and the Vatican” e il reportage ”Le notti brave dei preti gay” uscito con grande rumore nel 2010 su Panorama – e’ pero’ tutt’altro che un elenco di numeri. E’ una rete di incontri, confessioni, testimonianze e documenti su retroscena poco conosciuti: la vita dei preti pedofili nei centri di recupero, i risvolti legali, la fratellanza basata sulla segretezza e sulla convinzione di essere immuni da ogni giudizio esterno. Tra le molte testimonianze contenute nel libro, che ha come sottotitolo ”Viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia”, quella emblematica della violenza subita da Fabio e quella di don Sergio, che sogna l’amore e scrive messaggi deliranti a persone che non conosce. ”Due tragedie umane esemplari – fa sapere la casa editrice -, raccontate senza dimenticare chi e’ la vittima e chi l’orco”. (ANSA).

LINK SITO CARMELO ABBATE

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Asilo Cip e Ciop: la Scuderi capace di intendere e volere.

(AGI) – Genova, 23 feb. – Secondo il perito Gianluigi Rocco, nominato dal gup Roberto Fucigna per effettuare una valutazione sullo stato di Anna Laura Scuderi, una delle due maestre dell’asilo ‘Cip e Ciop’ di Pistoia che sottopose i bimbi a maltrattamenti e che fu arrestata, la donna all’epoca dei fatti “presentava – si legge nella perizia depositata in tribunale a Genova – un disturbo dell’adattamento con un’alterazione mista dell’emotivita’ e della condotta cronico caratterizzata oltre che da uno stato di ansia da atti di violenza nei confronti dei bambini che ella stessa doveva accudire. Queste alterazioni comportamentali sono state commesse in un periodo di stress causato principalmente da gravi difficolta’ economiche e molto confuse”. Secondo Rocco le risposte agli stimoli di stress della Scuderi erano tali da determinare “una violazione dei diritti degli altri o delle norme o delle regole della societa’ appropriata per l’eta’ adulta”. Tuttavia “non e’ rilevabile un vizio di mente – scrive Rocco – e la signora Scuderi e’ pienamente imputabile”. E conclude: “La signora Scuderi al momento dei fatti presentava un disadattamento cronico con alterazioni miste dell’emotivita’ e della condotta, una condizione psichiatrica che non riduceva grandemente le sue capacita’ di intendere e di volere per cui non e’ applicabile un vizio di mente”

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Abusi sessuali in asilo del Comune Aperta inchiesta su una dipendente

MILANO – Abusi sessuali in una scuola materna comunale. Il Tribunale di Milano ha aperto un’inchiesta che vede come vittime due minori, una bimba e un maschietto e che ha come indagata una donna, all’epoca dei fatti dipendente della scuola stessa. Il 31 gennaio scorso si è svolto l’incidente probatorio sotto la guida del pm Luca Gaglio e del gip Chiara Valori, durante il quale sono state confermate le circostanze degli abusi e sono emersi ulteriori particolari agghiaccianti. La prima denuncia è del 2 agosto. Una coppia di genitori milanesi si presenta nella caserma di carabinieri più vicina a casa, allarmata dalle confidenze che la loro figlia, di soli quattro anni, ha appena fatto, due giorni dopo che si è concluso il centro estivo organizzato dalla scuola materna frequentata. Carezze molto spinte, minacce, abusi che si svolgono nelle aule della scuola, dove ogni mamma è convinta che il proprio piccolo sia al sicuro. Un racconto tristissimo e terrificante nel suo squallore, che i genitori mettono nero su bianco davanti ai carabinieri per proteggere la propria figlia e tutelare anche gli altri piccoli iscritti alla materna. Leggi l’articolo completo

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“Quel prete abusò di me” La testimonianza choc.

Ricevo dall’associazione Onlus “La Caramella Buona”

Palermo, 23 febbraio 2012

PEDOFILIA ECCLESIALE: LA CARAMELLA BUONA DENUNCIA ALTRO CASO.

RIVELAZIONE SCOTTANTI SU “S” la storia di abusi nella Chiesa in provincia di Catania

Prima, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. Poi, dopo aver letto su un giornale di un’associazione, “La Caramella Buona onlus”, che si occupa di denunciare le storie di abusi sui bambini, ha deciso di raccontare la sua storia: le molestie subite da un prete quando era minorenne. Infine, un giorno dell’anno scorso, ha preso il coraggio a due mani e ha affrontato il suo carnefice registrando una conversazione nella quale il sacerdote ammette i rapporti sessuali. È la storia raccontata in un servizio di Andrea Cottone nel prossimo numero di “S”, in edicola da sabato: la storia di Salvo (il nome è di fantasia) e del prete della diocesi di Acireale che ha abusato di lui quando era ancora minorenne. Un caso non isolato. Leggi l’articolo completo

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Don Seppia: richiesti 11 anni di carcere

Don Riccardo Seppia. Tentata violenza sessuale su minore pluriaggravata, plurima offerta di droga anche a minorenni, tentata induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico: questi sono i capi di accusa a cui il parroco di Sestri Ponente, arrestato lo scorso maggio, dovrà rispondere nel processo con rito abbreviato come da lui stesso richiesto. Undici anni e otto mesi di carcere è stata la richiesta del pm Stefano Puppo, che martedì 14 febbraio ha pronunciato la sua requisitoria davanti al gup Roberta Bossi al processo con rito abbreviato di don Riccardo Seppia, il parroco genovese in carcere dal maggio scorso.

A raccontare delle singolari “attenzioni” del parroco di Sestri fu un chierichetto di 15 anni, una delle presunte vittime, durante l’incidente probatorio. Due gli episodi: il primo in sacrestia, con un energico abbraccio da dietro; il secondo in parrocchia, mentre il giovane si stava confessando, con una carezza sulla gamba. Anche un altro ragazzino, un albanese di 16 anni, era stato sentito dai carabinieri del Nas di Milano, coordinati dal pm Stefano Puppo. “Avevamo deciso di vederci, per avere un rapporto sessuale.

Ma per tre volte don Seppia ha disdetto gli incontri. Mi aveva offerto i soldi e poi la cocaina. Ma io volevo solo i soldi. Poi però, ogni volta che dovevamo vederci, mi diceva che aveva troppi impegni e così l’incontro è saltato”. Ad inchiodare don Seppia erano state, oltre alle testimonianze, anche le intercettazioni. Telefonate a spacciatori a cui chiedeva “ragazzini dal collo tenero”, e poi gli sms e le chiamate con l’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano, in cui l’ex sacerdote raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini. L’inchiesta era partita da Milano. I militari avevano iniziato a indagare su un giro di droga spacciata nelle palestre e saune frequentate soprattutto dagli omosessuali. E nella rete degli investigatori era finito anche don Seppia, frequentatore di quei luoghi e consumatore di cocaina.

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Potenza, tenta violenza sessuale ad una 11enne: arrestato

Potenza, 18 feb. – (Adnkronos) – I militari della compagnia di Melfi hanno arrestato un 39enne residente in un Comune nell’area dell’Alto Bradano per tentata violenza sessuale ed atti sessuali ai danni di una minorenne. Ieri sera i genitori di una bimba di 11 anni hanno riferito che la figlia, poco prima, era stata oggetto di una tentata violenza sessuale da parte di un loro conoscente. I militari hanno acquisito gli elementi essenziali per il prosieguo delle indagini ed hanno rintracciato immediatamente il presunto responsabile, accompagnandolo in caserma.

L’uomo, resosi conto della gravita’ di quanto appena commesso, ha collaborato permettendo una ricostruzione dei fatti. Ieri pomeriggio, come gia’ accaduto altre volte, la bambina si era recata a casa di una coetanea per fare i compiti. Giunta l’ora di rientrare, il padre dell’amichetta si offriva di accompagnarla a casa. Durante il tragitto l’uomo ha fermato la marcia del mezzo in una zona isolata e si e’ denudato, abbassando i pantaloni. La ragazzina, presa dal panico, e’ uscita di corsa dall’auto ed ha raggiunto a piedi la sua abitazione dove ha raccontato tutto ai genitori, in lacrime. Completata la ricostruzione, l’uomo e’ stato dichiarato in stato di arresto e accompagnato presso la propria abitazione, in attesa delle decisioni della Procura di Potenza.

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La ragazza stuprata: “Mi volevano uccidere”

“Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere”. Ha detto così la ragazza di 21 anni che è stata brutalmente aggredita 1 vicino la discoteca ‘Guernica’ di Pizzoli, in provincia dell’Aquila, la notte tra sabato e domenica scorsi 2. Originaria di Tivoli, la ragazza si è confidata con i suoi familiari. In queste ore sta cercando di ricostruire quanto accaduto. L’avvocato Enrico Maria Gallinaro la assiste e cerca di proteggerla da questa “orribile vicenda che l’ha fatta diventare un oggetto”, ha detto il penalista. 

L’avvocato ha aggiunto: “la natura e la gravità delle lesioni riportate dalla giovane rendono il quadro indiziario estremamente grave. La mia assistita è stata abbandonata semi nuda e gravemente ferita, alle tre del mattino, in un parcheggio, nella neve e nel ghiaccio. E’ stato un miracolo che si sia riuscita a salvare”. Ma “ringrazio, a nome di chi vuole veramente bene alla mia assistita, i medici dell’ospedale dell’Aquila, il pubblico ministero, i carabinieri. Tutti stanno cercando di avere il massimo rispetto”, ha detto Gallinaro invitando “gli organi di stampa al massimo rispetto”.

 Oggi è stata dissequestrata l’auto del giovane militare aquilano coivolto insieme ad altre tre persone nello stupro. Dei quattro, tre, due campani e un aquilano, sono militari del 33esimo reggimento artiglieria Acqui, mentre la quarta è una giovane, forse fidanzata dell’aquilano. Nel provvedimento si evidenzia che gli investigatori hanno terminato di rilevare le tracce, di sangue e biologiche, per ricostruire il fatto e stabilire se sia avvenuto o meno nell’auto. I quattro sono stati infatti fermati dal gestore del locale e dai buttafuri che avevano trovato la ragazza seminuda e infreddolita. 

Nella mattinata di oggi i carabinieri hanno continuato un nuovo giro di interrogatori, sentendo per la seconda volta, dopo domenica, i militari che avrebbero una posizione meno grave:il campano e l’aquilano di stanza al 33/mo reggimento artiglieria Acqui. I due sostanzialmente hanno ribadito di non avere avuto a che fare con l’aggressione.Non si sa se sarà interrogato anche il terzo militare indagato, della provincia di Avellino.

 E’ su quest’ultimo che si riversano i sospetti più gravi. L’uomo era stato bloccato con la camicia e una mano sporca di sangue dal gestore del locale e dai buttafuori subito dopo il ritrovamento fuori dalla discoteca della giovane svenuta in mezzo alla neve e insanguinata. Dai primi risultati degli esami del Ris di Roma è emerso che il sangue è della giovane studentessa, come le tracce biologiche trovate su camicia, mano e braccialetto da polso del 21enne militare, iscritto sul registro degli indagati da ieri.

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Violenza sessuale: abuso’ di ragazza disabile, condannato

(ANSA) – RAVENNA, 18 FEB – Ha violentato una giovane disabile e con gravi problemi cognitivi attirandola in casa con la scusa di darle un regalo, un mattino nel quale la ragazza era scesa da sola in giardino con il cane. E’ il quadro accusatorio che ieri mattina e’ costato a Ravenna la condanna (con rito abbreviato) a tre anni di carcere per un pensionato ravennate ultrasettantenne finora incensurato, vicino di casa della ragazza. La Procura aveva chiesto cinque anni. Il Gup ha anche condannato l’uomo a risarcire in separata sede la ragazza.

Omicidio Federica Squarise: condannato El Gordo

Federica Squarise fù stuprata e uccisa in Spagna nel 2008. L’orribile omicidio della ragazza ventunenne italiana fù per mano di Victor Diaz Silva Santiago, detto El Gordo, che quella maledetta sera a Lloret de Mar ne decise la sorte. 

Leggi qui gli articoli

Ora è arrivata la sentenza per El Gordo: 17 anni e 9 mesi per aver stuprato e ucciso Federica. Una sentenza che lascia l’amaro in bocca alla famiglia della ragazza e tutti noi. Sono state riconosciute delle attenuanti e questa parola ci fà scattare un senso di rabbia che normalmente non avremmo! Come si può “attenuare” la morte di Federica? Come si può pensare che quella sera la fine orribile di Federica non è stata totalmente formata da attimi orribili di paura, dolore, soffocamento lento in attesa che la morte la portasse via…per sempre? Aveva 21 anni, era in vacanza, costruiva i suoi meravigliosi ricordi della gioventù guardando al futuro. Un futuro spezzato da un’inumano per il quale il diniego di Federica, la sua giovane vita, la sua lotta per sopravvivere non sono contati niente! Il mio dolore per questa ragazza accompagna nel pensiero la sua famiglia alla quale và tutto il mio affetto incondizionato.

Diciassette anni e nove mesi per aver stuprato e ucciso Federica. Fa discutere la sentenza con cui il tribunale spagnolo ha condannato Victor Diaz Silva Santiago, detto El Gordo, per la morte di Federica Squarise, la turista di 21 anni di San Giorgio delle Pertiche (Padova) uccisa nel 2008 a Lloret de Mar (Girona, Spagna). Un anno e sei mesi per il reato di abuso sessuale e 16 anni e tre mesi per omicidio. Sulla pena, che in Italia sta facendo scandalo, ha pesato l’attenuante della collaborazione. Dalla pena, poi, dovrà essere decurtato il tempo già trascorso in carcere dal barista uruguaiano che dovrà corrispondere un indennizzo di 80.000 euro ai genitori di Federica. Ben diverse erano state le richieste dell’accusa: 30 anni di carcere per i reati di violenza sessuale aggravata e omicidio e un risarcimento danni di 200mila euro. Per il governatore del Veneto, Luca Zaia, si tratta di una «sentenza scandalosa, anzi uno schifo». Federica arrivò in Costa Brava con un’amica il 28 giugno 2008. In un bar conobbe il Gordo. A partire da quel momento – secondo l’accusa – inizia l’incubo di Federica. Prima il Gordo la corteggia, le sta addosso, la fa bere. Poi la segue in un altro locale, cerca ancora un approccio sessuale, sempre pressante. Poi all’alba, quando Federica stava tornando in hotel, alticcia, l’aggressione finale. La condusse in una zona isolata dove la stuprò. La ragazza si oppose con tutte le sue forze, come hanno dimostrato i graffi e i brandelli di pelle del suo carnefice ritrovati sotto le unghie. Poi cercò di soffocarla fino a uno stato di incoscienza. Ma Federica respirava ancora così le infilo uno straccio in bocca perché morisse asfissiata. Infine nascose il cadavere prima di scappare per una breve fuga. 

I GENITORI. «I genitori della ragazza sono molto dispiaciuti, faremo ricorso». Gli avvocati dei familiari di Federica Squarise, Agnese Usai e Massimiliano Stiz del foro di Padova, commentano la sentenza: «Siamo stupiti che gli abbiano riconosciuto l’attenuante della collaborazione, ha confessato solo quando è stato preso». Usai e Stiz stanno procedendo alla richiesta di indennizzo allo stato spagnolo «e auspicano l’adozione di una legge italiana che possa favorire una normativa conforme a quella europea».

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Pedofilia: condannato in appello Don Luciano Massaferro.

Don Massaferro

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Genova. Conferma piena della sentenza di primo grado. E’ la pronuncia emessa, dopo sei ore di camera di consiglio, dalla corte d’appello di Genova a carico di don Luciano Massaferro, il parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio che era stato condannato dal tribunale di Savona a 7 anni e 8 mesi di reclusione per abusi sessuali su una chierichetta di 12 anni.

Il sacerdote, comunemente noto come Don Lu, era stato arrestato dalla polizia il 29 dicembre 2009, dopo le segnalazioni arrivate dagli psicologi dell’ospedale Giannina Gaslini di Genova. Nel processo di primo grado, i pm savonesi Giovanni Battista Ferro e Alessandra Coccoli avevano ritenuto accoglibile il racconto della chierichetta. L’intera delicata vicenda aveva sollevato un polverone di polemiche, anche oggi evidente, con la divisione dell’opinione pubblica locale in colpevolisti ed innocentisti. A Genova sono arrivati in pullman alcuni sostenitori e parrocchiani del sacerdote proprio per seguire l’esito.

Il ricorso al secondo grado di giudizio era stato richiesto dagli avvocati difensori del prete, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, che avevano depositato un documento di 174 pagine nel quale veniva ricostruita nel dettaglio la vicenda giudiziaria del religioso, adducendo motivazioni di “non attendibilità” della piccola destinataria delle molestie.

La sentenza di primo grado era stata emessa lo scorso 17 febbraio: non solo la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione ma anche l’interdizione perpetua dall’esercizio dei pubblici servizi e dei servizi a fini educativi, mentre per la vittima era stato disposto un risarcimento di 180 mila euro (oltre a 10 mila euro per la madre della piccola). All’epoca il sacerdote era stato rinchiuso dapprima nel carcere di Valle Armea a Sanremo, per poi ottenere prima il trasferimento nel convento di suore di clausura a Diano Castello e fare infine ritorno nella “sua” Alassio, nell’alloggio dietro alla canonica della parrocchia di San Vincenzo Ferreri.

Erano almeno tre gli episodi di molestie che gli venivano attribuiti, in particolare nel corso dei “tour” per le benedizioni delle case, alle quali aveva partecipano anche la sua piccola accusatrice, rappresentata in giudizio dall’avvocato di parte civile Mauro Vannucci. Oggi l’udienza è filata dritta a sentenza, pur alla fine di una lunga riunione camerale, in quanto la corte, presieduta da Giorgio Odero, non ha ritenuto necessari supplementi di istruttoria. A caratterizzare la lunga giornata in aula è stata l’assenza, imprevista, del procuratore generale titolare dell’accusa, che stamane, a causa di un’indisposizione, ha fatto perorare le tesi al collega sostituto.

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Germania: prete pedofilo ammette 280 abusi sessuali

BERLINO – Un prete cattolico tedesco, accusato di pedofilia, ha confessato davanti alla corte che lo sta processando di aver commesso 280 abusi sessuali ai danni di alcuni minorenni. Lo racconta il giornale ‘Braunschweiger Zeitung’, che segue il caso giudiziario.

L’uomo, 46 anni, della Bassa Sassonia, conta a questo punto sul fatto che la sua ammissione possa avere un effetto sulla condanna, ammorbidendo la pena. Agli arresti domiciliari da meta’ giugno, il parroco e’ accusato di aver abusato di 3 minori, fra il 2004 e il 2011.

I ragazzini avevano fra i 9 e i 15 anni di eta’. I minorenni coinvolti frequentavano la parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt, dove operava il sacerdote, e qui qualche volta pernottavano. Inoltre avevano trascorso con il parroco alcuni periodi di vacanza, viaggiando con lui: erano andati a Parigi, nel parco di Disneyland, a Usedum e Salisburgo.

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Tenta di abusare di una bimba bloccato da tre pescatori

Tenta di abusare di una bimba di 7 anni ma viene bloccato da un gruppo di pescatori e “salvato” dai carabinieri da un pestaggio. E’ accaduto a Portici.

I militari della locale stazione hanno sottoposto a fermo per tentata violenza sessuale aggravata su una minore di 7 anni un 32enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri sono intervenuti nella zona portuale del Granatello perché tre pescatori li avevano chiamati dicendo di aver sventato una violenza sessuale ai danni di una minore che era in loro compagnia.

I tre avevano notato un individuo che portava per mano una bambina verso un casotto abbandonato nella zona del Granatello, e, insospettiti dall’atteggiamento, si erano avvicinati sorprendendo l’uomo in atteggiamento che non dava adito a dubbi: stava tentando di abusare della bambina.

Grazie all’intervento dei tre pescatori l’uomo è scappato mentre la minorenne, rimasta con i pescatori, è stata portata a piazza San Pasquale, dove sono intervenuti i carabinieri che l’hanno riaffidata alla madre. A seguito di veloci verifiche è stato accertato che la bambina, temporaneamente a casa dei nonni materni, era stata portata a una festa di compleanno insieme ad altre due minori dall’uomo, vicino di casa dei nonni della piccola, e da sua moglie, una baby sitter, e che durante la festa l’uomo, con una scusa, era riuscito a portare via la minore dicendo che voleva riportarla a casa dei nonni, conducendola invece nel casotto nella zona del Granatello e tentando di abusarne.

La descrizione data dei tre pescatori e i veloci accertamenti effettuati dai militari hanno consentito di identificare e individuare subito il 32enne, che è stato trovato nella sua abitazione di Portici e portato in caserma con non poche difficoltà. E’ stato infatti sottratto dai militari a un sicuro pestaggio perché una folla inferocita stazionava sotto la sua abitazione inveendo e apostrofandolo in vario modo. L’uomo è stato condotto al carcere di Poggioreale.

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Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

Asilo Vallo della Lucania: i bambini sono stati creduti! Otto anni a suor Soledad.

 

«I nostri bambini avevano ragione». Queste le uniche parole pronunciate dai genitori degli alunni dell’istituto Santa Teresa. Ieri sera per la monaca peruviana è arrivata la sentenza di condanna ad otto anni, un anno e quattro mesi per le altre due suore imputate, assoluzione invece per il giovane fotografo e il muratore. A pronunciare la sentenza nella tarda serata di ieri il presidente del tribunale di Vallo della Lucania Elisabetta Garzo.
 

Suor Soledad è stata condannata per molestie sessuali sui piccoli alunni dell’istituto religioso di Vallo, le altre due suore avrebbero favorito la novizia con posizioni di comodo. La sentenza è arrivata dopo una lunga giornata di attesa. In mattinata si è svolta l’arringa degli avvocati Guglielmo Gulotta e Gaetano Di Vietri difensori di due degli imputati. Poi nel pomeriggio intorno alle 15.30 il collegio giudicante, terminata la discussione, si è ritirato in camera di consiglio per deliberare. Solo dopo sei ore di attesa in un’aula gremita e densa di tensione tra l’emozione generale il presidente Garzo ha pronunciato la sentenza.

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Don Ruggero Conti e la curia citati per il risarcimento danni.

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Pedofilia, chiesti 10 milioni di danni a don Ruggero e alla Curia. L’ex parroco di Selva Candida condannato a 15 anni e 4 mesi.

ROMA – Dieci milioni di euro. È il risarcimento danni chiesto a don Ruggero Conti, condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi, da una delle presunte vittime di abusi sessuali compiuti su minori dell’ex parroco di Selva Candida tra il 1998 ed il 2008. La richiesta di danni è stata avanzata anche nei confronti della curia Vescovile di Santa Rufina, che sarà chiamata a rispondere in solido del risarcimento in caso di condanna in sede civile.

A dover decidere se la richiesta è fondata sarà il Tribunale civile di Roma. I giudici dovranno pronunciarsi anche sulla citazione in giudizio del vescovo Gino Reali che all’epoca dei fatti aveva la responsabilità di sorvegliare l’operato di Don Ruggero Conti. In questo caso monsignor Reali rappresenterebbe la chiesa come istituzione. Qualora il giudice infatti scegliesse di far partecipare all’istruttoria anche il vescovo, la Chiesa sarebbe potrebbe essere chiamata a pagare un risarcimento danni alla presunta vittima. Con la conseguenza che verrebbe riconosciuta la responsabilità diretta della Curia per i comportamenti compiuti dai suoi membri nell’esercizio delle loro funzioni ecclesiastiche.

Una decisione che potrebbe rappresentare un precedente, perché in Italia la Curia non è mai stata ritenuta diretta responsabile per vicende di pedofilia. Responsabilità che per esempio invece è stata accertata negli Stati uniti dove nel 2007 l’Arcidiocesi di Los Angeles concordò un risarcimento di 660 milioni di dollari per le 508 vittime di abusi sessuale compiuti da preti pedofili.

 La scelta dell’avvocato Fabrizio Gallo, rappresentante di una delle presunte vittime, di citare la Curia in sede civile nasce dalle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado del prete. In alcuni passaggi i giudici della sesta sezione del tribunale penale di Roma, con un linguaggio velato, insinuano che i presunti abusi compiuti da don Ruggero sarebbero stati anche causati dalle omissioni compiute da chi aveva il compito di controllare l’operato del sacerdote. Il Tribunale penale di Roma ha ritenuto che le autorità ecclesiastiche intendevano «congelare» la vicenda nonostante avessero appreso della gravità della situazione dalla viva voce delle presunte vittime. Anzi i giudici sono arrivati a sottolineare la possibilità che i supposti abusi compiuti dal sacerdote dopo il 2006 forse avrebbero potuto essere evitati se non fosse stata sottovalutata la denuncia fatta da due vittime al monsignor Gino Reali.

Il processo civile avrà inizio il 12 dicembre del 2012. «La domanda di risarcimento della presunta vittima è irrituale» commenta l’avvocato Patrizio Spinelli, difensore di don Ruggero. La storia dei presunti abusi compiuti da Don Ruggero scoppia nel giugno del 2008 quando l’allora sacerdote di Selva Candida viene arrestato dalla Procura di Roma. L’inchiesta sarebbe arrivata a rivelare l’esistenza di un uomo capace di violentare alcune vittime anche 300 volte un minorenne. Secondo i giudici in un caso don Ruggero avrebbe abusato di un minore dopo avergli impartito lezioni private in preparazione dell’anno scolastico. Mentre un’altra violenza sarebbe avvenuta il giorno di Pasqua nel marzo del 2008 dopo aver convinto una vittima a farsi raggiungere presso la sua abitazione.

Fonte: Il Messaggero

 

Arrestato con le braghe calate mentre molestava due bambine!

Arrestato con le braghe calate mentre molestava due bambine!

Dopo una prima segnalazione da parte di un Centro Commerciale che aveva visto un uomo molestare una bambina, i carabinieri si sono attivati e…. l’hanno beccato! Il 45enne di Collebeato, sposato e già segnalato in passato per gli stessi reati, è stato colto in flagranza di reato ed arrestato immediatamente… con i calzoni ancora calati! Un piccolo appunto all’articolo del giornale che quì sotto vi posto: quest’uomo non è stato arrestato con l’accusa di un “reato infamante”…. è un pedofilo infame.

Uomo arrestato per molestie al centro commerciale. L’indagine dei carabinieri dopo un episodio nei primi giorni del mese a Concesio. In cella un 45enne di Collebeato L’uomo ripreso dalle telecamere dell’ipermercato mentre si strusciava contro due bambine.

Un 45enne di Collebeato è finito in manette con un’accusa infamante: pedofilia.

L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato l’altro giorno dai carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia mentre si trovava al centro commerciale Auchan di Concesio. L’arresto non è stato «occasionale», ma il frutto di una indagine iniziata il 9 agosto per un episodio di violenza sessuale consumatosi sempre al centro commerciale di Concesio.

I CARABINIERI erano stati chiamati al centro di Concesio perchè le telecamere della videosorveglianza avevano immortalato un episodio di molestie sessuali. Le telecamere avevano ripreso un uomo mentre rivolgeva attenzioni particolari a una bambina: si era avvicinato alla piccola, aveva aperto i pantaloni e poi si era strusciato. L’uomo, consapevole di ciò che stava facendo, era rimasto in un posto un po’ appartato e ha fatto di tutto per non farsi riprendere in faccia dalla telecamera. Nonostante l’attenzione a non farsi riprendere l’uomo è stato identificato dai carabinieri, anche perchè in passato si era reso responsabile di fatti analoghi.

L’EPISODIO ha fatto scattare, ovviamente, l’intervento dei carabinieri che hanno tenuto sotto stretto controllo il centro commerciale.

Ieri pomeriggio il lavoro e la sorveglianza dei carabinieri sono stati premiati: verso le 17 l’uomo è ricomparso al centro commerciale e si è comportato esattamente come il 9 agosto.

IL 45ENNE è stato controllato dalla sala di controllo con le telecamere e anche visivamente dai carabinieri in borghese che erano sparsi nella galleria del centro commerciale.

Dopo qualche istante, scelto un posto non particolarmente frequentato, il 45enne, che è regolarmente coniugato, ha atteso il momento propizio. Sfruttando la disattenzione di un paio di genitori, l’uomo è riuscito ad avvicinarsi a due bambine, con meno di 10 anni, ha aperto i pantaloni, estratto l’organo genitale e si è strusciato contro le piccole. A questo punto i carabinieri sono intervenuti bloccandolo, ma facendo anche attenzione a non spaventare le due bambine. Aveva ancora i pantaloni abbassati quando i carabinieri lo hanno immobilizzato per mettergli le manette. Le bimbe sono state subito affidate ai genitori, erano spaventate e frastornate per tutto quello che stava succedendo.

L’UOMO È STATO PRESO in consegna dai carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia, portato in caserma e fotosegnalato. Dopo le formalità il 45enne è stato accompagnato nel carcere di Canton Mombello dove resta attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ai giudici il 45enne di Collebeato dovrà rispondere dell’accusa di violenza sessuale su minori.

Fonte: Brescia Oggi