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Denise Pipitone: interrogata Anna Corona

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“Il cellulare era con me, non l’ho dato a nessuno, e non mi sono spostata da Mazara del Vallo”. é stata la risposta secca di Anna Corona, madre di Jessica Pulizzi, la venticinquenne accusata di avere avuto un ruolo nel sequestro della piccola Denise Pipitone (sua sorella per parte di padre), avvenuto il 1° settembre 2004 a Mazara del Vallo.

La teste, deponendo dinanzi al Tribunale di Marsala, è stata ascoltata in merito a presunti spostamenti effettuati in diverse zone delle provincie di Trapani e Palermo, proprio il giorno che seguì la scomparsa della bambina. Lo si evincerebbe dal tabulato telefonico di una delle utenze di Anna Corona; tabulato che, comunque, è ancora oggetto di accertamenti tecnici nell’ambito del secondo filone di indagine riguardante il rapimento della bambina. Il presidente del Tribunale, Riccardo Alcamo, ha però autorizzato un primo approfondimento della questione, nonostante l’opposizione sollevata subito dalla difesa dell’imputata, rappresentata in aula dai legali palermitani Gioacchino Sbacchi e Fabrizio Torre. Così, nel corso dell’esame da parte dell’avvocato di parte civile Giacomo Frazzitta, per conto della madre di Denise, Piera Maggio, ad Anna Corona è stata chiesta una spiegazione sugli spostamenti che sarebbero avvenuti nelle trentasei ore successive al sequestro di Denise.

“Alle 19.15 – ha ricordato il legale – uno dei telefoni cellulari della signora Corona aggancia celle tra Partinico e Cinisi”. Frazzitta ha quindi letto una sintesi di quanto emergerebbe dal tabulato telefonico della stessa utenza nella giornata del 2 settembre 2004, a partire da una prima “cella” agganciata a Cinisi alle 6.15. L’avvocato marsalese ha rilevato che quello stesso numero agganciò, tra le altre, “celle” di Partinico (alle 12,31 e alle 19.15), di Cinisi (alle 19.16), di Alcamo (alle 20.38), intervallate a “celle” di Mazara del Vallo e lunghi periodi “di buio totale”.

Anna Corona ha ribadito che tutti e tre i telefonini che possiede, erano in suo possesso e che lei quel giorno non si spostò da Mazara del Vallo, escludendo l’eventualità di avere affidato uno degli apparecchi alla figlia Jessica.

Nel corso dell’udienza, Frazzitta ha tentato di approfondire anche il contenuto di altre due telefonate, arrivate ad Anna Corona la mattina successiva al sequestro di Denise. In particolare, un anziano amico della teste, Salvatore Montalto (deceduto all’inizio di quest’anno) telefonò alle 6.34 per una conversazione di 75 secondi e poi alle 6.43 per 18 secondi, a due diversi numeri di cellulare della teste. La Corona, anche attraverso l’ascolto in aula della seconda conversazione telefonica, ha motivato il tono duro avuto in quell’occasione con l’amico, “che mi chiamava abitualmente per la sveglia mattutina – ha ricordato – ma io il giorno prima l’avevo trascorso dai carabinieri e non volevo che Montalto mi facesse domande”. La donna, invece, non ha saputo riferire nulla riguardo alla prima telefonata di Montalto, “agganciata – ha evidenziato Giacomo Frazzitta – a una cella di Mazara Due (dove si trova la casa popolare dei genitori di Anna Corona, ndr), mentre la seconda si aggancia a una cella in un’altra zona di Mazara del Vallo”. Anche in questo caso, Anna Corona ha escluso di avere dato il relativo telefonino a Jessica, sostenendo peraltro che entrambe le sue figlie si trovavano a casa con lei e sarebbero state accompagnate dalla nonna soltanto nelle ore successive.

Nel corso della deposizione, la teste ha però confermato un’altra circostanza: la responsabilità di Jessica Pulizzi nel danneggiamento dell’auto di Piera Maggio, avvenuto quasi un anno prima della scomparsa di Denise. Nell’ottobre del 2003, furono tagliati i quattro copertoni del veicolo e Pietro Pulizzi, padre naturale di Denise, telefonò ad Anna Corona.

“Era infuriato – ricorda la teste – perché erano stati tagliati i copertoni della macchina di Piera Maggio; dopo la telefonata, rimproverai Jessica duramente, anche perché il mio intento era quello di stare lontano dalla famiglia di Tony Pipitone (all’epoca marito di Piera Maggio, ndr). Jessica mi confermò di avere tagliato le ruote dell’auto per rabbia, spiegandomi che aveva chiesto soldi al padre per comprare dei vestiti, ma il padre le aveva detto di non avere soldi, anche se poi aveva comprato vestiti a chiddra, la signora Maggio”.

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