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Pedofilia – Abusi – Violenza -


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Pedofilia: uomini che abusano di nipoti! Condanne ed arresti

Il Giustiziere degli Angeli

Pedofilia, abusò della nipotina: artigiano condannato a 9 anni.

I fatti risalgono all’aprile del 2007. Le violenze sarebbero state consumate da un artigiano di origini sarde residente in Piemonte. Condannata anche la compagna di 26 anni. Questa mattina la sentenza del Gup di Cagliari, Giovanni Massidda. Nove anni di reclusione per le accuse di violenza sessuale sulla nipotina di 8 anni ad un artigiano di origini sarde residente in Piemonte; tre anni e sei mesi per la compagna piemontese di 26 anni, imputata in concorso, ma ritenuta parzialmente incapace di intendere e di volere. Questa la sentenza pronunciata oggi dal Gup di Cagliari, Giovanni Massidda, nei confronti della coppia arrestata nell’aprile del 2007 con l’accusa di aver abusato di una bambina, nipote dell’uomo. Una storia terrificante che si è consumata in un centro della provincia del Sulcis, venuta alla luce grazie ad un’indagine attivata dalla Procura di Novara su altri due episodi di violenza sessuale avvenuti nel 2006 ai danni di due diciassettenni con problemi di disabilità. Messi sotto controllo i telefonini dei due fidanzati, gli inquirenti avevano scoperto anche l’abuso sulla bambina, arrestando l’uomo non appena aveva messo piede in Sardegna. Le due inchieste erano poi confluite in un unico processo, celebrato davanti al Gup Massidda che si è concluso oggi con la sentenza, dopo la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Pili che aveva sollecitato la condanna di entrambi: 9 anni per l’artigiano, difeso dall’avvocato Pierluigi Concas, riconosciuto responsabile degli abusi sulla nipotina e delle violenze contro le due diciassettenni disabili, ma assolto per un’altra violenza sessuale continuata, maltrattamenti e lesioni gravissime nei confronti della fidanzata. L’imputata, difesa dall’avvocato Roberta Ferloni, è stata invece ritenuta parzialmente incapace di intendere e di volere e condannata ad una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione. Alla famiglia della bambina, costituitasi in aula parte civile e rappresentata dall’avvocato Stefania Sulis, il giudice ha assegnato una provvisionale di 30 mila euro.

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PEDOFILIA: VIOLENTA LA NIPOTINA DI 5 ANNI, ARRESTATO A PALERMO. (AGI) – Palermo, 31 lug. – Ha violentato la nipotina di appena 5 anni. Con questa accusa i poliziotti della Sezione reati sessuali e in danno di minori della Squadra mobile di Palermo, hanno arrestato il nonno di 52 anni, residente in un paese dell’hinterland palermitano, in esecuzione del provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal gip di Palermo Silvana Saguto, su richiesta del pm Francesca Furnari. Le indagini sono partite dalla denuncia della madre della vittima, figlia dell’arrestato, negli ultimi mesi del 2009. La donna, pur avendo in parte sanato i rapporti con il genitore, responsabile di averle fatto trascorrere una adolescenza violenta, continuava a non fidarsi troppo delle sue maniere gentili e delle sue finta disponibilita’ a “tenere la piccola”. Cosi’, una sera, al termine di una delle poche uscite concesse all’uomo in compagnia della piccola, la madre ha saputo interpretare lo sguardo rivolto a terra dalla bambina come quello di chi ha vissuto la paura e insieme la vergogna. La piccola, pur fra mille difficolta’ e imbarazzi, ha raccontato, prima alla madre e poi a psicologi e poliziotti la terribile esperienza vissuta nella casa del nonno. Il racconto e’ stato cosi’ ritenuto attendibile e ha portato all’applicazione della misura restrittiva nei confronti dell’uomo, per altro gia’ recluso in carcere per una precedente vicenda di stalking e maltrattamenti. (AGI) Mrg

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Pedofilia: confessa e resta in carcere l’arbitro varesino.

Il Giustiziere degli Angeli


Pedofilia, l’arbitro resta in carcere – “Sì, ho incontrato quel ragazzino”

VARESE E’ comparso davanti al gip di Varese Cristina Marzagalli il settantenne varesino accusato di aver abusato sessualmente di almeno quattro minorenni. Un uomo con un piano per l’accusa: prometteva “diventerai una star”, in cambio di favori sessuali da ragazzini.

In sede di udienza di convalida l’uomo, che in gioventù allenava ragazzi del settore giovanile di squadre calcistiche della zona e che prima dell’arresto militava come arbitro, ha parlato per oltre un’ora. Ammettendo uno soltanto dei quattro episodi contestatigli del pm varesino Massimo Barlado. Il fatto risale all’8 giugno 2010 quando il settantenne, denunciato dalla cognata, era già sotto inchiesta. L’episodio, del resto, non avrebbe potuto smentirlo: la squadra mobile di Varese ha registrato con intercettazione ambientale il fatto documentandolo al di là di ogni ragionevole dubbio. L’arbitro, però, precisa che quella fu l’unica volta; con lui un quindicenne, e si limitò a palpeggiamenti. Mai l’anziano, nel corso dell’inchiesta, avrebbe consumato un rapporto completo con una delle vittime. Gli altri episodi contestati il settantenne li ha negati con fervore: fu solo quella volta, l’8 giugno scorso, e con un quindicenne curioso.

L’anziano avrebbe fornito spiegazioni anche su quella telefonata intercettata dalla cognata. Quella conversazione dai toni assolutamente intimi con un ragazzino che ha spinto la familiare a denunciarlo come pedofilo. L’uomo avrebbe asserito davanti al gip che quella volta era al telefono sempre con lo stesso quindicenne con il quale la mobile l’ha intercettato in auto l’8 giugno scorso.

In ogni caso, trattandosi di un minore, le cose cambiano poco. La procura sta ora vagliando il modus operandi del settantenne. Da sempre l’uomo avrebbe bazzicato l’ambiente del calcio giovanile, mettendo a punto nel tempo una strategia efficace per agire. Ai ragazzini prometteva “un provino in una squadra importante”. “Ti porto a Milanello”, diceva al ragazzino con il quale era al telefono quando la cognata l’ha denunciato dopo aver sentito chiare offerte sessuali in cambio “del provino”. Questo era il piano: l’uomo lusingava il ragazzino di turno come se si trattasse di un ragazzo di vita alla Pasolini. Millantava di avere conoscenze “in alto” in ambito calcistico, prometteva “provini con i grandi club”, “Ti faccio giocare in una grande squadra”, garantiva ai ragazzini.

Poi, dopo averne conquistato la fiducia con lusinghe da serie A, li incuriosiva. Ai minorenni chiedeva se avevano mai avuto esperienze sessuali, mostrava loro filmati hot, fumetti hard, riviste per adulti. Chiedeva gusti e fantasie sino a giungere alla richiesta di sesso. Tutto in fiducia, tutto in famiglia, tutto sognando una serie A, dove forse gli abusati avrebbero finalmente trovato delle Veline invece di un settantenne molto espansivo. Al termine dell’interrogatorio il difensore ha chiesto la scarcerazione o, in subordine, gli arresti domiciliari per l’anziano. La procura potrebbe esprimere parere negativo al fatto. Simona Carnaghi

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Francesco Tadini: condannato alla pena di 3 anni di reclusione per aver tentato di fruire di prostituzione minorile e per detenzione di materiale pedopornografico

Il Giustiziere degli Angeli

Ricevo dall’Ufficio Stampa di Francesco Tadini il seguente comunicato in quanto riportavo un articolo di Repubblica Milano in merito alla sua condanna (anche lo stesso giornale nel frattempo ha cambiato il contenuto dell’articolo che allegavo in link attivo):

Milano, 29 luglio 2010

SI CHIEDE L’IMMEDIATA RETTIFICA DELLA NOTIZIA IN QUANTO NON SI TRATTA ASSOLUTAMENTE DI TENTATA VIOLENZA E NON E’ MAI MAI STATA IDENTIFICATA NESSUNA MINORE E NON SI TRATTA DI UNA CONDANNA PER PEDOFILIA MA PER DETENZIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO. SE NON AVVERRA’ LA RETTIFICA COSI’ COME RICHIESTA AGIREMO IMMEDIATAMENTE PER VIE LEGALI.

COMUNICATO STAMPA – Errore di persona. Francesco Tadini non è un pedofilo.

Non ha mai chiesto bambini dai 3 ai 10 anni e non è mai stato con una prostituta minorenne.

Cadono le pesanti accuse. Tadini, condannato in primo grado per aver tentato di avere contatti con prostitute minorenni e per aver detenuto materiale pedopornografico.

Dichiara: “La mia vita è stata comunque distrutta”.

Francesco Tadini non ha mai consumato un rapporto sessuale con una prostituta di minorenne. All’esito del processo di primo grado, avvenuto, per scelta della difesa, con rito abbreviato, il Giudice ha anche escluso che sia stato Tadini a richiedere bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni. Questa attribuzione gli era costata agli occhi dell’opinione pubblica l’attribuzione dell’immagine di pedofilo. Tadini è stato invece condannato alla pena di 3 anni di reclusione per aver tentato di fruire di prostituzione minorile e per detenzione di materiale pedopornografico, sul punto la difesa si riserva comunque appello.

I difensori dell’imputato, avvocati Claudia Michela e Lorenzo Zirilli, attraverso la sola documentazione del fascicolo del pubblico ministero, sono riusciti a dimostrare che Tadini non ha mai avuto un rapporto con una prostituta minorenne. La donna in questione non era mai stata identificata e la sua età era stata ipotizzata dall’accusa attraverso l’interpretazione di alcune intercettazioni telefoniche: tale ipotesi non ha però retto il vaglio del Giudice. Egli ha però ritenuto che le richieste effettuate da Tadini, oggetto di intercettazione telefonica, configurassero un tentativo.

E’ stato anche dimostrato come non fu Tadini a richiedere bambini dai 3 ai 10 anni, ipotesi questa che non era mai stata formalizzata in un’accusa di pedofilia, ma che era stata nondimeno diffusa dai media con grande eco. Tale attribuzione, fondata sul contenuto di un’intercettazione telefonica in cui una prostituta riferiva al suo protettore che un suo cliente abituale ricercava bambini dai 3 ai 10 anni, è stata smentita dalla dimostrazione che Francesco Tadini neppure conosceva la donna in questione. Inoltre, la stessa prostituta, sentita in interrogatorio in fase di indagini, ha riportato una descrizione del cliente che non corrisponde affatto a Tadini ed ha citato l’effettuazione da parte del cliente di un prelevamento bancomat finalizzato a pagare le prestazioni richieste, prelevamento che si è dimostrato non essere mai stato eseguito da Tadini. Si è quindi trattato di un clamoroso errore di persona, che è costato però a Tadini un enorme danno di immagine.

La detenzione di materiale pedopornografico, per cui Tadini ha riportato condanna, sarebbe invece il frutto di scaricamenti massivi di foto da siti liberamente accessibili nel web, inoltre, le perizie informatiche hanno riscontrato che nessuna foto è stata scambiata, comprata, né tantomeno prodotta da Tadini. Si può quindi affermare che Francesco Tadini non ha mai alimentato attivamente il mercato web di foto pedopornografiche.

L’indagine su Francesco Tadini, figlio del pittore e scrittore Emilio Tadini e presidente dell’associazione culturale Spazio Tadini, è stata una notizia choc, in particolare, nell’ambiente dell’arte e della cultura milanese.

Francesco Tadini appena scoprì di essere stato indagato, il 5 febbraio di quest’anno, si dimise dalla carica di Presidente di Spazio Tadini e preferì, per rispetto nei confronti dei sostenitori e collaboratori dell’associazione, chiudersi nel silenzio e attendere che la giustizia facesse il suo corso.

Ora Tadini dichiara: “Sono felice di aver dimostrato di non aver mai chiesto bambini dai 3 ai 10 anni e di non aver mai avuto un rapporto con una prostituta minorenne. In questi mesi sono riuscito a sopravvivere grazie alla mia compagna, con la quale vivo da 9 anni, che non ha mai creduto che fossi un sadico pedofilo, e grazie agli amici che mi hanno scritto e sostenuto. La condanna di oggi non è nulla rispetto alla condanna pubblica e morale che ho subito per azioni che non ho mai commesso. Mi hanno distrutto pubblicamente e azzerato la vita e gli affetti”.

IN ALLEGATO DOCUMENTO IN PDF

Ufficio Stampa Difesa Tadini


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Pedofilia: arrestato arbitro di calcio giovanile. Adescava i bambini con promesse…

Il Giustiziere degli Angeli

Si, appunto… e poi mi dicono che sono una madre esagerata! Col freddo pungente, col caldo soffocante o agli allenamenti o alle partitelle all’oratorio IO NON MI SCHIODO: sono una madre partecipativa che ama il pallone!!

Queste persone di merda che adescano i bambini sono ovunque!!!

Varese, adescava minori. Arbitro di calcio in carcere.

VARESE Avrebbe adescato alcuni minorenni con la promessa di provini per importanti squadre di calcio, costringendoli poi a subire violenze sessuali. Per questo un uomo di 70 anni, arbitro amatoriale di squadre giovanili per il Csi, è stato arrestato dalla squadra mobile della questura di Varese con l’accusa di abusi sessuali aggravati ai danni di minori.

Le indagini sono partite dalla denuncia della cognata, che casualmente ha ascoltato una conversazione al telefono con un ragazzino di 15 anni, durante la quale il presunto pedofilo, fra espliciti riferimenti sessuali, prometteva un provino a Milanello.

Gli agenti di polizia hanno documentato così il successivo incontro e, intercettando le telefonate, hanno ricostruito la tecnica che l’uomo usava per adescare i ragazzi. L’arbitro, approfittando della sua attività, sceglieva le vittime negli ambienti del calcio giovanile, avvicinando i minorenni più suggestionabili. Avrebbe abusato almeno di quattro minorenni e di un ragazzo ora maggiorenne ma che, al momento degli episodi, aveva appena 10 anni. Le vittime hanno raccontato di essere state avvicinate dall’uomo, che prometteva di realizzare il loro sogno di giocare in una grossa squadra, e di essere state costrette a subire rapporti sessuali e a guardare materiale pornografico.

Il tutto nell’auto dell’indagato o in luoghi appartati in zona luna park o stazioni. Il settantenne ora si trova in carcere.

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Pedofilia: condanna a tre anni per Tadini. Non c’è spazio a dubbi.

Il Giustiziere degli Angeli

Francesco Tadini condannato per pedofilia tre anni per la tentata violenza a una minore.

Il gallerista a processo in seguito alle indagini su una banda di albanesi e romeni che sfruttavano prostitute.

La polizia aveva trovato nel suo computer foto con bambini bendati, legati e incappucciati, sottoposti a sevizie e torture, e poi altri video e immagini, migliaia, con bimbi costretti ad atti sessuali. Oggi Francesco Tadini, noto gallerista milanese e figlio del pittore scomparso Emilio, è stato condannato con rito abbreviato a tre anni di reclusione dal gup di Milano Giuseppe Vanore. Il giudice, in particolare, lo ha condannato per i reati di detenzione di materiale pedopornografico e di tentativo di atti sessuali in cambio di denaro con una ragazzina di 15 anni.

Il gallerista, molto conosciuto nell’ambiente artistico milanese e responsabile dello Spazio Tadini fino allo scorso febbraio, era stato arrestato il 29 aprile scorso, in seguito alle indagini del pm di Milano Antonio Sangermano e della Squadra Mobile. Il pm aveva chiesto per lui una condanna a 4 anni e 8 mesi di carcere, ma il giudice ha riqualificato l’accusa di atti sessuali con minorenne in tentativo.

L’uomo avrebbe cercato di avere rapporti sessuali, il 21 dicembre scorso, con una ragazzina. L’inchiesta era nata in seguito alle indagini che avevano portato in carcere una banda di albanesi e romeni che sfruttavano prostitute anche minorenni. Secondo l’accusa, Tadini sarebbe stato in contatto con una prostituta della banda e in seguito a una perquisizione nella sua abitazione gli investigatori avevano trovato i video e le immagini da loro definiti un vero e proprio archivio dell’orrore.

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Il Video – Badante picchia anziana malata a Massa Carrara!

Il Giustiziere degli Angeli

Potrebbe essere mia madre, potrebbe essere la tua! Potrei essere io stessa tra qualche anno, potreste essere voi in futuro!

Il Video – Badante picchia anziana malata a Massa Carrara!

E non dimentichiamo l’anziana di Veroli picchiata anch’essa dalla badante!

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Rignano Flaminio: al processo per abusi sui bambini dell’asilo citato in giudizio anche il Comune.

Il Giustiziere degli Angeli

Rignano Flaminio: al processo per abusi sui bambini dell’asilo citato in giudizio anche il Comune.

Il Sindaco di Rignano Flaminio - Ottavio Coletta

Sabato 24 Luglio 2010 – Il Messaggero – Interni pagina 12 – di GIULIO DE SANTIS

ROMA – Nel processo sui presunti abusi sessuali avvenuti nella scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, accanto ai cinque imputati siederà anche il sindaco della cittadina alle porte di Roma. Lo ha stabilito il giudice Mario Frigenti, presidente del collegio giudicante del tribunale di Tivoli, autorizzando la citazione in giudizio del Comune chiesta dall’avvocato Pietro Nicotera, rappresentante di una delle parti civile. Di conseguenza, qualora gli imputati venissero condannati, il comune di Rignano potrebbe dover essere costretto a pagare un consistente risarcimento danni alle 21 parti offese. Gli imputati, accusati di violenze su minori negli anni scolastici 2001-2002 e 2005-2006, sono tre maestre della scuola Olga Rovere, una bidella ed il marito di una delle insegnanti. Diversi i motivi che hanno spinto il legale a chiedere ed ottenere la citazione dell’ente comunale nella veste di responsabile civile. In primo luogo, secondo il difensore, il Comune, proprietario della scuola, non avrebbe predisposto gli accorgimenti tecnici necessari ad impedire i presunti abusi contestati agli imputati. Inoltre va considerato che, come sottolinea la parte civile, l’identità di alcuni presunti violentatori è ancora ignota. Tra questi potrebbero esserci addetti alle pulizie o alla mensa che dipendono dall’amministrazione comunale, la quale pertanto sarebbe responsabile dei loro comportamenti. Infine, l’avvocato Nicotera, rileva che almeno in due occasione i dipendenti dell’amministrazione, avrebbero visto verificarsi episodi anomali all’esterno dell’asilo senza tuttavia segnalarli all’autorità competente. Come ad esempio accadde con due vigilesse, che vedendo i bambini fuori dalla scuola in orario scolastico, non si accertarono se davvero fossero in gita scolastica, come dissero le maestre.


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Badanti che picchiano anziane? una realtà sconvolgente della nostra società piena di esseri orribili!

Il Giustiziere degli Angeli

Dopo il caso di VEROLI in cui le telecamere hanno ripreso la badante che picchiava la signora che aveva in custodia e cura, pochi giorni fà a TORINO un’altra badante ha picchiato la donna proprio in mezzo alla strada provocandole delle lesioni. La denuncia di un passante che ha assistito ha posto fine al fatto e la signora è stata ricoverata. Di oggi invece un’altro caso MASSA CARRARA , visto anche nel filmato realizzato dai carabinieri sui TG, in cui la badante picchiava la signora malata di Alzheimer totalmente in balia di schiaffi e pugni.

Riserverei quanto nel disegno a queste “badanti” per fargli capire come ci si sente!


GIOVANE BADANTE PICCHIA UN’ANZIANA CON L’ALZHEIMER. MASSA CARRARA, VIDEO CHOC

Sberle sul viso e pugni nello stomaco all’anziana che avrebbe dovuto accudire. E’ quanto testimoniano i video delle telecamere posizionate dalla polizia e che giovedì 22 luglio, a Montignoso (Massa Carrara), hanno portato all’arresto di una badante per maltrattamenti su una settantacinquenne non autosufficiente. Le telecamere erano state installate mercoledì 21 nell’abitazione dell’anziana. Le immagini dimostrano le violenze della badante, Maria Lucchesi, 39 anni, vicina di casa della settantacinquenne: con un cucchiaio le dava un boccone e con la mano una sberla in pieno viso; poi altri due ceffoni, uno dietro alla nuca, uno in faccia; si vede anche la badante che cerca di sistemare l’anziana sul letto e, dopo averla adagiata, le infligge due pugni alla bocca dello stomaco. Secondo quanto dichiarato dagli inquirenti, non sarebbero nemmeno le immagini più forti. I video durano circa 5 ore. Il giorno dell’arresto, la badante avrebbe ripetutamente inveito contro l’anziana, 75 anni, malata di alzheimer, non autosufficiente; gli uomini della squadra mobile e della stradale di Massa erano in ascolto fuori dall’appartamento, così è scattato il blitz.


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Una madre rivuole le sue figlie: la storia di Katia mamma di Marianna e Simona

Il Giustiziere degli Angeli

L E G G E T E     E     D I V U L G A T E

(per tutta la storia su questo caso: LINK al SITO)


SE PER QUALUNQUE MOTIVO LA PROCURA DOVESSE ARCHIVIARE LA MIA DENUNCIA,

IN NOME DI DIO FARÒ QUALCOSA DI DRASTICO.

È IMPOSSIBILE PER ME VIVERE SENZA POTER RIABBRACCIARE MARIANNA E SIMONA!

LETTERA APERTA

a Chiunque vuole conoscere la vicenda che ha stravolto la vita delle mie figlie,

a Chiunque può darmi un aiuto per fermare l’INGIUSTIZIA:

l’adozione delle mie creature già date in affido ad una coppia di coniugi di San Benedetto del Tronto dal Tribunale per i Minorenni di Ancona, con il supporto compiacente di assistenti sociali, di specialisti orbitanti nell’ambiente sociale, giudiziario e istituzionale che hanno prodotto relazioni compiacenti, di magistrati che non hanno visto il marcio nel loro ambiente, che hanno permesso che le mie creature mi fossero rubate e che si perpetrasse un’ingiustizia, che non vogliono rimediare all’ERRORE!

LA VICENDA

La vicenda che ha coinvolto le mie due creature, Marianna e Simona Scialdone, ha avuto inizio improvvisamente nel 1998. Interventi dei servizi sociali, iniziative giudiziarie, una incredibile serie di provvedimenti e infine quando sembrava che tutto volesse finire nel 2003 e le mie figlie stavano tornando a casa, come ci avevano assicurato alcune assistenti sociali oneste, dopo un percorso seguito diligentemente da me e dal padre, improvvisamente, senza alcun preavviso, le mie figlie furono affidate a una coppia di coniugi ricchi e potenti residenti a San Benedetto del Tronto, i quali avevano fatto richiesta di affido e adozione proprio di “due sorelline”.

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Suicidio Evelyn Moreiro: forse non è stato un suicidio! Riesumato il corpo della ragazza per l’autopsia!

Il Giustiziere degli Angeli

Ci sono storie che a volte mi colpiscono più di altre e, forse, nella morte di Evelyn mi colpisce la sua età ed i suoi silenzi. Non riuscivo a capacitarmi e la tesi del suicidio non mi tornava proprio. Come sono solita fare mi sono posta nel tempo tante domande ma non ho potuto renderle pubbliche per ovvi motivi. Tutto riparte pochi mesi fa dal diario di Evelyn, ritrovato di alcune pagine ed inviato alla famiglia Moreiro da Alessandro, caro amico della ragazza. Se non fosse stato per quelle pagine la morte di Evelyn sarebbe rimasta per sempre un “suicidio per amore!”. In quelle pagine Evelyn raccontava la violenza (due episodi in verità) subita per mano di un ragazzo, E.P., abitante a Rignano Flaminio, della paura di essere incinta e di una psicologa a cui chiese supporto. Lei aveva all’epoca solo 16 anni e credo abbia spinto affinchè le ferite dell’animo si rimarginassero per tornare a vivere serenamente, con la scuola, tanti amici ed un amore, A.O., a cui lei si stava dedicando. E’ certo che tutto quello che ci è dato di sapere esce sui giornali e le domande che io mi ponevo non le ho trovate scritte dalle penne dei giornalisti che hanno riportato solo quanto gli veniva svelato o loro opinioni. Invece ci sono sempre delle domande che uno DEVE porsi davanti ad una morte violenta soprattutto quando la protagonista è una giovane donna che ha diritto più di ogni altro di essere ascoltata. Ora gli inquirenti hanno deciso di indagare a fondo e riaprire quel fascicolo con su scritto “suicidio” perché “ora” gli elementi da valutare sono tanti. Ed ecco la decisione di riesumare Evelyn affinchè un’autopsia faccia parlare la protagonista unica di questo dolore. Me lo ero chiesto: è stata fatta l’autopsia sul corpo di Evy? Evidentemente la risposta è NO ed invece sarebbe stato importantissimo capire sin da subito cosa era successo in quella stanza della casa di accoglienza delle suore. Un’autopsia avrebbe potuto svelare non solo un’eventuale gravidanza (e prego Dio che non sia così…) ma anche se ci fossero nel suo sangue sostanze da renderla incosciente, o anche se c’erano segni di una qualche colluttazione, o se in quella stanza ci fossero tracce di qualcuno che lì da lei entrò. E poi il 4 giugno appena passato, su un quotidiano, trovai questo titolo: L’ultimo messaggio di Evelyn su Facebook – Un accorato post indirizzato all’ultimo amore prima che la disperazione la portasse a togliersi la vita. Di questo messaggio il giornale indica che è stato scritto il giorno prima della sua morte, il 26 novembre 2009 alle 14:10. Da quale computer si è collegata la ragazza? Era nel convento o è uscita? Nel titolo il giornale dà la certezza che fosse indirizzato ad A.O. il suo ultimo fidanzatino ma nell’articolo si dice che il destinatario del messaggio è nei segreti che Evelyn si è portata nella tomba? Dubbi o certezze? Il messaggio su FB leggiamolo: Gli occhi non mentono e lo sai, se guardi indietro ti accorgi che niente è stato inutile, se ami lascia andare e aspetta… io lo farò dimostrando che non sono quella che credi ma sono quella che ami. Ed il giornale scrive che con queste parole Evelyn “voleva dire e dimostrare a qualcuno di essere una ragazza solare, dolce, quella per cui era conosciuta e quella per cui il mittente di questo messaggio la amava”. Appunto, mi dico, questo è un messaggio che proprio non ha in sé intenzioni suicidarie. “io lo farò dimostrando… che sono quella che ami”, ed in queste parole c’è una proiezione verso il futuro… non verso una morte cha annulla tutto. “se ami aspetta… aspettami!”. Qualcuno ha risposto a questo messaggio? Magari sul telefonino o chiamandola? O andando direttamente da lei?

Ora gli inquirenti vogliono chiarire alcuni elementi che non tornano: un biglietto lasciato da Evelyn che non appare scritto da lei, una penna per scriverlo che non è in quel luogo, una sciarpa strappata… Ora questi elementi appaiono importanti, purtroppo solo ora dopo un silenzio ed un dolore strappati all’oblio solo da quelle “pagine” che raccontavano di Evelyn. Spero che le domande che si pongono ora gli inquirenti siano tante, a 360 gradi, e che se una mano ha posto fine alla vita di questa splendida ragazza venga assicurata per sempre alla giustizia.

Per ora la verità è quella della sua morte: lei, così come tante altre giovani donne, ha lasciato un posto vuoto in questa società sempre più pronta a gettarsi nella cronaca vestita di rosa e non nell’oscurità di certi segreti che spesso armano mani assassine.

La magistratura ha disposto la riesumazione del corpo della ragazza trovata morta in una casa di accoglienza. Evelyn, si pensa all’omicidio.

Viterbo – 16 luglio 2010 – ore 14,30

- Svolta nelle indagini sul caso di Evelyn Moreiro.

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Pedopornografia: arrestato uno psicologo romano! migliaia le foto che catalogava e….

Il Giustiziere degli Angeli

Questa storia fà paura: come tutte le altre? Più delle altre! Arrestato a Roma uno psicologo di 33anni, Z.G., terapista dell’età evolutiva: cioè a contatto con molti bambini. Dai sui indirizzo IP la polizia è risalita al suo studio al centro di Roma ed alla sua abitazione a “nord di Roma” ed in questi luoghi sono stati trovati migliaia di filmati e foto con bambini dai TRE ai 15 anni circa; filmati inequivocabilmente pedopornografici e tante altre cose da bambini come mutandine, calze, colori. Una cura “maniacale” nel catalogare il tutto tanto da essersi aggiudicato l’appellativo di “COLLEZZIONISTA DI BAMBINI“! Ora si dovrà accertare anche che in questa “collezione dell’orrore” non ci sia anche qualche piccolo paziente affidato, da genitori ignari delle perversioni dello psicologo, a questo essere! Lui ha da subito dichiarato di essere il possessore di tutto quel materiale e che stava cercando di curarsi, poi il silenzio. Ma la sua famiglia è rimasta “incredula” ed il padre ha dichiarato: “Mio figlio non è un mostro, non è un pedofilo. Non è mai entrato in contatto con bambini a lavoro nè li ha fatti salire in casa. Lo posso garantire perchè abitiamo nella stessa villetta. La sua unica colpa è quella di aver scaricato quel materiale da Internet. Spero solo  che questa vicenda venga chiarita al più presto perché per una ragazzata rischia di rovinarsi la vita. I giochi per bambini e l’altro materiale trovato a studio è di una collega che si appoggia da noi ogni tanto per fare le visite”.(link dichiarazioni)

<Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un pò ma siccome sei molto lontano più forte ti scriverò…> iniziava così una bellissima canzone di Lucio Dalla e la riprendo per dire a questo papà: mi scusi, capisco il suo stupore, capisco il suo dolore ma non posso condividere quanto lei dice. Chi scarica materiale pedopornografico da Internet “è un mostro” ed “è un pedofilo” e farlo non è una “ragazzata” ma un’azione cosciente che alimenta ulteriormente un mercato che si nutre della carne di bambini piccoli. Chi scarica materiale pedopornografico ha una “COLPA” enorme, al pari di chi abusa sessualmente dei bambini, perchè aumentando la richiesta aumenta l’offerta e verranno uccisi nell’animo altri bambini. Essere genitore non significa essere anche ciechi davanti a così tanta “collezione di orrori”.

QUESTA VOLTA CHIUDERE GLI OCCHI NON VI SERVIRA’ A NIENTE.

Pedopornografia, arrestato psicologo. Collezionava foto e video di minori. In una mansarda anche calze per bimbe strappate e giochi. Operazione internazionale contro traffici web: due arresti e otto denunce della polizia postale.

ROMA – Arrestato un giovane psicologo romano, Z.G. di 33 anni, con studio a Roma Nord e una mansarda-covo in pieno centro storico. Il professionista che ha in cura molti bambini e intere famiglie, oltre ad adulti, è accusato di essere un pericoloso pedofilo. Arrestato nella stessa operazione anche un altro pedofilo, C.M. di 41 anni, e denunciati a piede libero altri otto romani. Ma è lo psicologo dei bimbi a destare orrore con tutto il materiale che gli è stato sequestrato.

LA MANSARDA DEGLI ORRORI – Fanno impressione sulla scrivania del dirigente della Polizia Postale del Lazio Andrea Rossi, che ha coordinato l’operazione ordinata dal Pm Nicola Maiorano, i giochi “psicologici” interattivi che sono stati trovati in studio e a casa del professionista, insieme alle mutandine da bimbi ancora nel sacchetto dei negozi, ai pennarelli, ai pelouches, album fotografici riempiti con ritagli di giornali, alle riviste con articoli sulla pedopornografia, alle storie confezionate con fotografie e forbici incollando su carta scenari malati. Quando è stato arrestato l’uomo ha ammesso il possesso di questo materiale, che era inventariato in un ordine maniacale, si è dimostrato consapevole della situazione e poi si è chiuso nel silenzio. Ora è ristretto a Regina Coeli.

L’INDAGINE – A tradire lo psicologo sono stati i suoi Internet Protocol. L’indagine è nata infatti dalla polizia postale del Lussemburgo che aveva individuato passaggio di materiale pedopornografico in due server, //olchan.org e 02ch.su, ora finalmente disattivati. La segnalazione ai colleghi italiani degli Ip individuati ha portato a rintracciare la rete romana. In una mansarda al centro di Roma poi la scoperta della tana dello psicologo «collezionista» di bambini, il luogo di un’ossessione che dura da molti anni vista l’ingente quantità di materiale che riempiva l’appartamento: quaderni, schedari, giochi infantili, pastelli e pennarelli, album fotografici riempiti con ritagli di giornali, migliaia di foto e video pedopornografici che ritraevano minori dai 3 ai 15 anni circa, oltre a riviste specialistiche sugli abusi sessuali. per piccoli ancora confezionati, ma anche pelouches, slip, mutandine e calze per bimbe strappate nelle zone intime. Tutto era catalogato in maniera maniacale e conservato in file sul pc (suddivisi in base all’etá dei bambini) e in una grande libreria nel suo appartamento. Insomma una sorta di museo pedopornografico con ben sette grossi libri-album di fotografie catalogate, con immagini prese perlopiù dalle riviste di moda. I genitori dello psicologo che vivono al piano di sotto hanno dichiarato di non essere a conoscenza di queste attività del figlio. «Mio figlio non è un mostro, non è un pedofilo. Non è mai entrato in contatto con bambini a lavoro né li ha fatti salire a casa. Posso garantirlo perché abitiamo nella stessa villetta» ha dichiarato il padre dello psicologo.

SEQUESTRATO HARD DISK – Le ricerche scattate poi nello studio hanno portato al rinvenimento di altro materiale che ora è al vaglio degli inquirenti. Molto interessanti sono le numerose schede e gli appunti che il professionista aveva steso sui casi che seguiva. Un accertamento sui rapporti con i suoi piccoli pazienti dovrà essere fatto ora, con l’ausilio del Tribunale dei minori e dei suoi psicologi. L’uomo esercitava la professione da 7 anni, non è sposato, non ha figli. La polizia postale ha sequestrato gli hard disk dei suoi computer insieme a quelli degli altri nove denunciati. Migliaia e migliaia di orribili file che ora dovranno essere analizzati con attenzione. Paolo Brogi 16 luglio 2010



 


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Pedofilia: 8 anni al bidello dell’asilo di Pontoglio.

Il Giustiziere degli Angeli

Violenza sessuale all’asilo, bidello condannato a 8 anni

SENTENZA DI PRIMO GRADO. Nel 2007 una bambina vittima di un abuso nella scuola materna di Pontoglio. L’uomo, evaso tempo fa dai domicliari, si trova già detenuto a Canton Mombello: per il giudice decisive le perizie tecniche effettuate dai medici dell’ospedale di Chiari.

Brescia. Quasi tre anni dopo la violenza sessuale è arrivata la condanna: in primo grado, emessa dal giudice Roberto Spanò, che ha condannato un bidello dell’asilo di Pontoglio a scontare otto anni di carcere con un risarcimento provvisionale di 50 mila euro più le spese legali sostenute dalla famiglia della vittima in quasi tre anni di lotta per arrivare ad una sentenza favorevole dopo quanto accaduto alla figlia.

La sentenza, emessa l’altro giorno, è l’ultimo capitolo di una vicenda che affonda le sue radici nel settembre 2007: una bambina della scuola materna pontogliese aveva confidato ai genitori di essere stata violentata all’interno della scuola dal bidello. Una «verità» ammessa a fatica ma che convince i genitori a sporgere denuncia querela accompagnata da una perizia dell’ospedale di Chiari che ammette la violenza sessuale sul corpo della bambina. Determinanti, secondo i medici che hanno effettuato l’esame, gli arrossamenti nella zona genitale, segno inequivocabile di un gesto violento.

Forte della perizia medica la famiglia, assistita dall’avvocato bergamasco Manleo Zampetti, fece effettuare anche un esame psicologico sulla bimba con la dottoressa Sara Viola. La bambina, anche se scossa, sarebbe risultata assolutamente in grado di raccontare con lucidità quanto accaduto all’interno della scuola non solo il giorno dell’ultima violenza.

La sentenza di condanna in primo grado emessa l’altro giorno segue quattro udienze davanti a Spanò e tre incontri innanzi al gip Francesca Morelli. Il dispositivo, emesso dal tribunale di Brescia, sarà seguito entro 90 giorni dalle motivazioni che il giudice si è riservato di pubblicare.

IL BIDELLO bresciano, colpito da 8 anni di condanna, si trova già rinchiuso in prigione: dopo l’apertura dell’istruttoria fu colpito da un ordine di carcerazione domiciliare per evitare la reiterazione del reato da cui era evaso; la conseguenza, per lui, fu l’ingresso nella prigione di Canton Mombello dove dovrà restare ancora per otto anni. Dal canto suo l’uomo si è sempre dichiarato estraneo ai fatti sostenendo la sua completa e assoluta innocenza di fronte ad un’accusa così grave e infamante. Parole che, evidentemente, non hanno convinto il giudice che l’ha condannato per violenza sessuale su una bambina dell’asilo.

In attesa della lettura delle motivazioni il legale dell’uomo valuterà se esistono i margini per un eventuale ricorso in appello per ottenere una pena minore.

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Pedofilia: da Nord a Sud storie di abusi su minori.

Il Giustiziere degli Angeli

Di queste due storie di abusi sui minori ci sono dei particolari da evidenziare. Il primo riguarda il caso del marocchino arrestato a Bormio in flagranza di reato che si giustifica dicendo <non sapevo che in Italia fosse un REATO, da noi in Marocco SI PUO’>. La non conoscenza di tale reato “italiano” viene giustificata dal fatto che solo da poco più di un mese egli si trova in Italia. Io non ho molti averi ma mi ci giocherei qualsiasi cosa per scommettere che qualche avvocato difenderà il reo proprio con questa “giustificazione”. “La legge non ammette ignoranza” recita il nostro ordinamento ma vedrete che qualcuno ci aprirà sopra un nuovo capitolo con un “nota-bene: non vale per gli stranieri!”.

Nel secondo caso invece siamo già a conoscenza di certe falle nel nostro sistema giudiziario. La signora (bah!!) arrestata insieme al complice per “violenza sessuale su minore aggravata e continuata”, aveva già dei precedenti “specifici”, cioè già condannata per violenza sessuale pluriaggravata su minori commessa nel 1999 in concorso anche col marito.: insomma una PEDOFILA recidiva.

Che dire? EVVIVA L’ITALIA!


Bormio, marocchino arrestato per pedofilia.

BORMIO – È in carcere il trentenne marocchino arrestato dai carabinieri per violenza sessuale a danno di una minorenne dell’Alta Valle. Il fatto risale ad alcuni giorni fa, quando l’uomo è stato colto sul fatto a Bormio mentre rivolgeva delle attenzioni decisamente troppo pesanti alla ragazzina, una giovanissima ben al di sotto della soglia della maggiore età. Una situazione tanto grave da far scattare l’arresto. «Ah, non si può? Non lo sapevo: ero convinto che non fosse reato. Da noi in Marocco non lo è» la sconcertante difesa del presunto pedofilo. Ai carabinieri prima e ai magistrati poi si è difeso nello stesso modo, tentando di sostenere che, trovandosi in Italia soltanto da un mese, ignorava la legge dello Stato in cui si trovava. Una tesi che non gli è servita a molto, visto che adesso è detenuto nella casa circondariale di Sondrio, una delle più sicure per le persone indagate per reati sessuali. Nelle carceri più grosse, i pedofili o presunti tali rischiano gravissime ritorsioni da parte degli altri detenuti. La delicatissima vicenda non è mai stata resa nota ufficialmente, soprattutto allo scopo di tutelare l’identità e la serenità della presunta vittima. Per questo i contorni dell’accaduto sono ancora tutti da definire. Resta il sospetto, fortissimo, di un atto gravissimo, anche se non un vero e proprio stupro. Non per niente il marocchino il marocchino è rimasto in carcere anche dopo la convalida dell’arresto.

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SIDERNO. Due arresti per violenza sessuale su minore.


SIDERNO. I carabinieri della Compagnia di Locri, diretta dal maggiore Ciro Niglio, sono stati impegnati negli ultimi giorni a comprendere i contorni di una bruttissima storia di continue violenze sessuali su una minore di meno di quattordici anni, vittima per mesi di atti di pedofilia. A conclusione delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Rossana Sgueglia, è stata richiesta ed ottenuta l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due protagonisti della turpe storia, indagati per “violenza sessuale su minore aggravata e continuata, in concorso. Con questa gravissima accusa, gli investigatori del Nucleo operativo della Compagnia di Locri e della locale Stazione, hanno arrestato l’operaio Rocco Cherubino, 36 anni, coniugato e Carmela Quattrone, 70 anni, pregiudicata specifica, in quanto già condannata per violenza sessuale pluriaggravata su minori commessa nel 1999 in concorso anche col marito Domenico Barranca, in atto detenuto perché condannato a pena più grave per il medesimo reato. Per i due si sono subito aperte le porte delle carceri di Locri e della sezione femminile di Reggio Calabria come disposto dal Gip Caterina Capitò.

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Luca Delfino: da assassino a uomo di “fede”.

Il Giustiziere degli Angeli

Ho già detto tanto su Luca Delfino ed a questa ennesima presa per i fondelli passo la mano!

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Luca Delfino, lettere dal carcere: «Prego e spero»

«Avvocato, io prego sempre, giorno e notte. Sempre». Lo scrive Luca Delfino, l’uomo che l’8 agosto del 2007 nel pieno centro di Sanremo uccise con 40 coltellate la sua ex fidanzata Antonella Multari, 32 anni, e sotto processo per il delitto di un’altra ex, la 36enne Luciana Biggi. I suoi pensieri sono stati affidati a lettere che il 33enne genovese – in carcere a Sanremo dove sconta la pena definitiva di 16 anni e 8 mesi per il delitto Multari – ha inviato, a partire da gennaio e con cadenza mensile al suo legale, l’avvocato genovese Riccardo Lamonaca.

Nelle missive, Delfino spiega di avere ritrovato lucidità di pensiero, fede in Cristo e speranza per il futuro. «Io scrivo!!, o meglio, io sono riuscito finalmente a scrivere!! Per questo grande avvenimento, io devo dire a lei, come sempre, grazie avvocato» scrive Delfino in una lettera datata 4 gennaio. Nelle successive lettere cita per esteso la «Preghiera del carcerato» di papa Paolo VI e una poesia intitolata pace del poeta cinese Li Tien Min che recita così: «Non importa che tu sia uomo o donna, vecchio o fanciullo, operaio o contadino, soldato o studente o commerciante; non importa quale sia il tuo credo politico o quello religioso; se ti chiedono qual è la cosa più importante per l’umanità rispondi prima dopo sempre: la pace!». (Nota MammaDolce: importa a Dio se sei un assassino?)

E citando Paolo VI Luca Delfino scrive: «Siamo tutti umani di questo mondo infelice. Ma siamo, o Signore, tue creature, tuoi simili, tuoi fratelli, o Cristo; abbi pietà di noi» (Nota MammaDolce: tu Delfino hai avuto pietà per MariaAntonietta?). In una delle sue lettere l’assassino di Antonella Multari rivela di nutrire speranze per il futuro. A Genova è sotto processo di fronte alla Corte d’Assise: ha sempre negato di avere ucciso Luciana Biggi. «Io non devo assolutamente perdere il controllo. Speriamo. Io sono in carcere da 2 anni, 6 mesi e 6 giorni, chiuso 24 ore su 24 in cella. Non ho mai smesso di pensare alle Sue parole. Grazie!».

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Don Giorgio Carli: il reato di abusi su minori và in prescrizione e lui torna in parrocchia!

Il Giustiziere degli Angeli


<<Lei era piccola, aveva 9 anni quando ebbe inizio il suo inferno che fini 5 anni dopo. Lei rimosse quel dolore relegandolo nella scatola dei ricordi brutti chiusa con tanti lucchetti con su scritte le parole della paura, della vergogna, del male. Ma il peso di quelle violenze intralciava il seguire sereno della propria vita e la coscienza dolorante le fece fare un sogno, un brutto sogno. Ed allora ne seguì un percorso terapeutico per capire l’origine di quel male per poi combatterlo: in ipnosi ricordò l’inferno degli abusi sessuali subiti e vide il volto dell’orco.>>

Potrebbe avere inizio così un libro di racconti di fantasia ma invece è una storia reale.

Questa storia di abusi su minori riguarda il caso “Don Giorgio Carli”, giovane sacerdote, accusato da una donna che dopo tanti anni ha ricordato. Il processo di secondo grado finì (16 Aprile 2008) con la condanna a 7 anni e mezzo del sacerdote nonostante la difesa si appellò alla teoria dei “falsi ricordi”! Ed è sempre questa la linea difensiva nei tanti casi di abusi sui minori, con piccole varianti quali la “isteria collettiva dei genitori”, “ricordi indotti nei piccoli”, “atteggiamenti innocenti travisati”…

Non c’è mai quindi, secondo certi indagati e difensori, un “vero abuso” né quando vengono raccontati dai bambini e ne quando vengono raccontati dagli adulti. Le prove dell’abuso devono essere lì, incontrovertibili, con la flagranza del reato (ma neanche tanto visto il sacerdote appena beccato in macchina con una minorenne e non arrestato!), con segni fisici di fresco abuso (non devono passare più di 24 ore sennò addio prova) e con foto e filmati con i volti riconoscibili degli abusanti e degli abusati.

Il processo a Don Carli stabilì la sua condanna con queste motivazioni: Ragazza credibile, indizi sufficienti – Ricordi lineari, precisi, mai contradditori – In tutta la vicenda non sono emersi interessi particolari che possano aver indotto la giovane a fornire un racconto non veritiero –

La cassazione , che non entra nel merito della condanna, stabilirà poi che il “reato è caduto in prescrizione” e Don Carli, proclamatosi innocente fin dall’inizio, non rinuncia a tale privilegio. Nel processo in cui fu condannato si è stabilito anche un risarcimento danni (confermato anche dalla Cassazione) nei confronti della vittima e della sua famiglia e chiare sono state le parole dell’ex procuratore capo di Bolzano Cuno Tarfusser: il fatto che la Cassazione abbia confermato il risarcimento in soldi alla parte civile attesta che il reato fu commesso! Nessuno potrebbe essere condannato a risarcire un danno che non ha provocato.

Nonostante tutto questo a cui non c’è null’altro da aggiungere, ieri il Vescovo di Bolzano, Karl Golser, invita ad accogliere “senza riserve” Don Carli quale parroco a Vipiteno ribadendo ”la convinzione gia’ espressa tante volte che il sacerdote non ha assolutamente commesso i fatti a lui contestati”.

Le motivazioni della condanna

La prescrizione del reato

La citazione in giudizio della Curia


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Don Marco Dessì: condannato a 7 anni in appello per violenza sessuale su tre ragazzi.

Il Giustiziere degli Angeli

Pedofilia: 7 anni a don Dessì in appello

Nuova condanna (7 anni di reclusione) e rischio prescrizione più lontano per padre Marco Dessì, il sacerdote accusato di violenza sessuale su tre ragazzi della comunità di Chinandega,i n Nicaragua, di cui era responsabile.

Don Dessì era già stato dichiarato colpevole dalla corte d’appello di Bologna nel novembre 2008, ma la terza sezione penale della Cassazione, nel giugno 2009, aveva annullato senza rinvio per vizi di forma la sentenza per quanto concerneva le imputazioni relative ai fatti precedenti l’agosto 1998, e stabilito invece la necessità di rifare il processo (che si è celebrato oggi) per gli altri episodi più recenti al centro del procedimento. In primo grado, il 23 maggio 2007, il sacerdote sardo era stato invece condannato dal Tribunale di Parma a 12 anni, condanna ridotta in appello a otto anni. Oltre agli episodi di violenza, Dessì era stato trovato in possesso anche di materiale pedopornografico: nel suo computer gli inquirenti avevano recuperato 1.440 file di immagini proibite, materiale che il prete, stando alle imputazioni, continuò a scaricare fino a due giorni prima dell’arresto, il 4 dicembre 2006. Le indagini partirono dopo le denunce, raccolte da alcuni volontariitaliani, da parte di sei ragazzi nicaraguensi che poi sia ppoggiarono ad alcune associazioni, come ‘Rock no war’ di Modena e ‘Solidando’ di Cagliari.

«Siamo molto soddisfatti di quanto successo oggi a Bologna -ha commentato l’avv.Mario Scarpati, legale di parte civile dell’associazione sarda – Si tratta infatti di una sentenza più severa della precedente, perchè l’imputato è stato condannato solo per tre dei quattro capi d’accusa su cui verteva il primo procedimento». Soddisfazione da parte dei rappresentanti dell’associazione ‘Solidando’ soprattutto per lo scongiurato pericolo che il procedimento non si concludesse prima della prescrizione dei reati, fissata per il febbraio 2011. «Qui non si è trattato solo di fare giustizia – scrivono in una nota diffusa su Youtube – Si tratta di salvaguardare la sicurezza di una comunità che, in Nicaragua, si è sottratta alla morsa del terrore e che, lontana dalle leggi italiane, potrebbe tornare nelle mani di una persona condannata per crimini abietti e poi prosciolta solo perchè la giustizia è stata troppo lenta per colpire». Oggi invece è arrivata la nuova sentenza d’appello.

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Pedofilia: condannato a 7 anni istruttore nelle scuole materne!

Il Giustiziere degli Angeli

Pedofilia, 7 anni di pena all’istruttore di nuoto

Il 33enne arrestato nell’ottobre 2008 è stato ritenuto colpevole di violenza sessuale ai danni di due bambini di tre e cinque anni. Dovrà risarcire una famiglia con 90mila euro. Annunciato il ricorso in appello. Rimarrà ai domiciliari.

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L’interpol chiede aiuto agli internauti per catturare criminali in fuga.

Il Giustiziere degli Angeli

L’Interpol “arruola” internet – ‘Aiutateci ad trovare i ricercati’

L’organizzazione lancia sul web la più grande campagna per localizzare centinaia di ricercati in fuga in tutto il mondo. Un sito e un indirizzo e-mail per inviare segnalazioni. “E’ possibile che qualcuno incontri un fuggitivo per strada o su un social network”

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Stupro Montalto di Castro: è stata una ragazzata! Una mannaia su quelle parole.

Il Giustiziere degli Angeli

Stupro Montalto, sospesa messa in prova – Martedì riprende il processo al “branco”

Decisione Cassazione dopo ricorso della vittima, offesa in tv da parenti e concittadini degli 8 imputati: «Fu una ragazzata»

VITERBO (3 luglio) – Riprenderà martedì, davanti al Gup Debora Tripiccione, il processo agli otto ragazzi di Montalto di Castro accusati di stupro ai danni di una quindicenne, la notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 2007. E’ la conseguenza della decisione della Corte di Cassazione di accogliere il ricorso della procura generale del tribunale dei minori di Roma contro la messa in prova” concessa agli otto. Il procedimento era stato sospeso in fase di udienza preliminare nel maggio 2009.

Lo stupro? Una ragazzata. L’intervento della procura generale era stato sollecitato dall’avvocato della famiglia della ragazzadopo che, durante la trasmissione Domenica 5 del 25 ottobre 2009, un gruppo di compaesani degli imputati insultarono pesantemente la vittima dello stupro e difesero con veemenza gli stupratori, peraltro rei confessi. Il genitore di uno degli stupratori arrivò a definire il gesto del figlio «solo una ragazzata». Il legale, segnalò alla procura generale che il clima di solidarietà, al limite della complicità verso gli indagati non era idoneo a favorire il loro ravvedimento e il loro recupero sociale. Tesi accolta dai magistrati e confermata dalla Cassazione.

La messa in prova prevede la sospensione del processo a carico di minori e il loro affidamento ai servizi sociali dell’amministrazione della giustizia che, anche in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali, svolgono nei loro confronti attività di osservazione, sostegno e controllo. Alla fine del periodo, in questo caso fissato in 28 mesi, se l’esito viene giudicato positivo, il reato viene dichiarato estinto.

Nel 2007 si abbattè una bufera sul sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai, che decise di pagare le spese legali ad alcuni degli imputati. Il comune prestò infatti 5 mila euro a testa ad alcuni degli otto ragazzi, allora tra i 15 e i 17 anni. Carai finì sotto accusa anche all’interno del costituendo Pd.

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Don Luciano Massaferro: in moto con la ragazzina a dare benedizioni.

Il Giustiziere degli Angeli


«Don Lu e lei, in moto, a benedir case»

Quattro amichette della dodicenne raccontano. La difesa: solo fantasie, lo dimostreremo

A maggio dell’anno scorso, quando ci furono le presunte violenze, erano andati insieme in scooter a benedire le case dei parrocchiani sulle alture di Alassio, in frazione Moglio. Don Luciano Massaferro -accusato di violenza sessuale, in carcere da più di sei mesi- e la sua chierichetta dodicenne presunta vittima, erano insieme, solo loro due. Ma sarebbero stati visti. «È falso, lei non c’era, e lo dimostreremo, era un’altra bambina», la tesi degli avvocati difensori.

Ieri mattina in Tribunale al processo per violenza sessuale sono state ascoltate come testimoni non soltanto due donne, che avevano ricevuto la visita del sacerdote, ma anche quattro coetanee della presunta vittima. Le amichette del catechismo, della parrocchia, dei campi solari. Maglietta e coda di cavallo. Ragazzine dodicenni depositarie delle confidenze e dei racconti sulle violenze riferite. Hanno parlato per mezz’ora ciascuna. E poi invece dopo di loro, ma soltanto per pochi minuti, alcune residenti della frazione L.D.M. e G.S. e un altro prete, G.C., di Vigevano, a cui don Massaferro avrebbe promesso di regalare il pc, poi ritrovato dalla polizia. Accompagnate dai loro familiari ieri mattina le quattro ragazzine sono state riprese e ascoltate dai giudici in un’audizione protetta, in una saletta appartata del tribunale. Dove di solito si tiene la camera di consiglio, al secondo piano. La stanza in cui si trovavano, era collegata tramite video con l’aula in cui c’era il pubblico ministero e gli avvocati. Un’aula con finestre e porte sigillate da cartoni per celare all’esterno le immagini proiettate in diretta, e dove i microfoni, i banchi e le gabbie avrebbero potuto turbare il loro equilibrio. Il capo d’imputazione è infatti «atti sessuali con minorenne» (articolo 609 del codice penale). La pena va dai 5 ai 10 anni di reclusione. Le quattro ragazzine hanno ripetuto gli abusi riferiti dalla chierichetta. «Giochi» a cui era costretta sullo scooter, in biblioteca, nel capanno di campagna. Le domande del pm Giovanni Battista Ferro, e degli avvocati Alessandro Chirivì e Mauro Ronco (Massaferro) e Mauro Vannucci (parte civile), sono state filtrate e poste con estrema delicatezza dal presidente del collegio giudicante Giovanni Zerilli (a latere i giudici Marco Rossi e Laura De Dominicis).

«Racconti riferiti, ma basati su fantasie e lo dimostreremo in base alle nostre indagini difensive» è la convinzione dei legali del sacerdote che ieri non era in aula, scegliendo di rimanere in carcere a Sanremo.

«Con noi don Lu non si comportava così» hanno spiegato le piccole ai giudici.

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