Israele: finite le speranze di trovare in vita Rose. Il suo cadavere riaffiora in una valigia nel fiume.
Il Giustiziere degli Angeli
Così, senza nessun grido di aiuto, senza un lamento ascoltato se ne è andata ROSE. Non sapevamo di avere un altro ANGELO in cielo che ci guardava benevolo e magari ci inviava un sorriso di conforto, senza più dolore, paura. Mesi di ricerche, di speranze, di confessioni e ritrattazioni e già ROSE era nel paradiso dei bambini. Fà male, mia piccola, sapere di essere stati impotenti (assenti) di fronte alle tragedie che ti avviluppavano. Se solo qualcuno si fosse accorto di quanti esseri spregevoli avevi attorno e che non ti volevano… avresti trovato milioni di braccia aperte per accoglierti ed amarti. Ti abbraccio qui, da questa miserevole terra ma con tutto il cuore di mamma che posso. Addio piccola ROSE.
Israele/ Bimba uccisa dal nonno ritrovata in una valigia. L’uomo aveva confessato il delitto
Giovedí 11.09.2008 13:23
L’aveva schiacciata in una valigia e gettata in un iume. Era morta così la piccola Rosa, uccisa dal nonno. Dopo settimane di ricerche il suo corpo è stato ritrovato nel fiume Yarkon in Israele, vicino a Tel Aviv. Mercoledì, di fronte alle ricerche infruttuose, la polizia aveva affermato che non c’erano prove della morte della bambina. Ma adesso la prova, la più terribile, è arrivata. Sempre mercoledì il nonno della bambina, Ronny Ron, che inizialmente aveva confessato di aver ucciso Rose picchiandola a morte, aveva ritrattato la sua versione dei fatti proclamando la sua innocenza.
IL CORPO IN UNA VALIGIA ROSSA – Il corpo della piccola, ha specificato la fonte della polizia, era in una valigia rossa. E il nonno aveva appunto confessato in agosto di aver chiuso il cadaverino in una valigia prima di gettarlo nel fiume. Ron è una tassista di 45 anni, ex suocero e attuale compagno della mamma della bimba, la ventitrenne Marie. La bimba era scomparsa quattro mesi fa. Nata in Francia nell’ottobre 2003, era figlia di una coppia francese che si era trasferita in Israele. Mamma Marie aveva poi divorziato quando il marito era venuto a conoscenza della relazione da lei intrecciata con il suocero.
Lo sposo tradito era tornato in Francia con la figlioletta, ma la mamma aveva ottenuto la custodia da un tribunale francese. E Rose era ritornata in Israele. La sua, come è stata tracciata dai giornali del paese, è una storia intessuta di violenze e trascuratezza: una bambina “difficile”, fragile e maltrattata, “sballottata” fra le famiglie (anche la nonna paterna l’ha avuta in custodia) perché nessuno se la sentiva di gestirla.
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